La strada che separa l' università da casa mia è tutta un dedalo di viuzze e
di vicoli che dalla collina scendono verso il porto, quasi un collegamento
diretto tra l' azzurro terso del cielo e il blu intenso e profondo del mare.
Io adoro passeggiare in questi vicoli, mi piace essere avvolta dagli odori,
dai rumori e dai colori che li caratterizzano ; il grigio della pietra dei
palazzi antichi fa da contrasto ai volti scuri bruciati dal sole delle
persone che vi abitano, l' odore acre dei corpi sudati di uomini e donne si
mescola al profumo salino del mare che penetra in tutte le fessure dei muri,
e all' aroma delle cucine in fermento nei bassi .
Era una giornata molto calda, il sole era alto nel cielo, i raggi si
riflettevono nelle finestre aperte e mi accecavano, camminando sentivo i
vestiti incollarsi sul corpo . La gonna lunga colorata mi fasciava le gambe
impedendomi di camminare agilmente, mi sembrava di fare una fatica enorme
per fare pochi metri di strada, mi sentivo addosso gli occhi dei ragazzi
bruni che seguivano il mio impacciato ancheggiare e la cosa mi piaceva . L'
odore forte della strada, dei corpi sudati e del mare mi danno una lieve
vertigine, non saprei spiegare quello che mi piace di questa miscela di
odori ed umori, è una sensazione strana che colpisce il mio olfatto.
Quella mattina all' università avevano rimandato le lezioni; un bidello
lascivo e sgarbato è entrato in aula, dopo due ore di attesa vana, ad
annucciarci che i professori erano in assemblea e non avrebbero tenuto il
regolare corso delle lezioni. La cosa non mi è dispiaciuta particolarmente,
me ne sarei tornata a casa a dormire ancora un po' . Ed eccomi ad
attraversare di nuovo le strade antiche della mia città, ad urtare i corpi
olezzanti di uomini e donne che affollavano le strette stradine e mi
lasciavano addosso il loro afrore che si mescolava con l' odore del mio
corpo; questa strana miscela mi rimaneva addosso per parecchie ore, durante
la giornata bastava un piccolo movimento di un braccio o della testa per
essere investita da questo profumo forte.
Arrivata a casa aprii la porta con impazienza, avevo una gran voglia di
levarmi di dosso quei vestiti che mi si erano incollati su ogni centimetro
della mia pelle, avevo voglia di mettermi in libertà, magari di farmi una
doccia ristoratrice . Posai i libri sulla consolle all' ingresso e notai che
lì c' erano le chiavi di mia madre, pensai che si stesse preparando per
andare a fare la spesa, forse era in bagno a lavarsi. Mi affacciai nel
piccolo saloncino medio-borghese che possedavamo e mia madre non era lì ;
sul tavolino difronte al divano c' erano due tazzine da caffè vuote, una
sporca di rossetto l' altra no, e ai piedi del divano c' erano le pantofole
morbide di mia madre . Mi incamminai per il corridoio, era buio, le stanze
che si affacciavano su di esso avevano le imposte chiuse, l' unico spiraglio
di luce proveniva dalla stanza infondo al corridoio, lentamente mi
incamminai verso la sorgente di luce, sicura che mia madre fosse lì che si
stesse preparando per uscire. Mi avvicinai all' uscio della stanza per
chiamare mia madre e dirle che ero tornata, ma le parole mi morirono in
gola, mi si offriva al mio sguardo lo spettacolo di un culo di donna pesante
e bianco, non sapevo chi fosse la proprietaria di quel sedere, non certo mia
madre così esile e piccolina. Distolsi gli occhi da quella visione e vidi
sul pavimento di mia madre oltre che la sua vestaglia di cotone un cumulo di
vestiti disordinati. Mi accorsi che sdraiata sul letto c' era mia madre e
inginocchiata tra le sue gambe c' era una donna di mezza età che le leccava
la fica. L' aria era pregna dell' odorie dei corpi sudati e dell' odore acre
delle fiche eccitate, alle mie orecchie giungevano mugolii soffocati,
vedevo quel sedere dondolare per i movimenti imposti dalla sconosciuta nel
suo impegno di strappare un orgasmo a mia madre. Ad ogni movimento i glutei
si allargavano e si stringevano, come un movimento di sistole e diastole,
quando si allargavano riuscivo a vedere anche il sesso della donna
inginocchiata, due labbra scure incorniciate da folti riccioli neri .
