Per festeggiare il compleanno di Sergio, un caro amico e compagno
d'università, abbiamo deciso di andare tutti insieme in discoteca. Siamo
quattro amici, due maschi e due femmine, che si incontrano tutti i giorni
sul treno, mentre da Como andiamo a Milano all'università, appunto.
Sono
ormai tre anni che ci frequentiamo e, non essendo nate "turbative
affettive" tra di noi, riusciamo ad essere una compagnia ben affiatata e ci
frequentiamo anche il sabato e, qualche volta, la domenica.
Carlo, il mio
ragazzo ormai da due anni, non gradisce molto questa complicità di gruppo
da cui si sente escluso, ma io non intendo assolutamente rinunciarci ed
ogni tanto lo lascio alle sue partite di calcio per passare una serata da
single con i miei compagni di viaggio.
Stasera quindi siamo partiti con la
macchina di Sergio e siamo andati a Milano.
I magnifici quattro: Sergio e
Alberto, Silvia ed io, che mi chiamo Paola.
Durante il viaggio abbiamo
scherzato sugli accoppiamenti possibili tra di noi, sul perché non
avrebbero funzionato, e tutti mi hanno preso in giro perché non ero mai
stata in una discoteca.
Alle 23.30 facevamo il nostro ingresso trionfale
all'Holliwood.
Per una come me, che preferisce le feste in casa o, al
massimo, una serata al Motel Miami, il primo impatto é stato un vero e
proprio choc!
La sala é grande, abbastanza buia, con una musica assordante
e decine di persone che si scalmanano ballando ritmi frenetici. Lungo le
pareti diversi divanetti con coppie o gruppi d'amici che bevono e
chiacchierano ridendo e scherzando. Alcuni limonano, altri fanno del
petting spinto, incuranti della gente intorno.
Una spessa coltre di fumo
evidenzia ancor di più i raggi laser multicolori che girano vorticosamente.
Quasi senza accorgerci alziamo la voce, urlando, per poter sentire ciò che
ci diciamo.
Silvia ed io ci accomodiamo su un divano d'angolo mentre i
nostri cavalieri vanno a prendere da bere. Ho chiesto una Coca, ma tornano
con una bottiglia di Berlucchi ed una di grappa. Sergio sostiene che é un
connubio speciale. Da provare!
Invero mi ero immaginata qualcosa di
diverso. Non saprei definire esattamente cosa, ma diverso. Non amo questi
posti, mi sembra che siano stordenti e dispersivi, buoni forse solo per una
serata trasgressiva.
Dopo un'ora di facezie comincio a rendermi conto di
quanto qualche ora trascorsa in un ambiente molto al di fuori della tua
"normalità", aiutata poi da un po' d'alcol, possa in realtà aprire le porte
del tuo intimo e allentare quei freni inibitori che anni d'educazione e
condizionamenti culturali hanno sedimentato sulla tua personalità.
Silvia
e Sergio stanno parlando fitto tra di loro, escludendoci dalla loro
conversazione, con uno sguardo dolce l'uno negli occhi dell'altra.
Silvia
e Sergio! Non l'avrei mai detto.
Alberto mi sta raccontando dei suoi
progetti di viaggio per quest'estate, vorrebbe andare in
Grecia, ma il
suo sguardo ogni tanto si posa, come per caso, su una ragazza bionda seduta
proprio di fronte a lui. Avverto la sua distrazione nei miei confronti e mi
sento a disagio. L'alcol, il fumo, il ritmo sincopato di questa musica
assordante ti penetrano e si mescolano nel tuo cervello con effetti
imprevisti ed imprevedibili.
Sono già stanca.
E' quasi l'una ormai e
vorrei andare a casa, vorrei essere tra le braccia di Carlo.
Sergio e
Silvia si stanno baciando senza ritegno. Vedo le loro lingue intrecciarsi,
le loro labbra unirsi e staccarsi per poi unirsi nuovamente.
Alberto si é
adagiato sul divano e non fa più neppure finta di intrattenermi: i suoi
occhi sono ormai fissi sulla bionda di fronte, che mi sembra ricambi
l'attenzione.
Mi gira un po' la testa.
Sento caldo, molto caldo. Mi
adagio anche io contro lo schienale del divano, cercando di astrarmi dalla
situazione e dall'ambiente.
Indosso un abito lungo rosso di maglia con
tanti bottoni sul davanti, alcuni dei quali sbottonati; ne libero altri due
in alto per far respirare il petto accaldato, due in basso ed accavallo le
gambe mostrando parte della coscia inguainata in una calza anch'essa rossa.
Mi sento a mio agio ora, sto bene con me stessa e, mentre Alberto proprio
non mi fila, mi guardo in giro con curiosità.
Il locale é ormai pieno.
Gente di tutte le età e condizioni sociali. Dagli abiti, dai comportamenti
provo, come in un gioco, ad immaginarmi le loro professioni, cosa facciano
nella vita. Identifico un presunto manager con la sua segretaria, un
animatore di villaggi turistici, un operaio, una puttana.
Poi però mi
fermo, pensando che anche io appaio così diversa da come sono in realtà,
per cui il manager potrebbe essere un operaio, la puttana una timorata
segretaria, e così via. E' l'ambiente nel suo insieme che ti trasforma!
Quasi fosse un porto franco in cui ciascuno può interpretare un personaggio
a scelta, prima di ricalarsi nella propria realtà.
Questa considerazione
mi turba.
Ho ventidue anni ed ho sempre vissuto secondo schemi prefissati:
la famiglia, gli amici, gli studi, Carlo. Penso a Carlo e mi rendo conto,
come in una illuminazione improvvisa, di quanto piatta sia la nostra
relazione.
