Porno
Hentai Orge Guardoni Gay Trans Lesbiche Mamme Mature Pompini Sadomaso Amatoriali  
Racconti porno
La signora Lucia
Insonnia
Sesso sul lago
Mia moglie
L'ultima volta
Notte di sesso
Il risveglio
Radura erotica
Della rosa il gambo
Nel pianerottolo
L'appuntamento
Il sussurro
Il tormento
La scelta di Anna
Il suonatore Jones
Allo specchio
I petali dell'orchidea
Seduzione erotica
Le reazioni di Anna
Voglia di porno
Sborrata dentro
Sesso in bicicletta
Le due amiche vogliose
Conosciuta in chat
Giulia
Desiderio di sesso
La padrona
La prostituta
Flax
Il pasto della fiera
La decisione di Isabella
Srrisi all'obiettivo
Strascico da un compleanno sexy
Il nodo
La segretaria
Dormi bene
Appuntamento in chat
L'orso
La mia prima volta
La pioggia
Follia erotica
Affare fatto
Rapporto sessuale multiplo
La porno pittrice
Per un'ora d'amore
Lunga è la notte
Ilaria la vogliosa
Marta e l'amore
Dai fallo
Sono uno schiavo
Storia gay
La riunione
Sverginata
L'accidia
Sesso tropicale
Perversa
Aspettativa sessuale
La migliore amica della mia ragazza
Chi non scopa a Capodanno...
Notte a sorpresa...
Scanner
Profumo di sesso
La rosa di Creta
Odori sessuali
Sesso in Hotel
Il muro
Fellatio
Inno al pompino
Porno cena
La collezione
Erotica
Sesso al mare
Il supplente di matematica
Porno inquilini
Storia porno
Sesso incestuoso
Sesso e amore
Il clistere
Giancarlo
Doppio ruolo
Porno erotismo
Desiderio sessuale
L'amico di papà
Il piacere orgiastico
Emulazione sessuale
Vacanze e sesso
Deflorazione
Racconto sadomaso
La rivista porno
Poesia erotica
Una serata di sesso hard
Piccola follia

La riunione

Riunione. Anche stasera... che palle! Anzi no! Ci sarà anche lui...
Arrivo puntuale e non c'è nessuno! Come al solito! Prendo le chiavi e apro, entro, accendo le luci e mi siedo in una stanza; poco dopo arrivano anche gli altri, tutti e 3, tutti tranne lui... mai conosciuto uno che arriva sempre così in ritardo. È insopportabile!!! Guardo gli altri.
- Io mangerei qualcosina...
Manco a dirlo! Vado di là e torno con una focaccia, porto anche dei resti dell'uovo di Pasqua, ormai sono solo briciole... ma possiamo sempre metterle dentro la focaccia, così sarà più gustosa!! Oltre 20 minuti di ritardo; siamo di poco oltre la media... ma ha fatto anche di peggio!!! - Guarda queste due... ma voi state sempre a mangiare!! Poi lamentatevi che ingrassate...
Si sente che è arrivato. Stronzo!! - Stavamo aspettando te!! - lo guardo male... - hai visto che ore sono? - Beh, mentre voi finite di ingozzarvi io esco a fumarmi una sigaretta! - esce, seguìto a ruota dagli altri 2.
Restiamo io e lei da sole, chiacchieriamo del più e del meno, mangiucchiamo la focaccia farcita (da noi) di cioccolata, mi chiede se tra me e lui continua ancora...
- Ogni tanto. - Lei è l'unica che lo sa, e sa solo in parte.
Rientrano. Era ora! Comincia la riunione: ordine del giorno, avvisi e notizie varie, per fortuna intervallate anche da battute e risate, ogni tanto.
Eccolo che ricomincia! Ancora che mi prende in giro, ogni scusa è buona.
Faccio finta d'ignorarlo, lo so che vuole solo provocarmi, farmi reagire, si diverte quando mi arrabbio. Mi giro e gli faccio una linguaccia.
