Riunione. Anche stasera... che palle! Anzi no! Ci sarà anche lui...
Arrivo puntuale e non c'è nessuno! Come al solito! Prendo le chiavi e
apro, entro, accendo le luci e mi siedo in una stanza; poco dopo
arrivano anche gli altri, tutti e 3, tutti tranne lui... mai conosciuto
uno che arriva sempre così in ritardo. È insopportabile!!!
Guardo gli altri.
- Io mangerei qualcosina...
Manco a dirlo! Vado di là e torno con una focaccia, porto anche dei
resti dell'uovo di Pasqua, ormai sono solo briciole... ma possiamo
sempre metterle dentro la focaccia, così sarà più gustosa!!
Oltre 20 minuti di ritardo; siamo di poco oltre la media... ma ha fatto
anche di peggio!!!
- Guarda queste due... ma voi state sempre a mangiare!! Poi lamentatevi
che ingrassate...
Si sente che è arrivato. Stronzo!!
- Stavamo aspettando te!! - lo guardo male... - hai visto che ore sono?
- Beh, mentre voi finite di ingozzarvi io esco a fumarmi una sigaretta!
- esce, seguìto a ruota dagli altri 2.
Restiamo io e lei da sole, chiacchieriamo del più e del meno,
mangiucchiamo la focaccia farcita (da noi) di cioccolata, mi chiede se
tra me e lui continua ancora...
- Ogni tanto. - Lei è l'unica che lo sa, e sa solo in parte.
Rientrano. Era ora!
Comincia la riunione: ordine del giorno, avvisi e notizie varie, per
fortuna intervallate anche da battute e risate, ogni tanto.
Eccolo che ricomincia! Ancora che mi prende in giro, ogni scusa è buona.
Faccio finta d'ignorarlo, lo so che vuole solo provocarmi, farmi
reagire, si diverte quando mi arrabbio. Mi giro e gli faccio una
linguaccia.
Dopo un po' riprende... basta, cazzo, non lo sopporto più! Mi alzo e
vado da lui, faccio finta di picchiarlo, mi prende i polsi e cerca
d'allontanarmi; nel farlo appoggia il suo braccio sul mio seno. Non so
se sia un caso o se lo stia facendo apposta. M'incrocia le braccia e mi
gira. Alla fine mi ritrovo seduta sulla sua gamba... riesco a liberare
una mano e gli mollo un pizzicotto sulla coscia.
- Ahi, smettila, mi fai male!.
Adesso va meglio! Mollo la presa, faccio per alzarmi e tornare al mio
posto, ma lui mi blocca ancora. "Vabbè", penso, "passerò il resto della
riunione seduta qua".
I discorsi seri riprendono; lui parla, ogni tanto intervengo per dire
che non sono d'accordo con lui (come sempre!).
Mi sollevo un secondo dalla sua gamba, mi allungo verso il centro del
tavolo per prendere ancora qualche briciola di cioccolata. Torno a
sedermi e ... oh, cazzo! Sulla gamba c'è la sua mano, con il palmo
rivolto verso l'alto, le dita tra le mie gambe. Le muove leggermente,
lentamente, inizia ad accarezzarmi il clitoride attraverso la stoffa dei
jeans, mentre la riunione continua e gli altri non sanno nulla...
Mi sento avvampare, abbasso la testa, faccio in modo che una cortina di
capelli mi separi dagli altri e celi in qualche modo il mio viso in
fiamme. Lentamente riprendo controllo di me stessa, riesco ad assaporare
e gustare i suoi movimenti su di me, restando abbastanza impassibile con
il viso (spero!); ogni tanto mi sollevo per prendere del cioccolato ...
e per facilitargli in compito, naturalmente! Mi eccita la situazione,
cerco comunque di mantenere di controllo: sarebbe alquanto imbarazzante
se mi scappasse qualche gemito! Solo che lui è un bastardo e aumenta il
ritmo, sfrega più forte le dita e muove anche leggermente la gamba ...
merda! Se vengo se n'accorgeranno tutti! Cerco di trattenermi, stringo
le gambe alla sua, sulla quale sono seduta, e lui finalmente sfila la
mano da sotto di me.
Per un pelo... nessuno si è accorto di nulla e la riunione è quasi
finita, ci dobbiamo solo mettere d'accordo su quando trovarci la
prossima volta.
