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Le due del mattino.
Serena mi sveglia scuotendomi dolcemente per una spalla e mi fa: "Senti questi due... Nella stanza accanto." Nel buio, insonnolito, ancora non realizzo cosa stia succedendo. Poi prendo finalmente coscienza e ascolto.
Stiamo in albergo, Serena e io, amanti clandestini per un week end, lontani dai rispettivi partner e problemi, ognuno con alle spalle una bugia diversa, un marito noioso, una moglie svogliata. Dopo una cenetta romantica, mano nella mano siamo frettolosamente ritornati nella nostra camera di quell' albergo che più volte ci ha ospitato, con riservatezza e complicità, e abbiamo liberato il nostro desiderio, prendendoci senza inibizioni e con passione, fino a crollare spossati in un sonno profondo.
Ora, alle due del mattino, Serena, svegliata dai rumori provenienti dalla camera accanto, vuole rendermi partecipe di quanto sta ascoltando già da qualche minuto.
Certo che le pareti degli alberghi sono proprio sottili.
Ascolto anche io, un po' intorpidito dal sonno, poi accendo la luce, guardo Serena negli occhi ed entrambi soffochiamo in silenzio una risatina complice: di là qualcuno scopa, e alla grande. Si sente lei che non si preoccupa di contenersi: manda sospiri e gemiti a piena gola; lui le parla e la incita a muovere i fianchi; le molle del letto mandano ritmici lamenti, poi si sente lei che propone di cambiare posizione. Sembra un film, ma alla radio.
"Riccardo, secondo te chi dei due sta sopra?", mi sussurra in un orecchio Serena, con un malizioso sorriso.
Io pratico: "Per me lei, perché non sento battere contro il muro la testata del letto." "Ma che cazzo dici?" "Certo,- replico - se lei fosse sotto, i colpi di lui farebbero ballare il letto orizzontalmente, sbattendo contro il muro. Con lei sopra soffre solo la rete." "Tu sei scemo. Ma chi credi di essere, Sherlock Holmes?" e ride.
Anche io rido. Intanto di là i lavori proseguono: lei miagola al ritmo dei colpi che riceve e ripete dei SIIII prolungati; lui le da della troia e la invita a godere; lei replica dandogli del cattivo, facendo apprezzamenti sulle dimensioni del membro che le sta facendo visita e chiede di chi sia.
Dai rumori si capisce che il gioco dovrà andare avanti ancora a lungo.
Serena si strofina a me: "Se proprio non ci devono far dormire... Che ne dici di lanciare una sfida?" Mi guarda maliziosa e capisco al volo le sue intenzioni.
Mi bacia con molto trasporto e fa scivolare la mano lungo il mio petto, sempre più giù, fino ad afferrare il mio membro.
"Però... I nostri vicini fanno arrapare anche te" dice sfrontata e non a voce bassa.
Le sorrido e anche io mi do da fare. La mano sulla sua coscia liscia sale lentamente; trovo la sua passera, allargo le labbra delicatamente, sfrego un dito lungo la fessura che trovo già bagnatissima; lei manda un gemito di piacere, senza contenersi. Io le dico "Ti piace, porca. Ma chi ti ha preparato la patatina? Sei fradicia!" "Zitto porcellino. Preferisci che ti faccia una sega o un pompino, tanto per cominciare?", naturalmente il tono di voce non è dei più riservati.
Non attende risposta, anche perché in verità la sega me la sta già facendo da un po'. Io mando un gemito di piacere e lei trasferisce il cazzo nella sua bocca, lavorando sapientemente con la lingua. Per non rimanere disoccupato, con la mano proseguo nell'esplorazione della sua fica: prima un timido dito, poi due, poi tre; dentro e fuori, titillo il clitoride. Lei mugola a bocca piena, ogni tanto si libera dall'ingombrante membro e manda un sonoro sospiro.
Dalla camera accanto ora non arriva nessun suono. Pare che i giochi si siano interrotti, ma ben presto, prestando attenzione, sentiamo parlottare sottovoce, poi di nuovo qualche gemito e sospiro.
Nel frattempo noi proseguiamo con più trasporto il nostro amplesso: lasciando proseguire Serena, che mi sta sopra, nel suo pompino, io mi sono intrufolato sotto di lei fra le sue cosce, le ho aperto la rosellina con le dita e ho dato inizio a leccare quel fiore profumato e bagnato.
