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Sesso in Hotel

Siamo agli inizi di Marzo. Giù da me fa già quasi caldo, ma qui, sono appena atterrato a Milano, l'inverno è ancora di casa. Il vento freddo penetra attraverso la camicia aperta, il contatto sulla pelle nuda ma riscaldata dal tuo pensiero, mi provoca piccoli brividi lungo la schiena, scosse di adrenalina pura. Nell'aria, minuscole particelle d'umidità danzano lente, e d'improvviso, quasi come in un film al rallentatore, rivedo gocce di piacere colare fra le tue cosce, piccole perle di cristallo imprigionate fra il pelo fulvo del pube, se chiudo gli occhi riesco a sentirne il sapore. Sto passeggiando dinanzi gli arrivi dei voli nazionali e d'un tratto ti vedo. Sei bellissima, semplicemente bellissima. Ti incammini lungo il corridoio al fianco di tuo marito ed io non posso fare a meno di seguirti, ipnotizzato. Tieni la schiena dritta, quasi inarcata in avanti, e questo fa risaltare il tuo culo, splendidamente modellato a mandolino; lo muovi lievemente, senza volgarità, ed io so che lo fai per me, per provocarmi, per mostrarmi la strada, luminosa stella polare di un marinaio metropolitano come me. Ti fermi, parlotti un attimo con il consorte, poi ti avvii verso la toilette. Ho capito, è un piccolo, diabolico trucco. Accelero i miei passi e ti raggiungo lungo le scale. Sul pianerottolo, al riparo da sguardi indiscreti, ti sono addosso, la bocca incollata alla tua, le mani che sfiorano i seni, i capezzoli già turgidi sotto la blusa di seta. È solo un attimo, un preludio selvaggio, ma sono egualmente sconvolto. Ti sistemi i capelli con un gesto deciso e risali le scale. Ancora una volta ti seguo. Come se nulla fosse accaduto, ti rimetti a fianco del cavaliere e vi incamminate verso il box del noleggio auto. Guardo quell'uomo dal viso aperto, quell'uomo ignaro al quale rubo il gioiello più prezioso, e non provo alcun rimorso, anzi sono euforico, trionfante. Mi sento invincibile, io ho te, il tuo desiderio, il tuo abbandono, e tutto il resto sono solo stronzate borghesi di chi non sa aggrapparsi alla vita, di chi è troppo piccolo per riuscire ad ubriacarsi di bellezza. Ti vedo sparire oltre una porta a vetri, ed allora mi rigiro e con passo indolente raggiungo il posteggio dei taxi. "Hotel Astoria" dico al tassista anonimo che mi fa salire in una Mercedes enorme. Cazzo, penso con un sorriso amaro, un taxi così a Napoli sarebbe inutile, sprecato. Mentre viaggio in macchina, le luci della notte di Milano mi fanno girare la testa, o forse è stato quel fugace contatto a lasciarmi stordito. Scendo davanti all'albergo, ho solo una borsa; entro e mi rivolgo ad un portiere annoiato. La mia stanza è regolarmente prenotata. Faccio un gioco di prestigio, una banconota da 10 euro appare magicamente nella mia mano destra; subito gli occhi del portiere riacquistano vita. Gli faccio l' occhiolino, gli chiedo a voce bassa qualcosa e la banconota velocemente sparisce nelle sue tasche. Ho comprato il suo silenzio, però adesso so il numero della tua stanza. Per altri 10 euro, domattina, il solerte portiere mi avviserà quando tuo marito lascerà la stanza. Salgo al secondo piano ed entro in camera, per un attimo ho fantasticato di trovarti già lì, ora quel vuoto mi fa sembrare la stanza ancora più fredda e brutta. Ancora una notte, solo una notte. Scaccio i pensieri impuri che mi assalgono, ma il mio corpo non vuole saperne. Nei pantaloni, il pene ancora turgido dopo il nostro breve incontro, mi fa quasi male. Mi ficco sotto la doccia, e mentre mi lavo non riesco a non pensare a te, alle tue mani che mi accarezzano il petto, leggere, sapienti, sbarazzine quando scendono ad accarezzarmi. Dio come mi piacerebbe fare la doccia insieme con te. Basta, devo andare a letto. Nudo mi infilo sotto le coperte, e sorrido pensando a come ti piace immaginarmi così. Chissà dove sei adesso. Ti immagino in camera due piani più su, distesa al fianco del cavaliere; sono uno sciocco ma sento una morsa che mi stringe