Gli altri escono e portano via i resti del nostro banchetto; io mi alzo,
mi giro verso di lui... è ancora seduto, io sono tra le sue gambe
aperte, incastrata tra lui e il tavolo. Faccio per prendergli i polsi,
invece le nostre dita s'incrociano, lo fulmino con lo sguardo.
- Tu sei pazzo!!
- Sei venuta? - mi guarda, malizioso.
- No, ma credo di essere diventata di tutti i colori!!! - sibilo. Gli
altri sono nella stanza di fronte, se guardano verso di noi possono
vedermi di spalle, attraverso la porta aperta.
- Perché? - mi guarda, sembra perplesso.
- Come, perché?, se si accorgevano di qualcosa...!!!???" - sussurro, un
po' scandalizzata, un po' eccitata.
E poi, all'improvviso, le sue mani non sono più intrecciate alle mie, ma
sono entrate, spudorate, sotto la mia maglia, sono appoggiate ai miei
seni nudi, li racchiudono quasi completamente, li stringono dolcemente,
li carezzano con il palmo, con le dita, ...
- Sei senza reggiseno, l'hai fatto per me, ... sai che mi piace!
Mi guardo indietro sconvolta. Un attimo prima gli altri erano dietro di
noi, per fortuna ora sono usciti. Io non me n'ero accorta perché ero di
spalle. Torno a girarmi verso di lui, lo guardo, gli sorrido, mi abbasso
un po' e gli do un bacio, labbra con labbra, dolcezza e tenerezza,
brivido lungo la schiena, calore sul mio seno ancora coperto dalle sue
mani. Mi sta accarezzando lentamente. Alza la maglia e dà una sbirciata,
prima di darmi un piccolo bacio su un capezzolo.
- Mi piacciono le tue tette - sorride.
Giuro che non me l'aspettavo! Non sono abituata ai complimenti,
soprattutto non da lui, quello che mi prende sempre in giro, quello che
dice che sono senza tette!!! Credo di essere arrossita. Lo ringrazio con
un altro piccolo bacio sulle labbra. Si alza in piedi, ha ancora le mani
sotto la mia maglia. Mi sollevo in punta di piedi per baciarlo ancora,
ma lui tira indietro la testa. Ci resto male.
- Ehi, se tornano dentro e ci vedono limonare?
Non posso fare a meno di rispondere sarcastica:
- Già, perché se entrano e vedono che mi tocchi le tette cambia molto,
vero?
Alla fine ci stacchiamo, usciamo con gli altri, lui si fuma una
sigaretta; dentro abbiamo lasciato le giacche, le agende, le luci accese
e la porta aperta.
Per noi due la serata di riunione non è ancora terminata, anzi, deve
ancora iniziare!
Torniamo dentro, appena gli altri se ne sono andati.
Chissà perché ogni volta provo un lieve imbarazzo, non so mai cosa
dirti, penso che la situazione è assurda, so che dovrei prendere le mie
cose e andarmene a casa. Non lo faccio mai, però. Penso che si vede, si
vede davvero, si vede troppo! Penso che quando io finivo l'asilo tu già
uscivi con le ragazze, forse avevi già scopato. Non avrò forse mai il
coraggio di chiedertelo.
Non funzionerà mai, lo so. Non solo per i 10 anni di differenza, per
tante cose, troppe: per la vita, la nostra vita, le nostre vite così
lontane, così diverse, forse inconciliabili. Solo una cosa in comune,
senza quella non ci saremmo conosciuti; o forse sì, hai abitato un paio
d'anni di fronte a casa mia, ma non sarebbe bastato a farci diventare
"amici". Che parola strana, riferita a noi due. Non credo di
considerarti un amico, non riesco. Non bacio i miei amici sulla bocca,
ma con loro esco la sera, mi confido a volte... con te no!
"Amante"? Neanche questo va bene, non c'è amore tra me e te, affetto e
stima sì, amore non credo. E poi non abbiamo mai fatto l'amore io e te.