"SIII, così, ti prego leccami" dice la porca. Io continuo, lei riprende a succhiare.
Di là l'attività è ripresa a pieno ritmo e, pur distratti dai nostri giochi, sentiamo che sono ripartiti per una cavalcata selvaggia. Lei penso stia sopra di lui, perché dice che vuole spegnere quella grossa candela. Lui tenta di proporre nuove posizioni, perché parla di pecorella sperduta che il pastorello vorrebbe ritrovare.
Intanto Serena è su di giri e dice: "Riccardo, non so se mi attizzano di più 'sti due o le tue slinguate. Dai, passiamo a qualcosa di più sostanzioso" "Resta così, troietta, che ti tampono subito." Detto e fatto. Sguscio fra le sue cosce, lei resta a quattro zampe, mi inginocchio dietro di lei, appoggio il mio glande rigonfio alla sua passera e si da inizio alla pecorina, con un affondo deciso, al quale Serena risponde con un grido simile a un ululato.
Serena è decisamente una donna calda. Nei nostri incontri non si risparmia certo; mi ha più volte confessato che con me ha fatto e fa cose che con suo marito sono impensabili, ma che da tempo avrebbe voluto sperimentare.
Tuttavia non l'avevo mai vista così lanciata e sfacciata; nel rendere partecipi i nostri vicini esterna tutta la sua bestialità di femmina e mi rendo presto conto che non sta più recitando, è veramente eccitata da questo nuovo ruolo improprio di guardoni a nostra volta guardati (seppure solo nel sonoro).
La signora della stanza accanto si lamenta che in quella posizione non può vederlo in faccia, ma si consola con il fatto che lo prende meglio. Si intuisce che anche loro hanno optato per una sana pecorina.
Serena, sempre sfacciata, :"SIII, anche loro alla pecorina, sembra un'orgia.
Spingi amore, sbattimi i tuoi coglioni sul clitoride". Che maiala, penso, apostrofandola con qualche "Godi, puttana" Di là pare che lei sia arrivata alla prima fermata, perché urla un "VENGOOOO" seguito da sempre più sommessi gemiti. Tuttavia le molle del letto continuano a cigolare, segno che lui ci sta ancora dando dentro. In più questa volta si sentono dei colpi sul muro e io trovo la forza di dire a Serena "Senti...? Avevo ragione sulla loro posizione prima; adesso sì che lei sta sotto, infatti il letto sbatte." "Ma finiscila, stronzo, e pensa a chiavarmi a dovere. AAAAAH, E' DUROOOO, dai fottimi, fottimi." Dalla mia posizione posso ammirare il bellissimo culo che Serena manda avanti e indietro, la sua vita sottile, le tette che pendono e ciondolano, alle quali do ogni tanto strizzate a mano piena, con dolci torture dei capezzoli inturgiditi al massimo. Non posso trattenermi (e poi perché dovrei?) dal metterle qualche dito nel culetto. So che le piace e attendo la sua reazione di gradimento, che infatti arriva subito: "Così, sì. Allargami il culo, preparalo che ti voglio prendere." La concorrenza nella stanza accanto intanto non si è fermata: io li immagino così: lei sotto, gambe spalancate e sollevate, polpacci appoggiati alle spalle di lui che, puntellato sulle braccia, pompa vigorosamente con energici colpi di reni, flettendo i glutei; questo perché mi è parso di sentire lei dire di metterle il cuscino sotto il culo e io di solito, in quella situazione, finisco per ritrovarmi le orecchie al caldo fra le sue gambe.
Intanto proseguo nelle operazioni propedeutiche dedicate al culetto di Serena. Prendo il suo olio solare, che teniamo sempre sul comodino per questi usi impropri, mi ungo due dita e poi le introduco nel suo pertugio, non nuovo a questi esercizi. Serena, eccitata anche per l'imminente penetrazione anale, parte per la tangente e viene, non senza comunicarlo a tutto l'albergo: "AAAAH GODOOO, SIII' SPINGI, non smettere, sfondami.
VENGOOOO" Io non ho nessuna intenzione di chiuderla lì. I preparativi del suo culo sono terminati: lubrificazione, esplorazione a tre dita entra-esce; ora estraggo dalla sua patatina sbrodolona il mio uccello rapace e Serena fa: "Nooo." Lubrificatina anche a lui, poi appoggio al buchetto; "Permesso? Posso entrare?" e Serena: "SIII mio bello stallone, sbattilo dentro, che senno prende freddo." Do un potente affondo e il cazzo sparisce nel culo di Serena. Io mando un gemito di piacere, scappellando dentro di lei. Serena fa "AAAH, che bello, nel culo, sìììììì, spingi, di più" poi passa a titillarsi il clitoride per mantenere alto il numero di giri.
