Piove!
Cerco di ripararmi a quella pioggia che cade su di me , ma non posso
muovermi, non ho ripari..
Bella come la vita, perversa come il sogno più spinto, mia assolutamente
mia.
Mia umile devota schiava.
Credevo di averla modellata come volevo, come ogni uomo desidera sia la sua
amante.
La guardavo e lei sapeva cosa volevo, non dovevo parlare, era la mia cagna
in calore.
L'avevo penetrata in tutti i modi, bottiglie, mano, cetrioli incredibilmente
lunghi e grandi, lei mi guardava gli occhi chiari, languidi chiedevano
ancora di più, sembrava cercasse di scoprire il punto in cui la pelle si
sarebbe lacerata non riuscendo più a contenere quello che le introducevo nel
corpo.
In un certo senso l'amavo, non l'amavo come una fidanzata o una giovane
moglie, l'amavo come l'oggetto di sfogo dei mie sogni.
Non le avevo risparmiato nulla, una volta era legata alla sedia della
cucina, il busto infilato tra le stecche della spalliera, le gambe legate
alle gambe della sedia, non poteva muoversi, il sesso aperto, bagnato, l'
avevo chiavata con forza ogni colpo era stato duro, profondo, la sedia aveva
scricchiolato minacciando di rompersi, la sentivo godere, dimenarsi in preda
ai susseguenti orgasmi, le avevo sborrato in figa, sentivo lo sperma uscire
dal cazzo e lavarle la figa, mentre lei mugolava come una cagna, e questo mi
fece venire un idea, andai in giardino e lo presi, rientrai in casa con lui
aveva captato la mia eccitazione, mugolava, latrava, sentiva odore di
femmina in calore mi trascinò quasi verso di lei, lei girò la testa e per la
prima volta nella sua vita disse di no.
Il muso di Teufel si avvicinò alle sue cosce, la sborra colava lungo le sue
gambe, e lui la leccò, urlasti no, ma ero troppo eccitato per smettere, la
lunga lingua del terranova salì lungo le cosce e si avvicinò al tuo sesso.
Lo leccò, una due tre volte mentre ti agitavi urlando no, ma sei una troia
nata e eccitò anche te, il contatto della lunga lingua rugosa, il modo
bestiale che aveva di leccarti alla fine ti fece cede e venisti, il cazzo
del cane era fuoruscito completamente, poteva quasi competere con il mio
voleva fotterti, latrava, abbaiava nervoso sentendo la tua disponibilità, ma
non glielo concessi. La tua ficca era solo ed esclusivamente mia, feci
fatica a riportarlo fuori, ma non volevo che ti montasse, tu sei la mia
cagna.
Te lo dissi guardandoti negli occhi, io sono il tuo padrone, tu sei la mia
cagna, la mia bestia da monta, nei tuoi occhi resi acquosi da delle lacrime
un lampo feroce, ero troppo sicuro di me per rendermi conto di quello che mi
promettevi.
Due ore fa hai suonato alla porta sei entrata nella mia tana, ti sono venuto
in contro, ti ho baciato, palpato prepotentemente il culo fino a farti male,
ti sei stretta al mio corpo e mi hai leccato la faccia, segno della tua
sottomissione siamo saliti al piano di sopra, conosci la strada sei entrata
in camera da letto e ti sei spogliata, sul tuo corpo ancora i lividi delle
frustate che ti avevo dato, anche sul seno hai dei segni violacei, i segni
che ti ho lasciato quando ti ho munto come una vacca.
Mi spogli, mi fai stendere sul letto e ti siedi su di me come ti ho imparto
a fare, mi massaggi
usando il tuo corpo mi fai girare sulla schiena dolcemente, come una schiava
deve fare, e riprendi a massaggiarmi mi aggrappo con le mani alla lettiera
di ferro che ho usato tante volte per legarti, improvvisi due scatti e sono
bloccato con delle manette ad essa.
Bastardo mi sibili nell'orecchio non lo avresti dovuto mai fare, ti ho
permesso tutto, ma farmi leccare la fica da Teufel non dovevi farlo.
Adesso voglio vendetta.
Non è da sola la troia penso, non avrebbe potuto ammanettarmi così
velocemente le mani, c'è qualcuno nella camera insieme a lei anche se non
parla sento il suo respiro, la sua presenza.
