Il primo appuntamento fu di tipo esplorativo. La cosa più importante era
portare a termine qualcosa, vederci in faccia, constatare che tutto
funzionava e che l'altro non era un maniaco omicida o cose del genere. La
notte precedente non dormii. Passavo in continuazione da stati di
eccitazione furiosa a momenti di terrore puro. Mi masturbai due o tre volte,
ma ogni volta il finale veniva rovinato da scene di aggressione e rapina,
arresti per atti osceni, apparizioni improvvise di famigliari e simili.
A lei non ho mai chiesto come avesse passato la stessa notte.
L'appuntamento era in un palazzo di uffici, poco distante dal mio studio,
alle tredici. Al mattino mi vestii seguendo le sue istruzioni, molto
semplici in realtà: niente mutande, niente cintura. Per il resto, tutto
normale.
Durante la mattinata non riuscii ovviamente a concentrarmi molto sul lavoro.
Guardavo le colleghe e mi sembrava di vedere donne nuove, diverse, come se
l'erotismo di lei fosse sempre stato un lato a me sconosciuto di ognuna di
loro, e loro venissero a turno a metterlo maliziosamente in mostra davanti a
me, tutte quella mattina. In realtà si comportavano come sempre.
Altre istruzioni erano: tra noi nessun contatto fisico, silenzio assoluto,
niente saluti e " nessun sorrisetto imbarazzato, per favore".
Quelle quattro ore alla fine passarono, finalmente uscii. Raggiunsi il
palazzo a piedi, in pochi minuti. Ero ovviamente nervoso ma riuscii ad
impormi una dignitosa calma esteriore. Seguendo le istruzioni di lei, presi
uno degli ascensori e salii al sesto e ultimo piano. Nella cabina con me
c'erano due uomini, che mi ignorarono e scesero al terzo, insieme. Non salì
nessun altro. Giunto al mio piano mi resi conto che lei aveva studiato tutto
con molta attenzione: nessuno in giro (ora di pranzo), inoltre il sesto
piano ospitava uffici per la maggior parte ancora vuoti, non assegnati.
Tutto era deserto e silenzioso, quindi sarebbe stato facile accorgersi
dell'avvicinarsi di qualcuno, anche perchè quello era l'unico piano senza
moquette sul corridoio. Probabilmente lei era stata lì in precedenza, e si
era aggirata per il palazzo cercando il luogo giusto, valutando i rischi.
Aveva sicuramente stazionato per un po', immobile, nel luogo prescelto
immaginando la scena. Questo pensiero mi eccitò. Gran parte della mia
agitazione scomparve.
Trovai i bagni. La prima porta si apriva su altre due, uomini e donne. Aprii
quella degli uomini e la vidi. Stava di spalle e si lavava le mani, si voltò
verso di me appena entrai.
Non era bellissima. Era alta di statura, di corporatura media, il viso un
po' maschile, capelli castani corti. Mi piaceva. Indossava una camicia
bianca a maniche lunghe, da uomo, e una gonna blu scuro appena sopra il
ginocchio, piuttosto seria. La gonna era per l'occasione, questo era chiaro,
si capiva subito che lei era tipo da pantaloni. Non sembrava portare
reggiseno, ma di questo non potevo essere sicuro, le donne riescono a
indossare certi indumenti senza farceli vedere fino al momento che loro
ritengono opportuno.
Rimanemmo immobili per alcuni secondi. Il divieto di sorrisetti mi fece
probabilmente assumere un'aria vagamente idiota. Lei mi osservò
rapidamente, da capo a piedi, io feci lo stesso. Il silenzio era totale.
Quel bagno era perfettamente pulito e profumato. Notai che lei tremava
leggermente. Per un attimo ebbi la visione dell'ingresso improvviso di una
donna delle pulizie, con tanto di carrello e camice blu, ma scacciai
l'immagine con decisione.
Lei entrò in una toilette lasciando la porta aperta, si appoggiò spalle al
muro e si rimise a fissarmi. La seguii e chiusi la porta, ma non bloccai la
sicura, pensando che ciò avrebbe potuto spaventarla. Lo fece lei.
Probabilmente bastava la mia espressione preoccupata a garantire la mia
mitezza.
Mi appoggiai al muro di fronte a lei, e attesi. L'iniziativa era sua,
secondo gli accordi. Si avvicinò con il viso a pochi millimetri dal mio.
Fissandomi negli occhi, mi sbottonò rapidamente. Il suo respiro era veloce.
