La mia predisposizione per le arti figurative ha radici antiche.
Ero ancora una bambina quando realizzai le mie prime opere con
i pastelli che mi aveva regalato mio padre. Erano lavori di fantasia
per lo più riguardanti il tramonto del sole o piccole barche colanti
a picco nel mare. Mi chiamo Clotilde e appartengo ad una agiata
famiglia di Milano. I miei genitori, devo dire, appoggiarono molto
le mie tendenze artistiche, anche se non si rendevano conto che
queste presupponevano una cultura interiore capace di mettere a
nudo le inclinazioni della propria coscienza. Mio padre, per esempio,
insisteva che riprendessi trionfi di frutta e ortaggi da lui faticosamente
preparati, ma io detestavo le "nature morte", al punto di piangere alla
sua ostinazione. Con l'aiuto di mia madre, ottenni di passare dieci
giorni di vacanza da una zia che abitava in campagna, al cospetto di
una natura esaltante nella sua rigogliosa bellezza.
Mia zia possedeva dei cavalli, e furono quelli ad attirare principalmente
il mio estro. Lavorai per dieci giorni di seguito con un fervore che non
mi conoscevo prima. Forse avevo trovato la naturale inclinazione del mio
spirito. Macchè! Quei dieci giorni non furono che l'inizio di un pessimo
rapporto tra me e mio padre e forse una svolta nella mia vita fino ad allora
cosi ricca di spunti creativi! I miei vollero vedere la produzione artistica
di
quella vacanza. Non l'avessi mai fatto! Il primo foglio del mio album,
rappresentava
uno scorcio di campagna con alcuni cavalli che pascolavano sul fondo.
L'opera ebbe l'approvazione incondizionata di entrambi. La mia matita aveva
ripreso con un realismo eccezionale, il membro di un cavallo in piena
erezione.
Uno spettacolo sconvolgente che solo chi ha avuto la fortuna di assistervi
può
apprezzare la selvaggia bellezza! Dal secondo foglio, l'album non riportava
altro che
cazzi di stalloni ingrifati, presi da ogni angolazione e da diverse
prospettive.
Inoltre c'erano disegni che riproducevano gli aspetti più sensazionali della
monta
equina. Ne ero rimasta letteralmente affascinata! Mio padre però non fu
dello stesso avviso.
Per un pò temetti che gli venisse un colpo apoplettico, ma infine prese a
sbraitare
contro di me e contro mia madre che aveva preso le mie difese, o meglio le
difese della mia
opera artistica. In effetti la mamma si dimostrò un energica sostenitrice
dell'arte ispirata
alla natura. Fu lei che in seguito mi fece proseguire agli studi ignorando
completamente
le proteste sempre più deboli di mio padre, che seguitava a sostenere che
ero una zoccola
anzichè un'artista.
Oggi che sono cresciuta, so che è il sesso a ispirare la mia indole
artistica.
Seguito a dipingere cazzi, fiche, culi, e tette e tutto ciò che abbia a che
vedere con queste
parti anatomiche, con una passione che non ha l'eguale.
Ci sono pittori che continuano a dipingere imperterriti, e per tutta la
vita, biciclette, barche,
ombrelloni sulla sabbia, e io invece dipingo cazzi.Che ci volete fare?
E lo dico senza nessuna malizia: questa mania riguarda solamente il lato
artistico creativo
del mio cervello. Per il resto sono una donna normale con un normale
appetito sessuale.
Ad un certo punto, la mia più grande aspirazione divenne quella di riuscire
a frequentare
la scuola di nudo del celebre prefessore Saltarini. La cosa non era facile,
perche il Maestro
notoriamente accettava allievi solo dopo un rigoroso esame e quando aveva la
convinzione
che si trattava di un elemento con ineccepibili doti artistiche.
Figuratevi quindi la mia gioia quando il sommo, dopo aver visionato le mie
opere migliori,
mp accettò nel suo studio.
Il primo giorno di lezione, c'era con me anche un altro studente, Remo, un
vero fenomeno
del pennello e della matita. Dopo averci dato le ultime istruzioni, il
professor Saltarini ci
lasciò soli con una modella di colore con un ficone nero che più nero non si
può!
Un pezzo di fica statuario che nemmeno nei musei avevo mai visto l'uguale!
Anche Remo era visibilmente emozionato. La sola a mantenere un contegno tran
quillo
anche se vagamente ironico, era la modella che pareva godesse del nostro
imbarazzo.
