Come mai mi ritrovo ora, a casa, in un sabato sera di maggio, a scrivere, a
ricordare quello che e' stato, quello che e' successo? Non lo so. Ci sono
delle canzoni, quelle canzoni, che, ascoltandole ti fanno pizzicare le guance.
Sono quelle che canzoni che cantavamo insieme, qualche tempo fa. Ora non piu'.
Ora non ci sei. Ora sono qui, e mi piace lasciarmi ascoltare. Fini' con un
flauto spezzato. Che frase. Se la gente sa, e la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita. E un ridere rauco e ricordi tanti, e
nemmeno un rimpianto. Davvero, ci divertimmo, insieme. Eravamo cosi' vicini,
eravamo cosi' aperti, quello che si dice, quello che la gente chiama, essere
una cosa sola. Cantavamo sempre, ridevamo sempre.
- Che fai oggi?
- Niente, di speciale, mi sono svegliato ora...
- Usciamo?
- Si!.
- Passo da te.
Passai da lei, ci passai.
- Dove si va?
- Dai, andiamo al mare !!!
Erano piu' o meno le 7 di sera. Era Maggio. Lasciai Firenze, guardandola con
il sole della sera, per come puo' essere il sole della sera di Maggio.
Prendemmo l'autostrada. Si, la stessa che ho sempre preso e che sempre
prendero', in maggio, la sera, per ascoltare musica, per andare veloce,
per sdrammatizzare... Me lo ricordo come se fosse oggi... Io e lei,
che non stavamo assieme, pero', ci frequentavamo come due teneri amici.
Avrei voluto tutto, ma tutto...
Non questo, non amici.
- Ti ricordi Francesco Nuti? La conosci questa?
Iniziammo ad ascoltare a 120km/h Giulia. Incredibilmente la conosceva anche
lei. La conosceva bene. Io pensavo, a quell'anno che avevamo passato assieme,
a tutti gli amanti che poteva avere avuto in questi mesi, a tutti quelli che
avra' dopo, quando finira' questa giornata. Mi sentivo rabbrividire al livello
della schiena. Ascoltando Giulia, si accascio' come faceva sempre sulle mie
gambe, guardandomi, con quegli occhioni verdi, con gli stessi occhi con i
quali mi sfiorava, nelle tristi, nelle arancioni serate d'inverno ... Arancioni
si, in centro e' il colore predominante. Avete presente d'inverno, quando tutto
e' filtrato dalla bruma? Per delle rifrazioni, il colore arancione e' quasi
sempre presente. O perlomeno io ho questa sensazione.
Si accascio' sulle mie gambe. Iniziai ad accarezzarle la testa, i suoi
lunghissimi capelli neri. Sentivo la mia mano passarle sulla schiena, fermarsi
suoi fianchi. Finita Giulia. I tuoi occhi assunti da tre anni, i tuoi occhi
per loro, diceva de andre in quel momento. Nel crescendo della canzone
sentivo il suo respiro sulla pancia, mentre l'accarezzavo, i polpastrelli mi
davano la sensazione di aver freddo. Ma non era vero ...
Guidavo, ma non ne ero cosciente. Tolsi il primo bottone dalla sua camicia
bianca, per poterle accarezzare il collo. Da sotto il mento sentivo il suo
respirare, il suo canticchiare sottovoce. Anche io cantavo, ma non sottovoce,
quasi per mascherare quello che stavo facendo... Non stavamo piu' insieme io
e lei... Chissa' quante altre mani l'avevano accarezzata, in quella maniera.
Chi ero io per farlo?
Arrivammo al mare che era una bellissima giornata, la nebbia che avevamo preso
duranta il viaggio in superstrada era sparita, come di solito succede al mare,
e in spiaggia c'erano tantissime persone a fare il bagno. A tutti e due prese
una enorme voglia di farlo, non avevamo costumi, ma poco importava.
Ci portammo in una spiaggetta isolata, ci levammo gli abiti. Rimanemmo in
mutande.
No, non mi e' mai piaciuto prendere il sole, mi da noia agli occhi, mi da noia,
mi sembra di perdere tempo. Si mise distesa, su di uno scoglio, stirandosi,
in reggiseno e slip. Mi inerpicai in cerca di ombra per gli strapiombi che
costeggiavano la caletta dove eravamo. Arrivato a mezza costa, la vidi, ed
era bellissima: la vedevo, li, una ventina di metri sotto di me, seminuda.
Oh, chissa' che cosa stava pensando, non certo a me... Non centro io, non piu'.
Era sudata, il caldo la faceva splendere, faceva risplendere i suoi seni,
poco coperti da un piccolo reggiseno. Mi immaginavo i suoi fianchi, mi
immaginavo di quando soli, cercavamo entrambi il piacere strofinandosi, di
quando mi divertivo a fare l'assatanato, il maniaco. E gli facevo male. Oh
si, gli facevo male, stringendogli le cosce, le costringevo ad assumere delle
posizioni innaturali. Delle posizioni che avrebbe sentito per tutto il giorno
a venire.
Entrammo in acqua. Cercavo di nascondere la mia eccitazione, non volevo, non
volevo che la vedesse, avevo paura che pensasse a me come un perdente.
