Quel giorno mi venne la voglia di andare nuda in bicicletta.
Ovvero, conoscete quella bellissima sensazione di sentire l'aria fresca che
entra sotto un sottilissimo strato di stoffa e ti accarezza...e ti eccita?
Dunque, una gonna piccina e sottile di georgette ed una micro canottina
dello stesso tessuto.
Ecco, appunto...immaginatevi l'effetto in bicicletta.
Adoro questi fine settimana in campagna, finalmente riabbraccio il mio
adorato Arturo, un cucciolone di 45 kg., due occhioni da favola, di quelli
che ti ricordano il film di Beethoven e, come una bambina furbetta, mi fanno
ridere ogni volta. Io e lui siamo praticamente culo e camicia, ci rotoliamo
per ore sul prato e quando prendo la mia bicicletta, lui mi insegue,
guardandomi con quell'aria astuta che mi dice "tanto non mi freghi...ti
supero!" Eheh...è grosso, ma corre come il vento.
C'è un posto, che io chiamo "il mio posto segreto", dove io e Arturo andiamo
a rintanarci nelle belle giornate assolate, un pezzo di terreno senza
padrone, dove c'è un vecchio cascinale, praticamente a pezzi.
Ma la particolarità è che lì c'è un laghetto, dove ogni tanto ci va Pedro a
farsi il bagno.
Pedro è il figlio dei Belmonte, i nostri vicini di casa.
Hanno anche loro una cascinotta, sono spagnoli.
Praticamente ci frequentiamo da sempre, io ero ancora una bimbetta con il
dito in bocca quando li ho conosciuti e con lui ci divertivamo a fare a
cazzotti.
Già, siamo sempre stati molto vivaci, facevamo a gara a chi riusciva a
comandare l'altro. E devo dire che lui non se l'è mai cavata male, anche se
spesso ero io, che "dipingevo" gli occhi...sì, sapete...quel bel colore
viola...!!!
Insomma, due pesti. E tali siamo rimasti.
Semplicemente che io sono andata in città a studiare perchè i miei dovevano
assolutamente avere la figlia "acculturata", mentre lui...beh, lui è rimasto
qui, in campagna. Non che sia ignorante, anzi, ha montagne di libri di ogni
genere, che praticamente ha divorato negli anni, ma ha mantenuto quel
particolare aspetto selvaggio che a mio parere gli calza a pennello!
Io lo chiamo "il mio artista". Adora dipingere.
E' sempre solare, pieno di energia, ha un sorriso che ti costringe a
guardarlo, anche solo per catturarne un pò e tenerselo ben stretto per tutto
il resto della settimana. Sembra un "particolare" saltato fuori dai quadri
di Van Gogh.
Ora siamo cresciuti, non siamo più due ragazzini, ma non abbiamo perso la
nostra vivacità, continuiamo a farci gli scherzi e i dispetti.
Mi ricordo che una volta lui si è nascosto dietro un cespuglio e, al mio
passaggio, ha iniziato a tirarmi addosso tutti i suoi vestiti...divertendosi
a guardare la mia faccia sconvolta e frastornata e rivelandosi poi, nudo
come un verme, davanti ai miei occhi.
Forse è da quel giorno che...
Beh, un giorno l'ho seguito.
Mi chiedevo dove andasse, ogni volta, di soppiatto, con un asciugamano sulle
spalle.
E così, ho preso la mia bicicletta e l'ho seguito...purtroppo Arturo l'ho
dovuto lasciare a casa, ma n'è valsa la pena.
Mi ha portata dritta dritta a questo laghetto, dove si è fatto un bel bagno,
buttando prima i suoi pochi abiti al vento, come se fosse un pazzo contento.
Giocava con l'acqua, mentre si immergeva sgranavo gli occhi per vedere il
suo bel culetto che affiorava, o quando faceva le giravolte tentando poi di
stare in equilibrio a testa in giù, cercavo di allungare il collo come una
giraffa per vedergli...ehmm...!
Un giorno mi graffiai tutta, a forza di sporgermi e costringermi a stare in
mezzo a quel cespuglio...sembravo una cartina geografica! E dovetti
nascondermi per tutto il giorno seguente, per evitare il suo terzo grado,
che m'avrebbe fatta vergognare come una bestia.
Sì, perchè lui è micidiale...fruga, fruga nel tuo cervello, fino a farti
confessare, fino a leggerti dentro.
Lo fa sempre, per lui è un gioco, ti ipnotizza con quei suoi occhioni scuri
e profondi, sembra un diavolo ed un angelo allo stesso tempo.
