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La segretaria

Ero in ufficio e stavo leggendo gli ultimi curriculum arrivati per il posto di segretaria che da circa un mese cercavo per la mia attività. Avevo messo un annuncio su un quotidiano locale ed ero stato subissato di lettere. Tutte ragazze giovani, tra i venti e i venticinque anni, al primo impiego, che sfoggiano i più impensabili corsi fatti, con diplomi più o meno falsi, e attestazioni di merito che a parer mio lasciano il tempo che trovano. Una valeva l'altra, pensavo, per il lavoro di segretaria, e non avevo voglia certo di convocarle tutte; cercavo un contatto con il mio sesto senso che tra tutte quelle scartoffie mi dicesse: "prendi questa." Avevo in mano il curriculum di Alessandra: venticinquenne, ragioniera, attestato in stenodattilografia, esperta in computer, hobby birdwatching.
Ecco il lampo. "Se questa gli uccelli li guarda solamente, fa al caso mio.
niente fidanzati, niente clienti con la lingua di fuori, niente telefonate personali, niente cellulari, lavorerà e basta." Mi fidai del sesto senso e la chiamai. Una voce suadente, ma decisa.
Fissammo l'appuntamento per l'indomani alle sette di sera; l'ufficio a quell'ora è vuoto e possiamo parlare senza essere interrotti.
Si presenta una bella ragazza bionda, capello liscio e lungo, occhi chiari, corpo asciutto. Mi da la mano, morbida, ben curata. La faccio accomodare davanti alla mia scrivania e le offro un cioccolatino. Mi parla di lei, delle sue poche esperienze, dei corsi che ha fatto, mentre io la squadro, la osservo: gli occhi sono appena truccati, ha messo un rossetto che da luce ai suoi grandi occhi, i capelli biondi le poggiano sulle spalle e i due bottoni non allacciati della camicetta lasciano lavorare l'immaginazione.
Mi alzo dalla mia sedia e chiedo le sue motivazioni; vuole questo lavoro perché ha comprato la macchina, perché vuole imparare, vuole un lavoro che la soddisfi, vede in un ufficio come il mio il suo futuro. il mio occhio continua la sua opera e la camicetta è annodata in vita, cinque centimetri di pelle prima di arrivare ad una gonna nera che le copre la coscia appena sopra il ginocchio, uno spacchetto sulla sinistra, caviglie fini e un paio di scarpe con tacco a spillo.
Inizio a parlarle del lavoro, delle mie esigenze, degli orari, delle regole; mi guarda interessata, e mi sento osservato anch'io.
"Facciamo una prova di dettatura." le dico; le do carta e penna e mi rimetto a sedere alla scrivania.
"Ok" mi risponde Mentre detto si appoggia alla scrivania con i gomiti e mi lascia intravedere le zinne imprigionate in un reggiseno bianco; accelero un po' la dettatura e vedo che fa fatica a starmi dietro; si ferma; mi dice che è rimasta un po' indietro.
Le rispondo: "Signorina, lei deve venirmi davanti, non dietro!!" "Scusi, ma per chi mi ha presa?" "Magari l'avessi presa, signorina., muoio dalla voglia di prenderla"; senza niente altro proferire, allungo la mano e le accarezzo il viso, scendo lungo la camicetta e afferro una zinna; la accarezzo, seguo la rotondità, noto un capezzolo turgido. Mi blocca la mano e si alza dalla sua sedia. Io, di là dalla scrivania, mi aspetto una sfuriata, una scenata e una porta sbattente.
Con fare provocante, invece, cammina intorno alla scrivania e mi si piazza davanti; si inginocchia, facendomi allargare le gambe; con le mani mi accarezza e mi sbottona il pantalone; mi tira fuori l'uccello e inizia ad accarezzarlo con le sue dita. Lo prende con le due mani e comincia a leccare, dalla punta ai coglioni, una sensazione indescrivibile. Vedo la chioma bionda che si alza e si abbassa sul mio pube, sento la sua lingua come fossi in un vortice di un tornado. Le afferro la testa e la alzo; un rigolo di saliva le cola dal labbro mentre mi guarda. Le sbottono la camicetta e il reggiseno, le alzo la gonna e spostando le mutandine sulla destra inizio a lapparle il clitoride; io