"Dite un pò bambini" disse la troia ad un tratto
"non avete mai visto una fica nera?"
"Senti bella - risposi stizzita - " ho visto più cazzi io
di quanti ne hai beccati tu in tutta la tua vita".
Melissa, cosi si chiamava l'africana, scppiò a ridere e prese a
titillarsi i capezzoli:" E allora perche non venite qui a dipingere i miei
caporelli? Siete bravi anche con le lingue?"
Si trattava di una autentica provocazione, ma Remo ed io non ci lasciammo
intimorire. Dopo esserci scambiati uno sguardo d'intesa, ci lanciammo contro
la puttana equatoriale che ci accolse a zinne dritte,
Cominciò cosi uno dei più famosi incontri d'arte fra modella e artisti.
Remo,però, se ne fregava del tutto di succhiare i maxi capezzoli della
negra.
Era un ragazzo semplice e istintivo che vedeva solo nell'incontro tra fica e
cazzo
il massimo dell'erotismo e del piacere, cosi glielo sbattee dentro in quella
splendida
foresta nera, dove trovò le tracce del passaggio di alcune carovane di
cazzi.
Il mio collega prese a martellarle l'antro vaginale con violenti colpi che
provocarono
traboccamenti di umori che avevano l'odore di sottobosco.
Mentre ferveva la galoppata, mi sistemai in modo di poter leccare sia il
cazzo
stantuffante di Remo, sia la fica pulsante della modella.
Rimasi addirittura inebriata dagli effluvi graveolenti che provenivano da
quel potente
fregamento. Inoltre lo spettacolo che si era presentato sotto ai miei occhi
era veramente
un inno alla natura, al selvaggio movimento del possesso!
Mentre leccavo la clitoride di Melissa, cercavo di tenere a mente ogni più
piccolo particolare,
per immortalare il tutto su una tela che avrebbe rappresentato il mio
capolavoro.
Più tardi fu la negra a restituirmi la visita e lo fece per farmi assaporare
la sua lingua rasposa
che mi provocava brividi di intenso eccitamento. Nel frattempo Remo
seguitava a scoparla.
Sembrava non volesse più uscire dal bosco. Cosi m'ingegnai a leccare tutta
la pelle di Melissa,
con particolare riguardo al pauroso spacco situato tra le sue chiappe nere.
Finalmente le cose cambiarono....Remo abbandonò la fica fradicia di Melissa
e mi aiutò
a sistemarmi su di lui, nella posizione del 69....Succhiai il suo cazzo e
lui la mia fica,
mentre la negra mi infilava la sua raspa nel buco del culo.
Cacciai un gemito di piacere.Quell'incontro mi sarebbe stato utilissimo per
proseguire la mia
attività artistica. Avevo conosciuto particolari sessuali importantissimi
Dopo queste prime schermaglie d'amore ci eravamo letteralmente galvanizzati.
Remo mi impalò sulla sua asta di ciccia scuotendomi come un albero di olive
mature.
In quel momento Melissa prese d'assalto il mio corpo. Cominciò a leccarmi
dal clitoride
alla radice dei capelli, dalla nuca al buco del culo... e poi le cosce
accoglienti, il ventre palpitante,
le tette vogliose.Quella della negra era una lingua pesante, che si faceva
sentire...
Dava la stessa sensazione di cinque dita con le unghie appuntite che ti
raspano delicatamente
la schiena. Una esperienza folle, inimmaginabile. Mi chiedevo come sarebbe
stato possibile
rendere adeguatamente quelle supreme sensazioni con una matita e un foglio
da disegno.
Mentre l'uomo continuava a slargarmi la fica col suo mazzuolo, Melissa
aspirava con la sua bocca
capace, una buona porzione di tette. Sembrava che volesse asportarmele ed
io, pur cominciando a provare
una sottile sofferenza erotica, accettavo quel succhiaggio poderoso,
cercando di fare entrare
nelle sue fauci, l'intero globo della mammella. Fu in quel momento che Remo,
con un urlo da fiera
selvaggia, rovesciò sul mio corpo una valanga di sperma che Melissa e io
stessa cercammo
di non perdere con le nostre lingue.
Poco dopo il professor Saltarini rientrò nello studio e ci trovò tutti ai
nostri posti.
Appena in tempo! George |