Vieni Herman, dice, fatti leccare il cazzo davanti a questo stronzo
maledetto fagli vedere cosa ha un vero uomo in mezzo le gambe.
Si devo ammettere che è dotato, molto più dotato di me, lei deve quasi
smascellarsi per poterlo prendere in bocca, lo succhia come faceva con il
mio cazzo, ci sputa sopra per lubrificarlo mentre gli fa una sega, guarda
pezzo di merda, mi dice guarda come è bello!
Guardalo bastardo guardalo bene perché tra poco lo sentirai.
Troia non puoi farlo le urlo, ma il suo non è più un sorriso da schiava è un
sorriso da carnefice.
Mi bloccano la bocca con del nastro adesivo, sono costretto a tenerla
aperta, ma non posso urlare come farei volentieri per allertare i vicini.
I bastardi mi hanno preso una gamba e poi l'altra e le hanno legate alla
lettiera.
Merda, penso, se mi libero vi uccido, credo di averlo detto ma chiaramente
non si è capito un cazzo.
Una sensazione fredda tra le natiche, poi due mani, quelle della troia mi
allargano le natiche cerco di divincolarmi, ma il cornuto si siede sopra le
natiche, è bello pesante quel porco, mi accarezzano il cazzo e le palle con
qualcosa, non so cosa sia, ma realizzo presto, è ortica!
Bastardi dopo le prime carezze me hanno strofinata con forza sopra, fa un
male boia, di sicuro questa è un idea di quel bastardo.
Un dolore, forte, lancinante, sento qualcosa di duro, freddo salire nell'
intestino, mi hanno infilato la frusta, che normalmente usavo con lei, nel
culo, la sento salire gelata, la sento come mi ci frugano le budella mentre
m'incula come un forsennato, mugolo e mi dibatto, il cazzo di lui mi appare
di fianco la faccia, è grande! Si è messo un preservativo nero e lo sta
ungendo, lei lascia il manico della frusta nel mio culo e va ad aiutarlo,
cerco di spingere fuori dal culo la frusta e dopo alcuni tentativi ci
riesco, lei è li di fianco al letto e continua a masturbarlo, vedendo la
frusta che è uscita dal mio culo mi dice: hai fatto male a spingerla fuori,
ti avrebbe allargato il buco del culo, bastardo, adesso sentirai meglio
questo bel cazzo.
Perché adesso io lo guiderò nel tuo culo.
L'uomo non ha detto una parola, adesso è risalito sul letto lei mi si è
messa a calcioni sulla schiena, santo che con una mano mi divarica il culo
mentre con l'altra guida il cazzo di quel maledetto stronzo nel mio culo,
cerco di stringerlo per non farlo entrare ma lei mi da un cazzotto alle
reni, il dolore mi obbliga a allentare la stretta e lui m'incula, sale
brutalmente dentro di me, m'incula con botte feroci come facevo io con lei,
vorrei urlare, piango dalla rabbia di non poter fare nulla, la sento
muoversi, strisciare la fica sulla schiena, la sento che viene, troia
maledetta ti ucciderò!
Non so quanto duri ma sicuramente troppo, alla fine viene, sento come si
contrae il suo corpo, il culo mi fa male un male maledetto, la sento ridere
divertita poi lo estrae di colpo ed è come se mi dessero una coltellata, una
fitta lancinante, non credevo facesse così male, il preservativo cade a
pochi centimetri dal mio viso, lentamente la sborra di lui ne cola fuori,
ritraggo il viso schifato, ed è proprio in quel momento che inizia a
piovere, una pioggia dorata, calda cade sul mio viso, la maledetta figlia di
puttana mi sta pisciando addosso.
Uno scatto metallico e la manetta di destra si apre, il braccio cade sul
letto, sono stanchissimo come se fossi stato io a fotterli, rabbioso come
una bestia, lei mi prende per i capelli e solleva il mio viso.
Bastardo non cercarmi mai più, che ti serva da lezione, stai attento che non
mi succeda qualcosa di male, tu non sai chi è lui ma lui ti conosce, se mi
succedesse qualcosa non vorrei essere nei tuoi panni.
La chiave della manetta cade, con un leggero tonfo di fianco il mio viso, li
sento che escono dalla stanza, sento il tonfo violento del portoncino d'
ingresso, è finita. |