Una stretta di mano, poi il biondo ragazzone si alzò, e senza voltarsi uscì
dal bar, lasciandomi con i miei pensieri.
Avevo appena concordato il prezzo per una sua prestazione sessuale. A
beneficiarne di lì a pochi giorni, sarebbe stata la mia ignara moglie.
Ora ero solo con i miei pensieri, ben conscio di quello che avevo
architettato per infrangere tutti i tabù sessuali, che a 36 anni ancora
attaglianavano la mia Rita.
Eravamo sposati felicemente da più di 10 anni. Mai un tradimento, penso da
ambo le parti, ed un'intesa sessuale che aveva soddisfatto per tutti quegli
anni entrambi.
Ultimamente però, nella mia mente, prendevano forma delle fantasie erotiche
sempre più spinte, ed io soffrivo come un pazzo nel non poterle metterle in
pratica con Rita.
Potevo rendermi conto però di come a lei piacesse fare all'amore, come
godesse veramente, ma nel contempo aveva vergogna del suo corpo, di
toccarsi, di lasciarsi andare alle mie e probabilmente sue fantasie
erotiche.
Man mano poi che le mie fantasie erotiche aumentavano, lei si rifugiava
sempre più sulla difensiva, ed il nostro rapporto cominciava a risentirne.
Per sbloccarle dovevo dunque usare una terapia d'urto, e così una sera
decisi che avrei fatto uso di un bieco stratagemma per rompere quella
spessa cortina di tabù.
Attraverso Internet scovai una serie di accompagnatori per signore. Lo
selezionai dapprima in base alla residenza (non troppo lontana né troppo
vicina), dopodiché cercai un ragazzo che sicuramente avrebbe fatto colpo su
di lei. Non un culturista, ma abbastanza atletico, con due spalle ben
sviluppate (a lei piace moltissimo la schiena maschile).
Il primo contatto, via e-mail fu abbastanza incerto, ma poi la cosa prese
subito una buona velocità, e dopo pochi giorni si ebbe l'incontro per
definire i particolari nei minimi dettagli.
Il giovane, sui 25 anni, si chiamava Max, e si dimostrò un tipo
particolarmente spavaldo e sicuro di sé.
Mi rassicurò subito che non era alle prime armi, e che situazioni simili non
erano per lui una novità. Non dovetti così fare inutili giri di parole:
doveva corteggiarla e portarla a letto per risvegliare i suoi sopiti
pensieri erotici. Io comunque, dovevo scoprirli, e di lì costringere mia
moglie, con le buone o con le cattive a sottostare alle mie piccole
perversioni.
Era, diciamo, una terapia d'urto... tesa a scardinare quel muro invisibile
ma freddo che Rita aveva costruito attorno alle sue fantasie sessuali.
Max si dimostrò subito abbastanza professionale, e con me elaborò un
perfetto piano per corteggiarla.
Si sarebbe recato nel suo ufficio per una banale consulenza poco prima
dell'ora di pranzo, avendo così l'opportunità di accompagnarla nella vicina
tavola calda dov' era solita pranzare, e conoscerla meglio.
Certamente Max avrebbe fatto colpo su Rita, con quel corpo alto e muscoloso,
abbronzato, i capelli biondi e ben pettinati, e soprattutto con i suoi 11
anni di differenza d'età.
Essere corteggiata da un giovane così aitante, l'avrebbe sicuramente
lusingata, e forse avrebbe ceduto abbastanza facilmente.
Finii di bere la mia birra, mi alzai e ritornai verso casa. Ora dovevo solo
aspettare.
L'incontro tra i due avvenne due giorni dopo.
Max mi tenne costantemente informato, ed io ebbi anche modo di passare nelle
vicinanze dell'ufficio di Rita e vedere l'auto di Max parcheggiata fuori.
Nel vederla, cominciai subito a fantasticare ed ad eccitarmi. Era
incredibile che io sperassi che mia moglie mi tradisse con un gigolò pagato
da me stesso, ma incredibilmente era così!
La cosa funzionò meglio di quanto credessi, infatti dopo una settimana Max
mi informò che aveva invitato Rita fuori a cena per il venerdì. Lei era
titubante, ed non aveva ancora accettato, ma lui era sicuro che lo avrebbe
fatto.
Io non aspettai che lei inventasse chissà quale scuse. Liberai subito il
campo, informandola che mi sarei assentato da casa dal venerdì pomeriggio
fino al sabato per un impegno di lavoro.