Mai nulla di veramente innovativo, mai una trasgressione,
neppure minima.
Anche il fare l'amore con lui, che pure mi è sempre
piaciuto, ora mi sembra monotono, sempre uguale a se stesso, quasi neanche
più un piacere.
E' vero, qualche volta ho desiderato, al massimo
dell'eccitazione, di proporgli qualcosa di diverso, magari da vivere solo
nella nostra fantasia, ma non ho mai trovato il coraggio di parlarne. Ora
mi rendo conto di quanto in realtà io sia frustrata in fatto di sesso.
Qualche volta mi capita di masturbarmi e, se riesco a vincere il senso di
colpa, immagino, per esempio, di fare l'amore con un suo amico, mentre lui
guarda e si masturba.
Ricordo una volta che, un istante prima di venire,
mentre mi chiavava furiosamente interessandosi più al suo piacere che al
mio, per un istante ho avuto davanti agli occhi l'immagine di una ragazza
che si masturbava per me, solo per me, oscenamente esposta.
Quell'immagine durò pochi istanti, ma mi procurò un orgasmo violento,
contemporaneo a quello di Carlo che, orgoglioso e tronfio, accreditò il
fatto alla sua abilità di amante.
Oggi voglio lasciarmi andare, penso.
Voglio approfittare di questa occasione per provare a leggermi dentro,
senza inibizioni: voglio cercare di conoscere la mia vera intimità, senza
filtrarla e giudicarla con il metro dell'educazione ricevuta, e senza
stupirmene.
Sergio e Silvia non sono più seduti al mio fianco. Li cerco
tra la gente che affolla la pista e, non vedendoli, li immagino chiusi in
un cesso a chiavare.
E' solo una mia supposizione, ma questo pensiero mi
eccita.
Alberto sta finalmente ballando con la bionda.
Quante cose sono
successe senza che me n'accorgessi mentre navigavo tra i miei pensieri!
Bevo una lunga sorsata di Berlucchi, ben sapendo che é una di troppo, e
vado anch'io, da sola, sulla pista.
Sono un'altra persona.
Quel ritmo
frenetico mi pulsa nel cervello scendendo come una scarica elettrica lungo
tutto il mio corpo. Mi scopro a ballare con movenze sensuali, mai provate
ne' approvate prima. Con gli occhi socchiusi mi muovo sinuosa nell'abito di
maglia che fascia le mie forme evidenziandole; una sorta di lenta,
strisciante eccitazione si sta impadronendo del mio corpo, come se non lo
controllassi più, come se non dipendesse da me.
Il tessuto sfrega contro i
miei capezzoli inturgidendoli. Ho un seno piccolo, ma sodo e ben
proporzionato, non indosso quasi mai il reggiseno ed ora i miei capezzoli
si notano distintamente contro il tessuto rosso e la cosa, anziché farmi
arrossire, mi inorgoglisce. Alcuni movimenti aprono il vestito scoprendo le
cosce rosee e carnose appena sopra l'elastico delle autoreggenti. Mi sono
dimenticata di riallacciare i bottoni prima di alzarmi, in un impeto ti
tolleranza mi dico che stasera va bene così.
Non c'é un solo istante di
tregua nella musica, appena finito un brano se ne sovrappone il ritmo
ossessivo di un altro del tutto simile.
Mi lascio andare sempre di più,
ben conscia che sarà solo una parentesi nella mia vita, e proprio per
questo decisa ormai a viverla intensamente. Domani indosserò di nuovo la
maschera della studentessa modello e della fidanzata irreprensibile, quella
che tutti i
genitori vorrebbero, e forse rimuoverò questa serata dalla
mia mente. Anzi, non forse, certamente. Ma stasera ...
"Ciao!
sola?", sento una voce dietro le mie spalle.
Mi giro e vedo una ragazza
sui vent'anni, carina, che mi sorride.
Anche lei è in pista da sola, mi
sembra.
Indossa una corta minigonna di pelle scamosciata ed una camicetta
di seta ampiamente aperta, sotto la quale si intravede un bel seno pieno,
sodo, di cui va senz'altro fiera al punto di mostrarlo con ostentazione.
Si muove sinuosa seguendo perfettamente il ritmo della musica, guardandomi
fissa negli occhi.
Le sorrido.
"Ciao ... sono qui con alcuni amici, ma
non li trovo più in questa bolgia" dico, mentre continuo a ballare, questa
volta girata, ben di fronte a lei.
"Mi chiamo Ilaria, é la prima volta che
vieni qui?"
"Si, ... si nota così tanto?" e subito mi pento di aver
pronunciato quelle parole.
"No ... no, non si nota nulla" risponde, "solo
... intuito".
La guardo con attenzione e curiosità, cercando di non farmi
notare, quasi volessi un modello da imitare per la mia serata trasgressiva.
E' molto sicura di sé. Si muove con scioltezza, come fosse abituata. Lunghi
capelli biondi le incorniciano il viso, leggermente attaccati
alle tempie
dal sudore. Il trucco non é pesante ne volgare, e mette in risalto gli
occhi verdi, profondi. Il sorriso mostra una chiostra bianca di denti
perfetti. Le labbra sono tumide, appena marcate da un rossetto rosa. Un
girocollo di cuoio si staglia contro la pelle rosea del collo. La
camicetta, generosamente aperta, scopre ampiamente i seni, fin quasi ai
capezzoli, che però non vedo.
Mi scopro a guardarla con insistita
curiosità. La gonna é veramente mini e scopre una ampia porzione di cosce
sode, ben fatte.