Dopo un po' riprende... basta, cazzo, non lo sopporto più! Mi alzo e vado da lui, faccio finta di picchiarlo, mi prende i polsi e cerca d'allontanarmi; nel farlo appoggia il suo braccio sul mio seno. Non so se sia un caso o se lo stia facendo apposta. M'incrocia le braccia e mi gira. Alla fine mi ritrovo seduta sulla sua gamba... riesco a liberare una mano e gli mollo un pizzicotto sulla coscia.
- Ahi, smettila, mi fai male!.
Adesso va meglio! Mollo la presa, faccio per alzarmi e tornare al mio posto, ma lui mi blocca ancora. "Vabbè", penso, "passerò il resto della riunione seduta qua".
I discorsi seri riprendono; lui parla, ogni tanto intervengo per dire che non sono d'accordo con lui (come sempre!).
Mi sollevo un secondo dalla sua gamba, mi allungo verso il centro del tavolo per prendere ancora qualche briciola di cioccolata. Torno a sedermi e ... oh, cazzo! Sulla gamba c'è la sua mano, con il palmo rivolto verso l'alto, le dita tra le mie gambe. Le muove leggermente, lentamente, inizia ad accarezzarmi il clitoride attraverso la stoffa dei jeans, mentre la riunione continua e gli altri non sanno nulla...
Mi sento avvampare, abbasso la testa, faccio in modo che una cortina di capelli mi separi dagli altri e celi in qualche modo il mio viso in fiamme. Lentamente riprendo controllo di me stessa, riesco ad assaporare e gustare i suoi movimenti su di me, restando abbastanza impassibile con il viso (spero!); ogni tanto mi sollevo per prendere del cioccolato ...
e per facilitargli in compito, naturalmente! Mi eccita la situazione, cerco comunque di mantenere di controllo: sarebbe alquanto imbarazzante se mi scappasse qualche gemito! Solo che lui è un bastardo e aumenta il ritmo, sfrega più forte le dita e muove anche leggermente la gamba ...
merda! Se vengo se n'accorgeranno tutti! Cerco di trattenermi, stringo le gambe alla sua, sulla quale sono seduta, e lui finalmente sfila la mano da sotto di me.
Per un pelo... nessuno si è accorto di nulla e la riunione è quasi finita, ci dobbiamo solo mettere d'accordo su quando trovarci la prossima volta.
Gli altri escono e portano via i resti del nostro banchetto; io mi alzo, mi giro verso di lui... è ancora seduto, io sono tra le sue gambe aperte, incastrata tra lui e il tavolo. Faccio per prendergli i polsi, invece le nostre dita s'incrociano, lo fulmino con lo sguardo.
- Tu sei pazzo!! - Sei venuta? - mi guarda, malizioso.
- No, ma credo di essere diventata di tutti i colori!!! - sibilo. Gli altri sono nella stanza di fronte, se guardano verso di noi possono vedermi di spalle, attraverso la porta aperta.
- Perché? - mi guarda, sembra perplesso.
- Come, perché?, se si accorgevano di qualcosa...!!!???" - sussurro, un po' scandalizzata, un po' eccitata.
E poi, all'improvviso, le sue mani non sono più intrecciate alle mie, ma sono entrate, spudorate, sotto la mia maglia, sono appoggiate ai miei seni nudi, li racchiudono quasi completamente, li stringono dolcemente, li carezzano con il palmo, con le dita, ...
- Sei senza reggiseno, l'hai fatto per me, ... sai che mi piace! Mi guardo indietro sconvolta. Un attimo prima gli altri erano dietro di noi, per fortuna ora sono usciti. Io non me n'ero accorta perché ero di spalle. Torno a girarmi verso di lui, lo guardo, gli sorrido, mi abbasso un po' e gli do un bacio, labbra con labbra, dolcezza e tenerezza, brivido lungo la schiena, calore sul mio seno ancora coperto dalle sue mani. Mi sta accarezzando lentamente. Alza la maglia e dà una sbirciata, prima di darmi un piccolo bacio su un capezzolo.