Non capitava spesso, ma un paio di volte all'anno il mio lavoro mi portava a
dormire fuori la notte, e certamente lei non avrebbe avuto nulla da ridire.
Infatti mi chiese solamente di cosa avessi bisogno per il viaggio.
Era tranquilla e serena. In lei non traspirava nessuna nuova sensazione,
come se tutto si svolgesse normalmente.
Ricontattai Max, e gli dissi che per venerdì avrebbero avuto la casa
completamente libera.
La cosa lo rallegrò, perché disse che Rita si sarebbe senz'altro trovata a
suo agio in casa propria:
"Come fai ad esserne sicuro?" chiesi
"L'altro giorno abbiamo chiacchierato sui tradimenti. Lei ha affermato che
per lei sarebbe squallido tradire il suo uomo in una camera di motel. "
"Vedo che con i discorsi siete andanti avanti..."
"Non è stato facile sai... E' molto discreta. Non parla volentieri di sesso.
Ho dovuto lavorarmela per bene, con dolcezza."
"Ma pensi di concludere venerdì?"
"Conosco le donne. Non ho dubbi. Venerdì la porto a letto".
Arrivò il venerdì, ed io con la mia valigetta lasciai la casa con un certo
nervosismo.
Stavo pagando un uomo perché scopasse mia moglie. Questo avrebbe potuto
costarmi ance il matrimonio, ma oramai le mie fantasie sessuali mi avevano
talmente stravolto, che stavo rischiando volentieri tutta la mia vita
famigliare pur di vederle esaudite.
Alla sera lasciai il mio posto di lavoro, mi diressi in una pizzeria
tranquilla e mangiai qualcosa, aspettando che le ore passassero.
Forse Rita non aveva accettato l'invito, ed io ero lì, come un'imbecille, da
solo, sperando che mia moglie mi tradisse, con davanti una 4 stagioni ad
arrovellarmi il cervello su cosa lei stesse facendo.
Potevo chiamare Max al telefonino, ma non lo feci. L'attesa mi stava
provocando un'eccitazione incredibile. Mi stavo eccitando al pensiero che
lei probabilmente si stava preparando ad un incontro galante, proibito, con
un ragazzo di 11 anni più giovane di lei.
Me la immaginavo mentre stava indossando quelle benedette calze autoreggenti
che io le comperavo e che lei detestava e non metteva mai. Magari avrebbe
indossato anche le gueppierre nera che le avevo regalato per natale e che
era ancora nuova...
La sua pelle bianca stava divinamente dentro quegli indumenti neri, ed i
suoi capelli biondi risaltavano come pure i suoi seni stretti nella
gueppierre.
Ora probabilmente, stava indossando tutto ciò per un gigolo che io stesso
avevo pagato...
Stavo sorseggiando il caffè attorno alle 20,00, quando un bip mi fece capire
che era giunto un messaggio nel telefonino:
"E' arrivata. Max".
Max da serio professionista, aveva memorizzato dei messaggi, ed ora me li
avrebbe inviati per informarmi del procedere della situazione.
L'attesa si fece sempre più snervante, ed io presi a girovagare con l'auto
per le vie della mia città.
Un altro bip mi segnalò l'arrivo di un secondo messaggio:
"E' sexy. Max"
La cosa mi fece eccitare maggiormente.
Me la vedevo davanti agli occhi.... Sapeva essere attraente quando voleva...
Il terzo bip mi segnalò che stavano dirigendosi a casa mia. Erano le 22,30.
Quando arrivarono, io li avevo già preceduti, e nascosta l'auto nel vicino
parcheggio, li vidi arrivare e sgattaiolare all'interno del palazzo.
Il sapere che lei lo stava portando a casa, che stava salendo velocemente di
corsa le scale con il timore d'essere vista da qualche vicino, consapevole
che giunta in casa avrebbe potuto concedersi al giovane, mi faceva scoppiare
la testa.
Probabilmente nella sua testa Rita aveva già deciso se concedersi o no, ed
il fatto che l'avesse invitato a casa faceva propendere la decisione verso
la prima soluzione.
Me la immaginavo mentre saliva quelle scale, su quei tacchi alti, le gambe
slanciate, eccitata, lusingata dalle attenzione del giovane, con la figa già
bagnata.
Girai lentamente attorno al palazzo, scrutando l'accendersi delle luci nel
mio appartamento.