Più che la visione mi eccitava l' odore del sesso che investiva il mio
olfatto, sentivo le mie ascelle sudare, sentivo salire dal mio corpo l'
odore forte del sudore, mi sembrava quasi di sentire, mescolato a tutto ciò,
anche l' afrore della mia passera, solo il pensiero mi faceva eccitare,
sentivo le mutandine che bagnandosi si incollavano alla mia fica, ma un
gemito un po' più forte mi avvertì che mia madre aveva goduto, e mi
allontanai velocemante da quella stanza per paura di essere scoperta, mi
ritirai nella mia stanza, adiacente a quella di mia madre e chiusi piano la
porta. Sentivo le risatine provenire dalla camera da letto lì affianco, ma
non riuscivo a riconoscere la voce dell' amante di mia madre, per quanto mi
sforzassi non riuscivo a capire chi potesse essere. Nel buio della mia
camera, distesa sul letto, aspettavo che la sconosciuta se ne andasse per
interpretare la scena della ragazza che rientrava a casa dall' università ,
il tempo sembrava non passare, mi addormentai. Aprii gli occhi e vidi mia
madre china su di me che mi diceva qualcosa, non capivo all' inizio cosa,
poi man mano che mi risvegliavo cominciavo a comprendere le parole "..ti
insegno io a spiare tua madre " Ero attonita, non sapevo cosa rispondere .
Con un movimento repentino mia madre sollevò la mia gonna lunga, mi strappo
le mutandine candide e prese a schiaffeggiarmi la fica. Ogni schiaffo
raggiungeva direttamente il cervello " Spiona, guardona", sentivo il sesso
riscaldarsi per i colpi ricevuti, ci fu alla fine un colpo più forte degli
altri, schaff !! E mi risvegliai sul serio, in un bagno di sudore : era
stato solo un sogno . Ero seduta sul letto con la gonna interamente risalita
intorno al ventre. Mi alzai, avvicinai l' orecchio alla parete e sentivo l'
acqua della doccia scorrere, uscii dalla mia camera e finsi di essere
rientrata in quel momento. A passo veloce mi diressi verso la porta del
bagno, bussai e mia madre rispose da sotto la doccia " Un attimo che esco"
..Dopo un paio di minuti la porta si aprì e venne fuori dal bagno la figura
minuta di mia madre avvolta in un accappatoio troppo grande per il suo
piccolo corpo . " Come mai già a casa ?" " Oggi i professori si sono riuniti
in assemblea e hanno rimandato le lezioni".
Non riuscivo a guardare mia madre negli occhi, avevo ancora nel naso e nelle
orecchie le sensazioni di poco prima, quegli occhi grandi erano ancora pieni
dell' eccitazione provocata da un' altra donna. Mia madre andò in camera sua
a vestirsi ed io andai nel piccolo salotto e mi accorsi che le cose erano
acora lì come le avevo viste al mio rientro a casa, mi avvicinai alla porta
della camera di mia madre socchiusa e le chiesi " E' venuto qualcuno ?" "
Cosa ? Non ti ho sentita, entra e ripeti ?"
