E' una bella mattina di mezza estate, il celo limpido promette una
giornata molto calda, il tragitto in macchina dall'albergo è tranquillo e
veloce, anche se la
stretta strada che si arrampicava sulla collina, da a Silvia qualche piccolo
fastidio, raggiungono presto uno spiazzo con una decina di macchine ferme,
Silvia
non nota nessuno a bordo, mentre la loro macchian prosegue alzando una
nuvola di polvere sulla strada non più coperta d'asfalto.
Silvia si guarda attorno, il posto è isolato, grandi alberi,
qualche campo coltivato, lontano scorge il tetto di un paio di case,
percorrono circa un chilometro, incrociando un gruppo numeroso di uomini
appiedati, occhi avidi, curiosi, la cercano dentro l'auto, che
passa lenta accanto a loro, poi una vecchia casa di
contadina, con freschi segni di restauri fatti in economia, segna la fine
del piccolo viaggio, sulla destra
una piccola costruzione, forse un porcile.
Nel piccolo cortile, qualche gallina, un vecchio cane alla catena, un uomo
ed una donna fermi ad attenderli, la donna ha forse 50 anni vestita con un
grembiule da lavoro, l'uomo che indossa vecchi pantaloni di velluto, e una
camicia scozzese piuttosto pesante vista la stagione, tiene per le briglie
un asino.
Paolo la fa scendere dall'auto porgendole la mano con la solita
cortesia, la presenta ai due contadini e poi la invita a spogliarsi,
Gianna la contadina, si fa consegnare gli indumenti appoggiandoli sul
braccio, e nel farlo, la scruta, senza nascondere né la disapprovazione, né
il disgusto,
il marito, nervoso, cerca di dissimulare la sua evidente eccitazione, Silvia
sfida gli occhi della donna, conscia di essere bella, e desiderabile anche
per lei, ma presto è nuda, e quel piccolo piacere che si è ritagliato, viene
meno, il
contadino le lega le mani dietro alla schiena, quasi senza toccarla,
poi sollevandola di peso la fa montare sull'asino, la Contadina rimane ferma
nel cortile, con gli abiti di Silvia in mano.
Paolo nel frattempo è andato più avanti, si è unito agli uomini che avevano
incrociato, il
Contadino conduce l'asino di Silvia, per un sentiero non ripido, ma molto
sconnesso, più di una volta Silvia è costretta a chiedere il suo aiuto per
non cadere, il pelo ispido dell'asino le stimolava il sesso e
l'interno delle cosce, l'odore forte, insolito, le entra nei
pori, ma tutto, comprese le mani callose che la toccavano, per prevenirne
le cadute, contribuisce a mantenerla in uno stato di forte eccitazione.
Sono in una specie di galleria verde formata dalla
vegetazione, il sole filtra appena tra le foglie, si sente solo il canto
di qualche uccello, il rumore dei piedi e degli zoccoli dell'asino, dopo
una quindicina di minuti, raggiungono un secondo gruppo di persone, in mezzo
la figura nuda, di una ragazza giovane e bella quanto Silvia, è a piedi,
scortata da due uomini, altri la precedono o la seguono, uno la tiene per
una specie di
guinzaglio fissato ad un collare di cuoio, l'altro brandisce una
lunga e sottile asta di legno chiaro, quando dopo poco la raggiungono,
Silvia distingue alcuni segni sul corpo, evidentemente lasciati da quello
strumento.
La ragazza è sudata, i piedi nudi, sporchi di fango, Silvia nota, una
natica marchiata con il fuoco e i capezzoli forati da grossi anelli, i loro
sguardi si incrociarono, ma gli occhi della ragazza si chiudono, un fischio
nell'aria, un colpo secco, un rantolo represso di dolore, poi
l'asino, incitato dal contadino, porta Silvia più avanti.
parte seconda
Finalmente arrivano ad una radura, completamente circondata dal bosco folto,
isolata, senza all'apparenza altri accessi altre al sentiero appena
percorso,
ha un diametro di una trentina di metri, l'erba tagliata di fresco, quasi
al centro, un piccolo rilievo con due alberi, da alcuni rami, pendevano
delle
corde, al lato dell'uscita del sentiero, una tenda, tavoli, sedie, e
l'assurda presenza di alcuni uomini vestiti da camerieri, mentre Silvia
sempre sull'asino viene portata verso gli alberi, qualcuno dei sui
accompagnatori si accosta alla tenda per farsi servire da bere.
