Fisso un punto del divano e cerco di volerti bene. Chinata, a quattro zampe,
mi colpisci e io non resisto. Muovo le gambe, credo di odiarti, focalizzo lo
sguardo su quel rombo fatto di quadratini, ecco ho trovato, se mi fisso su
quello forse riesco a stare ferma. Sento quello stramaledetto legno
arrivarmi da tutte le parti, la tua voce divertita che incalza "sporgi la
fica amore, da brava". Credo di odiarti. "Eppure quando eravamo appena
fidanzati eri più brava, si vede che mi volevi più bene... " Grrr... questo
non puoi proprio dirmelo. Fisso il mio rombo, non riuscirai a spostarmi,
eppure ho una paura fottuta. Sento solo dolore. Infili una mano tra le mie
gambe.
"Ma che troia, senti come sei bagnata". Non capisco, non capisco davvero
come io possa essere bagnata. Non capisco come possa volerti bene, amore.
Dio stramaledettissimo sei qui dietro, ti sento canticchiare insieme a mtv,
non riconosco le canzoni ma ti distinguo, merda. Dio... dio... dio cane... è
colpa tua, mi fai così male, mi insegni a bestemmiare. Hai detto cinquanta,
sei una furia, siamo ancora a venticinque. Non resisto, voglio smettere.
Sono piegata, sono in ginocchio, non capisco, questo dolore atroce, riesco a
gridare nonostante il bavaglio. "Lo sai che voglio che stai zitta... lo fai
per me amore? Lo sai che mi piace... " Mi sposta la testa e mi guarda,
annuisco, penso bestemmie che non vorrei dire ma annuisco. Mi concentro, non
devo gridare, ancora uno, ancora due. Ti prego aspetta, cerco di fargli un
cenno con la mano. "Sì amore, aspetto... "
Un po' di sollievo, ma più in fretta andiamo prima finiamo...
Un tormento.
Non so com'è che sono riuscita a farlo arrivare a cinquanta eppure ci siamo,
sono in lacrime. Continuo ad avere il bavaglio. Mi dice "stai ferma". Mi
allarga le gambe. Sono piegata sul suo divano e ho una paura fottuta, il
culo esposto. Ho paura che usi di nuovo quel legno schifoso con cui mi ha
spaccato ieri sera. Fa che non sia quello... fa che non sia quello. Mi
tremano le gambe, lui grida "Ti ho detto di stare ferma troia". Mi infila
dita nella fica e si sente che sono bagnata. Infila il suo cazzo, non
chiamarlo mai pisello, al limite uccello. Non chiamarlo mai pisello. Dico
grazie e lui
inizia a pompare. Ho il seno poggiato sul divano e stavolta sto da Dio,
senza forze, senza bestemmie, sbattuta piano, ho raggiunto il Nirvana. "Guai
a te se lo fai uscire". Per carità, e chi si muove. Il Nirvana dura poco,
non è soddisfatto, si sfila da me e inizia ad armeggiare, io non vedo
niente, solo i rombi del divano. Che forse non sono neanche rombi.
Prende una molletta del bucato. Capisco. Maledizione. Rantolo. Me la chiude
sulle labbra, prende un pezzo di clitoride. Lui è un bastardo. Mi fa un male
cane, ma in fondo alla mia fica continua a esserci goduria, la percepisco.
Ho paura. Giuro ho paura. Fa che non mi infili quel demonio di legno. Inizia
a lubrificarmi il culo con un olio compatto con cui di solito lo massaggio.
E' la mia ora, qualcosa mi entrerà nel culo. Oso auspicare una sodomia
canonica. Fiuuu... sta entrando col suo cazzo. Mi fa male si, ma non come
il pezzo di legno. Inizia a muoversi "Stai ferma!" Cerco di tendere le mani
sullo schienale del divano, cerco di facilitarlo. Sto male, sto bene, non
saprei dirlo. Ma la mia mente è pacificamente e rassegnatamente sbattuta,
come il mio culo.
E' venuto, forse adesso mi lascerà un po' in pace.
Lo vedo allontanarsi sulla banchina del treno, ha dei calzoni corti e dei
sandali buffi, non si volta. Avrei voluto che si voltasse. Ha un'aria
altezzosa, mi ricorda qualcuno che ho sempre amato. C'era sempre un'aria
altezzosa di mezzo.
Se ne va.
Sono sul treno, leggo un libro di merda che parla del Portogallo, racconti
sparsi. Il touring club mi ha fottuto, tipo il mio amore.
La testa mi scoppia, cerco di concentrarmi.
L'ho lasciato con la casa in disordine e cinque preservativi HATU', merda
merda merda.
Mi picchiava, sul divano, coi rombi, perché imparassi ad essere
condiscendente, premurosa, complice, mentre lui si scopa le altre.
Merda. Mi spuntano le lacrime.
Più amare di quelle della paura delle botte, del puro dolore.
E' uno scassacazzi.
Comincio a vedere tutto nero.
Mi ha messo il culo in faccia, merdoso... e io che gli ho detto che lo amavo
tanto. Merdoso.
Mi ha sputato in bocca, schifoso... e io che gli ho detto che era l'uomo
della mia vita.
Mi ha fatto perfino pulire il suo uccello, pisello, vaffanculo!
Le lacrime mi scendono, incazzate, cerco di nascondermi, sono in treno.
"Secondo me ti trucchi troppo"
Non è vero che mi trucco troppo, semmai male, è colpa del tuo stronzissimo
specchio e dell'illuminazione del tuo bagno.
"Beh, però il mio amore c'ha un po' di panza"
Mica è panza, questa è botticelliana!
"Seeehh e questa chi te l'ha detta?"
Uff... ma non capirà mai niente quest'uomo di decadenza?
Ma io gli dico qualcosa dei suoi stronzi sandali o delle sue risate dementi
di fronte a Fazio?
Uff...
"Devi abbronzarti amore"
Mi hai messo il culo il faccia, a leccarti i coglioni e l'ano, abbronzarmi
un par de palle...
Se Fassino non si fa la lampada, perché dovrei farmela io? Lui è uno che ci
capisce.
E io che ci ho messo tanto ad acquistare sicurezza, a sentirmi intelligente,
a sentirmi bella. A comprendere che se qualcuno non lo capisce, se a
qualcuno non piaci, sono cazzi suoi. Io vado bene così, qui e ora. Con la
mia pancetta e le mie paranoie sul cibo, le mie lentezze e il mio trucco
imbranato. Anzi, quasi quasi mi piaccio...
Che cazzo ci faceva poi, tutto il sensibile, con Fossati, la costruzione di
un amore, mah... la costruzione di una amore un par de palle...
Non capisce un cazzo.
Non capisce un cazzo.
Sarà che sono io che non so amare?
Uhm... effettivamente lui mi sorrideva.
Mi abbracciava, mi baciava.
Mi guardava tutto tenero e mi diceva "ti voglio bene"
uhm... certo non ha detto "ti amo" uhm... ha detto "amore mio"... secondo me
non vale.
Ma perché cazzo sono così fiscale se sto bene insieme a lui?
Torno smielata e zozza.
Che faccia un po' quello che gli pare col mio corpo e coi miei pensieri.
Si, effettivamente il mio amore mi sorrideva ieri notte. |