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La migliore amica della mia ragazza

- Galeotto fu il compleanno e chi lo organizzò. - Fu questa la frase di Franco, che aveva preparato a casa sua la propria festa di compleanno, ritrovandosi alla fine della stessa con metà dei suoi amici messi assieme a metà delle amiche di sua sorella. In particolare aveva riscosso notevole successo di critica, se così si può dire, Francesco, che, oltre ad essere un bel ragazzo, con un fisico pestante ed atletico, aveva una verve ed una spigliatezza unica. Il giorno successivo, a ribadire quanto era accaduto, il fatto che al bar uno alla volta gli amici se l'erano telata per andare ai rispettivi appuntamenti. Per ultimo anche Francesco salutò Franco - Scusa, ma anch'io devo andare a timbrare il cartellino. - - Si vai pure, solo io sono rimasto al palo, v'ho sistemato a tutti! - Francesco era stato puntuale, ma di Patrizia nemmeno l'ombra. - Vatti a fidare delle ragazze, mai che siano puntuali ad un appuntamento! - Dopo qualche minuto comparve Alessandra, la migliore amica di Patrizia, nonché compagna di banco. - Ciao Francesco, Patrizia non può venire. Così mi ha chiesto di passare ad avvertirti. - - Se lo sapevo restavo con Franco, il prossimo vaporetto per tornare a casa è tra due ore! Patrizia lo sa che non sto in terraferma. - - Se non ti dispiace, ti faccio compagnia io. - I due cominciarono a passeggiare per il lungomare del lido. Alessandra gli disse che s'era molto divertita con lui al compleanno ed invidiava un po' la sua amica, perché era stata l'unica a colpirlo, quando tutte e sottolineò particolarmente con la voce quel tutte, se l'erano mangiato con gli occhi. Francesco si schernì, ma Alessandra rincarò la dose. - Guarda che anche Milena, che s'è messa insieme a Paolo, ti si strusciava addosso, per non dire delle altre... - Questo era vero, ma era risaputo che Francesco fosse ben dotato sotto tutti i profilo ed era abituato che le ragazze volessero tastare se le voci sul dotato corrispondessero o meno a verità. - È vero quel che dicono di te i tuoi amici? - Raffaele fece lo gnorri, ma Alessandra tornò all'attacco. - Il soprannome, dicono che sia legato a ... - Ed indicò inequivocabilmente la patta dei pantaloni. - Tutte dicerie-- - Fu il maldestro tentativo di chiudere l'argomento lì. - Non sarà tutta invidia? - Continuò ad insistere la ragazza. - Può essere-- non confermo e non smentisco-- di te si dice che sei particolarmente calda, ma non credo sia un buon motivo per misurarti la temperatura. Le dicerie sono una brutta cosa, sono come la polvere che vola leggera ed entra in ogni luogo. - Disse Francesco. - Se l'argomento ti da fastidio, possiamo abbandonarlo. Per il resto io non smentisco quello che si dice su di me, casomai ti posso dire: provare per credere. - A Francesco non piaceva quella diceria, perché lo rendeva un po' un fenomeno da baraccone. Ad ogni festa era il più concupito per i lenti solo per il morboso desiderio da parte delle ragazze di verificare di persona la corrispondenza al vero di certe voci. - Senti Alessandra smettila con questi discorsi, questa nomea mi ha fatto più danni che bene. Dio solo sa come taglierei i centimetri di troppo, piuttosto! - - Forse non hai mai trovato la persona giusta, una che magari saprebbe apprezzare questo tuo "difetto". - Alessandra si stava letteralmente spalmando sul corpo di Francesco, il quale arretrava. Giunto con le spalle ad un muro, non ebbe più una via libera per la ritirata e pensò quindi di difendere la posizione. Sentiva le parole di Alessandra sbattergli sul collo, sotto forma di alito caldo, in quella fredda sera di febbraio. Lei parlava, ma lui non sentiva più cosa stesse dicendo, sentiva le mani di lei accarezzare