Aspettai pazientemente, sotto casa, in attesa che la luce del soggiorno si
spegnesse e s'accendesse quella della camera da letto...
Per un attimo mi spaventò il pensiero nel constatare fino a che punto ero
arrivato, ma l'eccitazione mi dava un segno inequivocabile della mia
volontà.
Ora non mi restava che aspettare l'ultimo bip: "OK".
La luce della camera s'accese, e subito dopo si spense quella del salotto.
Istantaneamente arrivò il bip.
Mi bloccai con la salivazione oramai azzerata dall'emozione e dal
nervosismo.
Ora dovevo solo dirigermi nel mio appartamento per scoprirli avvinghiati.
Salii le scale, e piano piano entrai in casa.
Mi avvicinai alla porta della camera da letto, e i mugugni ed i rumori
soffusi erano inequivocabili.
Oramai il mio primo obiettivo era raggiunto. Rita mi stava tradendo. Questa
nuova situazione avrebbe cambiato completamente il nostro ménage.
Avrei voluto unirmi a loro, ma questo avrebbe potuto smascherare il fatto
che io ero stato l'artefice di tutto. Io dovevo fare la parte del marito
affranto e tradito.
Spinsi leggermente la porta.
Max era stato un genio. Oltre a levare le chiavi dalla toppa della porta
d'entrata, permettendomi di entrare, aveva lasciato socchiusa la porta della
camera, e l'interno della stanza era illuminata soffusamente da una fioca
luce.
Io, dal buio del corridoio, potei osservare l'immagine riflessa sullo
specchio dell'armadio, di Rita, alla pecorina, che si faceva sbattere da
Max.
Non si era tolta nemmeno le calze, che erano proprio le autoreggenti che
tanto piacevano a me e che lei mai voleva portare, tantomeno a letto.
Lui la stava scopando con colpi lenti e precisi, mentre lei a gattoni,
mugugnava ad occhi socchiusi, ondeggiando il bacino per meglio assaporare il
cazzo dell'uomo.
Potevo entrare, coglierli così, come due animali, ma decisi che Rita,
inconsapevole vittima dei miei intrighi, si godesse quanto gli avevo
escogitato.
Potevo sentire i colpi ritmati di Max, ed i gemiti soffusi di Rita e notare
le mani di lui che stringevano saldamente la mia donna ai fianchi.
Max la prese e la girò violentemente, posandogli il cazzo sulle labbra.
Lei le aperse, e sempre di riflesso potei osservare la sua bionda testolina
muoversi ritmicamente sempre più veloce, mentre Max le afferrava la testa
mormorando:
"Sei una bocchinara stupenda... Pensa a quel cornuto di tuo marito... Pensa
a lui e succhiami sto cazzo...."
Simili volgarità avrebbero dovuta farla trasalire, ed invece vidi che
aumentava, avvinghiandosi a lui, stringendogli le chiappe.
Potevo intuire magnificamente, che Rita ingoiava gran parte del cazzo di Max
senza aiutarsi con le mani, che rimanevano ben salde sui glutei di Max.
Udii Max borbottare, mentre Rita si ritraeva mentre dei densi fiotti la
colpivano sul viso. Era venuto.
Rita tentò di pulirsi, ma Max le fu sopra come un forsennato, e come colto
da un'improvvisa pazzia, la fece distendere sfilandole velocemente e
violentemente le calze.
Rita fece per protestare, ma lui con dei movimenti veloci e decisi, in breve
le legò le mani dietro la schiena con una calza.
Rita protestò tentando di dimenarsi, ma lui come tutta risposta la colpì con
uno schiaffone che la fece cadere pesantemente sul letto.
Smise di agitarsi, e Max ebbe tutto il tempo di girarla sulla pancia,
legarle le gambe assieme con le braccia con la seconda calza.
Rita stava in silenzio, con gli occhi sbarrati, mentre Max si puliva il
cazzo ancora gocciolante sui suoi biondi capelli.
Ebbi un fremito di rabbia, e volli quasi intervenire, ma poi pensai che
forse Max sapeva il fatto suo...
Rita ora era supina, con le gambe sollevate verso la schiena, saldamente
legate e collegate con le braccia. Sembrava un inverosimile dondolo umano.
Max frugò sui cassetti, finché non trovò una canotta, e imbavagliò Rita, che
sembrava terrorizzata e non essere più in grado di protestare. Max non ebbe
difficoltà nel portare a termine il suo lavoro.
Ora Rita, terrorizzata, era in completa balia di Max.