Sei seduto e mi guardi. Chissà se anche tu sei un po' imbarazzato. A me
sembri leggermente sfacciato, quando mi guardi un po' malizioso e mi
dici: "Oggi è stata una giornataccia, sono proprio stanco... me lo fai
un massaggino?". Sapevo che me l'avresti chiesto, comincia sempre così,
è un rito ormai. Incroci le braccia sopra il tavolo e ci appoggi sopra
la testa, rilassato, chiudi gli occhi e aspetti di sentire le mie mani
su di te.
Sorrido... sembri quasi un bambino indifeso, così semisdraiato sul
tavolo; non ho mai pensato che un giorno avrei potuto anche provare
tenerezza nei tuoi confronti. Ti appoggio le mani sulle spalle, vicino
al collo, inizio a muovere i pollici lentamente, in maniera circolare,
facendo una leggera pressione anche con il palmo e le altre dita. Parto
dal centro, vicino alla spina dorsale e procedo verso l'esterno, fino
alle spalle. Riesco a sentire i tuoi muscoli anche da sopra i vestiti,
sento che provi piacere, che ti stai rilassando... è come se il tuo
corpo mi parlasse attraverso le mie mani, che a loro volta rispondono.
Ti sposto un po' indietro il colletto della camicia e ti massaggio il
collo, la nuca, inizio dalla prima vertebra e lentamente scendo,
soffermandomi con cura a scioglierti la tensione e la stanchezza da ogni
singola vertebra, fino alla cintura dei pantaloni. Risalgo, e torno ad
occuparmi del tuo collo. Sento un brivido che ti scende lungo la
schiena: ho le mani fredde, a chiunque altro darebbe fastidio, a te
invece piace. Torno a massaggiarti la schiena, premendo leggermente,
senza esagerare.
- Hai sempre le manine d'oro, un tocco magico...
Adesso il brivido serpentino attraversa la mia schiena. Non ti rispondo,
ma sorrido tra me e me, continuo a massaggiarti dappertutto. Avrei
voglia di toglierti i vestiti per poterti toccare direttamente sulla
pelle, per sfiorarti solo con i polpastrelli, per accarezzarti con le
unghie, per procurarti piacere non più solo con le mani ma anche con la
bocca, il naso, la fronte, la lingua, le labbra. Ho voglia di baciare e
leccare ogni cm quadrato della tua schiena.
- Diventi sempre più brava.
Il tuo sussurro mi strappa ai miei pensieri.
- Grazie...
Con un sospiro ti tiri su e ti appoggi allo schienale della sedia,
sistemi la testa in modo che sia morbidamente abbandonata tra i miei
seni. Sento lieve il tuo profumo e mi accorgo del formicolio tra le mie
gambe. Decido d'ignorarlo e continuo il massaggio: dalla nuca passo alle
spalle, scendo lungo le braccia, risalgo attraverso il tuo petto e torno
al collo. Ti sento gemere di piacere e allora continuo. Ti accarezzo
leggermente dietro le orecchie, ti massaggio le tempie per qualche
minuto, ti sfioro le guance, il naso, il mento, la bocca... mi catturi
un dito tra le labbra e lo succhi leggermente.
Il formicolio tra le cosce diventa troppo intenso perché possa ignorarlo
ancora. Faccio il giro della sedia e mi siedo a cavalcioni sopra di te.
Ti bacio piano sul collo e il profumo della tua pelle è come se
esplodesse nel mio cervello facendolo impazzire, rendendolo incapace di
pensare a qualsiasi altra cosa che non sia tu... è come un afrodisiaco
potentissimo al quale non posso sottrarmi. Continuo a baciarti in
maniera più decisa, appassionata, e sento che mugoli di piacere. Ti
bacio la gola, il collo e tu sposti la testa a destra, a sinistra, in
alto per darmi più spazio, per godere di più. Vorrei succhiarti il
collo, lasciare il segno del mio passaggio, quasi a segnare una
proprietà ma non posso, so che non vuoi, non sei una mia proprietà,
allora ti succhio leggermente il lobo di un orecchio, mentre con le mani
ti accarezzo i capelli sulla nuca. Smetto un attimo, ti osservo: sei lì,
fermo, con gli occhi chiusi, la testa leggermente piegata all'indietro,
le labbra appena socchiuse, in piena estasi.
