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L'amico di papà

Non mi ricordo da quanti anni Sandro frequentasse casa mia. Lui e papà s'erano conosciuti durante il servizio di leva e, ogni volta che per lavoro capitava dalle parti di Firenze, veniva a farci visita.
Era sempre stato un uomo simpatico e dotato di particolare fascino. I modi sempre gentili e particolari attenzioni per le donne. Un senso dello spirito molto spiccato, insomma un tipo dalla battuta sempre pronta.
A vederlo gli si sarebbero dati poco meno di trent'anni, invece ne aveva più di quaranta.
Da piccola era stato il mio principe azzurro e anche adesso, a sedici anni, provavo una strana attrazione per lui, anche se per lui restavo e rimanevo la piccola Silvia, anzi Silvietta.
Quanto odiavo essere chiamata ancora così. La verginità l'avevo perduta da un bel pezzo e di storie, per la mia giovane età, ne avevo avute persino troppe e tutte sbagliate.
Per me era stata una orrenda estate. Avendo la pessima abitudine di andare in motorino senza casco, avevo preso un colpo di sole e, per l'intontimento, ero finita contro un'auto. Motorino distrutto ed io in ospedale, piena di lividi e fratture.
Alla televisione la pubblicità del film la mummia e dentro casa io: la mummia in persona.
In quei giorni avevo sognato il mare, la spiaggia, i ragazzi e... Sandro. Mi aveva promesso di insegnarmi a nuotare quell'estate. Avevo spesso pensato alle sue mani grandi e forti. Al suo fisico ancora atletico e ben tenuto. A me in costume da bagno che finalmente, forse, ai suoi occhi non sarei più sembrata una bambina.
Quante volte i miei occhi verdi avevano cercato quei suoi occhi scuri...
Ironia della sorte, invece, Sandro aveva conosciuto una signora delle mie parti, di Prato. Una donna della sua età.
Quante volte Sandro mi aveva accarezzato invidiando i miei sedici anni, senza sapere che io avrei voluto averne almeno il doppio.
Era settembre, uno strano ed insolito caldissimo settembre, il motorino era stato appena riparato e già questo sarebbe bastato a farmi essere felice. Le scuole erano iniziate e già questo mi bastava per rendermi infelice.
Stavo insieme a Marco, ma era come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa, non era certamente una storia importante.
Avevo voglia di sentire Sandro e lo chiamai sul cellulare. Era in un periodo brutto, suo padre stava male e anche la relazione con la donna di Prato non doveva averlo reso felice.
La sua voce era sempre coperta da un velo di tristezza e d'infelicità, per chi, come me, lo conosceva bene, sembrava addirittura un'altra persona.
Era sempre stato molto dolce con me, anzi forse l'unica persona, papà a parte, che mi capisse veramente.
Da quando avevo Internet ci eravamo spesso scritti e avevo scoperto di lui lati che sospettavo avesse, ma dei quali non ne ero certa.
Quell'uomo riusciva a capire i miei silenzi e questa era la cosa che mi colpiva di più, poi dentro era giovane e vivo come molti miei coetanei non lo erano.
A volte le cose che ci scrivevamo erano leggere e stupide, altre volte erano molto profonde. M'ero ritrovata alla fine a parlare di me come mai avevo fatto, eppure era una persona con cui, quando volevo, avrei potuto parlare.
Così, però, era diverso. Ognuno dietro il nostro PC era sé stesso e, contemporaneamente, altre due persone. Scompariva il fatto di essere alti o bassi, magri o grassi, belli o brutti... troppo giovani o troppo vecchi...lui una volta che avevo accennato a quel troppo m'aveva risposto -troppo per cosa?- e io gli avevo confessato -per amare-. Lui m'aveva scritto -non c'è un'età giusta, tra un ragazzino che stupra una coetanea e una ragazzina, ormai donna, che trova un uomo che la rispetti, la ami e voglia il suo bene... io preferisco la seconda cosa. La pedofilia è l'attrazione a prescindere, ma può capitare 'innamorarsi di una ragazzina, se questa è già donna, ma ti capita solo per lei... e le sue coetanee per te non esistono.