Lei, raggiunti gli alberi, venne fatta scendere dalla cavalcatura, e legata
con le braccia alte alle corde del primo albero, anche la seconda ragazza
stava arrivando, mentre si avvicinava a Silvia, viene colpita con la lunga
verga altre due volte, qualcuno, dopo aver chiesto il permesso a Paolo, si
avvicina a Silvia, la tocca ovunque, le sibila sulle orecchie frasi e
promesse oscene,ma poi all'arrivo della ragazza si scosta, ora le
due donne sono una davanti all'altra, Silvia praticamente appesa
all'albero, l'altra senza ancora un nome, si è inginocchiata davanti a lei,
sembra provata e stanca, la ragazza chiede qualcosa, parlando in tedesco, le
portarono una bottiglia
d'acqua, ma ha le mani ancora legate, e quindi le versarono l'acqua
direttamente in bocca, beve avida lasciando la bocca spalancata, chiede
ancora qualcosa, le versarono l'acqua rimanente tra i capelli, dove essere
molto accaldata, perché
sorrise quasi con gioia a quella doccia improvvisata, poi sempre in
ginocchio si avvicina a Silvia e prende a leccarle l'interno delle cosce,
lecca, e a tratti morde, lanciando brevi risate in risposta ai
respiri di piacere e alle piccole smorfie di dolore che provoca a Silvia, le
slegano le mani e le sue leccate e i suoi morsi diventano più audaci, più
osceni, Silvia sta quasi per godere,
mentre gli uomini, messi in un cerchio stretto attorno a loro, commentano,
incitano, battendo le mani in cadenza sempre più forte e veloce.
L'uomo che tiene la verga, chiama per nome la ragazza, Greta! , le
parla nella sua lingua freddo e deciso, Greta si alza lentamente da terra, i
visi delle due donne sono vicini, Greta bacia Silvia sulla bocca, ha la
bocca piena di
saliva, gli occhi sbarrati, il corpo suda, trema ed emana un odore
intenso, il contadino ha riportato l'asino vicino, lo tiene stretto per il
morso, Greta si avvicina alla bestia e dopo uno sguardo verso Silvia, si
mettere a mettere sotto alle sue
zampe, Greta si tocca, affonda una mano nel proprio sesso, il suo
sguardo vaga ora verso Silvia, ora verso il suo uomo, alza a tratti la
testa, lecca la pancia dell'animale sopra di lei, come leccasse le cosce di
Silvia, leccate sempre più lunghe, sempre più vicine al sesso dell'asino che
iniziava ad allungarsi, ora lo prende tra le mani lo accarezza lo impugna
con rabbia, lo bacia, si passava sul viso e sul corpo, il cazzo non umano,
ungendosi con gli umori che escono ora escono abbondanti, qualcuno, mormora,
altri ridono nervosamente, una voce, all'orecchio di Silvia, insinua che
presto a lei sarà stato imposto lo stesso scempio, e nel farlo la slega e le
stendere a terra e la monta da dietro, altri lo seguono, Silvia si sente
solo uno scarico, montano lei
ma era Greta e il suo asino ad eccitarli, conta due, tre coiti, poi
smette di distinguere chi, come e dove la sta penetrando, anche lei vede
solo Greta
e il cazzo dell'asino che lei tenta di infilarsi nel sesso.
Grosse mosche, altri insetti, ronzava attorno a Silvia, forse attirati
dalle tracce dolci di sperma, che ha sul corpo, anche Greta è attorniata
dagli
stessi insetti ma lei,non sembra esserne infastidita, intenta come era a
mangiare da una insalatiera piena di macedonia di frutta che hanno portato
ad entrambe, in un inglese fluido e perfetto, Greta ha invitato Silvia a
fare altrettanto, ma lo stomaco di Silvia è contratto per quello che ha
visto e per quello che
ha fatto, si è limitata a bere il liquido dolce e denso in cui la
frutta era affogata, Greta gode nel mostrarsi, sconcia, lascia che dal mento
le colino sul
corpo, rivoli di liquido denso, pezzi di frutta, mangia riempiendosi la
bocca con fare ingordo, lanciando occhiate di sfida a Silvia e al Contadino,
che è rimasto a far loro la guardia, si mostra, si offre, si tocca,
penetrandosi con le dita unte, si avvicina all'uomo strisciando sull'erba,
alzando la testa fino all'altezza dell'inguine, annusando forte, strofinando
il naso sulle braghe vecchie e sporche, la bocca resta aperta, gocce di
saliva scendevano lentamente filando dalle labbra, "scopami la bocca"
continuava a sibilare, a tratti i italiano altre in inglese, il Contadino
vaga con lo sguardo in cerca di qualcuno che gli dica cosa può o non può
fare,
timoroso di uscire da regole che probabilmente non esistono che nella sua
mente, Paolo e l'uomo di Greta si avvicino e ridendo danno al
poveruomo, l'assenso tanto desiderato, che si apre i pantaloni rivelando un
cazzo di notevoli proporzioni, Greta lo accoglie golosa in bocca,
succhiandolo rumorosamente. |