Quel giorno me lo ricordo bene, mi ha fatta masturbare per la prima volta.
Ero così eccitata nel guardarlo...spiavo come una bambina morbosa che guarda
dal buco della serratura. Avrei voluto toccarlo, sentire il suo cazzo
ingrossarsi dentro la mia bocca...e non, vederlo fare in acqua, tra le sue
mani.
A volte si ammirava, anche a lui veniva voglia di toccarsi, di godere. Aveva
scoperto la sua sessualità essere molto spiccata ed iniziava a sentire
probabilmente il desiderio di una donna...
In realtà ne aveva avute, piccole e più mature contadine di passaggio,
magari qualcuna se l'era portata nei fienili durante le fiere del bestiame
oppure quando andava a fare un pò di "struscio" insieme ai suoi amici nella
via centrale del paese, ne puntava qualcuna che ci stava e che poi si
sarebbe fatta fare nel sotto scala di qualche abitazione più tranquilla.
Ma torniamo a noi.
Sì, è vero, quel giorno l'ho seguito.
E da allora, è un chiodo fisso nel mio cervello.
E così, mi venne voglia di attirarlo, con qualcosa di altrettanto
particolare.
Mi ha sempre vista come la sua amica fidata, come la bimba dispettosa che
non sarebbe mai cresciuta, o forse mi ha sempre tenuta lontana in un certo
senso, proprio per non turbare questa bella amicizia.
Ma io sono testarda e quando mi metto in testa una cosa, non c'è verso di
distogliermi.
Mi piaceva raccontargli storie. Sì, quando eravamo nei prati, accovacciati
con la testa sulla morbida pancia di Arturo, mi divertivo a raccontargli
delle storie di fantasia, a volte lo facevo mentre lui dipingeva...
E lo sapevo fare bene, tanto quanto lui a sorridere e a giocare con quei
pennelli sulla tela, perchè a volte lo sorprendevo immobile, con gli occhi
attenti ed interrogativi e quell'espressione di chi attende di divorare con
le orecchie le parole successive.
Era bello sapere di avere la sua attenzione.
In quel momento...era mio.
Un giorno mi disse: "Oggi non c'è nulla di cui io abbia voglia. A parte te."
Fu un giorno fortunato, passammo tutto il tempo a rincorrerci e ballare e la
sera, fregandocene dei rimproveri dei nostri genitori, ci trattenemmo fuori
fino a notte a guardare le stelle e a sognare.
Che matti!
Sì, insomma...matti perchè invece di stare lì, con quell'atmosfera e magari
limonare o frugarci da qualche parte, ci guardavamo come due ebeti,
continuando io a parlare e lui ad ascoltare....e parlare e ascoltare...e
parlare... e ascoltare...fino allo stordimento!
Uff...vabbè.
Sì, insomma...uff, che caldo!
Quindi.
Quel giorno mi venne voglia di andare nuda in bicicletta.
Proprio come lui aveva fatto precedentemente, spuntando fuori da quel
cespuglio senza abiti.
Non sapeva che io avevo "il mio posto segreto" dove potermi abbandonare alle
mille fantasie sognate durante la settimana.
E soprattutto, non sapeva che quel posto, era proprio quello che lui,
credeva essere il solo a frequentare...il suo regno. Una magica pozza
d'acqua dove potersi specchiare e guardarsi realmente, senza inibizioni.
Ci volevo andare, anche se non ero sicura che lui ci sarebbe stato.
Non m'importava.
Sì, insomma...era comunque un bel posto ed avrei potuto approfittare anch'io
di quella piccola piscina per confondere un pò il calore della giornata.
Se lui non ci fosse stato, avrei tentato un'altra volta.
Decisi che Arturo avrebbe potuto farmi scoprire facilmente e così non lo
portai.
L'estate è molto calda da queste parti, per fortuna secca, ma vi assicuro
che ti fa scoppiare il cuore alla fine di una corsa in bicicletta, magari
dopo aver fatto la pazza su e giù per impervie stradine sterrate.
Mi piace sentire la pelle nuda a contatto con la pelle della
sella...strusciarmici sopra, seguendo e cercando di accompagnare il più
possibile i contrasti della strada...avanzare un pò in avanti, sulla punta,
per sentire le cosce premere e stringersi...e poi ritornare nella giusta
sede, riallargandole. Magari di più, sentendo l'aria fresca che trapassa la
sottile stoffa e mi penetra.
Magari giocando a chinarmi più che posso con il busto, sentendo il
ciondolare delle mie tette senza costrizioni.
Una sensazione bellissima.
