Franco faceva il ricercatore universitario e, siccome in Italia la ricerca è
male sovvenzionata, aveva molto tempo libero. Viveva in una grande casa
piena di libri impolverati, ma né antichi, né preziosi. Il fatto era che né
lui, né la moglie amavano spolverare libri, come d'altronde, altri oggetti.
A Franco piaceva molto non fare niente e scopare la moglie. Si trattava di
scopate lunghe e snervanti che duravano pomeriggi interi, con movenze lente
e flessuose, senza fretta, né ansia, né approssimazione. Spesso si alzavano
dal letto all'ora di cena. A volta non si alzavano affatto.
Franco aveva anche un'amante alla quale teneva più della sua stessa vita.
Certe volte dopo lotte frenetiche e perverse, nell'appagamento breve e
totale dei sensi, aveva desiderato di morire.
L'amante bella, giovane e disponibile per i giochi più ignobili (amava farsi
pisciare addosso o prendere una mano intera nel sedere o farsi fare lunghi e
estenuanti clisteri), lo avrebbe voluto più tempo per sé e per quanto lui
riuscisse a fermarsi sempre più a lungo, quando stava per andarsene lei si
rattristava e non riusciva trattenere le lacrime. Franco si infastidiva
molto per il pianto femminile, ma poi, quando era lontano, si
tranquillizzava perché scopava seraficamente sua moglie e quando era vicino
vezzeggiava l'amante e la trastullava in tutti i modi possibili, pensando
sempre, altruisticamente, al piacere di lei.
Una volta l'amante ebbe a dirgli che lui era molto migliore quando c'era che
quando non c'era. Cosa rara, a cominciare dalle mogli e dai mariti: lontano
mi manchi, vicino mi stanchi. Franco aveva mostrato di prendere la sentenza
come un complimento, ma sentiva confusamente che poteva anche non esserlo.
L'amante era una donna compita e compassionevole; quindi, per indole,
disposta a consolare gli altri umani che si trovavano in difficoltà
sentimentali. La sua inclinazione l'aveva portata, già in tenera età, ad
avere rapporti multipli e promiscui . A lei piaceva soprattutto essere
inculata mentre leccava un cazzo o una fica, o anche un culo, maschile o
femminile. Aveva a lungo considerato i rapporti di coppia, specialmente
quelli eterosessuali, noiosi e prevedibili e aveva selezionato un certo
numero di coppie eterogenee pronte ad accontentarla che, dopo i primi
incontri, le se erano affezionate sinceramente per la sua disponibilità e
per la sua spensieratezza. Ma, da quando aveva conosciuto Franco la
situazione era cambiata. Non che avesse smesso di frequentare i suoi amici,
solo che si sentiva più indipendente e, talvolta, riuscì perfino a dire di
no. Una volta riuscì a dire a una coppia di transessuali che volevano
legarla e fustigarla perché odiava le donne, che lei era una donna sposata e
che era fedele a suo marito. Questa risposta la rese fiera di sé per più di
una settimana. Ma la stessa idea di avere un marito portava con sé quella di
poterlo tradire. E ciò che può succedere, prima o poi, succede.
Per tutti gli anni precedenti non aveva certo potuto tradire le coppie o i
gruppi che aveva conosciuto tramite inserzioni sulle riviste specializzate,
né il gruppo di atleti nerboruti che se la erano lanciata, ed altro, nuda,
come una bambola di pezza, dalle tre di mattina all'alba, all'antemurale, a
piazza grande, sotto le stelle scintillanti che pian piano si andavano
affievolendo e davanti alla distesa silenziosa del mare. Non poteva tradire
le lesbiche assatanate che la avevano clisterizzata, fino a che non era più
riuscita a trattenere i liquidi che le avevano inoculato, e quindi l'avevano
lasciata legata per ore sommersa nei suoi rifiuti e nel liquido purgativo.
Ma un marito si. Un marito aveva il tradimento nel sema. Quindi bisognava
necessariamente avere un marito.
L'amante si era dunque ingegnata ad essere una moglie. Quando Franco andava
a trovarla preparava manicaretti raffinatissimi che avevano in sé sempre un
errore fondamentale: una volta la pastasfoglia era bruciata, un'altra c'era
caduto il sale, un'altra era impazzita la maionese-- però quando con indosso
una veste che le copriva appena le natiche si era inchinata davanti al forno
per controllare la cottura delle orate e aveva messo in mostra il buco del
sedere vermiglio per il rossetto e pulsante per l'emozione, aveva fatto,
"ipso facto" dimenticare la sua mal destrezza culinaria.
Nel sesso invece aveva cominciato ad inventare una routine, come immaginava
facessero le coppie sposate: quando Franco arrivava, lo faceva sedere comodo
in poltrona, gli toglieva i calzoni e le mutande e, in maniche di camicia,
gli imboccava l'uccello. In genere gli lasciava le scarpe e i calzini. Lui
cercava di toccarle il petto, la vagina, il culo, ma lei si sottraeva da
quelle attenzioni sorridendo. "Dopo" farfugliava, col cazzo in bocca. Lui
cercava di girarla per leccarle il culo e la fica. Lei si alzava dicendo:
"Devo andare in bagno--" e lasciava aperta la porta per far udire a Franco lo
scroscio del piscio nella tazza. A volte le sfuggiva un peto, ma dopo il
senso di vergogna della prima, pensò che quell'evento rafforzava l'intimità
solidale di un marito e una moglie.
Poi un giorno Franco telefonò all'amante. Non rispondeva nessuno. Telefonò
di nuovo. Franco sentì alzare il telefono e poi il segnale di occupato.