Aprii la porta ed entrai e vidi mia madre in biancheria intima che si stava
truccando " Ti ho chiesto se fosse venuto qualcuno." " Si, è passata la
signora Lucia, è venuta a prendersi un caffè" . Mia madre indossava solo
lingerie retrò, modelli ricavati dalla moda degli anni 40, ora aveva una
culotte larga rosa e un reggiseno coordinato. "Te la ricordi la signora
Lucia ? " Era una nostra vecchia cameriera, era stata con noi quasi dieci
anni prima , io avevo all' epoca appena 12 anni, poi dovette trasferirsi in
un'altra città e da allora non prendemmo più nessuno a servizio. La signora
Lucia era una donna robusta, non grassa, ora avrà avuto circa 55 anni, mi
ricordo la sua allegria, il suo attaccamento a mia madre. Finite le
operazioni di trucco mia madre si voltò verso di me, era molto magra, aveva
i capelli corti aggiustati in un taglio maschile, se non fosse stato per le
rughe poteva essere scambiata per una ragazzina acerba, quella mattina però
vedevo mia madre in una luce diversa: era una femmina. " Tornerà altre volte
se ti va di salutarla potrai farlo."
Passarono diversi giorni, in cui rimugginai su quello che mi era capitato
quella mattina, avevo quel culo bianco stampato nella mente, gli odori
impressi nelle mie nari, quando mia madre non c'era, scavavo nel cesto dei
panni sporchi per cercare un paio di mutandine sue, o una camicetta sudata.
Oltre a darmi eccitazione, mi dava un senso di protezione, come quando un
cucciolo di animale cerca l' odore della madre. In quei momenti le immagini
si sovrapponevano nella mia mente, chiudevo gli occhi e immaginavo mia madre
vestita come Marlene Dietrich nell' Angelo azzurro che ballava e cantava per
me e che si offriva, alla fine dello spettacolo, agli uomini e le donne lì
presenti, vedevo mia madre succhiare cazzi e bere sperma, mentre qualche
donna un po' avanti negli anni infilargli nel culo il tacco delle scarpe .
Erano fantasie sconvolgenti, che mi mettevano agitazione, il mio sesso
pulsava impazzito. Avrei voluto partecipare ai rendez vous di mia madre e
della signora Lucia, dovevo preparare un piano per far sembrare tutto così
casuale .
Passavo le mattine seduta al tavolino di un bar sotto casa per spiare il
momento in cui la signora Lucia fosse andata a fare una visita di cortesia a
mia madre. Passarono diversi giorni prima che vedessi entrare nel portone
di casa mia la figura imponente e burrosa della nostra cameriera di una
volta . Quante volte l' avevo vista entrare in quel portone mentre io ne
uscivo per andare a scuola, saliva le scale per fare i sevizi di casa, ora
faceva quella stessa strada per occuparsi non della casa ma di mia madre.
Aspettai ancora un' ora seduta in quel piccolo caffè, il cameriere cercava
di attirare la mia attenzione, ma il mio cervello era tutto preso nel
prefigurare gli attimi che sarebbero seguiti dal momento in cui avrei pagato
il conto del bar e l' istante in cui avrei varcato la soglia di casa mia.
Passato il tempo necessario affinchè le due donne avessero cominciato il
loro carosello sessuale, mi alzai dal tavolino del bar con gambe malferme e
mi diressi verso il portone del mio palazzo, mi sembrava che in quella
strada non ci fosse altro che il mio palazzo, era una specie di monolito
nero .
