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L'appuntamento

Probabilmente molti di voi conosceranno la sensazione che si prova svegliandosi al mattino presto dopo aver passato buona parte della notte attaccati ad Internet: gli occhi doloranti, l'intorpidimento e la sensazione di aver dormito solo il tempo sufficiente per creare il bisogno di dormire ancora. Era proprio per eliminare queste sensazioni che Mara stava entrando nella doccia e aprendo il rubinetto dell'acqua fredda. La giornata sarebbe trascorsa ben più lunga delle altre, perché la sera Mara aveva un appuntamento che mai si sarebbe sognata di avere il coraggio di prendere.
"Voglio essere usata". Non le sembrava neanche vero che erano state le sue dita a scriverlo.
"Non come un oggetto di cui ci si preoccupi, non come una costosa bambola, ma come qualcosa a cui non si da alcun significato, e che si può buttare o perdere senza alcun rimpianto". Mentre scriveva la sua eccitazione aumentava a dismisura provocandole una sensazione di bagnato e scivoloso in mezzo alle gambe. Quando era andata a letto, qualche ora dopo, si era masturbata furiosamente.
Paolo non ama svegliarsi in ritardo, e anche quella mattina si alzò puntuale ed arrivò al lavoro alle 8:00 in punto. Aprì la porta dello studio dove faceva bella figura la nuova targa fatta affiggere proprio il giorno prima: "Studio contabile Dott. Paolo Molinu". Gli affari stavano cominciando ad andare davvero bene e quella sera avrebbe avuto un appuntamento che era proprio la ciliegina sulla torta di un così bel periodo. Ripensando alla nottata non poteva che compiacersi con se stesso: aveva abbordato una tizia in chat e, come succedeva spesso, dopo le solite presentazioni si era finiti col parlare di sesso. Lei si chiamava Mara, ed era una ragazza di 24 anni del tipo "Io, fare sesso via Internet? Al limite per fami due risate. Preferisco lasciale a certe disperate queste cose"; dopo poche ore Paolo era riuscito a farle confidare le sue fantasie più nascoste e a farsi dare persino un appuntamento. Paolo era assolutamente certo che Mara dopo aver staccato la connessione, nel suo letto, si era masturbata furiosamente.
Restava da vedere se si sarebbe presentata all'appuntamento. Il giorno dopo, si sa, tutto cambia, ci si ricorda a poco a poco, ci si vergogna e si ritorna i soliti, confortanti se stessi. Un'altra volta era capitato a Paolo di uscire con una tizia conosciuta in chat, ma era una cosa diversa: chattava con lei da qualche mese e poi uscivano solo per andare a bere qualcosa insieme. Erano usciti un paio di volte e tutto era finito lì. Questa volta invece lo scopo dell'incontro era fare sesso, e non certo in modo normale. Paolo era persuaso che Mara non si sarebbe presentata, ma nel frattempo aveva già costruito nella sua testa tutto quello che doveva succedere.
Alle 13:00, durante la pausa pranzo, Mara aveva deciso di non andare all'appuntamento: con la gente che circola oggigiorno. Non ci si può fidare di quelli che vedi di persona, figurarsi di uno conosciuto via Internet.
Alle 13:20, lasciato il pranzo a metà, Mara era in bagno, con la gonna sollevata e la mano in mezzo alle gambe, ripensando a tutte le cose che Paolo le aveva scritto la notte precedente e cercando di trattenere i mugolii di piacere che le affioravano alla gola.
Non avrebbe fatto in tempo a tornare a casa, quindi si era portata i vestiti per cambiarsi direttamente in ufficio. Non era poi molto, visto che l'estate era ormai alle porte e che le richieste di Paolo erano state precise: gonna corta, niente mutandine e il top più piccolo che aveva. La gonna a portafoglio le arrivava alla metà delle cosce, niente di esagerato, mentre il top lasciava ben poco all'immaginazione.