La musica continua martellante.
"Se é per questo" le
dico "é la prima volta che vado in un locale del genere, non solo qui" e di
nuovo mi pento della mia frase, da timida imbranata: che mi sta succedendo?
"Davvero?" sembra stupirsi "mai stata in una discoteca? Non hai il ragazzo?
Non
andate mai a ballare?"
In altra occasione avrei trovato le sue
domande inopportune, ma mi scopro insolitamente tollerante.
"Si, ho il
ragazzo, da due anni, ma non andiamo mai a ballare, preferiamo fare altro".
"Ah si? ... e che fate di bello?" La sua naturalezza é disarmante. Io non
mi permetterei mai di fare queste domande ad una sconosciuta, ma avverto
che forse la semplicità, a volte, ti fa stare meglio.
Continuiamo a
ballare l'una di fronte all'altra, come fosse, anche per me, la cosa più
naturale.
"Beh ... andiamo al cinema, o in pub con gli amici, o a casa di
qualcuno, ... a volte andiamo a Lugano o sul lago o in montagna ...
insomma, cose così", vorrei aggiungere che
spesso andiamo al Motel, se
non abbiamo una casa libera, ma non mi escono le parole dalla bocca,
qualcosa ancora mi frena.
"E scopate spesso?" chiede con la semplicità di
chi ti chiede una informazione stradale.
Mi accorgo di non prendermela, e
me ne stupisco piacevolmente. Sta diventando come un gioco, una sfida a me
stessa, certo favorita dall'alcol. Continuo a muovermi sinuosamente davanti
a
lei e decido di mettermi alla prova: dopo tutto non la vedrò mai più!
"Beh ... si, abbastanza ... se non abbiamo una casa a disposizione andiamo
spesso al Motel"
rispondo con serafica tranquillità, come dandole
l'indicazione stradale richiesta. Brava Paola! Ci riesci! Vai che sei
forte, mi complimento con me stessa.
"E ti piace? Godi sempre? Non fingi
mai l'orgasmo con lui?" la sua tranquillità sull'argomento ha del
disarmante, sta forzando sempre più le cose. Di nuovo mi sento spiazzata.
Mi scopro a pensare che forse ha ragione lei: perché non riesco a parlare
di sesso con serenità? Perché lo vivo così nascostamente? Mi stupisco io
stessa della risposta che mi esce dalle labbra e, soprattutto, del tono,
sereno e sicuro, che uso.
"Beh ... non sempre mi piace. Sai com'é ... a
volte lui é un po' egoista ...".
"Come tutti gli uomini" mi dice con tono
complice, "in quei momenti anche l'uomo più dolce ed innamorato diventa
egoista e pensa solo a se stesso".
Stimolata da questa considerazione mi
soffermo a pensare quando é stata l'ultima
volta che Carlo si é dedicato
con passione solo al mio piacere, ma non riesco a ricordarlo. E' vero!
Se
ci penso bene non ricordo un solo orgasmo tutto e solo dedicato a me da
Carlo. Non so cosa dirle ora. Altre persone ci vengono addosso, ci urtano.
Ilaria si avvicina a me e mi sussurra in un orecchio:
"Vieni, andiamo a
sederci", prende la mia mano, si gira e mi conduce al suo posto.
Non noto
ragazzi o qualcosa che denoti la loro presenza. Sul basso tavolino un
bicchiere di whisky in cui il ghiaccio si é ormai sciolto. Mi accomodo e
lei si siede attaccata al mio fianco, gambe contro gambe, certo per poter
parlare tranquillamente senza dover alzare troppo la voce.
"Sei venuta
sola?" le chiedo con indifferenza.
"Si, la mia ragazza stasera non
poteva".
Per un attimo temo di non aver capito bene.
Ha pronunciato
quelle parole con una tranquillità ...!
Questa ragazza é nata per
spiazzarmi! Non so come comportarmi. E' la prima volta che mi trovo di
fronte ad una lesbica dichiarata e, sembra, felice di esserlo, nonché
indifferente all'eventuale giudizio degli altri. Cerco rapidamente una
frase che non faccia trasparire la mia sorpresa, ma non trovo le parole, ed
i secondi trascorrono con il peso dei macigni.
"Ti ho stupita? La cosa ti
da fastidio?" ed il suo sorriso diventa, se possibile, ancora più bello e
dolce.
"No ... no, fastidio no, assolutamente ... forse un po' stupita ...
sai ... é la prima volta che conosco una ragazza ...." Mi fermo e non
riesco a pronunciare quel nome. Mi sforzo ma
proprio non ci riesco.
"Lesbica? Mai conosciuta una ragazza lesbica? Siamo come voi etero, sai.
Uguali in tutto solo che ci amiamo tra noi, e ti assicuro che é bellissimo.
... non hai mai provato?"
"No, non mi é mai capitato ..."
"E ... se ti
capitasse lo faresti senza problemi?"
"Ma io non sono lesbica. Mi piace
scopare con Carlo" rispondo piccata.
Non mi piace la piega che sta
prendendo la conversazione, eppure mi intriga.
Vorrei alzarmi ed
andarmene, ma una forza esterna (o interna?) mi tiene incollata al
divanetto.
Ora il viso di Ilaria é a una spanna dal mio. Sorride sempre.
E' girata verso di me e, essendo leggermente piegata in avanti, la
camicetta si apre un po' permettendomi di vedere le sue areole appena più
scure del seno, piccole, sormontate da un capezzolo roseo e carnoso,
turgido.
Il mio sguardo é come calamitato da quel chiodo di carne, e lei
non può fare a meno di notarlo.