i suoi pettorali e ogni tanto le sue labbra baciargli il collo. Certo la tentazione era forte, la carne era debole, ma quello poteva essere anche uno spietato gioco messo in atto da Patrizia e la sua amica per metterlo alla prova. - Il mio vaporetto! - Esclamò Francesco, per togliersi dall'imbarazzo, quindi scivolò via, correndo verso l'imbarcadero. In realtà era tutta un'altra linea, ma perlomeno s'era tolto da quell'imbarazzo. - Cazzo-- è la migliore amica di Patrizia e ci prova con me in quella maniera spudorata! Possibile che sia realmente attratta da me e non sia un tentativo di mettere alla prova la mia fedeltà, visto che in giro si dice che mi piace fare il gallo nel pollaio? - ---------------------------------------------------------------------------­----- I giorni susseguenti Francesco andò a prendere diverse volte Patrizia a scuola, incrociando in questo modo anche Alessandra, ed ogni volta si faceva sorprendere a baciarla, in modo da marchiare il territorio e definire i confini di proprietà. Al compleanno di Patrizia, ovviamente, fu invitata anche Alessandra. La festa fu molto divertente. A Francesco toccò di sostenere un gioco sciocco, una ragazzata in cui doveva indovinare una cosa che aveva addosso e che era stata scelta in precedenza, se sbagliava doveva togliersi il capo d'abbigliamento che aveva appena detto. Ovviamente in sua assenza era stato scelto (logicamente--) l'orologio, lui lo sapeva, ma stette al gioco, anche perché era quello che il pubblico desiderava: un suo spogliarello. Rimase ben presto come mamma l'aveva fatto (e fatto bene! fu il coro delle ragazze) che poterono intravedere la leggenda, prima che una coperta giungesse in soccorso di Francesco. Dopotutto il giorno successivo sarebbe stato l'8 marzo, quindi s'era trattato di un semplice "antipasto". Un brusio incredibile seguì quella esibizione, ma anche questo faceva parte del programma. Francesco andò in bagno a rivestirsi. Stava ancora ordinando la propria biancheria per vestirsi nuovamente, che, nello spazio di un attimo, bussarono alla porta ed entrarono. Era Alessandra. - Però quel che dicono è vero! Anzi le parole non ti rendono merito. - Furono le sue parole. - Cosa vuoi Alessandra. Non ti vergogni, siamo a casa di Patrizia, cosa direbbe se lo sapesse! - Fu la risposta immediata di Francesco, che continuava a non capire a che gioco giocasse Alessandra. - Penso che tu abbia bisogno di una donna che ti sappia appezzare e che non si limiti a qualche bacetto e basta! Francesco afferrò con forza Alessandra e disse. - Che ne sai tu! - La ragazza sorrise maliziosamente. - Me lo ha detto lei e chi se no? Non sono forse la sua migliore amica? Lei non ti sa apprezzare! - Dicendo questo prese con una mano le palle del ragazzo massaggiandogliele. Capì subito che di lì a poco lo avrebbe fatto cedere. Un primo bacio sulle labbra lo trovò indifferente, un secondo pure, ma al terzo rispose. Alessandra chiuse a chiave la porta del bagno, quindi gli s'inginocchio di fronte prendendogli in bocca il sesso. Francesco rimase immobile, lo sguardo verso il soffitto, i muscoli tesi. Non era una scena delle più romantiche, ma alla fine dei conti era quello che entrambi in quel momento volevano. Lo tenne in bocca fino a quando le dimensioni glielo consentirono, per poi cominciare a leccarlo e quindi a masturbarlo con le mani. L'uccello di Francesco era veramente impressionante, non solo per lunghezza, ma anche per diametro. Alessandra aveva giocato su quella diceria, spaventando oltremodo Patrizia che era ancora vergine. - Non è grande, è enorme fai conto come un braccio! - Non era compito facile portarlo a totale erezione, infatti inizialmente aumentava solo di volume, quindi gradualmente, a partire dalla base iniziava