| La nostra civiltà ha smesso da tempo di accettare il body hodour
come un segnale accettabile. L'igiene che ci è stata imposta dopo
la seconda guerra mondiale ha doverosamente ridotto l'incidenza
di malattie, la gente sta imparando gradualmente a lavarsi e non
lo fa mai troppo.
Tutto bene dunque?
Non direi ma, anzi, vorrei spezzare una lancia a favore del profumo
naturale che un corpo umano, sano e debitamente lavato, dovrebbe
emanare; non già il posticcio profumo di deodorante o quello più
selettivo
delle lozioni da barba, delle acque da toilette, delle profumazioni
cipriate
o floreali, speziate o al cuoio che sono più o meno abbondantemente
sparse su corpo e vestiti col preciso scopo di essere armi seduttive--
Chi non ha mai provato l'inebriante sensazione d'isolare un profumo
naturale, esclusiva caratteristica di quella particolare persona, non sa
di
cosa io stia berciando.
Mi affiora alla memoria, oggi passando nel centro di Milano, un
particolare
profumo naturale, rarissimo, che identificai tanti anni fa in una mia
ragazza,
seducente bruna mediterranea, campionessa di nuoto ed evocatrice di
altre
ginniche attività da praticare in due.
Il profumo di Luisa era un misto di salsedine, di sudore femminile, di
cosmesi
naturale e di sesso.
Lo provai nello stringerla fra le braccia ballando un lento, nel
baciarla in macchina,
in una stagione della mia vita in cui, diciottenni entrambi, si era
fortunati a di-
sporre di un amico munito di vettura con cui ci si andava ad infrattare,
godendo
sia della compagnia della ragazza che della vista dell'altra coppia e
delle sue
espansioni.
Avevo appena scoperto allora che la saliva sulla pelle, mediante una
qualche reazione
chimica, sviluppava un odore tutto suo, un profumo altamente
erotizzante, quasi
indipendente da quello della pelle su cui si creava per donarsi, da
vicino,
al solo privilegiato che ne potesse approfittare grazie alla vicinanza
strettissima
con la donna che lo emanava!
Ovviamente la componente di sesso che oggi identifico, all'epoca non mi
era
del tutto chiara, dato che gli effluvi del sesso femminile erano
talmente forti
per ovvie ragioni di tipo ormonale, stanti le nostre neopuberi età, da
essere poco identificabili ed isolabili nelle loro varie componenti.
Ricordo ancora con nostalgia un'adolescente che emanava un franco ed
inequivocabile odore di ascelle che, raccontato, può sembrare
raccapricciante e
che, invece, evocava in me torbide immagini di intimità pura e di
promesse di
delizie
erotiche che, peraltro, mai provai proprio per l'età troppo giovane di
quella mia
ragazza.
Un'avventura che, proprio a causa dell'odore ricordo ancora, tanti anni
dopo,
è quella con una ex collega, segretaria di un'azienda da cui mi ero
licenziato.
Non essendo più colleghi, mi sentii in diritto di farle la corte ed una
sera che
passavo per Roma, da Milano dove mi ero trasferito, mi feci prenotare da
Nicoletta l'albergo e la invitai a cena.
Dal tono delle telefonate che avevano preceduto questa visita non
c'erano
dubbi su come si sarebbe conclusa la serata e anche la scelta lasciata a
lei sul-
l'albergo dove dormire, il Barberini, mi confermava l'accordo.
A fine serata, dopo la cena e lo spettacolo di cabaret però Nicoletta mi
chiese, quasi supplice, di essere riaccompagnata a casa e, al mio
sgomento evidente, sorridendo
maliziosa mi disse "Sciocco, poi proseguo con te, ma ho bisogno di
passare prima
per casa".
L'attesa in auto fu davvero lunga e me la spiegai quando mi resi conto
che le era
servita a cambiarsi d'abito e a--. fare la doccia!
La hall del Barberini era ormai vuota quando finalmente vi entrammo e la
camera
assegnatami risultò davvero principesca, destando ammirati commenti in
Nicoletta.
Dopo un attimo d'incertezza le nostre bocche si congiunsero, le lingue
iniziarono
ad esplorarsi e prendere conoscenza l'una dell'altra e delle cavità,
dolci, calde e
bagnatissime che già iniziavano a trasmetterci sensazioni voluttuose.