Alito di caramelle alla menta. Lasciò cadere i miei pantaloni e si
riappoggiò al muro. Guardò il mio cazzo per alcuni secondi, inclinando
leggermente il capo. Poi si riavvicinò, si abbassò con il viso all'altezza
del mio inguine e annusò con decisione. Era accosciata, a braccia tese, le
mani aperte sul muro alle mie spalle. Sentivo il suo naso sfiorare i miei
peli pubici e il freddo delle mattonelle sulle mie natiche. Il suo fiato mi
accarezzava. Ebbi un'erezione. Lei allontanò leggermente il viso, guardò il
mio cazzo crescere, mi guardò nuovamente negli occhi. Poi si rimise ad
annusare da varie angolazioni, sollevando, quando necessario, i lembi della
mia camicia con una mano. Muovendosi, toccò accidentalmente il glande con il
mento e si ritrasse leggermente alla contrazione che ne conseguì. Si alzò.
Nel movimento mi tirò su i pantaloni e li riabbottonò, facendo attenzione a
non toccarmi di nuovo.
Era il mio turno. Lei si era di nuovo appoggiata al muro, le braccia lungo i
fianchi, e mi guardava. Inarcò lentamente la schiena, portando il bacino in
avanti. Mi avvicinai e le sollevai la gonna con una mano. Non aveva
mutandine. Il pube era curato, il pelo corto ma non completamente depilato.
Sapeva che mi piaceva così, ne avevamo parlato in chat. La ringraziai con lo
sguardo. La mia erezione persisteva, aiutata anche dalla sensazione di
nudità sotto i pantaloni, dovuta all'assenza di mutande. Mi avvicinai il più
possibile e le slacciai la gonna. Non dovette aiutarmi, fortunatamente. Mi
abbassai imitando i suoi gesti di poco prima e annusai. Era leggermente
profumata, l'odore dei saponi intimi che usano le donne, ma si sentiva
distintamente anche quello della sua eccitazione, che contribuì ad aumentare
ancora di più la mia.
Mentre la annusavo, mi resi conto che si slacciava la camicetta, lasciando
apparire il seno. Mi alzai per guardarlo. Bello, non molto grande, forse una
seconda misura, fermo e proporzionato. Niente reggiseno, avevo visto giusto.
Notai che aveva dei bei capezzoli rosa chiaro. Lei mi fissava. Mi riabbassai
e ripresi ad annusare. Cominciò a ruotare lentissimamente il bacino, come
per offrirmi tutto il possibile. Ad un certo punto allargò le gambe per
quanto poteva in quella posizione, e con i due indici separò le grandi
labbra. Vedevo il suo ventre muoversi velocemente nell'affanno della
tensione e dell'eccitazione. Sentivo il suo respiro sempre più rapido, unico
suono nel silenzio di quel luogo. Continuavo ad annusare e ad osservare da
vicino, mentre lei cominciava a bagnarsi. Appoggiò il polpastrello del dito
medio sulla clitoride e lo tenne fermo, premendo leggermente. Emise un
piccolo gemito. Vidi il suo ano contrarsi, a pochi centimetri dal mio viso.
Pensai che volesse masturbarsi, ma mi sbagliavo. Portava al massimo la sua
eccitazione tenendola sotto controllo. Mi allontanai di poco rimanendo
accosciato, per poterla guardare meglio. Lei continuava a fissarmi,
ansimava, ma cercava di mantenere in viso un'espressione composta. Tremava
ancora. I suoi capezzoli vibravano ritmicamente.
Poi si fermò e cominciò a girarsi verso il muro. Nello stesso tempo si
chinava per raccogliere la gonna. Senza rialzarmi feci un passo indietro, ed
ebbi il suo culo davanti al viso per qualche secondo. Si ricompose
velocemente, mi guardò un'ultima volta con una specie di cenno d'assenso,
come a dire che tutto era andato bene. Io risposi nello stesso modo e rimasi
immobile in piedi, lasciandola uscire e richiudere la porta.
Sentii i suoi passi allontanarsi nel corridoio.
Ci ritrovammo la sera stessa in chat:
"Allora che ne dici?", chiesi.
"A me è piaciuto. A te?"
"Moltissimo. Ero un po' teso..."
"Io terrorizzata. Devi fare qualche lampada, sei bianchiccio."
"Avevamo detto niente commenti estetici, mi pare."
"Vero, scusami. Sei uscito subito dopo?"
"Dopo qualche minuto."
"Che hai fatto lì da solo?"
"Lì niente, ma poi a casa..."
"Anch'io, nel cesso dell'ufficio. Allora adesso tocca a te comandare."
"Già."
"Hai qualche idea?"
Cominciai a darle istruzioni... |