| Ma sì! Ci mancava anche la neve quest'anno! Il freddo era peggiore del
solito, e bisognava imbottirsi di giornali ancora di più per combatterlo, ma
spesso si trovavano solo pezzi di carta infradiciati dalla neve sciolta sui
marciapiedi.
Il vecchio Nanni, in ginocchio per terra, sistemava i cartoni del suo
giaciglio in modo da non stare a contatto con l'asfalto, una volta sdraiato.
Le dita intirizzite dal freddo non riuscivano neanche a piegarsi ma il
pensiero della bottiglia di vino nuova che lo aspettava non gli faceva più
sentire il gelo di quell'inverno. Questa sera anche lui avrebbe festeggiato
il Capodanno con un brindisi!
"Che bello, quest'anno ha nevicato!" bofonchiava risentito facendo il verso
ai signori incappottati e ai bambini urlanti entusiasti di vedere la città
imbiancata, come non era stata per molti anni.
"Se solo quelle befane stessero un po' zitte." continuava a bofonchiare il
vecchio Nanni guardando di sbieco il portico al di là della strada, dove due
vecchiette litigavano animatamente per un guanto bucato trovato lì, sul
marciapiede della stradina dietro l'angolo.
"Il vecchio Nanni mi ha vista, vero Nanni? Lui ha visto che l'ho preso
prima io".
La vecchia urlava dando calci all'arrugginito carrello della spesa dove la
sua rivale conservava tutti gli oggetti raccolti in una vita sulla strada.
"No! Il vecchio Nanni lo sa bene che l'ho visto prima io, vecchia megera!"
Il vecchio Nanni, già. Tutti lo conoscevano con quel nome: gli altri vecchi
del quartiere come lui, le sue due dirimpettaie, Titti e la Duchessa, i
volontari che a Natale gli portavano il panettone e qualche straccio
vecchio, le gattare che davano un po' di avanzi anche a lui, ogni tanto.
Già, vecchio. Ma quanto vecchio? Nanni pensava e ripensava sdraiandosi sul
suo letto appena rifatto, ma proprio non riusciva a ricordare. I primi sorsi
di vino gli scaldarono la gola e il cuore, mentre ancora pensava a quale
fosse la sua età, esattamente. Era davvero così vecchio? Doveva avere più di
sessanta anni, questo sì, ma non tanti di più. E da quanto tempo Titti e la
Duchessa litigavano giornalmente, lì sotto quel portico, inseparabili
nemiche da quasi una vita?
I primi fuochi d'artificio brillarono in cielo, mezza bottiglia se ne era
già andata, la mezzanotte forse si stava avvicinando e la lite delle sue
vicine stava diventando un dolce sottofondo.
Il vecchio Nanni si stava ormai assopendo quando un ticchettio ritmico di
passi si intromise tra i botti lontani dei petardi. Chi si poteva
avventurare nel vicolo semibuio pieno di barboni, in una notte come quella?
D'istinto Nanni strinse la mano attorno alla bottiglia, nessuno gliela
avrebbe portata via, aveva risparmiato molte monete per permettersi quel
lusso. Aprì gli occhi e intravide una figura snella che si avvicinava. Era
una donna, indossava un cappello, e dal rumore che udiva doveva portare
delle scarpe con il tacco, ma soprattutto Nanni notò uno splendido cappotto
bianco, con un largo bavero e la cinta stretta in vita. Doveva essere caldo
quel cappotto, accidenti! I pensieri corsero veloci, forse aiutati dal vino.
Le due befane non si erano accorte della donna, lui poteva scattare in piedi
quando lei fosse arrivata alla sua altezza e.non era più giovane, non aveva
tanta forza, ma forse, in fondo era una donna.
Il ritmo dei passi rallentò e la donna si avvicinò piano. Con la bottiglia
stretta al petto il vecchio rimase immobile, indeciso tra l'importanza di
difendere il suo vino e la calda tentazione del cappotto bianco. La donna si
fermò accanto a lui e sotto la luce del lampione Nanni potè vedere un
sorriso dolce, solare e ne rimase incantato. Mollò la stretta attorno alla
bottiglia e, messosi a sedere, udì la voce calda della donna:
"Buonasera, mi scusi il disturbo ma mi sono persa. Sa dirmi come si arriva
alla stazione?"
Il veccho Nanni buttò un occhio al di là della strada dove la Duchessa stava
gettando a terra il cappello di Titti la quale, per tutta risposta, cercava
di strapparle la sciarpa.