Mi accorgo dell'arsura della mia bocca e del bisogno quasi doloroso che
tu la plachi; deglutisco a fatica e mi appoggio piano con le labbra alle
tue, ti sfioro appena e tu rispondi in modo altrettanto lieve, ti bacio
le labbra con più decisione e tu ti animi all'improvviso, lasciandomi
inebetita per una frazione di secondo. La tua lingua s'insinua nella mia
bocca, cerca la mia lingua, l'incontra, si accarezzano, si spingono, si
torcono, si avvolgono,... Il tuo bacio mi lascia senza fiato.
Ci guardiamo negli occhi, senza dirci nulla. Poi il tuo sguardo scende.
Mi accorgo che i miei capezzoli induriti premono contro il cotone della
maglia aderente. È un richiamo al quale non puoi non rispondere. Mi tiri
su la maglietta, sotto non ho nulla. Mi guardi, so che le mie tette ti
piacciono, non sono tanto grandi ma stanno su da sole, e so che questo
ti stupisce e ti fa impazzire ogni volta. Me le prendi a piene mani,
così le racchiudi tutte, ma non stringi. Chiudo gli occhi, mi appoggio
con la schiena al bordo del tavolo. Cerco di assaporare le sensazioni
che provo. Quando le tue labbra mi sfiorano l'incavo tra i seni, mi
sfugge un gemito di piacere, le emozioni e le sensazioni si accavallano,
si sormontano, si attorcigliano in un vortice ed io non le distinguo
più. Sento da lontano che ora mi stai succhiando un capezzolo, lo
accarezzi con la punta della lingua, mi stai facendo perdere il
controllo, ansimo e tu ti stacchi.
Tenendomi stretta ti alzi dalla sedia e mi appoggi con i piedi per
terra, premendo contro di me mi spingi deciso verso il muro. Adoro
quando fai così, quando prendi tu il controllo della situazione, sento
che mi vuoi, che mi desideri. Una sensazione di forte calore sordo parte
dal mio bassoventre e si espande al resto del corpo, è sempre preludio
d'intenso piacere. Mi fai appoggiare al muro, il seno ancora scoperto,
spegni la luce e mi vieni vicino, adesso mi sovrasti, non ti arrivo
nemmeno alla spalla. Ti abbassi e cerco la tua bocca con la mia, ansimo,
gemo, mi baci ancora, mentre con una mano mi apri i pantaloni. La sento
scivolare dentro, il tuo dito appoggiarsi al mio clitoride e iniziare a
muoversi piano... mi chiedi se ho voglia e ti dico di sì. Lasci il mio
clitoride e scendi, con le dita mi apri, delicatamente.
- Fammi sentire quanta voglia hai...mmmmm...tantissima... sei tutta
bagnata...
La tua voce roca mi eccita ancora di più, le tue dita mi torturano
dolcemente, accarezzandomi ma senza entrare dentro di me. I pensieri, ai
quali non riesco a dare voce, vanno tutti nella stessa direzione 'ti
prego fai l'amore con me, ti prego fai l'amore con me, ti prego fai
l'amore con me, ...' So che se te lo chiedessi lo faresti, hai voglia
anche tu, ma non posso chiedertelo.
Le tue dita si muovono, su e giù, destra e sinistra, in circolo... Ogni
volta cambi ritmo ed io non capisco niente, poi finalmente scivolano
dentro di me, ti muovi prima piano, poi sempre + velocemente mentre con
il palmo mi sfreghi il clitoride.
I miei pensieri cambiano forma: 'ti prego prendimi, sbattimi sul tavolo
e scopami, fammi godere, fammi sentire viva, fammi sentire donna, ti
voglio...'. Mi prende una frenesia indicibile, cerco ancora la tua
bocca, voglio venire mentre mi baci, e intanto mi stringi un seno con
una mano e con due dita dell'altra mi scopi. Non sento più nulla, non
penso più nulla, voglio solo venire, ... non lo sento arrivare, di
solito si sente, me ne rendo conto, lo aspetto, cerco di trattenerlo un
po'... e invece stavolta è un lampo abbagliante, un'esplosione
improvvisa, un urlo inaspettato nel silenzio della notte. Mi aggrappo a
te per non cadere, le gambe molli non mi sorreggono, il respiro è un
ansimo irregolare, le tue dita che mi hanno fatto godere tanto sono
ancora dentro di me, ferme.
- Allora, sono stato più bravo del tuo ragazzo?
