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Sesso al mare

Luna a falce: occhio di drago, appeso al cielo, occhio d'arancio rosso e di riflessi del fuoco. Luna a falce, come timbro di morte o zanna di gatto. Sotto, invece, tutto nero come la pece. Nero il mare, che del fuoco cattura e raccoglie un flebile zampillo. Nero il fondo dei tuoi occhi, donna, che ti muovi lenta, scivolando fra le pelli e le patine di sudore, in questa macchina stretta, parcata fra i rivoli di ombre che tratteggiano la scogliera, ferma tra altre macchine, in questo scuro parco del sesso veloce.
Andirivieni di vetture, fari su grumi di carta e spermi abbandonati e gramigne che ondeggiano al vento. Flash che inquadrano culi e braccia e tette e schiene e occhi. Occhi nascosti dietro un cespuglio, occhi sotto vento, occhi profondi più del nero, segnati dall'assenza, occhi della pietra nera d'un vulcano.
Ci sono i panni appesi ai fili questa notte. Sono panni appesi a fili stesi sotto quella finestra: mutande da uomo vecchio, con cotone bianco a costine e camicie e vesti ed una sottana da donna, da grassa donna matura, d'un rosa cipria slavato, con un buco, che controluce pare un ragno.
Ci sono vibrazioni di occhi su quella finestra, che si riempiono di lacrime ai rintocchi dell'orologio comunale: bianco e nero, con due campane, una piccola sopra, una più grande sotto, si staglia lì, a pochi metri, e segna il tempo, senza rispetto per chi dorme, senza pietà per chi attende. L'ora tarda, infatti, non leva dubbi: dev'essere successo qualcosa di grave. "Si sarebbe fatta sentire, la mia figliola, la mia bambina", così dice a se, la donna dagli occhi bagnati, e urla, grida, chiama lui, perché venga, "vieni, alzati, fa qualcosa", così dice e mette le proprie mani fra i capelli.
Ha la cintura pronta sul comò l'uomo dalle mutande a costine. La cintura da vecchio padre. "La puttana" - pensa - "sta facendo all'amore con qualcuno". Così pensa. E non piange. S'arrabbia. E si commuove per la moglie stronza, immersa nella notte, posata sul davanzale, a contare zanzare e giovani ubriachi ed aspettare quella che ora sta facendo la puttana con qualche mettinculo.
Aveva la muta stretta quel giovanotto. Muta stretta e fucile buono e s'era svegliato di buonora, quandocazzomai. "A pesca, si era detto", ed aveva preso tutto ed era arrivato lì con la vecchia Duna station wagon, che puzzava tutta di Mario-bi, che era il cane, e di oppio e di pesce. Il mare era bello e poco riccio, come piaceva a lui, col vento che era di tramontana e faceva piacere sentirlo. Così era entrato in acqua, immergendosi pian piano.
Gli occhi verdi con mille riflessi di montagna e mare, i capelli ricci neri che pareva d'annusarli anche standoci lontano, ed il naso fine, le labbra definite, il collo dolce, che scivolava su corpo sinuoso. E le mani, aperte, come anemoni docili. Appariva così quella signorina mentre il giovanotto con la muta stretta volteggiava a fil di grotte, nel blu intenso di quell'alba d'estate. Così, con le tette che facevano occhiolino al sole e un filo di perizoma che le tappava il sesso, tanto perché qualche granchio non ci facesse inopportune sorprese. "La pelle è delicata, bisogna stare attente con il sole". Così pensava e sussurrava alla sua amica immaginaria, che ascoltava attenta, nella quiete della mattina appena sorta.
Poi un lampo, un urlo, un uomo con le braccia vestite di nero, i capelli d'oro antico attaccati al cranio: "Aiuto" urlava e nuotava verso riva. Zoccoli ai piedi, ed asciugamani prontamente legato sulle tette, lei gli andò incontro, porgendo la mano e raccogliendo l'urlo spaventato di uno sguardo.
Fu circa a mezzogiorno che la gru tirò fuori la macchina rossa dal mare. Dentro c'erano due uomini nudi, uno secco e glabro, l'altro muscoloso, tatuato vicino al collo, ed una donna di media statura. Tutti i corpi erano stati completamente privati della pelle.
Quando la gru posò la macchina a terra la ragazza con l'asciugamano legato sulle tette strinse forte il giovanotto tremante con la muta stretta. Un tizio, più in là si voltò verso un albero salmastro e vomito d'un denso liquido verde.
Intanto l'uomo con addosso le mutande da vecchio si avvicinò alla donna che piangeva e pianse. Il suono dell'orologio comunale coprì il tintinnio della cintura precipitata a terra.
Qualche ora più tardi fu la televisione a raccontare dell'aggressione del Dermatofagoide.

 

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