- Mi piacciono le tue tette - sorride.
Giuro che non me l'aspettavo! Non sono abituata ai complimenti, soprattutto non da lui, quello che mi prende sempre in giro, quello che dice che sono senza tette!!! Credo di essere arrossita. Lo ringrazio con un altro piccolo bacio sulle labbra. Si alza in piedi, ha ancora le mani sotto la mia maglia. Mi sollevo in punta di piedi per baciarlo ancora, ma lui tira indietro la testa. Ci resto male.
- Ehi, se tornano dentro e ci vedono limonare? Non posso fare a meno di rispondere sarcastica: - Già, perché se entrano e vedono che mi tocchi le tette cambia molto, vero? Alla fine ci stacchiamo, usciamo con gli altri, lui si fuma una sigaretta; dentro abbiamo lasciato le giacche, le agende, le luci accese e la porta aperta.
Per noi due la serata di riunione non è ancora terminata, anzi, deve ancora iniziare! Torniamo dentro, appena gli altri se ne sono andati.
Chissà perché ogni volta provo un lieve imbarazzo, non so mai cosa dirti, penso che la situazione è assurda, so che dovrei prendere le mie cose e andarmene a casa. Non lo faccio mai, però. Penso che si vede, si vede davvero, si vede troppo! Penso che quando io finivo l'asilo tu già uscivi con le ragazze, forse avevi già scopato. Non avrò forse mai il coraggio di chiedertelo.
Non funzionerà mai, lo so. Non solo per i 10 anni di differenza, per tante cose, troppe: per la vita, la nostra vita, le nostre vite così lontane, così diverse, forse inconciliabili. Solo una cosa in comune, senza quella non ci saremmo conosciuti; o forse sì, hai abitato un paio d'anni di fronte a casa mia, ma non sarebbe bastato a farci diventare "amici". Che parola strana, riferita a noi due. Non credo di considerarti un amico, non riesco. Non bacio i miei amici sulla bocca, ma con loro esco la sera, mi confido a volte... con te no! "Amante"? Neanche questo va bene, non c'è amore tra me e te, affetto e stima sì, amore non credo. E poi non abbiamo mai fatto l'amore io e te.
Sei seduto e mi guardi. Chissà se anche tu sei un po' imbarazzato. A me sembri leggermente sfacciato, quando mi guardi un po' malizioso e mi dici: "Oggi è stata una giornataccia, sono proprio stanco... me lo fai un massaggino?". Sapevo che me l'avresti chiesto, comincia sempre così, è un rito ormai. Incroci le braccia sopra il tavolo e ci appoggi sopra la testa, rilassato, chiudi gli occhi e aspetti di sentire le mie mani su di te.
Sorrido... sembri quasi un bambino indifeso, così semisdraiato sul tavolo; non ho mai pensato che un giorno avrei potuto anche provare tenerezza nei tuoi confronti. Ti appoggio le mani sulle spalle, vicino al collo, inizio a muovere i pollici lentamente, in maniera circolare, facendo una leggera pressione anche con il palmo e le altre dita. Parto dal centro, vicino alla spina dorsale e procedo verso l'esterno, fino alle spalle. Riesco a sentire i tuoi muscoli anche da sopra i vestiti, sento che provi piacere, che ti stai rilassando... è come se il tuo corpo mi parlasse attraverso le mie mani, che a loro volta rispondono.
Ti sposto un po' indietro il colletto della camicia e ti massaggio il collo, la nuca, inizio dalla prima vertebra e lentamente scendo, soffermandomi con cura a scioglierti la tensione e la stanchezza da ogni singola vertebra, fino alla cintura dei pantaloni. Risalgo, e torno ad occuparmi del tuo collo. Sento un brivido che ti scende lungo la schiena: ho le mani fredde, a chiunque altro darebbe fastidio, a te invece piace. Torno a massaggiarti la schiena, premendo leggermente, senza esagerare.