Erano le 21:00 precise, e Paolo spense la canna che stava fumando nel portacenere della automobile e si diresse verso il luogo concordato, al quale giunse in pochi minuti.
Mara vide una automobile sportiva nera, probabilmente una Volvo, rallentare e poi fermarsi davanti a lei, il finestrino abbassarsi un poco, e una voce dall'interno: "Sali, Mara". Dentro l'auto si avvertì subito l'odore della canna che Paolo si era appena fumato, e il fumo denso ancora permaneva nell'aria all'interno dell'abitacolo. Mara avvertì un certo stordimento, ma sarebbe stato difficile dire se fosse dovuto al fumo o all'eccitazione che le pompava con violenza il sangue al cervello.
"Ciao" Lui non rispose. Riprese a guidare senza neanche degnarla di uno sguardo, come se lei non esistesse, accese l'autoradio e cominciò a fischiettare sulle note che provenivano dalle casse del suo impianto Hi-Fi. L'eccitazione di Mara crebbe per quel suo modo di fare, e all'improvviso fu folgorata da una idea: scivolò verso avanti nel sedile, facendo salire la gonna e allagando le gambe, cominciò a toccarsi. Era così bagnata che sentiva i suoi umori colare, il suo respiro divenne sempre più affannoso fino a diventare un vero e proprio ansimare e poi un insieme di mugolii e grida sempre più forti quando si infilò due dita dentro e raggiunse in breve tempo l'orgasmo. Mentre veniva urlando più che poteva si voltò verso Paolo, che continuava a guidare senza guardarla, come se niente fosse.
Quando la ragazza era salita in auto, Paolo aveva sentito un brivido di eccitazione: era più sexy di quanto lui avesse osato immaginare. Si muoveva come una donna fatale, ma aveva per certi versi un'aria da ragazzina, e questo mix lo eccitava da morire.
"Ciao" Aveva una bella voce, forse resa più flebile dall'eccitazione o dall'imbarazzo. Come si era ripromesso, lui non rispose. Voleva trattarla come lei gli aveva chiesto, e spingersi oltre quello che si sarebbe potuta immaginare nelle sue più recondite fantasie erotiche.
Quando lei cominciò a masturbarsi Paolo fu quasi sul punto di fermare la macchina, saltarle addosso e scoparsela lì in pieno centro, ma per chissà quale perverso meccanismo della sua testa pensò invece a quello che le avrebbe fatto appena arrivati a destinazione. Fu comunque una grande fatica riuscire a non voltarsi a guardarla, a non toccarla, quando le sue urla e il suo odore gli riempirono il cervello.
Quando sembrava che nessuno dei due avrebbe resistito un momento di più, si fermarono. Paolo scese, fece il giro dell'auto e aprì lo sportello di Mara, che fu inondata dall'umido e forte odore del mare.
Paolo la afferrò per i capelli e la trascinò per un centinaio di metri nella spiaggia, dove la scaraventò a terra senza alcun riguardo.
Lei non fece in tempo neanche a respirare che lui le fu di fronte, non si era accorta di quando avesse tirato fuori il cazzo, che ora vedeva chiaramente davanti alla propria faccia e di cui sentiva il forte e pungente odore. Si sentì afferrare la testa e spingere il cazzo in bocca con violenza fino a scendere in gola, lasciandola senza fiato.
Il movimento del grosso membro continuò veloce e violento, accompagnato dai movimenti della testa di Mara, spinta avanti e indietro dalle mani dell'uomo, che per poco non le strappavano i capelli cui erano saldamente aggrappate. Mara era in preda al panico, non riusciva più a respirare e cominciò a dimenarsi furiosamente, fino a sentirsi svenire.