"Che tu non sia lesbica non lo so, quello
che so é che ti piacerebbe provare ....".
La sua voce mi scuote; é così
vicina che sento il suo alito caldo contro le mie guance. Arrossisco in un
istante, nonostante tutti gli sforzi per non farlo. Alzo lo sguardo dal suo
seno e mi perdo nel verde profondo e rassicurante dei suoi occhi. Tre.
Cinque. Dieci secondi, poi non riesco a sostenere il suo sguardo dolce.
Mi
scuoto e, per fare qualcosa che mi tolga dall'imbarazzo, prendo il suo
bicchiere di whisky.
"Posso?"
"Certo. Lasciane un poco anche a me".
Il
suo sorriso é rassicurante, dolce. Ci guardiamo negli occhi mentre accosto
il bicchiere alle labbra e bevo, forse più della metà. Le sorrido
passandole il bicchiere e lei fa una
cosa che coglie di sorpresa
facendomi provare un lungo brivido, spiazzandomi nuovamente, per
l'ennesima volta in pochi minuti: lecca l'orlo del bicchiere dove ho posato
le mie labbra. Lo lecca in modo sensuale, trasmettendo un chiaro messaggio,
poi beve tutto in un fiato il liquore rimasto.
Non so cosa dire o cosa
fare. Posso solo riconoscere con me stessa che questa esperienza mi sta
davvero eccitando e decido, in un istante, di volerla vivere sino in fondo.
"Mmmm ... sai di buono!" dice appoggiando il bicchiere ormai vuoto e, senza
darmi il tempo di rendermene conto, appoggia la sua testa sulla mia spalla.
I capelli biondi contrastano sul rosso del mio vestito. Mi sento rigida,
controllata, eppure felice: forse lo volevo, lo desideravo sin dal primo
istante in cui l'ho vista sulla pista. Sento infine la rigidità
abbandonarmi, le membra si rilassano ed ora posso godere del suo calore,
del dolce peso sulla mia spalla, della coscia soda che preme volutamente
contro la mia. Mi rendo conto che i capezzoli mi si stanno inturgidendo,
proprio sotto i suoi occhi, a pochi centimetri di distanza dal suo viso.
"Hai mai fatto l'amore con una donna?" chiede.
"Te l'ho detto che non sono
lesbica ..." sento rispondere la mia voce, ma non é più così sicura, trema
e tradisce la profonda emozione che mi sta prendendo.
"Non lo hai mai
neppure pensato? Immaginato?"
In un attimo mi torna in mente quella
immagine di donna che si masturba che ho avuto durante
l'orgasmo con
Carlo.
"Forse ... una volta ... l'ho immaginato ..." e la mia voce ora
denuncia la resa completa,
incondizionata.
"E cosa immaginavi ...?" la
sua mano é sulla mia coscia, sfiora le calze, dolcemente, trasformando ogni
lieve tocco in una scossa, "immaginavi di spogliarla? ... di baciarla? ...
di toccarla, di sfiorare tutto il suo corpo? ... di leccarla?" ogni parola,
sussurrata dentro il mio orecchio, una stilettata per me, mentre la sua
mano risale lentamente la mia gamba.
"Una volta ... mentre Carlo mi
chiavava con furia, ho immaginato una ragazza che si stava
masturbando
davanti a me ... per me ... ed ho raggiunto un orgasmo .... dirompente ..."
ora la mia voce é di nuovo tranquilla, direi sensuale, mentre allargo
impercettibilmente le
gambe per permetterle di risalire di più.
"Ah ...
situazione eccitantissima..." sussurra, mentre risale lentamente sulle mie
calze ed ha quasi raggiunto l'elastico ... e poi ... poi troverà solo la
carne ...
"ti piace? ... ti piace quello che ti faccio? Senti le mie dita?
Chiudi gli occhi. Chiudi gli occhi e rilassati. Lasciati andare. Dai
ascolto alle tue corde più intime. Rilassati".
La testa sempre dolcemente
appoggiata sulla mia spalla, la mano mi accarezza con maestria,
indifferente alla gente che ci circonda, sfiorando la carne bollente delle
mie cosce.
Chiudo gli occhi e affondo in un mare di sensazioni
contrastanti tra le quali primeggia il
piacere. Spero che risalga ancora
di più, ne sento impellente il bisogno, ed allargo le gambe in una posa
quasi oscena. Ma Ilaria é maestra di piacere e resta con le dita sulla
carne tenera dell'interno coscia, cullandomi con la sua voce calda ed
eccitante, che nel mio cervello ha ormai sovrastato la musica assordante.
Sento solo lei, Ilaria.
"Lo sento che ti piace. Il tuo corpo vibra. La tua
pelle scotta. Il tuo respiro si fa ansimante. I tuoi capezzoli sembrano
voler bucare la maglia, trovare ulteriore spazio per potersi meglio
indurire ed allungare. Scommetto che ti stai bagnando. Che la figa ti sta
pulsando, che sta colando i suoi umori di miele. E' vero? Dimmi se é vero
...".
"Siiii ....", sussurro roca, "é vero ... prova a sentire tu stessa
... prova ... senti come sono bagnata ...".
Ma la sua mano non si sposta
di un centimetro. Questa dolce tortura mi sta portando al parossismo.
Ho
dimenticato gli amici, la gente, il fumo, il rumore, vedo solo un mare
mosso, che infrange le sue onde sugli scogli con flutti violenti e
spumeggianti, e mi risuona nel cervello la sua voce, sempre più calda e
sensuale.