- Hai sempre le manine d'oro, un tocco magico...
Adesso il brivido serpentino attraversa la mia schiena. Non ti rispondo, ma sorrido tra me e me, continuo a massaggiarti dappertutto. Avrei voglia di toglierti i vestiti per poterti toccare direttamente sulla pelle, per sfiorarti solo con i polpastrelli, per accarezzarti con le unghie, per procurarti piacere non più solo con le mani ma anche con la bocca, il naso, la fronte, la lingua, le labbra. Ho voglia di baciare e leccare ogni cm quadrato della tua schiena.
- Diventi sempre più brava.
Il tuo sussurro mi strappa ai miei pensieri.
- Grazie...
Con un sospiro ti tiri su e ti appoggi allo schienale della sedia, sistemi la testa in modo che sia morbidamente abbandonata tra i miei seni. Sento lieve il tuo profumo e mi accorgo del formicolio tra le mie gambe. Decido d'ignorarlo e continuo il massaggio: dalla nuca passo alle spalle, scendo lungo le braccia, risalgo attraverso il tuo petto e torno al collo. Ti sento gemere di piacere e allora continuo. Ti accarezzo leggermente dietro le orecchie, ti massaggio le tempie per qualche minuto, ti sfioro le guance, il naso, il mento, la bocca... mi catturi un dito tra le labbra e lo succhi leggermente.
Il formicolio tra le cosce diventa troppo intenso perché possa ignorarlo ancora. Faccio il giro della sedia e mi siedo a cavalcioni sopra di te.
Ti bacio piano sul collo e il profumo della tua pelle è come se esplodesse nel mio cervello facendolo impazzire, rendendolo incapace di pensare a qualsiasi altra cosa che non sia tu... è come un afrodisiaco potentissimo al quale non posso sottrarmi. Continuo a baciarti in maniera più decisa, appassionata, e sento che mugoli di piacere. Ti bacio la gola, il collo e tu sposti la testa a destra, a sinistra, in alto per darmi più spazio, per godere di più. Vorrei succhiarti il collo, lasciare il segno del mio passaggio, quasi a segnare una proprietà ma non posso, so che non vuoi, non sei una mia proprietà, allora ti succhio leggermente il lobo di un orecchio, mentre con le mani ti accarezzo i capelli sulla nuca. Smetto un attimo, ti osservo: sei lì, fermo, con gli occhi chiusi, la testa leggermente piegata all'indietro, le labbra appena socchiuse, in piena estasi.
Mi accorgo dell'arsura della mia bocca e del bisogno quasi doloroso che tu la plachi; deglutisco a fatica e mi appoggio piano con le labbra alle tue, ti sfioro appena e tu rispondi in modo altrettanto lieve, ti bacio le labbra con più decisione e tu ti animi all'improvviso, lasciandomi inebetita per una frazione di secondo. La tua lingua s'insinua nella mia bocca, cerca la mia lingua, l'incontra, si accarezzano, si spingono, si torcono, si avvolgono,... Il tuo bacio mi lascia senza fiato.
Ci guardiamo negli occhi, senza dirci nulla. Poi il tuo sguardo scende.
Mi accorgo che i miei capezzoli induriti premono contro il cotone della maglia aderente. È un richiamo al quale non puoi non rispondere. Mi tiri su la maglietta, sotto non ho nulla. Mi guardi, so che le mie tette ti piacciono, non sono tanto grandi ma stanno su da sole, e so che questo ti stupisce e ti fa impazzire ogni volta. Me le prendi a piene mani, così le racchiudi tutte, ma non stringi. Chiudo gli occhi, mi appoggio con la schiena al bordo del tavolo. Cerco di assaporare le sensazioni che provo. Quando le tue labbra mi sfiorano l'incavo tra i seni, mi sfugge un gemito di piacere, le emozioni e le sensazioni si accavallano, si sormontano, si attorcigliano in un vortice ed io non le distinguo più. Sento da lontano che ora mi stai succhiando un capezzolo, lo accarezzi con la punta della lingua, mi stai facendo perdere il controllo, ansimo e tu ti stacchi.