Quando Paolo vide che lei era sul punto di non farcela più e - in preda a un violento attacco di panico - si dimenava come una forsennata, la liberò. Mara era riversa sulla sabbia che pendeva grandi boccate d'aria e tossiva, non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi che l'uomo le fu sopra, schiacciandola sotto il suo peso, e costringendola a stare a pancia in giù sulla sabbia. Sentì le sue mani che le sollevavano la gonna con violenza, e il suo respiro ansimante dietro il collo avvicinarsi al suo orecchio.
"Vedi di usare quelle cazzo di mani per aprirti bene, puttana" Come quelle di un automa, le sue mani afferrarono i glutei e li divaricarono: Mara poté sentire chiaramente i suoi umori colare fuori dalla figa, che era più infuocata che mai. Paolo le aprì il culo con un colpo solo, provocandole un lancinante dolore. Bastarono pochi colpi, inferti con una violenza animalesca, perché venne inondandole l'intestino. Mara giunse contemporaneamente al più violento e intenso orgasmo della sua vita, provato in mezzo alle lacrime, che ormai scorrevano come un fiume in piena sul suo viso, rosso per il vento che la schiaffeggiava con folate di sabbia e per il pompare del sangue dentro il suo corpo.
Paolo se ne andò lasciandola stremata sulla spiaggia, con il suo sperma che le colava dal culo, con i vestiti stracciati. Lanciò un ultimo sguardo a quel fagotto accasciato sulla sabbia mentre metteva in moto l'auto. Mara era riversa sulla sabbia, con il corpo continuamente scosso da brividi violenti. Il suo cervello era un turbinio di pensieri e di sensazioni, per la maggior parte mai provate prima. Il dolore, l'umiliazione e il piacere si erano miscelati diventando tutt'uno e portandola a diventare un oggetto nelle mani di un perfetto sconosciuto.
La sua testa era un turbinio di domande, che vorticavano come oggetti senza peso nel vuoto della sua mente. Come avrebbe fatto a tornare a casa, da sola e in quello stato? E se lo sconosciuto avesse avuto qualche malattia? E soprattutto, come avrebbe avuto il coraggio di guardarsi allo specchio il giorno dopo? Non sapeva da quanto tempo era lì. Era successo tutto rapidamente, era stato come se all'improvviso la realtà avesse cambiato marcia, e il tempo avesse cominciato a scorrere sempre più veloce, in un vortice di accelerazione senza fine, fino a quando lui non era andato via. Allora tutto si era fermato all'improvviso, il tempo aveva smesso bruscamente di scorrere e Mara era stata preda di una paralisi a cui ancora non riusciva a sottrarsi.
La giornata cominciò come tutte le altre, con un risveglio faticoso e penoso, e col pensiero triste e ossessivo di un'altra grigia giornata rinchiuso nel suo loculo, davanti al computer, a tirare giù inutili migliaia di righe di codice. Come al solito era in ritardo, e uscì di casa senza avere neanche il tempo di bere un caffè, per dirigersi di corsa alla fermata dell'autobus.
Da qualche tempo però c'era un pensiero che gli rendeva meno penosa la mattinata: sapere che all'ora di pranzo, nella mensa aziendale, avrebbe visto la creatura più bella che gli fosse mai capitato di incrociare, e allora l'avrebbe osservata per tutto il pranzo, pensando per pochi attimi che in fondo la vita non era così brutta.
Quando i carabinieri entrarono nell'ufficio del dott. Paolo Molinu, alla segretaria quasi prese un colpo; erano tre, e avevano un'aria tutt'altro che amichevole. Chiesero al dottore (in modo garbato ma molto serio) di seguirli in centrale, per rispondere ad alcune domande. Dopo aver cercato inutilmente di convincere i carabinieri a rimandare tutto alla sera, quando avrebbe chiuso lo studio, chiese alla segretaria che annullasse tutti gli appuntamenti della giornata e che pensasse lei a chiudere l'ufficio.