"No, devi imparare ad assaporare le sensazioni nella loro
completezza. Devi assaporarne ogni
istante. Devi sentirti salire ... e
salire ... e salire ... sino alla vertigine. Ascolta il tuo corpo, le sue
vibrazioni. Impara a conoscerti, a volerti bene. Ecco. Una mia parola
risuona mille volte come in una eco. Il tocco lieve della mia mano
catalizza centinaia di reazioni che avverti nei seni, sui capezzoli, sotto
le ascelle, dietro al collo, dentro la figa, intorno all'ano che pulsa, nel
clitoride che sembra esplodere ... ecco, assapora queste sensazioni una ad
una ... vivile intensamente ... questa é la voglia ... la voglia ... il
desiderio che cresce ... cresce ... lo senti?"
Ha ragione Ilaria.
Se mi
soffermo su ogni piccola, singola sensazione che provo mi manca il respiro.
Quando poi le vivo tutte insieme, come tanti strumenti di una orchestra,
diventano quasi insopportabili. Ed é vero.
Il piacere cresce ... cresce
... cresce e sembra non aver mai fine. Non ho mai provato queste emozioni.
Mai. Neppure nelle mie migliori masturbazioni. Ma ora non resisto. Non
resisto più. Sto per scoppiare, urlare, gridare, piangere. La mia voce si
fa supplichevole, come quella di un bambino.
"Ti prego ... ti prego ...
Ilaria ... ti prego ...".
Ilaria si alza. Mi prende per mano. La seguo
come un automa senza più una volontà propria. La seguirei anche se mi
sdraiasse nuda sulla pista per mostrarmi a tutti.
Fendiamo la folla. Lei é
decisa, sicura di sé. La sua mano calda stringe forte la mia. Sudo. Non
vedo quasi nulla. La seguo e basta.
Quando ci fermiamo, finalmente, mi
accorgo che siamo in un bagno abbastanza grande, e lei chiude la porta alle
sue spalle. Per un attimo, un solo istante, mi chiedo cosa ci faccio là: la
risposta mi viene dalla figa che pulsa sin quasi a scoppiare.
Mi
abbraccia. La stringo a me.
Sento il suo corpo morbido e flessuoso. Le sue
labbra si accostano alle mie. Le sento bollenti. Si socchiudono. Apro la
bocca come per poter respirare dopo una lunga immersione e la sua lingua mi
penetra. Gioca con la mia. La spinge indietro e la risucchia. La morde e la
lambisce. Le nostre salive si mescolano, lecco la chiostra dei suoi denti
mentre lei mi
bacia con maggior passione. Non ho mai dato o ricevuto un
bacio così.
Il mio corpo vibra in continuazione. Non riesco a fermarlo,
non voglio fermarlo!. Dopo un tempo lunghissimo Ilaria si stacca da me. Si
appoggia con la schiena alla porta alle sue spalle e mi fissa con
desiderio.
Il suo sguardo percorre ogni centimetro del mio corpo, lo sento
come una carezza calda.
Con estrema lentezza, quasi al rallentatore, le
sue dita mi sbottonano l'abito, godendo di
ogni centimetro di pelle che
vede la luce. Apre il vestito. Sotto sono nuda. Indosso solo calze e slip.
Con movimenti delicati mi toglie l'abito, si gira, lo appende con cura al
gancio apposito sulla porta.
Resto nuda ed immobile, tremante. Non
abbiamo detto ancora una parola. Non servono. Si gira
ancora verso di me
e, guardandomi fissa negli occhi, si sbottona la camicetta. La leva. I suoi
seni esplodono in tutto il loro rigoglioso splendore, leggermente chiazzati
dal rosso dell'eccitazione. Si leva la mini. Resta anche lei in calze e
slip. E' stupenda. I lunghi capelli biondi, i seni sodi, i capezzoli
eretti, la pancia liscia e piatta, il pube prominente appena velato dallo
slip che contorna la sporgenza delle labbra gonfie.
Sono estasiata.
Si avvicina a me.
Mi solleva le braccia sopra la testa e mi lecca la parte interna del
braccio. La sua lingua lascia una scia di saliva infuocata. Risale sino
alle ascelle, morbide, tenere, offerte, sudate.
Le lappa con piacere,
suggendone l'umido afrore e trasmettendomi scosse di
piacere. Ora mi
bacia l'orecchio. Lo succhia, lo mordicchia, lo lecca, infila la lingua
sino al timpano. E' troppo. E' troppo per me.
Mi sussurra nell'orecchio,
con la voce resa roca dal piacere "Vuoi che mi masturbi per te? Come nella
tua fantasia? Vuoi che mi apra la figa davanti a te, che lecchi la mia
stessa sborra, che mi sditalini per te?".
Ogni parola é una stilettata. La
sua voce mi sta facendo salire ... salire .... salire. Le gambe non mi
reggono. Le piego leggermente appoggiandomi al muro e facendo così
rientrare il
cavallo dello slip tra le labbra infuocate. Un'altra serie
di stilettate mi colpisce a morte mentre sento la mia voce sussurrare: "Si
... oh si ... ti prego ... ti prego ... fallo per me ... davanti a me ...
per me sola ... ti prego ...".
Con delicatezza mi spinge sino a farmi
sedere sulla tazza. Ora é proprio davanti a me. I suoi slip sono ad altezza
giusta del mio sguardo. Noto una piccola macchia di umido che va
espandendosi e subito i miei capezzoli vengono attraversati da una scossa.
Ilaria chiude gli occhi e comincia ad accarezzarsi il corpo con voluttà.