Tenendomi stretta ti alzi dalla sedia e mi appoggi con i piedi per terra, premendo contro di me mi spingi deciso verso il muro. Adoro quando fai così, quando prendi tu il controllo della situazione, sento che mi vuoi, che mi desideri. Una sensazione di forte calore sordo parte dal mio bassoventre e si espande al resto del corpo, è sempre preludio d'intenso piacere. Mi fai appoggiare al muro, il seno ancora scoperto, spegni la luce e mi vieni vicino, adesso mi sovrasti, non ti arrivo nemmeno alla spalla. Ti abbassi e cerco la tua bocca con la mia, ansimo, gemo, mi baci ancora, mentre con una mano mi apri i pantaloni. La sento scivolare dentro, il tuo dito appoggiarsi al mio clitoride e iniziare a muoversi piano... mi chiedi se ho voglia e ti dico di sì. Lasci il mio clitoride e scendi, con le dita mi apri, delicatamente.
- Fammi sentire quanta voglia hai...mmmmm...tantissima... sei tutta bagnata...
La tua voce roca mi eccita ancora di più, le tue dita mi torturano dolcemente, accarezzandomi ma senza entrare dentro di me. I pensieri, ai quali non riesco a dare voce, vanno tutti nella stessa direzione 'ti prego fai l'amore con me, ti prego fai l'amore con me, ti prego fai l'amore con me, ...' So che se te lo chiedessi lo faresti, hai voglia anche tu, ma non posso chiedertelo.
Le tue dita si muovono, su e giù, destra e sinistra, in circolo... Ogni volta cambi ritmo ed io non capisco niente, poi finalmente scivolano dentro di me, ti muovi prima piano, poi sempre + velocemente mentre con il palmo mi sfreghi il clitoride.
I miei pensieri cambiano forma: 'ti prego prendimi, sbattimi sul tavolo e scopami, fammi godere, fammi sentire viva, fammi sentire donna, ti voglio...'. Mi prende una frenesia indicibile, cerco ancora la tua bocca, voglio venire mentre mi baci, e intanto mi stringi un seno con una mano e con due dita dell'altra mi scopi. Non sento più nulla, non penso più nulla, voglio solo venire, ... non lo sento arrivare, di solito si sente, me ne rendo conto, lo aspetto, cerco di trattenerlo un po'... e invece stavolta è un lampo abbagliante, un'esplosione improvvisa, un urlo inaspettato nel silenzio della notte. Mi aggrappo a te per non cadere, le gambe molli non mi sorreggono, il respiro è un ansimo irregolare, le tue dita che mi hanno fatto godere tanto sono ancora dentro di me, ferme.
- Allora, sono stato più bravo del tuo ragazzo? La mia risposta è un grugnito incomprensibile, che non significa nulla, ma tu la interpreti come un no e sbuffi: - Non mi dai mai questa soddisfazione...
Per un attimo la mia mente vola da lui, dal mio ragazzo, gli voglio bene, ma vuole sempre fare l'amore in modo violento. Gli ho spiegato tante volte che ho bisogno anche di altro, di dolcezza, di normalità, almeno ogni tanto, ma lui non vuole e ogni volta, finito di scopare, mi sento vuota, solo un corpo usato, sono presa da una tristezza indicibile, da una voglia di urlare, di piangere, di scappare, di morire...