Era bella la donna, forse non come quella che prendeva il sole lì, sul
cartellone di fronte al cinema davanti a cui lui era solito sedersi a
chiedere un po' di spicci, ma aveva una luce negli occhi e una dolcezza nel
sorriso che la rendevano speciale.
"Deve andare dritta di là e poi girare a destra e poi di nuovo a destra, la
seconda."
"E' lontano?"
"Un po'"
"Non c'è una via più breve?"
"Ci sarebbe la stradina sotto il cavalcavia ma è buia."
Evitò di dire che non era un luogo adatto ad una signora di tale classe ma
sperò che lei lo intendesse, e così fu. Tuttavia il sorriso non sparì da
quello splendido volto.
"Potrebbe accompagnarmi, per favore, ho un po' di fretta ed ho paura a
camminare da sola."
Si alzò, il vecchio Nanni, pensando a come la donna potesse non temere un
tipo come lui. Non sei più quello di una volta, vecchio, non spaventi più
nessuno. Ma, un attimo.doveva portarsi dietro la bottiglia? In fondo era
piena quasi a metà.certo non sarebbe stata una cosa carina camminare con il
vino in mano accanto ad una signora così bella, e poi Titti e la Duchessa
erano sue amiche, certo.ma poteva fidarsi? Accidenti, doveva decidersi.
Lanciò uno sguardo verso le due che continuavano imperterrite a farsi
dispetti, senza accorgersi di nulla, e poi sistemò la bottiglia un po'
nascosta dietro ad un cartone.
"Andiamo"
La donna, che nel frattempo non aveva mostrato segni di impazienza, camminò
accanto a lui con una mano in tasca e l'altra che teneva il bavero stretto
intorno al collo.
"Come si chiama?"
"Tutti mi chiamano il vecchio Nanni, signora".
Arrivati alla fine del vicolo svoltarono e cominciarono a camminare sotto
il cavalcavia della tangenziale. Addossati ai piloni si vedevano ogni tanto
mucchi di stracci che nascondevano uomini e donne addormentati, illuminati a
tratti dai fuochi d'artificio che esplodevano in cielo.
La donna non era affatto spaventata, anzi, sorrideva tranquilla e camminava
guardando dritta davanti a sé. Il vecchio Nanni ogni tanto si voltava
furtivo per controllare che lei stesse bene e per ammirare la sua bellezza.
D'un tratto la donna rallentò e si diresse dietro ad un pilone, aveva il
viso stanco e guardando il vecchio gli chiese se potevano fermarsi
"Sono un po' stanca, possiamo fermarci un po'? Sa, ho freddo"
Si sedette su un cartone e, quando lui le fu accanto, si sdraiò. Ora non
sembrava più stanca, anzi sorrideva di nuovo.
"Le va di scaldarmi un po', Nanni? Forse ha freddo anche lei".
Il vecchio esterrefatto era in balia di quel sorriso. Accidenti, pensava, si
sporcherà il suo bel cappotto la signora, e poi se mi avvicino.anche io non
sono tanto pulito. Ma lei lo aveva già attirato a sé , aveva chiuso gli
occhi e poggiato la testa sulla sua spalla e adesso infilava una gamba fra
le sue. Il vecchio Nanni intimidito l'abbracciò. Da quanto tempo non toccava
una donna? Cinque, dieci anni forse? Ah, no, c'era stata quella ragazza
qualche anno fa, quella sbandata.
Adesso la bella signora gli aveva preso la mano e la dirigeva verso il suo
petto.
Nanni, con le dita intirizzite dal freddo, slacciò titubante i bottoni del
maglioncino bianco, come erano nere le sue dita, lo avrebbe di certo
sporcato, ma la signora non sembrava preoccuparsene e sorrideva placida, con
gli occhi chiusi. Guidava la sua mano timida la bella signora, fino a fargli
scoprire un reggiseno di pizzo bianco che valeva sicuramente come tre o
quattro mesi di elemosina, almeno. Adesso il vecchio aveva acquistato un po'
più di sicurezza e la donna lo lasciò fare mentre con le dita abbassava la
stoffa tanto da far scivolare fuori i seni, bellissimi.
I capezzoli rosa induriti dal freddo erano così invitanti che lui non potè
fare a meno di carezzarli e stuzzicarli con la punta delle dita. Accidenti
come era bella.