Rita mi dava le spalle, ed io potei osservare Max, che messosi come a
cavalcioni all'incontrario su di lei, cominciava a toccarle la figa e l'ano,
continuando ad offenderla:
"Sei una troia.... Sei tutta bagnata.... Mi conosci da dieci giorni ed
eccoti qui.... ti ho scopata e riempita con la mia sborra, con la figa
aperta e bagnata...."
Lei tentò di ribellarsi, ma era totalmente immobilizzata.
Giocò con la sua figa con estrema violenza, provocando però in Rita, dopo i
primi tentativi di reazione, un piacere che si poteva notare da come si
dimenava e da come riusciva a mugugnare nonostante lo stretto bavaglio.
"Troia... sei venuta ancora... Ma quante volte hai goduto? Tre, quattro? Non
ti scopa mai così quel cornuto di tuo marito? Non sa che razza di baldracca
si è portato a casa?"
Ad un tratto Max alzò il capo ed osservò attentamente la porta. Mi fece un
cenno con la testa: era il mio momento.
Come una furia entrai in camera accendendo la luce, rimanendo poi bloccato
come folgorato:
"Mah.... Rita.... Cosa sta succedendo qui?"
Max scattò giù dal letto e stette immobile, coprendosi pudicamente le parti
intime.
Io continuai a recitare la mia parte.
Con un tono grave gli intimai di andarsene:
"Se ne vada... Se ne vada subito!"
Max raccolse i suoi vestiti, e senza neanche indossarli sgattaiolò fuori
dalla camera.
Io restai fermo ad osservare Rita, che con gli occhi sbarrati mi guardava
terrorizzata.
Era lì, legata, sporca, nuda. Non sembrava certamente la Rita che avevo
lasciato a casa alla mattina...
Mi sedetti sul bordo del letto, e mi misi le mani nei capelli per continuare
la mia finzione di uomo tradito e distrutto:
"Come hai potuto? Come hai potuto farmi questo?"
Restai in silenzio, mentre con la coda dell'occhio potevo osservare con il
suo terrore, anche le gocce di sperma che ancora le colavano dal viso.
Lei era spaventatissima, e restava immobile, legata ed imbavagliata.
Io mi alzai ed andai in cucina, lasciandola là, immobilizzata in quella
strana posizione.
Mi presi una birra dal frigo, ed apertala ritornai da lei.
Mi sedetti sulla poltrona a sorseggiare la birra continuando ad osservarla
in silenzio.
Il senso di terrore e di vergogna in lei salivano vertiginosamente, e credo
si domandasse perché mai non la liberassi e non gli chiedessi delle
spiegazioni.
Si lasciò cadere su un fianco, e cominciò a mugugnare, a chiedermi
probabilmente di liberarla, ma non avevo fretta. Sorseggiai piano un po' di
birra, osservandola in silenzio, dopodiché mi alzai e mi sedetti al suo
fianco:
"E' mai possibile? Com'è possibile che io rientri in casa e trovi mia
moglie, la mia cara e pudica moglie a letto legata ed imbavagliata?
E queste calze? Come mai con me non le indossi, ed invece li usi per delle
strane pratiche, che a me rifiuti costantemente?"
Raccolsi un po' di sperma che le segnava ancora la guancia con un dito,
dopodiché glielo misi sotto il naso:
"Ti dava fastidio il mio sperma... Come mai ora ti trovo con il viso pieno
di questa roba? Forse è diverso dal mio?"
Gli occhi di Rita oramai erano pieni di lacrime, ma io, eccitato oramai al
massimo, non mi faci intenerire.
"Ho potuto sentire tutto.... Ero lì fuori, immobilizzato da quanto sentivo
provenire da dentro questa stanza....
Qui, sul nostro letto.... Tu e quel giovane... Come hai potuto?"
Intanto con le mani, avevo preso ad accarezzarla, a piano piano ero giunto
sulle cosce. Ci infilai una mano, e potei sentirle bollenti.
La figa era estremamente bagnata, e subito c'infilai due dita, che entrarono
senza incontrare nessuna difficoltà, e trovandosi nel contempo,
impiastricciati dagli abbondanti umori di lei.
"Ti ha chiamato troia... Baldracca.... Ed io cornuto...." e nel dire questo,
cominciavo a muovere le dita dentro di lei sempre più velocemente.
Le lacrime cominciavano a scendergli lungo le guance, mescolandosi con le
tracce di sperma di Max.