No, non è pedofilia in questo caso è amore...- C'era qualcosa dietro quelle parole che non conferiva alle medesime l'aspetto della frase fatta, c'era la sensazione che quelle parole uscissero dal profondo, che fossero sentite... c'era che quella frase aveva acceso in me la speranza.
Fu così che, qualche giorno dopo quella mia telefonata, mi trovai un breve messaggio -sono a Scandicci-.
Ero con Marco, ma non me ne importava niente di lui, avevo voglia di vedere Sandro.
Lui era per me un ricordo, erano passati diversi mesi... e hai sempre paura di confrontare i tuoi ricordi con la realtà, perché spesso il ricordo rende le cose migliori o perlomeno diverse da quel che poi sono veramente.
In questo caso non era vero, il mio cuore batteva forte nel rivederlo e lo stomaco si stringeva per diventare una specie di pugno chiuso all'interno del mio addome. Mi baciò, molto formale, sulle guance, nello sguardo un velo di tristezza, forse per le ondizioni del padre, forse per la storia sbagliata con quella di Prato.
Sapevo che la sera prima lui sarebbe uscito con lei per parlare.
-Come ti è andata la serata?- -Sono stato al ristorante cinese...- -Mangiato bene?- -Non ti so dire, non avevo lo stomaco predisposto, troppi pensieri! Per cui mi è sembrato tutto indigesto.- Piombò un improvviso silenzio, che lui ruppe per togliersi dall'imbarazzo con una frase al momento buttata là.
-Ti va di andare a mangiare una pizza una di queste sere? Almeno prima che io riparta.- -Non credo che papà mi darà il permesso... sai è come fossi vigilata speciale- -Tu chiediglielo, poi sarà lui a decidere... mi raccomando invita anche lui!- -Come, mi dai la possibilità di una serata di libertà e poi vuoi che venga anche papà!- L'idea invece s'era rivelata per niente malvagia. Papà aveva molta stima di Sandro e non solo accettò, ma mi disse che lui ed io potevamo andare avanti, mio padre ci avrebbe raggiunto più tardi. Già che c'ero allargai lo spiraglio che m'ero aperta: la pizza l'avremmo mangiata a Viareggio.
Quando Sandro arrivò a prendermi ero dalla nonna. Lei non lo conosceva bene, come papà, e lo scrutò con aria indagatrice. Per lei tutti gli uomini potevano avere in mente solo di scoparmi... e forse in passato era anche stato vero.
Sandro era troppo alla mano, troppo simpatico, troppo giovanile e, soprattutto, troppo affascinante per non conquistare anche nonna. Partimmo quasi subito, perché preferiva guidare ancora con il chiaro.
Non mi pareva vero d'essere in macchina con lui. Io e lui da soli. Si voltò parecchie volte verso di me, rimanendo a fissarmi. Mi guardava come mai mi aveva guardato prima, con molta dolcezza, non con desiderio come altri avevano fino ad allora fatto.
Nonna aveva insistito perché indossassi i pantaloni ed una felpa, così scafandrata ero a prova di scassinatore. Comunque mi fece effetto la carezza sul ginocchio che Sandro mi fece e non riuscii a controllare l'istinto di intrecciare le mie dita con quelle di lui.
La sua espressione sembrò rabbuiarsi. Ecco... aveva pensato alla mia età, emisi un sospiro, un pesante respiro di delusione, che però attirò la sua attenzione, anche perché eravamo fermi al rosso di un semaforo.
Ci guardammo intensamente, fino a quando il clacson della macchina dietro non ci ricordò che, nel frattempo, aveva fatto verde.
-Sandro, non mi dici niente di quella signora di Prato che ti sarebbe piaciuto farmi conoscere?- -Cosa vuoi che ti dica... un errore, un errore di percorso. Cercavo una risposta a certe cose mie ed ho preso la direzione sbagliata.- -Lei come l'ha presa?- -Male da un lato, bene dall'altro... sai, se certe cose le fermi prima che sia troppo tardi, perlomeno resti buoni amici.- -Perché l'hai lasciata?- -Perché certe cose le devi fare in due e sentirle entrambi... tra me e lei non accadeva così.- Ormai eravamo a Viareggio, il cielo era blu e sulla città risplendevano i lampioni e la luna piena.
Io lo presi sotto braccio, chiedendogli se potessi stare così. Lui non mi negò il permesso.