Mi piace anche, immaginare scene assurde, mentre pedalo e rincorro il
terreno più difficile. Magari far finta che siano spinte decise o posizioni
impossibili. Magari cercando di aderire il più possibile, infradiciando il
sellino.
Sì, arrivata a destinazione, mi piace buttare la bicicletta sul prato ed
avvicinarmi in ginocchio alla sella...per odorarla, per scoprirla lucida dei
miei umori. Mentre il vento mi alza la piccola gonna.
E poi stendermi sull'erba e raccontare...anche solo ai fantasmi.
Mi piace perchè in quei momenti escono, di me, gli aspetti più strani...le
mie parole nell'aria sembrano fendere il cielo ed oltrepassare il filo
invisibile della decenza.
Sì, insomma...spesso mi diverto a raccontare cose oscene, le più turpi e
perverse immagini che la mia fantasia può partorire.
Ma tanto non c'è nessuno che ascolta, mi dico...chi se ne frega!
Tutto ciò che esce dalla mia bocca mi sembra un serpente di parole, che
raggiunge il mio collo e mi stringe la gola man mano che le parole si fanno
più eccitanti...a volte mi sembra che manchi l'aria e mi gira tutto intorno.
Sarò matta?
Forse è solo euforia giovanile.
Pensare che mi dicono sempre che assomiglio ad un angelo...
Sì, insomma...potrei essere un angelo con la lingua da puttana.
Arrivai.
Finalmente! Ero esausta. Avevo pedalato velocemente per vedere la gonna
svolazzare all'impazzata e per sentire più aria possibile entrare sotto e
sopra alla canotta, a farmi indurire i capezzoli.
Dio, quanto s'erano induriti!
Li sfidavo a bucare la stoffa, li insultavo mentre tiravo al massimo, giù
per la discesa, mi eccitano gli insulti...ed urlavo...la potenza di essere
soli in un grande spazio.
"Induritevi bastardi"! ..."Vi piacerebbe che lui vi succhiasse, vero?"
...."e che il suo cazzo ti spaccasse la fica!".
A volte non mi riconosco neppure io.
Sì, insomma...sembro un'indiavolata ed il bello è che nessuno mi conosce
sotto questo aspetto.
Beh, magari può rivelarsi sempre una buona carta da giocare.
Buttai la bicicletta sul prato, vicino alla "pozza", così la chiamo.
In realtà è proprio uno splendido laghetto, un pò piccino, ma così, è più
intimo.
Ero eccitata. Questa volta la pressione sul sellino era stata più forte
delle altre e mi aveva fatta bagnare molto.
Mi gustai il mio odore sulla pelle nera...questa volta, volevo leccarla.
Mi sentivo sfacciata e, soprattutto, libera...libera di fare tutto ciò che
volevo.
Poi non riuscii a resistere, mi tolsi la gonna e la canotta.
Nuda.
Io e la mia bicicletta.
Il prato mi pizzicava un pò, la calura aveva di nuovo ammorbidito i
capezzoli.
Ma sapevo io come farli di nuovo diventare di pietra!
L'acqua...
Mi godetti prima un pò il cielo a pecorelle, le nuvole che sembravano buffi
animali di panna, inseguii con la coda dell'occhio una farfalla che mi si
era posata sulla spalla.
Era bella. Chissà...magari stava pensando lo stesso di me.
Iniziai a meditare su quanto cielo occupasse il mondo e a come mi sarebbe
piaciuto essere un angelo davvero, per poter volare.
Basterebbe essere una rondine e passare la vita ad inseguire il caldo e
l'azzurro.
Sì, insomma...una bella armonia.
Musica e colori. La musica ce l'ho nella testa...le urla dei miei orgasmi.
Possenti, sferzanti, intensissimi.
E gli odori?...li vogliamo sottovalutare?...non sia mai!
Quel profumo così pungente che quasi stordisce e ti ubriaca, proprio come un
buon vino. Lo stesso profumo che in quel momento mi tormentava...così
intenso e penetrante, tra le cosce...il mio mondo, lì, in un giro di mano.
Ero sbocciata improvvisa.
Come un fiore al sole. Una rosa dalla cresta di porpora. Impaziente di
invadere il mondo con il suo profumo.
Oppure una strega sgualdrina, con il volto d'angelo, che appena parla ti
cattura.
Come se la vita potesse cambiare sulla mia bocca.
Chissà.
Mi avvicinai all'acqua.
Appena i piedi la sfiorarono, un brivido intenso mi prese il corpo come un
piccolo terremoto interno con le sue scosse di assestamento.
