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L'accidia

Sono sdraiata sul letto. Nuda, e con le gambe aperte.
Ma mai stata famosa per il gran senso del pudore, si sa.
Di là i due parlottano. Mi arrivano brandelli di frasi: "te lo avevo detto, no? (tintinnìo di bicchieri)-- è assolutamente-- (sedia smossa)" "Guarda, non credevo che stasera-- (Nora Jones a stecca, fine della conversazione) Mi guardo spassionatamente fra le cosce: la depilazione tiene, ancora.
Fletto e stendo i quadricipiti, cercando di ricostruire il resto del dialogo: è assolutamente che? Gnocca? Un cesso? Ubriaca? (questa forse è la più plausibile) E non credevo che stasera cosa? Ci portassimo a casa sta zoccola? Finalmente ci capitasse del bel sesso a tre? Bah.
Rientrano: mi impongo di restare come sono, braccia dietro la testa, ad accarezzare la testiera, gambe moderatamente aperte. Non possono fare a meno di vederla, la mia figa.
E infatti uno dei due diventa un po' rosso, e si mette a guardarmi polemicamente in faccia.
L'altro no, figurati. Tutto come da copione. La casa è sua, come si è premurato di dire entrando. Ma già lo sapevo che abitava qui: me l'ha detto Carla quando me l'ha presentato, una sera che eravamo alquanto su di giri.
E' il suo-- notaio, avvocato, commercialista, idraulico, non so, insomma uno che ti tira fuori dalla merda quando ci finisci dentro. E che scopa a cottimo. Modelle, missitalie e divette sparse. Dovrei sentirmi onorata, mi sa. Si chiama, aspetta, Enrico? Il forse-Enrico si siede sul letto. Mi porge un bicchiere. Apro le labbra, mi appoggia il bicchiere contro, sorridendo. Do un sorso. Vodka.
Bravo. Mai mischiare.
Mi appoggia una mano sul fianco. E' calda, quasi sgradevole, le unghie mangiate mi graffiano la pelle. Continua a sorridere, avvicina la faccia.
E' una bella faccia, moderatamente aristocratica, occhi grigi, labbra un po' sottili. Crudeli. Mi bacia la spalla.
E' a torso nudo, e stando seduto un po' di pancetta gli sborda oltre la fibbia di Gucci.
Alzo la testa, e lui abbassa la sua.
Forse-Enrico prende in mano il mio seno sinistro, cauto. Se lo porta alla bocca dolcemente, come fosse un'albicocca.
Poi succhia, forte. Mi scatta indietro la testa, la sbatto contro la testiera, quasi.
Quasi, perché c'è una mano che me la sorregge, e un'ombra alla mia sinistra, che regge la mano.
Amico-di-Enrico ha fatto il grande passo. Si avvicina, sguardo azzurrognolo da miope, e mi infila la lingua in bocca. L'altro addenta con tutta calma anche il mio seno destro, ci respira contro, greve.
Occhi Azzurri bacia benino, fa un lavoro coscienzioso di lingua intorno a labbra e denti, mi riempie la bocca di saliva, dolce e saporosa di lime.
Gli slaccio la camicia, punto la mano piatta contro il suo torace duro, piatto, liscio.
"Ehi. Scusate se interrompo, ma potrei mica sapere come vi chiamate, voi due. Pare brutto se vi chiamo "coso", no?" Ridono, uno contro la mia pancia, l'altro a un fiato dalla mia giugulare.
Seguono presentazioni, piuttosto comiche dato lo stato di avanzamento dei lavori.
Enrico, Alberto. Piacere, Betty.
Bevo un altro sorso di vodka. "Vuoi?" "Come no." Ho di nuovo la sua lingua in bocca, dolce, nel pizzicare dell'alcool.
E bravo Alberto, pronto di riflessi. E bravo a baciare, con una mano a zonzo sul mio fianco: scivola, stringe.
Sento sicuramente-Enrico alzarsi in piedi. Armeggia con Gucci, Armani e qualche altra famosa griffe intimo-calzaturiera.
Resta in piedi a guardare il suo amico, che mi è scivolato addosso. E poi più in basso.
Bacia anche l'altra bocca, adesso. Meno male che era timido.
Enrico-the-lawyer sorride incoraggiante e si siede sul bordo del letto.
Visto nudo non migliora, a parte il cazzo sicuramente in tiro. Mi alza il mento con il palmo, si avvicina al rallentatore, la saliva che gli brilla sui canini da squalo.
Crollo indietro sul cuscino, una bocca che mi scopa le labbra e una la figa. Quattro mani che sdrucciolano carne bagnata o dura fra le dita.
Annaspo intorno con le mie, di dita, mentre il piacere e la sbronza mi stordiscono a ondate. Fra un po' mi toccherà venire, lo so. E poi ci sarà sicuramente qualcosa da fare.
Ma per adesso, gran cosa, l'accidia.

 

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