La mia risposta è un grugnito incomprensibile, che non significa nulla,
ma tu la interpreti come un no e sbuffi:
- Non mi dai mai questa soddisfazione...
Per un attimo la mia mente vola da lui, dal mio ragazzo, gli voglio
bene, ma vuole sempre fare l'amore in modo violento. Gli ho spiegato
tante volte che ho bisogno anche di altro, di dolcezza, di normalità,
almeno ogni tanto, ma lui non vuole e ogni volta, finito di scopare, mi
sento vuota, solo un corpo usato, sono presa da una tristezza
indicibile, da una voglia di urlare, di piangere, di scappare, di
morire...
Presa dai miei pensieri non mi accorgo che le tue dita dentro di me
hanno ripreso a muoversi lentamente, piano piano, quasi non volessero
disturbare i miei pensieri tristi. Con l'altra mano mi stai accarezzando
la testa, dolcemente, mi sfiori la fronte con le labbra, come se volessi
spazzare via il mio ragazzo, quello che mi fa, che mi costringe a fare e
subire.
Ti sorrido, anche se è buio, ti stringo...
- Sono qua con te, adesso. Non puoi essere più soddisfatto di così!
Sono eccitata di nuovo, ho voglia ancora, mi sto bagnando, con le tue
dita in me, sento che sei eccitato anche tu, sei duro dentro i
pantaloni. Mi sussurri:
- Facciamo l'amore, ho voglia di fare l'amore con te... - ed io,
spaventata, ti dico di no:
- No, non possiamo, lo sai che io ... tu... noi... non possiamo!
- Lascia perdere lo stupido del tuo ragazzo, non capisce un tubo!
- Ma tu ... - non mi lasci nemmeno finire la frase, mi baci come solo tu
sai fare e mi fai sentire pazzescamente bene.
Mi viene in mente il verso di una canzone: 'e finalmente faremo l'amore,
solo una volta o per tutta la vita...' e chissenefrega di tutto il
resto, lo voglio, ti voglio... magari domani mi sentirò una troia, ma
stasera mi sento donna e sono stanca di reprimere sempre quello che
provo.
Rispondo al tuo bacio con passione, mi stringo a te, ti accarezzo
attraverso i pantaloni; tu togli le dita intrise da dentro di me e me le
metti in bocca, le succhio avidamente, assetata. Sento il mio odore di
donna e mi eccito ancora di più.
- Sei una porca! - nel buio intuisco che sorridi.
Tolgo le tue dita dalla bocca e sorrido anch'io:
- Sono in buona compagnia!
Mentre ridiamo mi sollevi per i glutei e mi metti sopra la tavola, alzo
un po' il bacino così mi abbassi jeans e slip fino ad imprigionarmi le
caviglie, che penzolano dal tavolo. Con le mani mi allarghi le ginocchia
e affondi la faccia tra le mie gambe... solo una leccata, dal basso
verso l'alto, improvvisa, lunga, lenta, profonda, che mi divide, mi
lacera, che fa partire scariche elettriche d'intenso piacere: le sento
diramarsi in ogni parte del mio corpo e non capisco più nulla.
Istintivamente inarco la schiena nel tentativo di prolungare il piacere
e il tonfo quando ricado sul tavolo stupisce anche me... e urlo, urlo
forte, urlo di piacere inaspettato e mai provato, urlo di liberazione,
urlo di voglia...
Ti abbassi pantaloni e mutande anche tu, sento i movimenti e il fruscio
dei vestiti, ti avvicini e mi appoggi la punta tra le cosce.
M'irrigidisco. Con il mio ragazzo provo spesso dolore, lui si diverte a
penetrarmi con forza, all'improvviso, talvolta con oggetti dalla forma
strana ed irregolare, che a volte mi feriscono. Tu lo sai e non entri,
mi appoggi una mano aperta sulla pancia, mi sussurri cose carine, e
intanto strusci la punta su di me lentamente. Mi rilasso a poco a poco,
mi concentro sulle sensazioni che provo: sono piacevoli, molto
piacevoli, sento che sono tutta bagnata, gocciolante, mi prende il
bisogno di essere riempita, inizio a muovermi lentamente, assecondando i
tuoi movimenti, gemendo piano. Tu capisci e inizi a spingere, con
dolcezza; sono talmente bagnata che puoi scivolare senza fatica, ma tu
entri un centimetro alla volta, facendomi godere nell'attesa. Sei così
delicato, non me l'aspettavo da te, sembra quasi che tu abbia paura di
farmi male, come se per me fosse la prima volta in assoluto, non la
prima con te.