Le sue mani lo percorrono più volte. Si palpa i seni, deformandoli. Li
stringe, li soppesa. Si accarezza i fianchi, la pancia, le cosce. E' uno
spettacolo sublime. L'immagine del piacere. Il suo corpo é scosso da
brividi, ricoperto di pelle d'oca. Adoro quel corpo! Mentre le sue mani
esplorano senza sosta ogni centimetro della sua pelle, sempre con gli occhi
chiusi, comincia a parlare con voce suadente, calda, con un flebile
sussurro:
"Devi imparare a conoscere il tuo corpo, ... ogni anfratto, ...
ogni avvallamento, ... ogni curva, ogni sporgenza, ogni rientranza, ...
devi farti una mappa mentale dei punti più
sensibili, quelli sensibili
solo allo sfioramento e quelli che richiedono maggior pressione, ... non
possono esistere segreti per te, ... é come con il cibo, sai quello che ti
piace tanto, quello che preferisci su tutti, quello che ti lascia
indifferente, quello che non ti piace e quello che non mangeresti mai. Ogni
più piccola parte del tuo corpo é come un piatto diverso, impara a farti da
sola il tuo menù. Così avrai un menù adatto a tutti i giorni, uno per la
domenica, uno per una festa di compleanno, ed uno per un banchetto da
grande cerimonia ...".
Sono rapita dalla dolce sensualità delle sue parole
e dei suoi gesti.
Ilaria si assesta meglio contro la porta e piega
leggermente le gambe, aprendole. Le sue mani percorrono lievi la sua pelle,
in un movimento ora leggero ora più marcato, incessante. Con un sospiro ed
un gemito mi siedo meglio sul copritazza allargando le gambe e comincio a
sfiorarmi la figa sopra le mutandine: anche le mie presentano ormai una
macchia umida che va espandendosi.
"No ... non farlo!" mi intima Ilaria
con dolce fermezza, avendo visto attraverso gli occhi socchiusi la mia
manovra, "non farlo ... mai, mai toccarsi subito così direttamente ...
sfiora tutto il tuo corpo ... cerca di astrarti dall'ambiente e dalla
situazione, ... resta sola con te stessa ... tu sei la migliore compagnia
... ascolta, ascolta i messaggi che ti manda il tuo corpo, decodificali,
rispondi ad essi. Impara a sentire la marea che cresce dentro di te.
Lasciati cullare e guidare dall'orchestra delle tue emozioni. Prima
sentirai un solo strumento, poi due ... tre ... ai violini si accoderanno
le viole, i contrabbassi, i clarinetti, gli oboi, poi sentirai le trombe, i
tromboni, il martellio ossessivo dei timpani ed infine i piatti! Suoneranno
per te una musica in crescendo, sublime, totalizzante, sino all'esplosione
del pieno orchestrale ...".
E' vero! Dio come é vero! Socchiudo gli occhi,
per non privarmi della visione del suo corpo, ed ascolto ogni nota che
emette il mio. Le mie mani passano leggere sul viso, il collo, le spalle,
le braccia ... ecco, le ascelle sono più sensibili ... emettono una nota
più grave,
che mi fa vibrare ..., i seni ... si ... uno struggente assolo
di violino, i capezzoli ... turgidi ... li trastullo tra il pollice e
l'indice ... subentrano l'oboe ed il clarinetto, le cui vibrazioni
rimbalzano sino al clitoride, ... la pancia ... i fianchi ... le cosce ...
e si aggiungono tutti i fiati ... dio! Com'é vero!
Non ho mai provato
sensazioni così profondamente mie! Avverto una sintonia perfetta tra
corpo e mente, tra spirito e carne!
Mi sfugge dalle labbra un lungo
gemito, acuto, come la voce del soprano quando copre
sapientemente
l'orchestra, pur lasciandola sentire in sottofondo.
"Ecco ... così ...
brava ..." riprende Ilaria, la cui voce ora sembra più arrocchita, più
profonda e spezzettata dai respiri sempre più frequenti, il suo corpo
comincia a tremare
dandomi una immagine di soave lussuria, "così ... vivi
intensamente le tue sensazioni! ... E' come quando fai un viaggio in aereo
in una giornata piovosa ... prima é tutto grigio intorno a te ... umido ...
triste ... poi, al decollo provi una strana emozione ... avverti l'aereo
che sale ... la pioggia bagna l'oblò ... la terra si allontana ... sempre
di più ... le case, le auto, le persone non le distingui più ... l'aereo
sale ... sale ... ad un certo punto entra nella coltre di nuvole ... non
vedi più nulla ... solo nebbia, e grigiore, sei come persa, la tensione é
al massimo ... l'adrenalina é a mille ... e l'aereo sale ... sale,
fino a
che in un istante, con un'esplosione di sensazioni e vibrazioni, perdi per
un istante
conoscenza e sbuchi al di sopra delle nuvole, ... dove il
cielo é di un blu mai visto ... il sole splende brillante ... la coltre
bianca sotto di te sembra un immenso batuffolo di
cotone, ... il cuore ti
si spalanca e bevi questa beatitudine ... e l'aereo sale ... sale ... sale
sino a che si pone orizzontale e continua il suo volo dandoti l'impressione
che sia fermo ... il Nirvana!"
Non posso, non posso più resistere.
Ho
vissuto le sue parole come la descrizione di un orgasmo mai provato.