Di là i rumori vanno di pari passo. Lei pare stia venendo per la seconda volta, adesso anche lui la segue a ruota; entrambi urlano il loro piacere; si sente il fiatone, poi silenzio.
Noi non siamo da meno. Serena asseconda i miei colpi muovendo il suo splendido sedere; io spingo tutto dentro e sento il suo sfintere stringere e rilasciare, come se mi volesse mungere. Serena grida: "Dai, fottimi, inculami", si titilla ancora un po', poi viene platealmente. A quel punto estraggo la verga che è al massimo della sua potenza; Serena con tempismo si gira, afferra con la mano l'asta ammirandola con piacere, la mena sapientemente e vengo anche io, su di lei, sul suo seno, sulle sue mani, con sospiri e gemiti di piacere.
Spossati, restiamo vicini e abbracciati, finché non ce la fa il sonno.
L'indomani, mi sveglio presto. Il ricordo di quella notte di fuoco ritorna subito alla mente. Ricomincerei volentieri, poi guardo Serena che dorme accanto a me, nella sua nudità eccitante e dolce. Sorride. Sembra stia facendo un bel sogno e non voglio disturbarla. Benché eccitato, mi alzo, doccia veloce, mi vesto ed esco per fare due passi prima della colazione.
Mentre chiudo la porta, vedo uscire dalla camera accanto colei che per tutta la notte ho solo potuto immaginare. La realtà devo dire che supera la fantasia: è una bella donna bionda (non so se autentica o no, ma mi piacerebbe scoprirlo), fisico asciutto con un seno prepotente, età presunta 35-40; indossa un abitino di seta grigio chiaro cortissimo, così che riesco ad apprezzare le sue cosce affusolate, tacchi alti sotto gambe lunghissime.
Mi vede, mi sorride, noto che mi guarda con interesse (o forse lo spero).
Educatamente saluto con un "Buongiorno" e il miglior sorriso che riesco a fare. Lei mi risponde con un "Ciao", facendomi arrapare all'istante. La invito a precedermi nell'ascensore, poi si scende insieme al piano terra.
Durante il tragitto lei esordisce con "Certo che in questi alberghi fa un caldo la notte" Lo credo bene, penso, con tutta quella ginnastica, e mi appare di fronte l'immagine di lei nuda in piena azione. Rispondo "Anche io ho patito il caldo. Ho dormito pochissimo. Non ho fatto che girarmi e rigirarmi nel letto." Lei sorride. Si aprono le porte dell'ascensore, ci salutiamo con un "Ciao" reciproco, io esco dall'albergo per cercare aria fresca che mi raffreddi i bollori.
Più tardi Serena e io facciamo colazione nella saletta dell'albergo. Di solito la si fa in camera per inventare giochi con marmellatine, Nutella, biscotti, burro, ma oggi Serena ha una curiosità: vuole vedere quei due guerrieri, anche perché le ho riferito dell'incontro in ascensore e la mia descrizione l'ha un po' irritata.
Le indico con lo sguardo il tavolo dove i nostri anonimi amici stanno consumando la colazione; noto che anche la nostra concorrente mi guarda, mi sorride di nuovo accennando un saluto, poi con discrezione rende partecipe il suo partner delle sue conoscenze. Lui è un bell'uomo, tra i 45 e i 50, capelli brizzolati, abbronzato, mi pare alto, fisico atletico; credo siano anche loro, come noi, clienti estemporanei e clandestini dell'albergo.
Accenniamo tutti e quattro, con lo sguardo, un cordiale saluto, accompagnato da quattro sorrisi di intesa.
Ci sediamo, Serena e io, al tavolo accanto al loro, fingendo di ignorarli, ma arrapatissimi per la situazione.
In chiusura della colazione, la nostra amica chiede al suo compagno, direi volutamente in modo tale da farsi sentire da noi: "Senti Mario, tesoro, che ne diresti di ritornare qui fra due settimane precise?" Serena mi ha guardato negli occhi e ha detto, a voce sufficientemente alta: "Perché no?"

 

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