Mi specchiavo sulle vetrine... sembravo la sua ragazza.
Andammo verso il porticciolo, sugli scogli. La serata era calda, il mare tranquillo, la luna piena alta nel cielo... cosa si poteva chiedere di più.
Sandro si appoggiò ad un grosso sasso ed io mi accoccolai su di lui, sentendo le sue braccia che avvolgevano il mio corpo.
-Senti freddo?- Mentii -Si.- Così, pressata contro il suo corpo, ebbi la chiara percezione che era in erezione, mi stava sentendo... per la prima volta mi sentiva come una donna.
Non lo feci per cattiveria o per malizia, ma comincia a strofinarmi su quel cazzo duro, per me era troppo bello sentire in quel modo diretto il suo desiderio per me.
Il risultato fu sentire la sua bocca sul mio collo... calda, umida...carica di passione... e le sue mani percorrere ed accarezzare il mio ventre, quindi aprirsi un varco nel mio reggiseno ed accogliere tra le sue mani le mie due sfere.
Lui mi fece girare e ci baciammo... una serie di baci intensi che mi fecero avere la sensazione che qualcosa... qualcuno mi strappasse l'anima stessa dal corpo. Le mie mani andarono sul suo sedere, saldo e muscoloso.
Tutto in lui sapeva di fresco, di forte e di giovanile... molto di più di tanti ragazzini che avevo avuto.
Il suo profumo, un misto di essenze di fiori che si faceva preparare in profumeria, era qualcosa di unico e particolare allo stesso tempo... era lui e basta.
Le sue mani entrarono dolcemente dentro le mie mutandine, accarezzando i miei glutei e sottolineando con le dita il solco che li divideva.
Sentivo il mio sesso pulsare, quasi volesse esplodere, premuto contro il sesso di lui... così vicini eppur così lontani per la presenza dei rispettivi indumenti.
Ci ritrovammo sesso contro sesso. Ero quasi seduta sopra di lui, le sue mani a percorrere il mio corpo, la sua faccia premuta contro il mio seno e le sua voce che saliva dolce, profonda a portare ossessivamente alle mie orecchie la parola ti amo.
Fu lo squillo del mio cellulare ad interromperci... papà era arrivato.
La serata trascorse tranquilla, anche se evidente fu il mio sguardo di delusione quando fu papà a sedersi, in pizzeria, al fianco di Sandro.
Discutevano di varie cose, dei problemi che Sandro stava attraversando e nel far questo disse una frase.
-Vorrei venire qualche volta di più a trovarvi, ma lo sai, le mie sono improvvisate... se mi ospiti per una sera, qualche fine settimana che sono da queste parti, me ne ricorderò.- Passammo una bella serata,. Papà chiese a Sandro di riaccompagnarmi a casa.
Al momento pensai che il viaggio di ritorno poteva essere un buon pretesto per proseguire quello che lo squillo del cellulare aveva interrotto, ma poi considerai che molte altre ormai sarebbero state le occasioni.
Sandro si fermò poco prima della casa di nonna. Mi diede un leggero bacio sulla bocca e, da dietro, estrasse due completi per corrispondenza a tema gattini.
-Non voglio più che tra noi due ci sia la luce fredda emessa da un PC...scrivimi, ti scriverò.- Dovrei dire che non trascorse molto tempo, ma a me sembrò un'eternità, che, dopo alcune lettere e telefonate, giunse sul mio cellulare un messaggio da me vanamente atteso per settimane: vengo a trovarti.
Quante volte avevo sentito la sua voce sul mio cellulare, quante volte lui mi aveva chiamato ed io lo avevo cercato... lo sapeva bene papà che gli toccava comprarmi le ricariche! Rivederlo di nuovo in carne ed ossa fu più bello del previsto. Gli erano cresciuti i capelli, non tantissimo, ma quel poco che gli conferiva un'aria sbarazzina.
Non seppi resistere all'istinto, fui subito con la mia testa posata sulla sua spalla ed il braccio intorno alla vita. Mio padre non mosse ciglio e anche Sandro non sembrava imbarazzato.