- Ti sto facendo male? - la tua voce mi coglie di sorpresa, è così
dolce...
- Mai stata meglio... sei fantastico.
Adesso sei tutto dentro di me, mi riempi, vai su e giù talmente
lentamente, uscendo quasi tutto e poi rientrando così piano che non ce
la faccio più. Ti incito a muoverti di più e tu mi prendi per i fianchi
e aumenti il ritmo, ma non in maniera frenetica e forsennata. Cazzo, sto
così bene che vorrei non finisse mai, mi sento così desiderata,
rispettata, completa, altro che troia. Non mi stai scopando, stiamo
facendo l'amore... è diverso.
Sto per venire e te lo dico, ma tu non acceleri il ritmo, continui come
prima. Stavolta ho tutto il tempo di sentirlo arrivare, di aspettarlo,
di trattenerlo qualche secondo, in una specie di limbo, di punto di non
ritorno, in cui so che non posso fare a meno di non venire e godo anche
nell'attesa dell'inevitabile... gemo, fremo, ansimo, e infine urlo,
mentre una sensazione nuova, d'estremo benessere, di appagamento
completo si estende lentamente ad ogni fibra del mio corpo.
Resto là, immobile, distesa sopra la tavola, con le gambe penzoloni,
seminuda, sudata, bagnata, cercando di riprendere il controllo del mio
respiro e di me stessa. Sei uscito da me e mi sento vuota, forse lo sai
come ci si sente "dopo", a volte, perché appoggi il tuo petto al mio, la
faccia sopra la mia, mi riempi di piccoli baci finché arrivi alla bocca,
che si schiude e ti lascia entrare, in un bacio lungo, dolce, sensuale,
che mi fa sentire meno sola e meno vuota. Mi rivesti...
- Scusa, non sono molto bravo a rivestire... sono più bravo a spogliare!
Rido, sei sempre il solito scemo! Hai appena fatto l'amore con me e non
so cos'hai provato, perché l'hai fatto. Non so quasi nulla di te e di
quello che ti passa per la testa.
Scendo dal tavolo, ti urto per sbaglio, mentre ti stai rivestendo, e mi
accorgo che ce l'hai ancora duro.
- Ma tu...
M'interrompi, mi dici che stasera era la mia sera, che ti sei impegnato
perché volevi far godere me. Hai usato proprio la parola "impegnato"...
- Beh, dovrò pur ripagarti in qualche modo... - sorrido maliziosa, te lo
accarezzo piano.
- Lo vuoi? Eh? Lo vuoi, vero? E allora prendilo, è tutto tuo!
Mi appoggi le mani sulle spalle e mi spingi giù, in ginocchio davanti a
te che ti sei appoggiato al tavolo.
So che ti piace quando te lo prendo in bocca, vorresti godere subito, ma
stasera ti voglio torturare un po'.
Comincio a baciarti la pancia, scendo un po' alla volta, ma poi cambio
direzione, ti bacio la pelle tenera e sensibile dell'inguine,
sfiorandotelo con la guancia, come se facessi per caso, mentre come le
mani ti accarezzo le gambe. Cerchi di afferrarle, vuoi che te lo prenda
in mano, ma mi divincolo e per punirti ti do un pizzicotto sul tuo bel
culetto.
M'implori:
- Ti prego... succhialo, non farmi venire così...
Allora lo prendo con una mano, delicatamente, e comincio a leccarlo,
lenta, sensuale, dalla base fino alla punta, finché lo lascio scivolare
dentro la mia bocca, fino in fondo. Lentamente faccio scorrere le mie
labbra avanti e indietro, fin quasi a farlo uscire, accarezzandolo anche
con la lingua, indugiando ogni volta, con cura, in quella parte sotto la
punta, proprio quella che ti provoca un piacere più intenso. Posso
assaporare il mio odore misto al tuo... stanno bene insieme.
Ti sento fremere dentro la mia bocca, mentre con le mani mi accarezzi
teneramente la testa, i capelli.