Ma cosa cerca la signora, pensava, perché vuole me? Forse è una scommessa,
sì, dovrà pagare una penitenza, oppure è un gioco. Adesso aveva spostato la
mano sotto la gonna e accarezzando le gambe aveva raggiunto le mutandine.
Avrebbe voluto darle piacere il vecchio Nanni alla sua bella signora, ma
come doveva fare? Mosse piano le dita sopra il cotone, non ricordava
bene.dopo tanto tempo.ecco forse così: né troppo piano né troppo forte. Si
chinò a leccare i capezzoli, poi li prese in bocca e li ciucciò piano, non
voleva fare male alla sua bella signora. Eppure qualcosa non andava, lei
sorrideva tranquilla e gemeva di piacere anche, doveva essere uno scherzo,
forse i suoi amici ricchi erano lì nascosti da qualche parte e sarebbero
saltati fuori al momento giusto. Forse lo avrebbero arrestato.sì, un gioco
crudele, lo avrebbero condannato per violenza carnale.
Infilò le dita sotto le mutandine e si bagnò con i suoi umori caldi, ma non
aveva freddo, la signora? Sì, lo avrebbero arrestato, la prigione.mica male
però, un letto caldo e due pasti al giorno. Era talmente eccitato e stordito
che non si sarebbe mai fermato: lei era così calda, profumata e disponibile.
Adesso anche la mano di lei si era fatta audace, aveva tirato fuori il suo
sesso e lo massaggiava delicatamente. Lui cominciò a darle piccoli baci sul
collo, sulle orecchie, sul seno, sui capezzoli, e, incoraggiato dai sospiri
di piacere, infilò piano due dita nella fessura bagnata.
E' uno scherzo, pensava, in prigione io? Io che non mai fatto del male ad
una donna? Io le donne le ho sempre trattate con rispetto, non sono stato
io, signor giudice, lo giuro. A lei piaceva, davvero. Adesso la donna lo
aveva attirato a sé fino a farlo mettere sopra di lei, aveva allargato le
gambe, scostato gli slip e lo aveva accolto dentro di sé sussurrandogli all'
orecchio di muoversi, di baciarla, di toccarle il seno.
Non le ho fatto male signor giudice, pensava lui, lo giuro. Lei lo voleva,
era -come si dice?- consenziente.
Non si ricordava che fosse così bello, adesso doveva aspettare, doveva
resistere, accidenti! Si muoveva piano dentro di lei e a poco a poco non
capì più nulla.
Erano scomparsi gli amici ricchi nascosti lì dietro ai piloni, erano
scomparsi anche i piloni. Non c'erano più il giudice, la prigione, i cartoni
per terra, la tangenziale lì sopra. C'era solo lei, il suo seno, il suo
profumo, i suoi gemiti di piacere che presto si trasformarono in piccole,
lievi urla.
Lo guardò la signora, lo guardò mentre lui cercava di non lasciarsi andare,
lo guardò e sorridendo gli disse che stava per godere e allora lui accelerò
il ritmo e la baciò sul collo mentre lei urlava il suo piacere e poi si
lasciò andare anche lui al più dolce orgasmo che avesse mai provato e,
esausto, si accasciò su di lei.
Quando la bella signora si mosse lui si scostò subito e la vide mentre,
sorridente, si sistemava i vestiti e lo ringraziava perché era stato
bellissimo.
La vide rialzarsi e chiudersi il cappotto mentre lui ancora ansante ed
incredulo rimase seduto. La bella signora lo guardò con dolcezza.
"Io adesso devo andare, Nanni" poi gli tese la mano sorridendo
"Viene con me?"
Titti attraversò la strada trionfante con il suo guanto bucato in mano.
"Ehi! Hai visto vecchio Nanni? Ho vinto io!"
La Duchessa intanto, stanca della sfida, sistemava i suoi tesori nel
carrello. Titti continuava a brandire il suo trofeo.
"Ehi vecchio Nanni! Hai visto? Avanti, molla quella bottiglia e fammi i
complimenti!"
Poi si inginocchiò accanto a lui.
"Ehi, Duchessa!"
"Che vuoi ancora vecchia befana?"
"Il vecchio Nanni ecco.mi sa che se n'è andato."
L'altra vecchia si avvicinò.
"Hai proprio ragione Titti. Però guardalo: sta sorridendo"
"Sì, è vero.senti pensi che il vecchio Nanni si possa offendere se prendo il
suo cappotto, tanto a lui non serve più." |