Papà non era stupido e credo l'avesse capito dalla sera a Viareggio. Io avevo introdotto l'argomento differenza d'età il giorno dopo e lui mi aveva risposto: -Che colpa ha una persona se nasce prima o un'altra se nasce dopo...- Papà, se non aveva capito, comunque doveva aver intuito, di questo ne ero certa.
Preparai io la cena quella sera, ero troppo euforica per riuscire a pensare a quel che facevo. Mi sedetti al fianco di Sandro, rimasi abbracciata tutta la sera a lui, la testa posata alla sua spalla.
Papà mi guardò dolcemente e ci lasciò dicendo: -Vi lascio a parlare, io domani mattina devo andare a lavorare e lo sapete alle 4:30 devo essere già in piedi. La porti tu domani a scuola? Mi raccomando parti con un certo anticipo, c'è traffico!- Come papà uscì dalla stanza baciai Sandro. Nulla era cambiato da quella sera a Viareggio, le nostre lingue s'intrecciarono in piena armonia.
-Baci bene Sandro...- -Ci si bacia in due Silvia...- Mi chiamava Silvia, non più Silvietta. Io quella sera ci feci caso.
Parlammo più che altro, ma il mio pensiero era alla mattina. Alle 5 mio padre sarebbe uscito di casa e almeno fino alle 7 mi sarei ritrovata tra quattro pareti con l'uomo che amavo a portata di mano.
Lo accompagnai nella stanza che gli avevo preparato e, senza volerlo, gli comincia a sbottonare la camicia, lui mi fermò la mano: -Non voglio che con te sia una botta e via...- Lo fissai dolcemente: -So che a me ci tieni, non ti preoccupare... lo voglio anch'io. Domani, come papà esce, vengo in camera tua.- Uscii dalla stanza fissando ancora un attimo il suo corpo.
Sotto la camicia non portava niente ed era in bella vista il suo torace. Era un petto robusto, erano spalle larghe, erano braccia muscolose... non era il corpo di un vecchio... almeno per il concetto che di vecchio si ha a sedici anni.
Fu una notte lunga ed interminabile, tormentata da sogni e pensieri.
Il mio sesso era in agitazione e fui costretta a dormire senza intimi, per evitare la sensazione di bagnato.
La mia stanza era proprio a fianco di quella in cui avevamo sistemato Sandro.
Anche lui non dormiva, sentivo il cigolio del letto provocato dai suoi continui cambiamenti di posizione.
Smisi verso le 3 di guardare l'orologio, altrimenti i minuti mi si sarebbero dilatati, divenendo lunghi come ore. Socchiusi gli occhi e più volte la mia mano scese a dare un po' di tregua al desiderio che dal mio sesso saliva.
Lo squillo della sveglia mi sorprese mentre, a denti stretti, provavo l'ennesimo orgasmo che le mie dita avevano richiamato. Il mio clitoride era rosso paonazzo, i capezzoli ritti ed il seno turgido... eppure, tra me e Sandro, non era ancora successo niente. Dovevo calmarmi o sarei arrivata completamente asciutta al momento che tanto a lungo avevo atteso.
Il rumore dei passi di mio padre che si preparava per andare a lavorare scandì quei minuti. Per la prima volta, almeno che io ricordassi, papà entrò in camera mia. Sentii la sua mano accarezzare il mio volto, le sue labbra baciare la mia fronte e un suo sospiro profondo... un misto di tristezza e dolcezza che io lessi come -Ormai la mia piccola Silvia è una donna e io non posso impedire questo...- Anche il modo in cui chiuse la porta di casa dietro di sé era differente da quello di tantissime altre giornate in sedici anni... diverso anche da quello dopo che mamma ci aveva lasciato. Il ricordo di mamma, che non c'era più, mi strinse per un attimo il cuore, riportando i miei pensieri più vicini a terra.
Mi alzai e lentamente mi diressi nella stanza di Sandro. Lui dormiva.
Un sonno pesante anche se agitato. Era completamente scoperto. Addosso solo gli slip. Era in stato di eccitazione ed erano evidenti le macchie di sperma sul tessuto.
Non volli svegliarlo. La mia mano percorse il suo volto. Passò dolce sulle sue labbra...