Presa dai miei pensieri non mi accorgo che le tue dita dentro di me hanno ripreso a muoversi lentamente, piano piano, quasi non volessero disturbare i miei pensieri tristi. Con l'altra mano mi stai accarezzando la testa, dolcemente, mi sfiori la fronte con le labbra, come se volessi spazzare via il mio ragazzo, quello che mi fa, che mi costringe a fare e subire.
Ti sorrido, anche se è buio, ti stringo...
- Sono qua con te, adesso. Non puoi essere più soddisfatto di così! Sono eccitata di nuovo, ho voglia ancora, mi sto bagnando, con le tue dita in me, sento che sei eccitato anche tu, sei duro dentro i pantaloni. Mi sussurri: - Facciamo l'amore, ho voglia di fare l'amore con te... - ed io, spaventata, ti dico di no: - No, non possiamo, lo sai che io ... tu... noi... non possiamo! - Lascia perdere lo stupido del tuo ragazzo, non capisce un tubo! - Ma tu ... - non mi lasci nemmeno finire la frase, mi baci come solo tu sai fare e mi fai sentire pazzescamente bene.
Mi viene in mente il verso di una canzone: 'e finalmente faremo l'amore, solo una volta o per tutta la vita...' e chissenefrega di tutto il resto, lo voglio, ti voglio... magari domani mi sentirò una troia, ma stasera mi sento donna e sono stanca di reprimere sempre quello che provo.
Rispondo al tuo bacio con passione, mi stringo a te, ti accarezzo attraverso i pantaloni; tu togli le dita intrise da dentro di me e me le metti in bocca, le succhio avidamente, assetata. Sento il mio odore di donna e mi eccito ancora di più.
- Sei una porca! - nel buio intuisco che sorridi.
Tolgo le tue dita dalla bocca e sorrido anch'io: - Sono in buona compagnia! Mentre ridiamo mi sollevi per i glutei e mi metti sopra la tavola, alzo un po' il bacino così mi abbassi jeans e slip fino ad imprigionarmi le caviglie, che penzolano dal tavolo. Con le mani mi allarghi le ginocchia e affondi la faccia tra le mie gambe... solo una leccata, dal basso verso l'alto, improvvisa, lunga, lenta, profonda, che mi divide, mi lacera, che fa partire scariche elettriche d'intenso piacere: le sento diramarsi in ogni parte del mio corpo e non capisco più nulla.
Istintivamente inarco la schiena nel tentativo di prolungare il piacere e il tonfo quando ricado sul tavolo stupisce anche me... e urlo, urlo forte, urlo di piacere inaspettato e mai provato, urlo di liberazione, urlo di voglia...
Ti abbassi pantaloni e mutande anche tu, sento i movimenti e il fruscio dei vestiti, ti avvicini e mi appoggi la punta tra le cosce.
M'irrigidisco. Con il mio ragazzo provo spesso dolore, lui si diverte a penetrarmi con forza, all'improvviso, talvolta con oggetti dalla forma strana ed irregolare, che a volte mi feriscono. Tu lo sai e non entri, mi appoggi una mano aperta sulla pancia, mi sussurri cose carine, e intanto strusci la punta su di me lentamente. Mi rilasso a poco a poco, mi concentro sulle sensazioni che provo: sono piacevoli, molto piacevoli, sento che sono tutta bagnata, gocciolante, mi prende il bisogno di essere riempita, inizio a muovermi lentamente, assecondando i tuoi movimenti, gemendo piano. Tu capisci e inizi a spingere, con dolcezza; sono talmente bagnata che puoi scivolare senza fatica, ma tu entri un centimetro alla volta, facendomi godere nell'attesa. Sei così delicato, non me l'aspettavo da te, sembra quasi che tu abbia paura di farmi male, come se per me fosse la prima volta in assoluto, non la prima con te.
- Ti sto facendo male? - la tua voce mi coglie di sorpresa, è così dolce...
- Mai stata meglio... sei fantastico.
