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Il pasto della fiera

Il rumore di foglie calpestate s'allontana.
Sono ancora prepotentemente eccitata, la mia bocca agogna il tuo respiro, l'alito caldo che poco fa mi avvolgeva.
A fianco, ancora lei, ancora la sottile stoffa sui nostri occhi e sulle nostre bocche ed ancora la piccola corda che ci cinge e lega a quest'albero.
Si farà notte, ma non avremo paura, saremo ancora troppo eccitate.
Potrò cercarti col pensiero ma con le mani non ti troverò, potrò immaginare le tue forme, i tuoi occhi da tigre impaziente, mentre la mia fica ancora calda continuerà a bagnare il terreno sconnesso.
Vorrei temporeggiare ma sono impedita, un animale in gabbia che gode per questo stesso motivo.
Il tuo profumo...è ancora forte nelle mie narici, ancora mi scava la pancia e mi costringe a movimenti convulsi.
Ancora, ancora te...ti voglio ancora.
Così bella nel tuo incedere, così sicura del tuo potere. Il potere che hai avuto su di noi dal primo momento, ed ora, ora che anche questa foresta è ai tuoi piedi.
Ora che hai prosciugato le nostre bocche ed hai reso incandescenti i nostri sessi e le nostre mani...a tendersi sotto la danza costante di queste corde.
Voglio ancora la tua saliva sulle mie labbra. Le tue mani a strapparmi quasi i capezzoli, a far scempio della mia schiena, mentre la tua lingua scivola maldestra sulle ferite aperte che i tuoi artigli hanno lasciato.
Le voglio sentire tutte, una per una, a pulsarmi nel cervello come fossero vene che stanno per esplodere.
Hai bevuto il mio sangue, hai divorato la mia eccitazione, mentre io ti urlavo in faccia quanto mi piacevi, quanto godevo di questa tigre impazzita.
Ed ora che ti sei allontanata, è come se fossi ancora qui, le tue labbra a sfiorarci i corpi, i tuoi denti a sotterrare brividi sotto la nostra pelle, la tua lingua a cibarsi dei nostri umori, della nostra voglia senza fine, a leccare...fino allo sfinimento, fino a vedere le nostre clitoridi diventare grosse e viola.
Hai voluto che qualcuno ci bendasse per te. Forse quel qualcuno è rimasto nell'ombra, ad osservare. Acquattato come un fantasma o l'ombra dei tuoi desideri.
La corteccia dell'albero mi sta graffiando i seni, già martoriati per quanto mi sono dimenata, quando ti ho sentita arrivare.
Mi hai voluta con il culo esposto, la schiena inarcata. Il mio seno a vacillare nell'aria, mentre tu ti strusciavi, mentre strusciavi la tua lingua ingorda.
Hai voluto lei con il viso rivolto a te, esattamente il mio opposto.
Entrambe con gli occhi coperti.
Nude, pronte per te. Per qualsiasi attimo che tu avessi desiderato. Per ogni stilla di sudore che ha marcato la nostra pelle, per paura, impazienza o eccitazione.
E dopo, neanche dopo ci hai liberate da questo filo che ci unisce, divenuto interminabile.
Non vi è un inizio, ne una fine. Semplice continuità.
Abbandono totale, delirio, follia.
Sento ancora occhi che mi scrutano. Lei mi rivolge un piccolo gemito, cerca di capire se sono ancora nella sua stessa condizione.
I respiri ora sono meno accelerati ma non significa nulla, non che sia finito l'oblio della notte.
Il gioco è appena cominciato. Sento l'odore del sua fica, vorrei toccargliela, vorrei affondarci la mia lingua dentro per sentire i sapori mischiati. Di te...che ti sei voluta cibare di noi, ingordamente, spalancandoci la bocca per sommergerla di saliva calda e poi subito dopo, aprirci oscenamente anche le gambe, per frugarci in mezzo, scoprire con le mani la nostra essenza nuda e catturarne ogni priorità e poi...di lei, che ora poggia la sua schiena contro quel tronco imponente, le mani legate intorno ad esso a tenderle i seni ed una pancia tutta da mordere, da invadere, per poi scivolare piano verso quell'odore irresistibile, sconcio e inebriante.
Mi sento una preda, ancora lì, fatta solo per attendere.
In questo momento vorrei che tornassi, coi tuoi occhi da tigre, e violassi ciò che rimane di me. Vorrei sentire la tua mano scivolarmi tra le labbra, farsi spazio senza troppa delicatezza per poi impadronirsi di me. Vorrei sentire le tue dita che mi allargano, che mi sfondano, fino a toccare l'interno del mio ventre.
Vorrei ancora sentirmi la tua puttana, cibo per soddisfare il tuo languore.
Nel frattempo, con l'aiuto dell'altra mano, potresti allargarmi anche il culo con un cazzo senza vita, oppure con quello di un uomo che hai scelto, che hai scelto apposta per noi.
Il mio culo è proprio lì, a portata di mano, bello esposto a qualsiasi voglia strana.
Oppure mentre mi fotti con le tue mani, potrei sentire le urla di piacere e di dolore della mia compagna, mentre si lascia sfiorare per te, aspettando il suo turno.
E mentre mi baci, la benda potrebbe scivolare... Incontreresti i miei occhi e capiresti quanto brucio.
Il tuo pasto l'hai avuto, tigre dagli occhi di passione.
Ma non tarderai a sentire il vuoto dentro il tuo stomaco. Sarà allora, il momento che godrò di nuovo.

 

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