Quando lei entrò nella sala mensa fu, per Fabrizio, come una luce che all'improvviso illumina a giorno la notte più buia. Si era informato su di lei: si chiamava Mara, ed era del settore amministrativo; gran lavoratrice, sempre puntuale e disponibile spesso a lavorare fuori orario senza che le venissero pagati gli straordinari; gentile e disponibile con tutti, non dava però a nessuno molta confidenza. Per Fabrizio era un angelo, l'emblema stesso della purezza e dello splendore, la dimostrazione che, nonostante tutto, valeva ancora la pena di vivere. Aveva fatto e faceva costantemente una enorme quantità di fantasie su di lei, su come un giorno si sarebbe presentato, invitandola a uscire, o su come si sarebbe innamorata di lui a prima vista, incontrandolo per caso da qualche altra parte.
C'era però qualcosa di strano quel giorno. Mara non si era seduta al tavolo con le solite colleghe, ma in un angolo da sola, e quando abbandonò all'improvviso il suo pranzo per precipitarsi verso il bagno, Fabrizio temette che stesse male. Quasi inconsciamente la seguì poco dopo.
Entrato nel bagno, sentì subito come un gemito soffocato provenire dalla toelette delle signore, e qualcosa nella sua testa gli disse che quello non sembrava affatto il gemito di una persona che stesse male. Non riuscì a resistere alla tentazione e dopo un furtivo sguardo per essere sicuro che non arrivasse nessuno, cercò di sbirciare dalla serratura. Ciò che vide lo gelò completamente. Riuscì a intravedere il suo viso arrossato e ansimante, e i suoi denti stringere il labbro inferiore come per trattenere i gemiti, e il suo petto alzarsi e abbassarsi sempre più velocemente finché non stette immobile, rigida, e poi si rilassò lasciandosi andare.
Fabrizio fece appena in tempo a nascondersi nel bagno degli uomini, quando lei uscì.
I minuti diventavano ore nell'attesa di quella saletta. Era solo in una piccola stanza con una sedia davanti a un tavolo. Aveva notato chiaramente che non lo avevano messo in attesa insieme alle altre persone che aveva visto (qualche prostituta e una ragazzo con un'aria molto poco raccomandabile), ma non sapeva se questo dovesse essergli di conforto o preoccuparlo ulteriormente. Se Mara lo avesse denunciato per violenza avrebbe avuto ben poco da poter dire a propria discolpa.
Purtroppo non aveva elementi per dimostrare che lei era consenziente.
Delle gocce di sudore gli imperlavano la fronte e Paolo cominciava a sentire la camicia appiccicata alla pelle per via del sudore. Come se non bastasse, ogni tanto qualcuno apriva la porta e si affacciava, come se stesse cercando qualcosa o qualcuno, lo guardava di sfuggita e poi richiudeva.
Quando l'ufficiale entrò e dopo che si fu presentato, Paolo udì, come in un film, la frase che aveva temuto per tutto quel tempo: "Allora dott. Molinu, dove si trovava precisamente ieri notte?" Mara continuava a cercare da qualche parte nel suo corpo, nella sua mente o nel suo spirito la forza per alzarsi e andarsene via.
Continuava a non trovarla da nessuna parte. Continuava ad avere paura di se stessa, di come si sarebbe vista, e giudicata, da allora in poi.
Continuava a ripetersi che era solo un sogno, e che se avesse davvero aperto gli occhi si sarebbe trovata nel suo letto, nella sua casa, fra le sue mura. Flash della sua vita le folgoravano il cervello, alternate all'immagine di lei che godeva mentre uno sconosciuto la penetrava con violenza nel culo, per poi tornare a se stessa riversa sulla spiaggia, sfatta e sfinita.
Sua madre che la svegliava per andare a scuola, Paolo che la trascinava nella spiaggia. Lei che prendeva la comunione, lei che si masturbava con foga nell'auto di Paolo. Suo padre che la sgridava perché aveva fatto tardi, Paolo che la penetrava con violenza.