Sento
calde lacrime che mi solcano le gote. Non riesco a staccare gli occhi dallo
stupendo
corpo di Ilaria che ha cominciato a vibrare in continuo, con
spasmi sempre maggiori. Finalmente anche lei sta cedendo! Le sue mani
abbassano gli slip lentamente, fino alle
ginocchia che allarga tendendole
in uno spettacolo sublime ed osceno. La sua figa é ora nuda proprio davanti
ai miei occhi. E' una bionda naturale. Le labbra della figa sono gonfie di
sangue, leggermente discoste, di un rosso carico. La commessura superiore
evidenzia il clitoride eretto, già scappucciato; dalla commessura inferiore
vedo colare in grosse e lente gocce il succo biancastro del piacere.
Ilaria allarga dolcemente le labbra ed infila un dito profondamente, mentre
il pollice
sfrega il clitoride. Sono rapita da questo spettacolo, mentre
mi sfioro i capezzoli lentamente, facendo in modo che le sensazioni che mi
sta dando il mio corpo non siano superiori a quelle, violentissime, che mi
sta dando la vista.
"Ecco ... amore ... ci sono quasi ... gua .. guardami
venire ... lo faccio anche per te ... ci sono ... ci sono" il suo corpo é
scosso da un unico, lungo fremito, si inarca staccando
la schiena dalla
porta e sollevandosi sulla punta dei piedi, le gambe non riescono a reggere
e vibrano violentemente mentre spinge in avanti il bacino con sussulti
sempre più frequenti, le sue dita entrano ed escono dalla figa ormai
fradicia di umori, ed ogni volta che escono trascinano all'esterno fiotti
di liquido che cola per terra, vedo la rosetta dell'ano che pulsa aprendosi
rosea mentre la sua voce scandisce, per me, i tempi del suo orgasmo, " sale
... sale ... sta arrivando ... eccolo ... ec..eccolo ... arriva ... lo
sento ... amore ... amore ... di più ... di più ... di più ... si ... siii
... siiiiiiii .... .... ....
Ahhhgghhhhh ..... eccomi ... vengoooooo ....
Siiiiiiii ..... vengooooo .... Guardami venire .... Siiiiiiii ... tutto
..... ancora .... Tutto ..... godoooooooo ..... vengooooooooo ...
muoiooooooooo ...ahhhhggggghhhh ......"
Spettacolo sublime. Mistero
dell'amore. Il corpo di Ilaria si é spinto quasi contro il mio viso, resto
attonita a rimirare quella figa spalancata che si chiude lentamente,
espellendo
centilitri di sborra.
Nell'istante dell'esplosione il suo
buco del culo si é spalancato in un estremo gesto di offerta emettendo i
rumori dell'amore e del sesso, l'orgasmo é stato talmente violento e
totale che l'uretra ha rilasciato un getto d'orina che mi ha colpito in
piena faccia. Ora i suoi muscoli si stanno lentamente rilassando, i fremiti
diminuiscono d'intensità, la pelle é ricoperta di chiazze rosse, un rivolo
di saliva le cola dall'angolo sinistro della bocca scivolando sul collo
fino al seno. Il respiro riacquista la frequenza normale. Il sudore imperla
la sua fronte e gocciola copioso dalle ascelle lungo i fianchi.
Dio! Che
spettacolo. Per lunghi istanti Ilaria resta in silenzio ad occhi chiusi ed
io,
eccitata al massimo, rimiro il suo corpo sudato.
Le mie mani
riprendono il viaggio esplorativo sul mio corpo. Grosse gocce di sudore
imperlano la mia pelle. Ilaria, ripresasi dal suo orgasmo, sembra ora
volersi dedicare
completamente a me.
"Dai piccola, amore mio, hai visto
come può essere bello, completo, totalizzante ..." e nel parlare si é
inginocchiata, nuda, davanti a me, e con la lingua lecca il sudore dalla
mia
fronte facendomi provare, solo per l'intima complicità di questo
gesto, fremiti di piacere, "ora godi tu ... ora é il tuo turno ... la dolce
Ilaria é tutta per te, solo per te. Dimmi come vuoi godere ... confidami le
tue fantasie più segrete, scruta negli accessi più reconditi della tua
mente, apriti ..." e mentre le sue parole fluiscono nel mio cervello come
un ruscello di miele, le sue mani percorrono le mie gambe, risalendo sino
alle cosce bollenti. Io tengo gli occhi chiusi, cercando di miscelare con
arte gli stimoli tattili con quelli uditivi, completamente abbandonata.
"Vuoi godere da sola" riprende la mia guida "masturbandoti o vuoi che lo
faccia io? Vuoi vedere il mio corpo, una qualche sua parte, vuoi toccarlo,
leccarlo, ... o vuoi che ti
tocchi, che ti lecchi io ... dimmi, dolce
fiore mio, ... dimmi".
"Tutto ... ti prego, tutto ..." riuscii appena a
sussurrare quasi per non interrompere la magia di quel momento, "voglio
provare tutto ... con te ... guardare il tuo corpo ... toccarlo ... oh dio!
Cosa sto dicendo!"
"Si, dolce lesbica, ecco ... mi apro per te ... guarda
..." e così dicendo, alzandosi, riportò la sua figa davanti ai miei occhi,
spalancandola, mostrando gli umori copiosi che ancora ne gocciolavano, "ti
faccio vedere il corpo di una donna, sentirai il piacere crescere sino a
quando sarà insopportabile, ed allora ... solo allora ..." io mi perdevo in
quelle labbra rosse, anelavo quel clitoride gonfio, infiammato, mentre
Ilaria, sorprendendomi, si girò mostrandomi il culo sodo.
Si piegò
chinandosi davanti ai miei occhi, portando le due mani sulle chiappe che
sculacciò una, due, tre volte con un secco schiocco che mi fece sussultare
e lasciò i segni rossi delle dita sulle chiappe rosee. Si accarezzò il culo
per qualche secondo, sensuale, poi cominciò ad allargare le chiappe sempre
più, lentamente, mostrando il secondo centro del piacere.