"Se volevi del cazzo... Non avevi che da chiederlo..."
La vidi socchiudere gli occhi singhiozzando a dirotto.
Mi alzai, presi la bottiglia di birra ancora piena a metà, ed avvicinatomi
di nuovo a lei, le divaricai con difficoltà le gambe, essendo ancora legata,
e con violenza gli infilai la bottiglia.
Dalla sua bocca uscì un grido strozzato dal bavaglio, mentre la birra
cominciava ad uscire copiosamente dalla fessura, andando a bagnare le
lenzuola.
Dopo un po' che muovevo la bottiglia, le grida lasciarono lo spazio a dei
mugugni. Mi voltai, e potei vedere che Rita aveva chiuso gli occhi, e
probabilmente stava ottenendo un altro orgasmo, grazie anche al freddo della
bottiglia e della birra, che le aveva inondato la figa.
Aumentai il ritmo, sempre osservando il suo viso, che ora era diventato
paonazzo, finché dai suoi movimenti non capii che aveva goduto nuovamente.
Mi fermai stupefatto.... Dal terrore era passata alla vergogna, ed ora aveva
goduto nuovamente...
Passai la mano sulla sua figa, che era oramai impiastricciata da umori e
birra.
Le tolsi il bavaglio. Subito lei respirò a pieni polmoni, dopodiché mi
chiese sottovoce di scioglierla.
Come risposta, mi slacciai i pantaloni ed estrassi il mio cazzo, che oramai
era stremato dalla lunga attesa e dall'eccitazione.
Come pensavo, non fiatò, ma aperta la bocca, lo accolse tutto.
La scopai in bocca, ma sfortunatamente, a causa della lunga eccitazione,
venni quasi subito, innondandole la bocca e la gola.
Lei tentò di divincolarsi, ma io la tenni per i capelli, costringendola ad
ingurgitare la maggior parte del mio sperma.
Tossì, cercando di espellere più sperma possibile, ma oramai il più era già
ben dentro la sua gola.
"Mandalo giù, brutta vacca! Da oggi qui le cose cambieranno!
Non credere che sia finita qui... Mi hai ingannato per troppo tempo!"
"Ti giuro... è la prima volta che ti ho tradito" supplicò Rita.
"Non parlo di questo. Hai sempre fatto la falsa verginella, mentre invece
sei una gran vacca!
Rifiutavi che ti venissi in bocca od in faccia... che ti legassi, che ti
volessi scopare con un po' di fantasia...
Da oggi non voglio più sentirti rifiutare qualcosa!"
Rita mi guardò negli occhi e fece segno di sì con la testa.
Avevo raggiunto anche l'obiettivo finale.
Gli rimisi il cazzo, oramai molle e sporco di sperma in bocca, e lei
silenziosamente, cominciò a succhiarlo nuovemente, ingoiandolo tutto, fino a
toccarmi le palle.
Io la osservavo soddisfatto. Avevo davanti a me una nuova donna, una nuova
Rita.
Il cazzo riprese consistenza, come fosse il cazzo di un ragazzino pieno di
voglie.
La rigirai, facendola stendere sulle lenzuola bagnate, dopodichè le allargai
il culo, infilandoci due dita:
"Troia... Gli hai dato anche il culo vero?"
"No..." mormorò lei.
"Bene. Allora posso fartelo io?...."
Rita stette in silenzio un attimo, poi rispose sottovoce:
"Se vuoi.... Tutto quello che vuoi..."
Piano cominciai a scioglierla, e lei mansueta si distese sul letto inzuppato
di birra, osservandomi con i suoi occhioni marroni.
"Inginocchiati. Voglio incularti."
Si sollevò e si mise in posizione, allargando le gambe e tenendo il bacino
il alto.
Io mi posizionai dietro, e non ebbi neanche la necessità di bagnarle l'ano,
tanto era inzuppata.
Rita sentì il cazzo entrarle in culo ed urlò selvaggiamente. Non me lo
concedeva mai il suo posteriore, ed ora ero io che le ordinavo di darmelo, e
lei, docilmente me lo concedeva.
Ero in estasi....
Lei cadde in avanti quasi ruggendo dal dolore, mentre io continuavo a
spingere come un forsennato.
Le venni in culo, dopodiché, sfinito ma soddisfatto, caddi su di lei
ansimando.
Da quel giorno avrei cominciato con Rita una nuova vita sessuale, e tutto
grazie a Max ed al nostro piccolo "affare". |