Sì, brividi...sulle gambe, sulla schiena, sul petto...fino ad arrivare sulle
labbra, una goccia di brivido tanto buona da farmici passare subito la
lingua sopra. E gustarmela completamente.
E' bello stare nuda in un prato...sembra di essere piccola piccola in uno
spazio immenso, e nello stesso tempo, sembra di avere il mondo inchinato ai
tuoi piedi. A cominciare dal sole che ti accarezza...al vento tiepido che ti
rinfresca...all'acqua che ti disseta...alla natura che ti avvolge come una
coperta di pace e tranquillità...alla terra, che ti dona i suoi frutti.
Ed in quel momento, lì, anche al silenzio...che parlava tanto forte quanto
prima aveva taciuto.
Arrivai a mezze cosce e mi gustai una sensazione incredibile.
L'acqua che inizia a rinfrescare quella carne bollente, a saltarle addosso,
ma con dolcezza.
Per spiegare l'effetto paradossalmente, potrebbe quasi sembrare il getto di
acqua fredda su di una padella appena tolta dalla piastra rovente!
Eheh...buffo no?
Forse.
Ma molto, molto eccitante.
Sì perchè insomma...potrebbe sembrare anche una mano molto delicata e fresca
che t'accarezza.
E subito dopo ti penetra.
Sentii i capezzoli rinvigorirsi ed il mio seno diventare bello sodo e
sfacciato.
Chiusi gli occhi.
Poi un rumore mi distolse. Mi girai di scatto e lo vidi.
Vidi lui, a pelo d'acqua, nudo.
Due occhi fissi ai miei, bello, come quasi non lo ricordavo.
Stava per raggiungermi, con la massima naturalezza, come se mi conoscesse
perfettamente.
Io schizzai all'indietro terrorizzata.
"Chi sei???" gli dissi con gli occhi sgranati.
"Non puoi essere tu, non così, non è possibile!"..."Tu sei solo un fantasma,
sei frutto della mia fantasia, sei un personaggio creato dalla mia mente! Io
non ti ho mai seguito realmente, era il mio cervello che partoriva la tua
immagine!!"
Non proferiva parola, mi guardava e sorrideva. Lo conoscevo bene quel
sorriso...accidenti, era identico!
Mi guardai attorno, per capire se ero in un incubo...dove mi trovavo?
Eppure sentivo l'acqua lambirmi ancora la pelle, gli sbalzi di temperatura
nell'indietreggiare ed il vento, ancora il vento che mi rimbalzava alle
orecchie l'eco dei respiri.
"Chi sei?...tu non esisti realmente"
Beh, a questo punto la sensazione era netta, lucida, terrificante.
Una macchia tutta nera, in contrasto con la mia pelle bianca.
Buio in pieno giorno. Tutto il mondo mi appariva scuro, tranne lui.
Chi era, da dove era arrivato, perchè non parlava? Stupidi interrogativi di
bassa lega, ora.
Perchè per una come me, che di parole, sogni, e incongruenze, ne faceva il
pane quotidiano, non era di sicuro quello l'importante.
"E così sia" dissi, richiudendo gli occhi.
Sollevai un braccio, porgendogli la mano. Attendendo.
Dopo un secondo la sua bocca avvolgeva le mie dita. Le succhiò piano, fino a
che, con una sua mano rivolse il mio palmo e continuò con quella lingua sù
per il polso ed il braccio ed il collo ed il mento e la bocca e...gli occhi,
ancora chiusi.
La pressione della sua lingua sulle ciglia me li fece schiudere.
Era un invito a guardarlo.
Lo feci.
Lo vidi.
Lo riconobbi.
Non vi era alcun dubbio.
Ed ora era lì, ad un palmo dal mio naso, ad un soffio dalla mia bocca...
Cosa sarebbe potuto importare, se non quello.
************
Beh, ora non vi dirò se Pedro era reale oppure no.
Potreste dirmelo voi.
Non era questo il punto.
Sì, insomma...riprendo la mia bicicletta e vado a casa.
Potrei farlo ad occhi chiusi.
Ecco appunto.
Il punto sta nel dove viaggio adesso.
Ma questa bicicletta è vecchia e stanca...non ce la fa più. Troppe scosse,
troppe avventure su viottoli disastrati e stradine sterrate.
Persino il campanello mi fa un verso strano. Sì, potrebbe essere un
campanello d'allarme...
"Ehi, fermati un attimo e riapri gli occhi!"
Sì, li riapro.
Sono arrivata.
Ed il meglio della storia è che ora tu sei qui, fino al giorno prima nella
mia mente, ma ora qui...
a sfondarmi gli occhi. |