Che pensasse di me di uno ancora innamorato di lei. Era chiaramente vero,
ma non volevo dirglielo. La cercavo sempre, d'abitudine, cercavo di prenderla
da dietro, di stringergli la pancia forte forte, e iniziare a mordergli il
collo, per passare in mezzo alle natiche eccitatissimo. Lo cercavo, ma lei
sfuggiva. Il reggiseno era sempre piu' piccolo e trasparente. Immaginavo
che tutto ad un certo punto sparisse. Ma non fu cosi'.
La guardavo ora, ancora piu' splendente e bagnata al sole. Mentre voleva
parlare con me di politica. No, non ora.
Molte volte mi sono chiesto, ma e' piu' bello il corpo di una donna nuda o
di un uomo nudo (mi riferisco a corpi statuari)? Non so voi che ne
pensate, ma io credo che entrambi sono belli. Un uomo esprime forza,
perfezione, virilita'. Mi piace tantissimo vedere il David, con i suoi
addominali scolpiti, con le sue gambe irruente. Mi piace tantissimo vedere
le cortigiane dipinte dai maestri cinquecenteschi, che le vedevano sempre
disponibili. Eccoci, vederla la' davanti a me, come sempre stata, ma non
poterla toccare, vedere il suo corpo non perfetto, ma sublime nella fantasia,
era una vera tortura. Ma non potevo fare niente. Non potevo farle questo.
Tornammo a casa sua. Il divano ad angolo era sempre li. Mi misi sedere
normalmente, lei, appoggiata all'angolo con i piedi sulle mie cosce.
Accese la TV.
- Benvenuti allo special dedicato ...
Iniziai a toccarle le piante dei piedi, con delicatezza, senza pero' farle
solletico.
- Nel lontano 1976 Pagani ...
Stavo disegnando delle forme sui suoi piedi, quasi appartenente ad un alfabeto
extraterrestre, quasi era vietato parlare. No, non puoi farlo. No. Iniziai a
massaggiarle le caviglie. Lei era rilassatissima.
Le sue gambe lunghissime, non mi sembrava mai di arrivarne alla fine. I suoi
piedi, avevano un sapore di sapone, che dava quasi noia. Un sapone di gusto
alcolico, per quanto alcol puo' tenere un profumo. Mi distendevo sempre di
piu' sulle sue cosce. Sempre di piu sulla sua gonna, alzandola. Piu' che
gli sfioravo l'interno coscia, piu' che sentivo i suoi brividi attraverso la
mia mano. I suoi occhi guardavano sempre fissi lo special che davano su
raitre. Io ero al difuori dal mondo, qualsiasi cosa, non mi avrebbe mai
distolto dal mio compito. Riconquistarla, in un modo o nell'altro.
Sentivo dentro di me che stava nascendo qualcosa, che stava crescendo.
Cercavo di sfregare i suoi talloni con il mio basso inguine. Lei ancora
guardava la TV.
- Ricordiamo che le trasmissioni ...
Avevo oramai preso il controllo delle sue gambe, e non facevo piu' sussurri,
ma le mie mani ed i miei movimenti erano diventati ossessivi. I talloni
sfregavano e mi facevano male. Con il pollice mi aprono i bottoni dei jeans.
Io intanto tenevo l'elastico delle sue mutande da parte dei fianchi. Mi
accoccolai sul suo ventre, lo sentivo affannarsi. Sentivo le dita dei suoi
piedi che, con le unghie, mi lacerava un po' la pelle. Cercavo di spostare
l'elastico dappertutto per sentire il suo odore... Il suo odore... Che bello!!!
Iniziai a toccare con le labbra le mutande, e le sentivo umide. Sempre con le
labbra e con la lingua cercavo di esplorare, mentre oramai avevo i jeans
abbassati e i piedi alle prese con la mia eccitazione. Con le mani entrai sotto
la camicetta per toccarle i capezzoli, gia' turgidi. "Come e' sempre stato"
immagino. Ma non era cosi'.
No, noi non stavamo assieme. Eravamo degli amici. Che cosa vuol dire amici
in una situazione come questa? Ero preso dal rimorso ma anche
dall'eccitazione. Sentivo i suoi gemiti, anche se sommessi dalla tv ad alto
volume, e ricordavo. Ricordavo i suoi sorrisi, le sue botte amichevoli,
sentivo ora le sue dita, i suoi piedi che premevano sempre di piu' contro il
mio membro. Affondai con il naso nelle sue natiche, e annusavo. Annusavo con
nostalgia i suoi umori, pensando che quella sarebbe stata molto probabilmente
l'ultima volta.
Sta passando ora alla radio, RaiTre (l'ascolto sempre prima di
addormentarmi) il requiem, di Mozart. Ecco quello che stavo provando. La
morte di una splendida storia, che non ritrovero' mai, mai piu'. Non mi
sentiro' mai piu' a mio agio con una persona, con una donna, cosi' come con
lei, come ero in quel momento anche se, eravamo lontanissimi. Migliaia di
chilometri. Lei gia' pensava a chissa' chi. Mi sento ancora morire dentro al
pensiero di questo, al pensiero di cosa stara' facendo ora, con chi lo
stara' facendo. Vorrei che tu fossi qui, a leggere. Ma mi sto limitando a
fissare i ricordi.
"Tu non sai quanto ti ho amata..."
Allargo' le gambe per farmi entrare... |