L'operazione dei spogliarci fu davvero rapida; strappandoci
vicendevolmente
gli abiti ci trovammo nudi in un batter d'occhio e la visione che mi si
presentò fu
coerente con quello che immaginavo; un corpo quasi adolescente, con
tette
piccole e sode, capezzoli molto sporgenti e sensibili, in continua
evoluzione morfologica, gambe e braccia magre ma atletiche.
La mia lingua cominciò subito ad esplorare la pelle di Nico che reagiva
molto piacevolmente sia per lei che per me, ma che mi lasciava in bocca
un aspro sapore di sale, quasi come se, invece della doccia di cui
sentivo tracce profumate, avesse fatto
un bagno di mare: inoltre man mano che s'eccitava, sentivo montare un
forte odore di sudore, davvero simile ad un afrore da cui capivo
l'imbarazzo della ragazza,
appena docciata e già in difficoltà.
Il mio desiderio, lungi dall'affievolirsi, si acuì e, sentendo nelle mie
mani l'odore penetrante della fica, sentii l'urgenza di leccarla, di
partecipare a Nico di cui era palpabile l'imbarazzo, il mio desiderio e
la mia voglia di farla godere--
Il sapore e l'odore che mi colpirono le narici furono davvero
un'esperienza unica;
come se invece di annusare un'essenza diluita in alcool la stessi
annusando in totale concentrazione: gli occhi mi si inumidirono e sentii
che non era un'esperienza da
tutti e che, forse, aveva in sé un certo tipo di unicità che non avrei
più incontrato.
Quando ci staccammo per scopare, finalmente, Nico si mise in una strana
posizione accucciata che mi consentiva di penetrarla in maniera totale,
le cosce protese e le gambe che mi cingevano le spalle, poi ancora con
le sue mani che sorreggevano nello spazio le gambe dalla geometria
bizzarra e dalla statica precaria.
L'orgasmo arrivò dopo una serie di entra ed esci che la fica spalancata
e bagnatissima propiziava facendomi sentire a casa.
L'ora impossibile e la stanchezza interruppero questo nostro incontro ma
l'indomani, al risveglio, dai primi baci ad un più esplicito approccio,
mi ritrovai a succhiare quei meravigliosi capezzoli così multiformi e
versatili e a tentare un incontro rinnovato fra la mia bocca e la labbra
della fica; questa volta Nico non mi lasciò fare e mi guidò la mano
nelle sue calde intimità, roteando il bacino , avvicinandosi ed
allontanandosi, in sintesi facendosi scopare dalla mia mano secondo i
suoi desideri e ritmi, fino ad un orgasmo muto ma eloquentissimo in
tutta la sua intensità!
Subito dopo Nico si precipitò sotto la doccia e uscì dal bagno già
vestita e pronta ad andare al lavoro.
Il bacio che ci scambiammo in piazza Barberini quel mattino fu un
commiato quasi definitivo anche se, per la verità, altri due o tre
incontri mi permisero di metabolizzare l'esperienza.
Mi dicevo, pensando ad un amico che in seguito alle proprie prime
esperienze sessuali sosteneva "La fica puzza!", che non tutti sanno
apprezzare anche questo senso mentre io, pur sinceramente perplesso,
avevo valutato questa speciale esperienza e le sue implicazioni che ,
nel tempo, me la fanno ancora ricordare in maniera vivida.
Consideravo poi che sarebbe davvero molto bello se, con ardito salto
indietro, si
riuscisse a comunicare anche con il nostro odore naturale, per alcuni
puzza altri
ancora profumo, secondo categorie soggettive che "fanno", qualificando
il rapporto.
La compatibilità, la soggettiva attrazione che gli specialisti
chiamerebbero il linguaggio dei feromoni non dovrebbe, non potrebbe
essere recuperata, in una stagione dell'umanità in cui la comunicazione
verbale consente i peggiori mimetismi?
Potremmo così, senza troppi fronzoli, avvicinare una donna e chiederle
di annusarla
e di annusarci, saltando così alcuni anni luce di finta comunicazione |