Adesso sei tutto dentro di me, mi riempi, vai su e giù talmente lentamente, uscendo quasi tutto e poi rientrando così piano che non ce la faccio più. Ti incito a muoverti di più e tu mi prendi per i fianchi e aumenti il ritmo, ma non in maniera frenetica e forsennata. Cazzo, sto così bene che vorrei non finisse mai, mi sento così desiderata, rispettata, completa, altro che troia. Non mi stai scopando, stiamo facendo l'amore... è diverso.
Sto per venire e te lo dico, ma tu non acceleri il ritmo, continui come prima. Stavolta ho tutto il tempo di sentirlo arrivare, di aspettarlo, di trattenerlo qualche secondo, in una specie di limbo, di punto di non ritorno, in cui so che non posso fare a meno di non venire e godo anche nell'attesa dell'inevitabile... gemo, fremo, ansimo, e infine urlo, mentre una sensazione nuova, d'estremo benessere, di appagamento completo si estende lentamente ad ogni fibra del mio corpo.
Resto là, immobile, distesa sopra la tavola, con le gambe penzoloni, seminuda, sudata, bagnata, cercando di riprendere il controllo del mio respiro e di me stessa. Sei uscito da me e mi sento vuota, forse lo sai come ci si sente "dopo", a volte, perché appoggi il tuo petto al mio, la faccia sopra la mia, mi riempi di piccoli baci finché arrivi alla bocca, che si schiude e ti lascia entrare, in un bacio lungo, dolce, sensuale, che mi fa sentire meno sola e meno vuota. Mi rivesti...
- Scusa, non sono molto bravo a rivestire... sono più bravo a spogliare! Rido, sei sempre il solito scemo! Hai appena fatto l'amore con me e non so cos'hai provato, perché l'hai fatto. Non so quasi nulla di te e di quello che ti passa per la testa.
Scendo dal tavolo, ti urto per sbaglio, mentre ti stai rivestendo, e mi accorgo che ce l'hai ancora duro.
- Ma tu...
M'interrompi, mi dici che stasera era la mia sera, che ti sei impegnato perché volevi far godere me. Hai usato proprio la parola "impegnato"...
- Beh, dovrò pur ripagarti in qualche modo... - sorrido maliziosa, te lo accarezzo piano.
- Lo vuoi? Eh? Lo vuoi, vero? E allora prendilo, è tutto tuo! Mi appoggi le mani sulle spalle e mi spingi giù, in ginocchio davanti a te che ti sei appoggiato al tavolo.
So che ti piace quando te lo prendo in bocca, vorresti godere subito, ma stasera ti voglio torturare un po'.
Comincio a baciarti la pancia, scendo un po' alla volta, ma poi cambio direzione, ti bacio la pelle tenera e sensibile dell'inguine, sfiorandotelo con la guancia, come se facessi per caso, mentre come le mani ti accarezzo le gambe. Cerchi di afferrarle, vuoi che te lo prenda in mano, ma mi divincolo e per punirti ti do un pizzicotto sul tuo bel culetto.
M'implori: - Ti prego... succhialo, non farmi venire così...
Allora lo prendo con una mano, delicatamente, e comincio a leccarlo, lenta, sensuale, dalla base fino alla punta, finché lo lascio scivolare dentro la mia bocca, fino in fondo. Lentamente faccio scorrere le mie labbra avanti e indietro, fin quasi a farlo uscire, accarezzandolo anche con la lingua, indugiando ogni volta, con cura, in quella parte sotto la punta, proprio quella che ti provoca un piacere più intenso. Posso assaporare il mio odore misto al tuo... stanno bene insieme.
Ti sento fremere dentro la mia bocca, mentre con le mani mi accarezzi teneramente la testa, i capelli.
Mi avverti che stai per venire, ma io continuo. Mi prendi la testa e la tiri verso di te, impedendomi di muoverla... ora sei tutto nella mia bocca, sento 2, 3, 4 getti caldi che mi riempiono, ma non deglutisco subito, aspetto qualche secondo. Poi ti lecco ancora, ti pulisco bene, ti do tanti piccoli bacini dappertutto. Non hai mai smesso di accarezzarmi la testa, anche se è buio, so che stai sorridendo beato...finché mi tiri su quasi di peso.
