“Sto arrivando”.
Il telefono ha squillato, Marta ha risposto e solo queste due parole, non ha
atteso risposta.
Lui non ha bisogno di dire altro, sa perfettamente che bastano queste due
parole e lei lo aspetterà fino al suo arrivo.
Marta sa di avere sempre mezz’ora di tempo per prepararsi, mezz’ora che
ormai ha imparato ad utilizzare al meglio, riesce anche ad avere qualche
minuto di tempo per fantasticare un po’.
La doccia con il bagnoschiuma scelto da lui, i capelli lavati con lo shampoo
comprato da lui.
Ha sempre portato i capelli cortissimi, per fortuna non deve nemmeno
asciugarli con il phon ci vorrebbe troppo tempo e Marta non vuole farlo
aspettare, peccato che adesso lui voglia che se li faccia crescere, e se lui
lo vuole Marta lo farà.
Si asciuga accuratamente, poi si cosparge con la lozione profumata che le ha
procurato lui, massaggiandola sulla pelle.
Poche gocce del profumo che lui preferisce ed è pronta.
Marta si stende sul letto, chiude gli occhi.
Aspetta.
Chissà cosa succederà oggi.
L’ultima volta che è venuto a trovarla si è preoccupato del piacere di
Marta con cura quasi maniacale, con tutta l’attenzione possibile.
L’ha accarezzata in ogni luogo, con dita delicate, stimolandola in punti che
non immaginava neanche esistessero in lei.
Un brivido profondo l’attraversa ricordando la sua lingua guizzante che le
ha accarezzato il sesso per un tempo che a lei è sembrato interminabilmente
eccitante, fino a quando lui le ha concesso di venire in un orgasmo che l’ha
lasciata spossata, esausta, piena di languore.
Chissà cosa vorrà fare oggi.
Marta lo aspetta sul letto, con gli occhi chiusi.
Dietro le palpebre chiuse scorrono le immagini di mille pomeriggi passati
con lui, immagini piene di eccitazione, di emozione, le sembra di sentire
scorrere sulla propria pelle ogni orgasmo che lui le ha concesso.
Il rumore della chiave nella toppa della porta le ferma per un istante il
respiro.
E’arrivato.
Marta sa che non si deve muovere, che lo deve aspettare sul letto, con gli
occhi chiusi.
E’lui che condurrà il gioco, Marta si lascerà portare dove lui vuole.
Lo sta vedendo con la mente, appoggia le chiavi sulla mensola nel corridoio,
in salotto per bere qualcosa. Sa di poterla fare aspettare quanto vuole,
Marta non si muove, lo aspetterà come lui vuole.
Dopo un tempo lunghissimo nella sua brevità, sente la sua presenza entrare
nella stanza, percepisce il suo arrivo sulla pelle.
Lo sente muoversi per la stanza, il tonfo leggero degli abiti che cadono a
terra.
Un leggero sospiro sta per sfuggirle dalle labbra, ma riesce a trattenersi.
Nessun rumore, nessun movimento quando aspetta.
Lui vuole così.
La sua pelle si increspa di desiderio sentendolo accanto a sé.
Quasi percepisce il tocco del suo sguardo che la percorre, che si sofferma
sui seni, sui capezzoli tesi per l’eccitazione, che scende giù sul ventre
arrivando al pube, sui peli che si arricciano umidi, sul luccicore degli
umori che già le bagnano le grandi labbra.
Marta aspetta.
A volte lui le dice cosa succederà, a volte agisce, senza una parola.
“Oggi tocca a me”.
La sua voce le carezza le orecchie, rabbrividisce leggermente.
Il suo corpo si allunga accanto a lei.
Marta adesso può muoversi, questo per lei è il segnale.
Lui è steso sul letto, gli occhi chiusi, le braccia abbandonate lungo i
fianchi, non fa un gesto verso di lei, non sembra neanche accorgersi che
Marta si è mossa, che ora è accoccolata accanto a lui.
Lentamente si china sul suo petto, con le labbra gli percorre il torace,
con una carezza leggera ma continua, si sofferma prima su un capezzolo, poi
con la lingua inizia a leccarlo piano, come lui vuole che faccia. Marta non
ha mai conosciuto un uomo a cui questa cosa piacesse, ma lui le ha detto che
lo eccita molto, e Marta lo fa.
Non un movimento in lui tradisce eccitazione o godimento, ma Marta sa
benissimo che tutto questo gli piace, ed è fiera di esserne responsabile.