Salii le scale lentamente reggendomi alla balaustra perché le ginocchia non
mi reggevano, arrivata alla porta di casa inserii silenziosamente la chiave
nella toppa, non riuscii subito a trovare il vuco della serratura, solo dopo
un paio di tentativi vi riuscii. Aperta la porta, la richiusi senza far
rumore, mi tolsi le scarpe nell'ingresso per non fare rumore; come una ladra
mi inoltrai nel piccolo appartamento, cominciai ad attraversare il
corridoio, non molto lungo, ma che quel giorno sembrava interminabile. Una
luce improvvisa alla mia sinistra, la porta del bagno si aprì e ne uscì una
matrona dalle forme morbide completamente nuda . Lanciai per lo spavento un
gridolino sommesso. Ci guardammo, la signora Lucia per un certo pudore si
coprì con le mani i seni grossi e la fica. Richiamata dal mio gridolino di
paura, mia madre uscì dalla sua camera da letto "Lucia che suc."le parole le
si spensero sulle labbra . Era anche lei nuda, il sudore rendeva il suo
corpo lucido, piccole goccioline si addensavano nel solco tra i due piccoli
seni, le sue ascelle pelose mandavano un odore intenso, ero eccitata, mi
sentivo accerchiata, da un lato la signora Lucia che ormai aveva abbassato
le braccia, e dall' altro mia madre sorpresa di vedermi lì . Chiusi gli
occhi per farmi coraggio e alzata la gonna mi sfilai le mutandine, erano un
paio di quelle di mia madre, le avevo prese dai panni sporchi, erano piene
dei suoi umori ed ora anche dei miei e con un calcio le lanciai verso di
lei, le raccolse, le annusò voltò le spalle e si diresse di nuovo verso la
camera da letto; vedevo il suo piccolo sedere oscillare, la piccola piega
sotto i glutei era bellissima. Era un chiaro invito, e la seguii, sentivo la
presenza della signora Lucia dietro di me che veniva dietro . Mia madre si
stese sul suo letto aprì le gambe, allargò le labbra della fica e capii che
ormai sarei dovuta andare fino in fondo, mi misi carponi e immersi il mio
viso in quel sesso madido e iniziai a leccare. Sentivo l' odore della pelle
esaltato dal sudore mischiato al profumo della sua fica. Sentii alzarmi la
gonna e una mano frugarmi nel sesso, era Lucia che voleva partecipare. Mi
aiutavo con le mani, infilai un dito dentro mia madre, poi due, eppoi ancora
un altro e iniziai a muovere le dita avanti e dietro, il respiro di mia
madre si faceva sempre più pesante. Lucia si sdraiò sotto di me e iniziò a
leccarmi profondamente. Il mio cervello era completamente liquefatto dall'
istinto animale che mi aveva portato fino a quel punto. Cominciai a leccare
lo stretto buco del culo di mia madre, sentivo l' odore forte del sudore di
quel piccolo anfratto. Un dito lentamente si muoveva dentro il mio di buco
del culo, non l' avevo mai provato, era una sensazione strana che aumentava
il mio piacere. Sentivo mia madre che cercava qualcosa, alzai la testa dal
mio fiero banchetto, e vidi che mi porgeva un cazzo di gomma " Mettimelo
dentro", lo presi e cominciai a spingerlo dentro la fica di mia madre,
vedevo mia madre muoversi sinuosamente, mi chiedevo una donna cosa minuta
potesse sopportare un aggeggio così grosso. Per facilitarmi la penetrazione
si mise carponi sul letto, io mi spogliai completamente, la signora Lucia si
sistemò sul letto sotto mia madre per farsi leccare . Vedevo il culo di mia
madre, il corpo morbido della sua amante sotto i colpi della sua lingua
muoversi scompostamente; quel culetto stretto era troppo invitante, presi il
fallo artificiale e con un solo colpo lo infilai nel buco del culo di mia
madre, un grido di dolore uscì dalla gola di mia madre, l' irreparabile era
compiuto l' ultima barriera era stata infranta, vedevo mia madre contorcersi
intorno al cazzo di gomma, la signora Lucia continuava con le mani il lavoro
cominciato da mia madre, il respiro di mia madre si faceva sempre più
galoppante, quando la sorprese l' orgasmo mia madre crollò sull' imponente
corpo della nostra vecchia cameriera, con ancora quell' arnese di gomma
infilato nel sedere.
Nell' aria c'era l'odore inconfondibile degli umori di corpi sudati e
eccitati, quell' odore rimase per sempre nella camera di mia madre, da quel
giorno non riuscivo più a mandarlo via. Dopo di quella mattina la signora
Lucia non tornò più a casa nostra. |