Mi avverti che stai per venire, ma io continuo. Mi prendi la testa e la
tiri verso di te, impedendomi di muoverla... ora sei tutto nella mia
bocca, sento 2, 3, 4 getti caldi che mi riempiono, ma non deglutisco
subito, aspetto qualche secondo. Poi ti lecco ancora, ti pulisco bene,
ti do tanti piccoli bacini dappertutto. Non hai mai smesso di
accarezzarmi la testa, anche se è buio, so che stai sorridendo
beato...finché mi tiri su quasi di peso.
Ti sistemi, ci abbracciamo in silenzio, al buio, tu appoggiato al tavolo
e io appoggiata a te, con la testa sul tuo petto e la tua sopra la mia.
Posso sentire il tuo cuore battere forte forte, chissà se sei emozionato
o sono solo i postumi dell'orgasmo. Vorrei sapere cosa pensi di me, di
noi, cosa provi in questo momento, ma non ho il coraggio di
chiedertelo...
- Stasera è stato bellissimo.
La tua voce, un bisbiglio, l'hai detto o me lo sono sognato, immaginato?
Alzo la testa di scatto:
- Davvero? - incredula, come se mi avessi letto nel pensiero.
- Sì - solo sì, niente spiegazioni complicate, altisonanti, solo un
semplice e sincero sì... in fondo stasera i nostri corpi hanno
comunicato abbastanza! Appoggio di nuovo la testa su di te:
- Grazie - non so che altro dirti, ma so che capirai lo stesso.
Adesso arriva il momento più difficile, quello in cui bisogna accendere
la luce e guardarci negli occhi... So che la luce scaccerà l'intimità,
farà scendere di nuovo quel velo d'imbarazzo, so che ci saluteremo come
se nulla fosse successo e torneremo alla nostra vita di sempre.
Appena l'accendi mi fiondo tra le tue braccia e nascondo la faccia sul
tuo petto, mi stringi un po', poi mi dici che è tardissimo e dobbiamo
andare, mi baci la fronte, ci guardiamo negli occhi e mi sorridi...
- Non devi sentirti in colpa - non so se lo dici per me o per te; se io
non mi sento in colpa, vuol dire che tu non hai colpa.
Ti offri di accompagnarmi a casa in macchina, ma rifiuto. Abito vicino,
e qualche passo a piedi mi aiuterà a riflettere.
Arrivo a casa e mi accorgo che non ho riflettuto un tubo, ho solo
pensato, ricordato, cercando d'imprimere nella mia mente ogni momento di
questo serata per non dimenticarlo mai. Probabilmente ho fatto il
tragitto con un sorriso ebete stampato in faccia, per fortuna è quasi
l'una di notte e in giro non c'è nessuno.
Compio meccanicamente i soliti gesti: mi tolgo le scarpe e la giacca,
spengo il telefono, vado al bagno, mi metto il pigiama, dovrei lavarmi i
denti ma non lo faccio, voglio addormentarmi con il tuo sapore in
bocca...
So che, dal momento in cui entrerò sotto le coperte e quello in cui mi
addormenterò, passeranno meno di 2 minuti e penso che dovrei dedicarli a
sentirmi in colpa, ma l'unica colpa che provo è quella di non riuscire a
sentirmi in colpa, mentre so che dovrei esserlo.
Esco dal bagno, entro in camera piano, cercando di non svegliare i miei
genitori che dormono nella stanza vicina, né mia sorella che dorme nel
letto accanto al mio. I 2 minuti a mia disposizione li dedico a te, a
torturarmi pensando a quello che starai facendo in questo stesso
istante.
T'immagino mentre parcheggi fuori di casa tua, disinserisci l'allarme,
entri cercando di non far rumore, rimetti l'allarme, poi non so. Non
conosco la casa, presumo tu vada al bagno, ti metta il pigiama, ti tolga
le scarpe, ti assicuri di aver chiuso bene la porta... sicuramente non
in quest'ordine!
So che anche tu farai molto piano, di certo entrerai in quella stanza
piena di giochi a controllare che tutto sia a posto, a vedere se le
coperte del lettino devono essere rimboccate, poi t'infilerai sotto le
coperte, stando attento a non fare rumore... tua moglie odia essere
svegliata a metà della notte. |