Il mio sguardo
discese lentamente dalla sua spina dorsale, con le due fossette, una per
lato, scese verso le chiappe sferiche, piene e sode, verso l'interno, una
rossa valle sudata al cui centro troneggiava il buco del culo.
"Ecco, mi
apro il culo per te ... guardalo ... annusalo ... godilo ... vedi il mio
dito ... vedi come entra ... in profondità ... sapessi che piacere mi da il
sapere che mi guardi
... che ti ecciti ... guarda ...".
"Siiii ... ti
prego .... voglio venire .... voglio venire .... ci sono quasi ... leccami
... ti prego ... leccami la figa ...."
Mi stupii io stessa di queste
parole, ma volevo sentire la sua lingua sul clitoride,
volevo godere
così! Ilaria si inginocchiò di nuovo davanti a me e aprì lentamente le
labbra della mia figa che continuava a colare umori. Chiusi gli occhi ed
attesi, già al culmine
del piacere, la scossa finale.
"Vuoi che ti
lecchi, amore?"
"Oh si, si, leccami la figa ... ti prego ... ti supplico
... non resisto più ..."
"Lesbica! Devi chiederlo, devi dire che sei una
lesbica e che vuoi che ti lecchi, implorami!" intanto sentivo le sue dita
massaggiare le labbra della figa spalancata evitando
accuratamente il
clitoride.
La mia resistenza era ormai al limite, la razionalità ormai del
tutto scomparsa e sostituita
dall'istinto, che mi suggeriva di implorarla
per porre finalmente termine a quel supplizio.
"Sono una lesbica!" gridai
roca ed ansimante "sono la tua lesbica e t'imploro di leccarmi, di leccarmi
la figa, di farmi venire, di farmi godere come una porca lesbica, di farmi
sborrare come una lesbica troia, ... ti imploro ... ti prego .... Fallo!"
Il sentire la mia stessa voce pronunciare queste parole fece vibrare il mio
corpo, lo fece sussultare mentre, sempre ad occhi chiusi, salivo ... salivo
... salivo ed aspettavo.
L'oscenità della situazione, nuda in un cesso,
con una donna nuda anch'ella, esposta, aperta, in attesa della sua lingua
sulla mia parte più intima, mi portava verso vette inesplorate. E salivo
... salivo ... salivo.
Ad un certo punto successe.
In un secondo. In un
flash.
Proprio come l'aereo che, d'un tratto, sbuca al di sopra delle
nuvole in una uggiosa giornata d'autunno. Avvertii un suo dito penetrarmi
profondamente nel culo e, contemporaneamente la sua lingua sul clitoride.
Esplosi, inarcando il mio corpo come a forzare maggiormente quel contatto.
Esplosi sotto
l'azione congiunta del suo dito e della sua lingua. Esplosi
in convulsi ed incontrollati movimenti del corpo che ebbero l'effetto di
spostarmi repentinamente in avanti ed indietro,
dalla sua lingua al suo
dito, dal dito alla lingua, in un susseguirsi di sensazioni da brivido.
Sentii il liquido fluire copioso dal mio spacco mentre Ilaria lo suggeva
golosa e mentre in uno schermo immaginario nella mia mente si susseguivano
immagini di fuochi d'artificio intercalate con le verdi e quiete vallate
d'Irlanda.
Esplosi senza alcun ritegno, mugolando ed ansimando, gridando
tutto il mio piacere mentalmente, come si fa quando si vuol scaricare una
forte tensione ma le condizioni non
permettono di urlare.
Esplosi
aggrappandomi alla sua testa, tirando i suoi fili d'oro e comprimendola
verso il mio vulcano in eruzione, come per accertarmi che non se ne andasse
più da là.
Esplosi come l'Inno alla Gioia della Nona Sinfonia, con un
tripudio orchestrale che coinvolgeva la testa che si scuoteva da un lato
all'altro, i seni che s'impennavano tronfi ed aumentavano il loro volume, i
capezzoli che sembravano voler arrivare al soffitto per penetrarlo e
proseguire oltre, il bacino che eseguiva la vecchia, ancestrale danza
ritmata dell'amore, persino i piedi le cui dita si tendevano dentro le
scarpe.
Ogni fibra, ogni cellula del mio corpo visse il primo, vero,
completo orgasmo della sua vita.
Poi la quiete. Il sipario stava
lentamente calando nascondendo sempre più alla vista la scena dell'azione.
Poi la quiete. Il totale, completo abbandono, le braccia lungo il
corpo,
la testa che sembra indipendente dal collo, come nei poppanti che,
terminato il pasto e fatto il ruttino crollano inanimati in un sonno
ristoratore abbandonati sul petto materno.
Ilaria era stata la mia mamma.
Mi aveva insegnato a camminare.
Mi aveva indicato la via.
Mio angelo e
mentore. Ed ora anche lei, spossata, giaceva nuda per terra in quel cesso
per donne, il capo reclinato sulle mie cosce, totalmente immersa in
quell'intimità che coinvolge
sudore, odori, liquidi vaginali, saliva e
lacrime, e che solo il vero amore ci permette di apprezzare, e desiderare.
Grazie Amore.
Grazie di tutto.
So che non ti rivedrò mai più, forse non
leggerai mai neppure queste righe, ma la tua
anima, la tua stessa più
intima essenza é ormai impressa a fuoco dentro di me e stanotte a Como
rientrerà un'altra Paola. |