ad alzarsi. Dapprima inarcandosi e poi, gradualmente, divenendo dritto. La ragazza stava dimostrando che quanto di "male" si diceva nei suoi confronti corrispondeva a realtà. Aveva una tecnica evidentemente affinata con anni di pratica. Il glande di Francesco era gonfio e turgido, quasi dovesse esplodere da un momento all'altro. A quel punto Alessandra smise la sua opera, apri la porta del bagno ed uscì dicendo. - Adesso sai cosa ti perdi. - Il ragazzo a quel punto dovette continuare da solo, anche perché non poteva uscire in quello stato. La settimana successiva Patrizia diede un'altra buca, ad aspettarlo anche questa volta la fidata amica Alessandra. I due andarono sul lungomare, quindi cercarono un posto appartato. Alessandra lo baciò quasi immediatamente sulla bocca, questi rispose subito, lasciando che la lingua di lei entrasse in lui. Il rumore della lampo fece presto intuire alla ragazza quali fossero le intenzioni di Francesco. Le mani di lui andare sulle spalle di lei, spingendola verso il basso, quindi si senti afferrare per la nuca e condurre nel ritmo. Prigioniera di quella forte presa, si sentiva soffocare, la pressione di tutta quella carne nella sua bocca era ormai insostenibile. Francesco questa volta non le avrebbe permesso di lasciare il lavoro a metà. Lei aveva tentato di staccarsi e lui, per reazione, l'aveva afferrata ancora più strettamente alla nuca finendo per scoparla direttamente in bocca. Per Francesco era potersi prendere la rivincita. Non che Alessandra dimostrasse di sgradire la cosa, tutt'altro, tuttavia, pur essendo una vera e propria gola profonda, forse avrebbe preferito gestire la cosa un po' più di sua spontanea volontà. Il peggio doveva ancora venire, perché il liquido che ne uscì era veramente parecchio. Per di più sparato direttamente in gola. Alessandra seppe simulare bene, resistendo all'iniziale conato di vomito. Si stava giocando le sue carte e un bluff a carte è sempre una cosa buona. Francesco se ne andò senza proferire parola, lasciando Alessandra in ginocchio a tossire e vomitare quanto le era andato di traverso, sicuro del fatto che non ne avrebbe parlato a Patrizia. Poteva essere solo un episodio, la sua personale rivincita per quanto accaduto nel bagno. ---------------------------------------------------------------------------­----- Due giorni dopo Patrizia diede appuntamento a Francesco nella biblioteca. Francesco trovò (casualmente) Alessandra. Lui usci subito, ma Alessandra lo aveva visto e lo seguì. Ritrovatolo nell'androne, lo cinse con le braccia, lui scostò la faccia. - Alessandra non ti amo, non ti posso amare, non ti voglio amare, che speranze hai? - Lei non rispose, comincio a baciarlo e ad affondare le mani nei suoi addominale. Lui quindi rispose ai suoi baci. - Tu non ami neanche Patrizia. Altrimenti non la tradiresti così! - - No, è vero non amo neanche Patrizia, amo un'altra che non mi vuole! - - Però tu mi desideri? - - Sì. - - Ti piacerebbe scoparmi? - - Sì! - - Dove in bocca, nel culo, nella fica? - - Sì, sì, sì - - Bene, anche a me piacerebbe scopare con te. Allora dimmi che questo è mio. Non ti voglio tutto, da te voglio solo questo. - Furono le parole di Alessandra, mentre le mani, scivolando, avevano raggiunto l'uccello di Francesco. - Sì-- se lo vuoi è tuo. Se quello che vuoi da me è solamente essere scopata, allora quello è tuo. - In quel momento entrò nell'androne proprio Patrizia. - Hei, voi due non starete mica facendomi le corna? - Disse lei in tono scherzoso. - A chi, alla mia migliore amica? - Le rispose ingenuamente Alessandra. Francesco uscì quindi con Patrizia, passeggiarono insieme, mano nella mano, scambiandoci leggeri e casti bacetti sulle labbra, infine lei gli chiese di aspettarla per quella