Quando provò per la terza volta non sentì più neanche il segnale. Dentro di
sé provò un gran gelo mentre rivedeva l'amante, da lui inculata a sangue,
che, squillando il telefono, aveva sollevato la cornetta e poi l'aveva
riabbassata dicendogli stravolta: "Non ti fermare". Era quella volta che,
tornata dal bagno gli aveva detto infervorata: "Ho guardato nella tazza e ho
visto il bianco dello sperma mescolato al rosso del sangue, sono rimasta
incantata, come Perceval. Franco, per nascondere la propria emozione le
aveva risposto: "E il bruno della merda, no?". L'amante ci era restata male
e aveva mantenuto il broncio per un po', ma poi aveva ripreso a sorridere e
a giocare: era così solare!
Franco quindi si era rabbuiato. Non perché avesse immaginato l'amante a
pecorina, o con il sedere disposto su due cuscini e il buco del culo
ferocemente infilzato da un cazzo madornale, mentre distrattamente
armeggiava con il telefono. No, lei poteva farsi impalare da chi voleva.
Erano quelle le regole del giuoco. Era una questione di lealtà. L'amante lo
sapeva che lui era sposato e che scopava con la moglie con molta
soddisfazione. Perché quella manovra col telefono? Avrebbe potuto
rispondergli e dirgli: "Si, ooh, adesso mi è entrato tutto in culo. No,
bastardo! Non uscire fuori, mi fai soffrire", oppure: "Ho tre cazzi, uno in
fica, uno in bocca, uno in culo; se tu fossi qui con me potrei farti solo
una sega, ma a due mani!". Pensando a questo Franco sorrideva,
congratulandosi con se stesso per il suo savoir faire e la sua capacità di
sorridere su tutto; ma intanto una parte remota del suo cervello stava
cercando una spiegazione alternativa dell'accaduto.
Poi l'amante cominciò a negarsi: una volta doveva andare in palestra, un'
altra doveva partecipare a un corso d'aggiornamento, una terza aveva una
riunione di condominio--Infine lo pregò di telefonarle qualche giorno prima
se voleva fissare un appuntamento a casa sua.
Una volta, mentre si stava impalando sul suo cazzo, scendendo dall'alto, gli
sussurrò: "Piero, sono tua, sfondami tutta!" e, casomai a Franco fosse
sfuggito il nome non suo, aggiunse: "Oh, scusa Franco, un lapsus".
Le cose peggiorarono ancora quando lei cominciò ad arrivare tardi agli
appuntamenti e, perfino, a saltarne alcuni. Franco si lamentava, ma quando
arrivò a proporre una separazione, l'amante scoppiò a piangere e, durante la
consolazione seguente, si scatenò nelle acrobazie sessuali dei giorni
migliori, mostrando una dedizione ed un affetto degni di ammirazione.
Franco si sentiva come si può sentire un persona chiusa in una gabbia della
quale è stata buttata a mare la chiave. Nelle sue sedute erotiche con la
moglie la sua svenevolezza sibaritica cedeva troppe volte il posto alla
distrazione e, perfino, alla noia. A volte successe che gli si ammosciasse
il cazzo.
La moglie preferì attribuire all'età che avanzava e al rilasciamento morale
i fallimenti e le distrazioni di lui (la madre glielo aveva detto: "Gli
uomini sono tutti aggressivi e cazzoni, ma con gli anni si ammosciano, e
allora viene il bello!"), ma cominciò a preoccuparsi quando, a pranzo,
invece di essere attento al telegiornale sembrava assorto in qualche sua
profondissima elecubrazione: la cosa che la preoccupava di più era che
Franco, che era un bambino, a suo giudizio, non avrebbe dovuto avere
pensieri profondi.
L'amante lo incalzava; una volta Franco trovò nel letto un paio di mutande
maschili, anche leggermente sporche di merda, con la sigla OC, un'altra
volta una canottiera, poi calzini, una cravatta, una camicia, una cinghia
dei pantaloni macchiata di sangue, una maglia di lana, tutti siglati OC. Un
giorno, mentre stava lubrificandole l'ano per poi infilarci la mano e
stringerla a pugno, si accorse che anche sul vasetto della vaselina c'erano
le iniziali OC; e un altro giorno, mentre la stava disponendo a pecorina
vide che aveva OC tatuate, su una natica, anche se il tatuaggio era
temporaneo. In quel momento avrebbe voluto marchiarle a fuoco sull'altra
natica FG e cancellarle il tatuaggio OC con la carta vetrata.
Franco, anche se inconsciamente, tendeva a passare sempre più tempo in casa
dell'amante, perché non voleva darle occasioni per incontrarsi con OC. Con
la moglie, non avendo più il tempo di accudirla per tutto il pomeriggio, le
scopate si fecero più intense e veloci: "Mettiti a pecora- le diceva-, alza
quelle gambe da troia, fammi un pompino." E lei obbediva fingendo
disappunto, ma in realtà contenta per quel cambiamento di approccio. "Vieni
qui sulle ginocchia, che ti sculaccio". E lei si avvicinava con gli occhi
bassi e il viso imporporato dalla vergogna. Ella che, cominciando ad intuire
qualcosa, era eccitata e contenta di sentirsi corrotta e bestiale, lo
lasciava fare e si lasciava manomettere in tutti i modi. Franco cominciò,
sempre più spesso, a passare i pomeriggi con l'amante e, a volte, a non
alzarsi per la cena. Spesso non ritornava neanche a dormire. La moglie che
lo desiderava di più e che aveva cominciato a frequentare, tramite
inserzioni, i peggiori coatti della zona e anche di fuorivia, per farsi
rompere letteralmente tutti i buchi e per farsi sottoporre alle pratiche più
ignobili, a volte, quando Franco la lasciava dopo irruenti scopate, cercava
di trattenersi, ma finiva per scoppiare a piangere. |