seduto e lei in piedi davanti a me; è già bagnata e la mia saliva si mischia agli umori viscidi e profumati della sua vagina. Mi dice "Fermati, voglio chiavarti." Mi toglie i pantaloni e rimettendomi a sedere, mi si mette sopra a spegnimoccolo. Il suo fare è lento e minuzioso; si sta godendo la penetrazione ed io non sono da meno; comincia una cavalcata degna del miglior fantino, un andirivieni lento e ritmato, sale e scende dal mio cazzo con fare da gran troia per i suoi venticinque anni. Aumenta il ritmo e i suoi colpi divengono sempre più violenti; le sue cosce stringono le mie quando sale, e il suo culetto sbatacchia le mie palle quando scende. I capezzoli sono turgidi e le mie mani contribuiscono a farli diventare sempre più duri; il suo pube strofina contro il mio finché smette di far su e giù ed inizia una danza inguinale, con il mio cazzo tutto infilato dentro, continuando a strusciare il pube.
Sento i suoi muscoli avvolgere il mio cazzo, in un turbinio di contrazioni che per poco non mi fanno venire; il ritmo si fa più lento e le contrazioni per fortuna cessano.
"Adesso ti son venuta davanti.. Che ne dici se mi fai venire anche da dietro?" mi dice "Certo. adesso sono io che voglio chiavarti." Si sfila il cazzo con la stessa lentezza con cui se l'è messo dentro e si toglie definitivamente tutti i vestiti di dosso. Così faccio anch'io e togliendo le poche carte sulla scrivania, la faccio appoggiare in modo da avere davanti ai miei occhi quel bel culetto; entrambi in piedi, lei appoggiata alla scrivania, io il cazzo in mano; mi pregusto la pecorina con una piccola sega e la vista del suo culetto così offerto davanti ai miei occhi. Mi avvicino; la mia cappella strofina le grandi labbra ben lubrificate; una sua mano apre leggermente la sua chiappa sinistra per meglio favorire la penetrazione; le entro dentro lentamente, mentre lei si lascia scappare un "oh" di approvazione. Inizio a stantuffarla, dapprima lentamente, poi più violentemente. Lei ha le gambe divaricate, io invece le tengo strette, e quando arrivo in fondo sento i coglioni sbattere sul clitoride. Lei si sta dimenando, dicendo cose che non recepisco, tanta è la voglia di farla godere. Di nuovo sento le contrazioni e lei che si dimena, muove il suo culetto facendo suo il mio ritmo. I capelli sulla sua schiena sbattono a destra e a sinistra e le sue mani mi prendono il culo e se lo avvicinano, quasi volesse far entrare nella sua fica anche i coglioni. E' venuta una seconda volta ed io, col cazzo pieno dei suoi umori lo sfilo dalla fica e lo struscio sul buchetto; le metto il mio dito in bocca e lo porto sul buchetto per inumidirlo. Il dito entra senza difficoltà, poi lo passo dentro la fica e lo rimetto nel buchetto, cercando di allargarlo un po ', tanto è stretto.
Le rimetto il cazzo nella vagina e poi provo la penetrazione anale; non trovo grosse difficoltà, i muscoli anali mi fanno spazio e mentre la penetro con la mano vado a cercarle il clitoride; è di nuovo turgido il grilletto e la signorina non è ancora sazia. Mentre maneggio il clitoride con una mano, con l'altra le prendo i capelli; adesso sono io che cavalco e i suoi capelli mi fanno da briglie. Sono allo stremo e stantuffo il suo culo selvaggiamente; nell'istante in cui inizio a sentire i muscoli perianali avvilupparmi ritmicamente l'uccello, le scarico nel budellino una tale quantità di sborra che la sento gemere di felicità. Non sazia, si sfila il cazzo dal culo, mi mette di nuovo a sedere e mi fa un pompino-bidet: così uso chiamare il pompino fatto dopo un amplesso, che riesce a pulirti meglio di un bidet. Mi lecca tutto, dalle palle al prepuzio, succhiando ogni lacrima di sborra e leccando ogni umore rimasti sul mio cazzo. Mi guarda compiaciuta mentre lecca la cappella e mi chiede: "E' mio il posto?" Che avrei dovuto rispondere ad una che per hobby fa birdwatchig?

 

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