domenica a casa di Alessandra. Lui accettò a malincuore ritenendo che questo gioco a tre cominciava ad essere un po' troppo rischioso. - Hai qualcosa contro Alessandra? Guarda che è una cara ragazza e poi è la mia migliore amica. Non sarà per quelle cattive cose che dicono in giro di lei? Guarda che Alessandra è una cara ragazza e io mi fido di lei come di me stessa! - Quella domenica Francesco andò quindi a casa della ragazza, come pattuito. Il fatto che non ci fossero i genitori di Alessandra, già gli suonava male. Che Patrizia sarebbe arrivata molto in ritardo rispetto al previsto, gli suonava pure peggio. Di essere su quel divano, con Alessandra già accoccolata sulle ginocchia, lo irretiva ulteriormente. La ragazza non perse molto tempo, anche perché ne aveva davvero poco a disposizione. Pose le mani sulla patta dei pantaloni e accennò. - Dai abbiamo pochissimo tempo a disposizione - - Senti Alessandra io, io-- - Non riuscì a terminare la frase, la ragazza s'era tolta la maglietta rivelando il torace nudo. Due seni enormi, una quinta abbondate, soda e compatta che pareva sfidare le leggi della gravità. Ritrovarsele di fronte, così all'improvviso, era come assistere ad un'esplosione. Doveva ancora riprendersi da quella visione, che il suo uccello era già stato fatto prigioniero tra quelle due enormi sfere di carne. Appena l'uccello di Francesco ebbe assunto una certa consistenza, Alessandra vi montò sopra, iniziandolo a cavalcarlo, con le tette a ballonzolare sottolineando il ritmo dei suoi movimenti. Il rodeo di Alessandra s'interruppe solo per rispondere allo squillo del telefono. Nello sporgersi per afferrarlo Alessandra spiaccicò un seno sulla faccia di Francesco, che non riuscì a trattenersi dal cominciare a morderlo e succhiarlo. - Ciao Patrizia, cosa? Non puoi venire, sapessi come mi dispiace. Francesco? No, non è ancora "venuto", ma penso che presto "verrà". Non temere che quando "viene" ci penso io. - Era chiaramente divertita a giocare con le parole in quel modo. Mise giù la cornetta e disse. - Patrizia ha detto che devi andare a casa sua, cosa faccio smetto? - Francesco non solo scosse la testa rispondendo chiaramente di no, ma la afferrò per i fianchi guidandola nel movimento. Dopo un po' Alessandra decise di cambiare posizione, dando la schiena al ragazzo. Questo le permetteva di scorrere meglio lungo l'asta, sorreggendosi con le mani sulle gambe di Francesco, questo fino a quando lui non la sospinse, facendo andare a quattro zampe, per montarla alla pecorina. I gemiti della ragazza riempivano la stanza. - Sei una gran troia come dicono Alessandra! - - Sì sono una gran troia e tu hai un cazzo stupendo, il più bel cazzo che io abbia mai preso. Fammelo sentire tutto, fammi sentire le tue palle che sbattono sul mio clitoride, mi stai facendo impazzire. Oh come mi piace, sono già venuta tre volte. - - Sei già venuta tre volte vacca? - Disse Francesco afferrandola per i lunghi capelli, mentre la sbatteva con vigore. - Sì, non fermarti ti prego, sto venendo ancora. - A questo punto il ragazzo la sollevò di peso e continuò a scoparla con la sola forza dei bicipiti, mentre lei urlava in preda ad un altro orgasmo. Nel frattempo il pavimento si macchiava degli umori che, abbondanti, colavano dalla ragazza. Sempre facendo leva solo sulla propria prestanza fisica, Francesco sfilo il proprio cazzo dalla fica di Alessandra, posandolo sullo sfintere della ragazza. - Lo senti com'è duro, se lo vuoi è tutto tuo, come mi hai chiesto. - - Sì, sfondami anche il culo, sono la tua vacca! - - Senti come ce lo ho duro, mi basta lasciarti scendere perché ti entri. - - Sì, lo sento,com'è duro e grosso, mi piace! - - Ma quanto sei troia, senti come ti si apre il culo, ma quanti cazzi hai preso fino