-Il mio Sandro!- Pensai. Percorsi il torace, l'addome... infine arrivai ai suoi intimi, che mal celavano il suo sesso in erezione. Lo accarezzai con un piacere particolare...
ero la stessa ragazza che provava disgusto quando i miei coetanei mi prendevano la mano per farsela mettere lì, ma qui era diverso... era il mio Sandro, era il sesso dell'uomo che amavo... e lui era così per me, perché mi desiderava.
Infilai la mano all'interno dell'elastico, ma la cosa lo fece svegliare. Mi sorrise dicendomi: -Ciao Silvia...- Le mie labbra si posarono su di lui e ci scambiammo un caldissimo ed appassionato bacio.
-Cosa penserai dopo di me?- -Questa frase dovrei dirla io!- Gli risposi -Comunque se lo vuoi sapere... penserò che sei un vecchio porco che se la fa con le ragazzine!- -Sai cosa mi offende? Il vecchio... perché un porco lo sono!- Lo guardai dolcemente e gli sorrisi, mentre lentamente gli sfilavo gli slip.
Sul suo corpo le tracce dei primi peli bianchi, ma non me ne importava niente.
Non era una ragione sufficiente a privarmi della felicità di quel momento.
Presi in mano il suo pene, lo accarezzai e cominciai a baciarlo e a passarlo sulle mie guance. Mi ritrovai ad averlo in bocca e pensai a come mi sentivo diversa da tutte le altre volte, a come non sentisi senso di repulsione in quello che stavo facendo.
Mi aveva colpito una frase, che Sandro mi aveva detto... dopo una certa età non cerchi avventure, non hai bisogno di fare esperienza e quella parte del tuo corpo diventa differente, diventa la naturale estensione del tuo cuore, per cui il bisogno generico di una donna diventa il bisogno specifico di una donna particolare.
Ecco io stavo coccolando il suo cuore, un cuore che in quei giorni era pieno di affanni.
Ero ad occhi chiusi e non mi rendevo conto dei movimenti di lui. Mi sentii sollevare, quindi il contatto della sua lingua sul mio clitoride e delle sue dita sulle mie labbra intente ad allargarle.
Anche lui mi aveva confidato che non gradiva particolarmente fare i rapporti orali, ma dal modo e dall'intensità che mi trasmetteva in questo caso non doveva essere così.
Ero troppo presa per capire cosa accadeva... mi ritrovai di nuovo faccia a faccia con lui, travolta e avvolta dai suoi baci, dalle sue mani lungo il mio corpo ed infine lo sentii entrare in me.
Mi penetrò lentamente, rimanendo immobile una volta dentro di me. I muscoli interni della mia vagina si contrassero senza che ci fosse volontarietà. Quasi ad abbracciare quell'estensione del suo corpo divenuta parte del mio corpo.
Fui io a muovermi e lui a seguire il mio movimento. Le mie mani sulle sue spalle, le sue mani sui miei fianchi.
Unici rumori di quella mattina i nostri respiri che uscivano sotto forma di ansimi e la pelle mia che urtava contro la sua.
A volte socchiudevo gli occhi, a volte li aprivo e, di fronte a me, i suoi occhi, a volte socchiusi, a volte intenti a guardarmi. Dolci, profondi, pieni di quell'amore che avevo vanamente cercato da quando, a dodici anni, un ragazzino m'aveva detto che fare questo era amore.
Fare questo poteva essere amore e in quel momento lo era, ma in tutte le volte prima di quelle era stato qualcosa di diverso. Pensai a Sandro, a com'era quando avevo dodici anni e al fatto che, nonostante tutto, se proprio doveva accadere a dodici anni... avrei preferito fosse accaduto con lui, qualsiasi cosa il mondo avesse mai potuto pensare di ciò.
Mentre riflettevo e, comunque, vivevo questo splendido momento, fatto di tantissimi istanti tutti da ricordare, sentii il suo pene pulsare dentro di me e il suo seme invadere le mie tube... pensai al giorno in cui lui mi avrebbe dato un figlio... immaginando il sorriso un po' amaro quando mi aveva detto al telefono -Non solo avrò una moglie di cui potrei essere il padre, ma avrò dei figli a cui potrei essere nonno...- Sorrisi e, malgrado l'orgasmo lo stesse scuotendo, lui trovò la forza di sorridermi.

 

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