Marta non ha bisogno di essere guidata, ormai sa perfettamente cosa lui si
aspetta. La sua lingua scende piano lungo il ventre, lasciando una scia di
eccitanti baci. Il suo sesso è duro, eretto, teso. Marta non lo tocca con le
mani, lui vuole solo essere toccato con la bocca, le labbra, la lingua. Ogni
nervatura, ogni millimetro di pelle sono incredibilmente familiari per
Marta, potrebbe disegnarne una mappa ad occhi chiusi. Con movimenti
lentissimi lascia scivolare il suo sesso all’interno della propria bocca. E’
molto grosso, per Marta all’inizio è stato difficile prenderlo tutto in
bocca, ma grazie a lui ha imparato, e gli è grata per questo. Per qualche
istante lo tiene fermo in bocca, poi lentamente la sua lingua si anima, lo
percorre lentamente, con movimenti profondi. La sua durezza tra le labbra è
per Marta un estasi, un senso di profonda gratitudine la anima, lui le
concede un dono bellissimo.
Adesso lei lo sta scopando con la bocca, si muove seguendo il ritmo che lui
le ha insegnato, che ormai non ha più bisogno di farle capire. Lui continua
a restare fermo, immoto, appena un leggero accelerare del respiro rende
visibile la sua eccitazione. La bocca di Marta continua a muoversi su e giù
con movimenti fluidi, la durezza del suo membro contro il palato si
ripercuote lungo il suo corpo, giungendo fino al suo sesso, talmente denso
di eccitazione da sentirlo scoppiare. Ma lei sa benissimo che oggi non le
sarà concesso godere, ma sapere di essere artefice del suo godimento la
rende ugualmente felice.
Da un’impercettibile movimento percepisce che sta per raggiungere l’orgasmo,
e si prepara ad accogliere nella propria bocca il suo seme, spingendola più
a fondo sopra di lui. Sente scendere nella gola il suo sapore salmastro,
caldo, non ne sprecherà neppure una goccia, lui le ha insegnato che deve
berlo fino in fondo.
Dopo l’orgasmo Marta sa qual è il proprio posto, torna a distendersi sul
letto, gli occhi chiusi, non un gesto, non una parola.
Lo sente muoversi, alzarsi.
Mentre lo sente ricomporsi Marta si permette di sognare che prima di
andarsene le parlerà, le dirà qualcosa, la abbraccerà.
Non è mai successo, ma lei non smette di sperare.
Ma anche stavolta ha sperato invano.
E’ uscito senza dire una parola, per risentire la sua voce dovrà attendere
la prossima telefonata.
Adesso può aprire gli occhi, guardarsi intorno, cercare di riappropriarsi
del proprio essere. Sente il proprio sesso teso ed eccitato, tempo fa
avrebbe allungato la mano per procurarsi da sola l’orgasmo che lui oggi le
ha negato, ma ora no, non lo fa più.
Dopo qualche istante si alza, compie gesti quotidiani, normali. Mentre l’
acqua scorre nella doccia si guarda nello specchio, osserva il suo corpo che
sembra aver cominciato a vivere solo da quando lui se ne è appropriato. Con
un dito sfiora la piccola X che l’ha consegnata a lui. Ancora oggi, dopo
tanto tempo, risente il dolore senza fine che lui le ha provocato
appoggiandole il marchio incandescente sulla tenera pelle del seno sinistro.
E ancora oggi freme nel ricordare quanto, solo quell’unica volta, sia stato
tenero, dolce ed appassionato con lei subito dopo, tergendo le sue lacrime
di dolore con baci amorosi.
Ormai Marta gli appartiene, è sua in tutto e per tutto, e il marchio è solo
un modo per ricordarlo.
Come è un modo per rimarcarlo la porta che neppure chiude più a chiave,
tanto Marta non esce.
Anche perché lei non vuole uscire, vedere persone diverse da lui, alle quali
dovere spiegare che solo da quando si è consegnata totalmente a lui si sente
amata, protetta, non sa come potrebbe far capire che lui non ha bisogno di
violenza per farla rimanere. Tutti rimarrebbero allibiti, penserebbero a
botte, violenze, soprusi, che in realtà non ci sono mai stati.
Dovrebbe raccontare la pace e la tranquillità che la sommergono come un’onda
benefica ogni volta che lui le permette di farlo godere, il profondo e puro
amore che le sgorga nell’animo.
Dovrebbe spiegare che tutto quello che lui fa è per amore, solo per amore.
Dovrebbe accettare gli sguardi stupiti, le espressioni di sconvolto orrore
di chi non sa.
Forse non lo sanno, ma pure questo è amore. |