Ti sistemi, ci abbracciamo in silenzio, al buio, tu appoggiato al tavolo e io appoggiata a te, con la testa sul tuo petto e la tua sopra la mia.
Posso sentire il tuo cuore battere forte forte, chissà se sei emozionato o sono solo i postumi dell'orgasmo. Vorrei sapere cosa pensi di me, di noi, cosa provi in questo momento, ma non ho il coraggio di chiedertelo...
- Stasera è stato bellissimo.
La tua voce, un bisbiglio, l'hai detto o me lo sono sognato, immaginato? Alzo la testa di scatto: - Davvero? - incredula, come se mi avessi letto nel pensiero.
- Sì - solo sì, niente spiegazioni complicate, altisonanti, solo un semplice e sincero sì... in fondo stasera i nostri corpi hanno comunicato abbastanza! Appoggio di nuovo la testa su di te: - Grazie - non so che altro dirti, ma so che capirai lo stesso.
Adesso arriva il momento più difficile, quello in cui bisogna accendere la luce e guardarci negli occhi... So che la luce scaccerà l'intimità, farà scendere di nuovo quel velo d'imbarazzo, so che ci saluteremo come se nulla fosse successo e torneremo alla nostra vita di sempre.
Appena l'accendi mi fiondo tra le tue braccia e nascondo la faccia sul tuo petto, mi stringi un po', poi mi dici che è tardissimo e dobbiamo andare, mi baci la fronte, ci guardiamo negli occhi e mi sorridi...
- Non devi sentirti in colpa - non so se lo dici per me o per te; se io non mi sento in colpa, vuol dire che tu non hai colpa.
Ti offri di accompagnarmi a casa in macchina, ma rifiuto. Abito vicino, e qualche passo a piedi mi aiuterà a riflettere.
Arrivo a casa e mi accorgo che non ho riflettuto un tubo, ho solo pensato, ricordato, cercando d'imprimere nella mia mente ogni momento di questo serata per non dimenticarlo mai. Probabilmente ho fatto il tragitto con un sorriso ebete stampato in faccia, per fortuna è quasi l'una di notte e in giro non c'è nessuno.
Compio meccanicamente i soliti gesti: mi tolgo le scarpe e la giacca, spengo il telefono, vado al bagno, mi metto il pigiama, dovrei lavarmi i denti ma non lo faccio, voglio addormentarmi con il tuo sapore in bocca...
So che, dal momento in cui entrerò sotto le coperte e quello in cui mi addormenterò, passeranno meno di 2 minuti e penso che dovrei dedicarli a sentirmi in colpa, ma l'unica colpa che provo è quella di non riuscire a sentirmi in colpa, mentre so che dovrei esserlo.
Esco dal bagno, entro in camera piano, cercando di non svegliare i miei genitori che dormono nella stanza vicina, né mia sorella che dorme nel letto accanto al mio. I 2 minuti a mia disposizione li dedico a te, a torturarmi pensando a quello che starai facendo in questo stesso istante.
T'immagino mentre parcheggi fuori di casa tua, disinserisci l'allarme, entri cercando di non far rumore, rimetti l'allarme, poi non so. Non conosco la casa, presumo tu vada al bagno, ti metta il pigiama, ti tolga le scarpe, ti assicuri di aver chiuso bene la porta... sicuramente non in quest'ordine! So che anche tu farai molto piano, di certo entrerai in quella stanza piena di giochi a controllare che tutto sia a posto, a vedere se le coperte del lettino devono essere rimboccate, poi t'infilerai sotto le coperte, stando attento a non fare rumore... tua moglie odia essere svegliata a metà della notte.

 

Accesso download