Le balenò in mente che forse l'aveva fatto per uscire da tutto questo, per trasgredire almeno una volta nella sua vita, e questo pensiero la trafisse come una lama. Lei che era così diversa, sempre un passo avanti rispetto a tutte e a tutti, che era la migliore sul lavoro, la donna che tutti avrebbero voluto avere, ora si rendeva conto di essere vittima del più banale e scontato cliché che si potesse immaginare. Fu il colpo di grazia per la poca stima che ancora nutriva verso se stessa.
Quando le mani la afferrarono nuovamente e lei nuovamente sentì il suo corpo violato, si chiese quanto tempo Paolo fosse rimasto nascosto chissà dove a guardarla, per poi darle una seconda razione di quella violenza così sconvolgente, dolorosa e piacevole allo stesso tempo. Quando Paolo la mosse, Mara si accorse di essere ancora un lago in mezzo alle gambe, e questa volta fu li che si sentì penetrata.
L'estasi la avvolse e tutti i suoi pensieri sparirono; si rese conto che anche lei si stava muovendo selvaggiamente cercando il piacere che avrebbe colmato il vuoto che ancora sentiva.
"Ha mai visto questa ragazza?", disse il carabiniere gettandogli davanti, di malo modo, delle foto.
Paolo fece appena in tempo a voltarsi, prima di vomitare i succhi gastrici che gli riempivano lo stomaco, trovandosi boccheggiante a quattro zampe fissando la pozza schiumosa e maleodorante che era appena uscita dalla sua bocca.
Fabrizio aveva fatto gli straordinari anche quel giorno. Chissà che alla fine del mese non riuscisse almeno a comprarsi lo stereo nuovo.
Quasi per caso, guardando fuori dalla finestra vide Mara che usciva dall'edificio, vestita in un modo incredibile: aveva una gonna che metteva in risalto il suo bellissimo sedere, e un top che lasciava scoperto molto più di quanto nascondesse.
Non riuscì, dopo quello che aveva visto e sentito quel pomeriggio, a resistere all'impulso di seguirla. La vide prendere la sua macchina, parcheggiarla a pochi isolati di distanza, fermarsi ad aspettare nel marciapiede come una prostituta, e poi una macchina fermarsi, e lei salire.
Fabrizio li seguì fino alla spiaggia, e stava per intervenire, quando vide l'uomo trascinare in quel modo Mara sulla spiaggia, e infilarle con violenza il suo membro in bocca fino quasi a soffocarla, e poi ancora rivoltarla come uno straccio e possederla con forza nel culo.
Ma era come paralizzato, e il colpo più duro lo ebbe quando si rese conto che lei stava godendo di quel trattamento. La vedeva dimenarsi e urlare, non per liberarsi, ma per facilitare il compito a quell'uomo schifoso, che la trattava come se lei fosse il più inutile degli stracci. Poi semplicemente se ne andò e la lasciò li da sola, e il tempo cominciò a dilatarsi, o forse a comprimersi. Non l'avrebbe saputo dire.
Ad un certo punto avvertì il suo corpo muoversi verso quel corpo inerte sulla spiaggia.
Mara sentiva il membro penetrarla sempre più violentemente, come se cercasse di aprirla e sfondarla il più possibile, e quelle mani che la tenevano inchiodata alla sabbia le stringevano il collo facendole male. Il ritmo cominciò ad accelerare sempre di più finché non senti un fiotto caldo esploderle dentro, e venne anche lei prepotentemente, sentendosi squassata dal dolore e dal piacere che la pervadevano ormai totalmente.
Le mani girarono il suo volto e lei vide la faccia dell'uomo.
Non ebbe il tempo di divincolarsi.
Il Dott. Paolo Molinu venne scagionato e uscì dal carcere dopo sei mesi, ma ormai, l'uomo che uscì dalla prigione non aveva nulla a che vedere con quello che vi era entrato.

 

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