ad oggi. - - Tanti, ti ho detto che sono una gran troia, che mi piace il cazzo, ma non farmi soffrire così lo voglio tutto dentro. - - Ti accontento troia che non sei altro! - Detto questo Francesco lasciò affondare per intero la sua verga dentro l'intestino della ragazza, che comincio a gemere oscenamente. - Ah, mi sento piena, che bello. - Lei si muoveva e si contorceva, impaziente di essere scopata anche nel cui, mentre lui, immobile, nel frattempo lui la mordeva sul collo. - Ti prego scopami, ti prego. - Urlo implorando e gemendo la ragazza. - Va bene, adesso t'inculo come una cagna in calore! - Detto questo la posizionò sul divano cominciando a scoparla con energia. Lei e il divano vibravano ad ogni affondo. - Sì, mi piace che tu mi tratti così. - - Senti come godi, ma allora ti piace proprio nel culo! - - Sì sono già venuta due volte, continua così, ti voglio tutto dentro, ma ti prego non venire, voglio tutta la tua calda sborra in bocca. - - Certo, ti riempio la bocca di sborra, ma tu la devi ingoiare tutta. - - Ah che bello ti sento pulsare, fermati ti voglio sentire pulsare dentro di me. - Rimasero immobili, poi Francesco si sfilò e, afferrando Alessandra per i capelli incominciò a scoparsela in bocca. - Sto venendo, sborro-- - Furono le sue ultime parole, prima di cominciare ad urlare di piacere. Alessandra ingoiò tutto, succhiando ben bene il glande fino a suggere fino all'ultima goccia di quel nettare. - Quanto sei vacca, ti piace proprio essere scopata. - La ragazza sorrise maliziosamente a quelle parole. Ebbero appena il tempo di darsi una rapida risistemata per poi dirigersi entrambi a casa di Patrizia, che li accolse calorosamente. - Francesco sono contento che tu ti trova bene con Alessandra, così, d'ora in poi, potrò sempre affidarti a mani sicure. - Alessandra sorrise compiaciuta. - Patrizia per quanto riguarda Francesco puoi chiedermi di farlo venire a casa mia, quando vuoi, le vere amiche servono anche per questo, no? - - Non ti preoccupare Patrizia, so che con Alessandra sarò sempre in mani affidabili ed esperte. - Nel cuore della notte i fari di una macchina illuminarono i cancelli del centro di ricerche avanzate sulla materia. Un guardiano salutò il conducente con particolare deferenza. Quindi l'auto si parcheggiò nella zona numerata del parcheggio riservato agli addetti ai lavori. Il posto occupato non era uno generico,ma proprio quello del professor Pagani e fu proprio la sua inconfondibile silhouette a scendere dalla vettura per entrare all'interno degli uffici deserti. La luce s'accese alla sua finestra, per spegnersi circa dieci minuti più tardi. La sua sagoma appariva e spariva in successione lungo le finestre del lungo corridoio che portava ai laboratori e, in particolare, al prototipo di Kronos. Anselmo era solo nella stanza del prototipo fissava l'orologio, segnandosi su un foglio l'ora che questi segnava. Attese con impazienza che qualcosa accadesse, fissando il portale della macchina, quindi un altro lui apparve sorridente facendogli l'occhiolino e esibendo il pollice sollevato in segno d'approvazione. A quel punto lo scienziato si posizionò all'interno del portale per scomparire un attimo dopo. Due notti più tardi la sua macchina riapparve alla medesima ora e le scene che accaddero furono praticamente uguali. Anche il 29 notte la macchina dello scienziato entrò nella notte nel parcheggio, ma questa volta dal bagagliaio uscì un secondo Anselmo ed entrambi quando si diressero nel laboratorio non rimasero ad attendere che qualche altro Anselmo apparisse. Uno dopo l'altro entrarono nel portale di Kronos e scomparvero, entrambi col la medesima espressione radiosa e felice stampata sulla faccia.

 

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