la bocca dello stomaco, un moto animalesco di gelosia, pensando che lui adesso ti sta accarezzando. Mi addormento presto, di un sonno discontinuo. A volte teneramente assopito nel pensiero di te, a volte agitato, fisicamente teso dal desiderio che mi assale ad ondate. Finalmente si fa giorno, lentamente. Una lama di luce filtra dalla finestra e mi sveglia. Mi alzo subito, pimpante, vigoroso. Mi lavo superficialmente, non voglio che il sapone copra il mio profumo di maschio, so che ti eccita, so che ti piace. Il telefono interno trilla. Ho un sussulto. Mi avvicino trepidante e sollevo la cornetta. " La Signora è sola adesso" sento dire dalla voce atona del portiere di ieri sera. Mi affretto, quasi invasato, finisco di vestirmi in un lampo ed esco dalla stanza. Salgo i due piani di corsa, non ho tempo di aspettare l'ascensore. Eccomi, sono davanti alla tua porta. Ho il cuore in gola, ma un fluido mistico di armonia mi scorre nelle vene. Busso leggermente. Mi apri. Sono accecato dalla gioia, ma riesco a vederti. Sei vestita. Lo sapevo che avresti fatto così. Sapevo che mi avresti regalato il privilegio di spogliarti lentamente, di scoprirti a poco a poco, petalo dopo petalo. Ti abbraccio forte, senza parlare. Con gli occhi ci diciamo già tutto. La mia bocca cerca la tua, le mie labbra si incollano alle tue, ti bacio, la lingua che spasmodicamente cerca la tua. Ora mi distacco un attimo, solo un momento, ma voglio vederti bene. Ti stringo le mani, ma indietreggio un po'. Sei splendida. Ti tengo le mani e dolcemente ti accompagno verso il letto. Ti lasci cadere con grazia, mollemente. Ora tocca a me. Voglio esibirmi per te, come quella volta. La zip del maglione si apre, lasciando ben in mostra la camicia azzurra, appena aperta sulla pelle nuda. Poi la camicia vola. Il mio petto largo, da ex nuotatore è lì, pronto ad accogliere i tuoi baci. Poi i pantaloni. Resto in boxer, la mia eccitazione è evidente, tangibile, ma non ho vergogna. Mi chino sul letto, dove sei tu. Annuso. Sento il tuo profumo di una notte, mi inebria. La mia bocca è di nuovo saldata alla tua. Poi inizio il rito d'adorazione della mia Dea. La bocca si muove impercettibile, senza smettere di baciarti. Voglio navigare ogni centimetro della tua pelle. Le labbra ti percorrono, lasciando una sottile scia di saliva, che brilla sulla tua pelle. Il mento, il collo, la gola, ogni angolo merita un bacio, ogni angolo è un tesoro da riscoprire ogni volta. Ecco, sono giunto al seno. Con mani febbrili, ti strappo di dosso la camicia di seta. Un reggiseno di pizzo nero. Leggermente trasparente. Con cautela, quasi timore, scosto la coppa di tessuto nero ed il tuo seno è lì candido, abbondante eppure sodo. Il rosa dei capezzoli si staglia come un fiore di campo su un prato innevato. Li bacio, uno per volta, mentre la massa delle mammelle riempie dolcemente le mie mani. Afferro con le labbra i capezzoli, li succhio, sono dolci. Sento che a poco a poco crescono nella mia bocca, prendono vita propria, due piccoli chiodi di carne tesi, imploranti la carezza della mia lingua. Ancora un po' li crogiolo fra le labbra, un piccolissimo morso ti strappa un gemito di piacere. Poi riprendo il mio viaggio, la lingua scivola fra i seni, percorre il ventre, piatto ma non magro, arriva all'ombelico. Ecco è come se fossi arrivato in un piccolo porto. Lo frugo con la lingua, lo bacio, ne succhio la pelle intorno. Sento che il ritmo del tuo respiro aumenta, ora. Sai già come si concluderà questo rito, ne pregusti già la cerimonia finale. Ma non voglio affrettarmi. Con gesti lenti, apro il bottone della gonna. Il tuo bacino si solleva, un tacito invito a sfilare l'ultima barriera che mi separa dal paradiso. Eri vestita di tutto punto, ma senza slip. Un magistrale tocco da perfetta cortigiana. Mi fai impazzire così. Ora la vedo. La tua fessa (è una parolaccia dialettale napoletana, ma mi piace chiamarla così) è lì. Una umida foresta tropicale che ogni volta mi da nuove inebrianti sensazioni. Vorrei soffermarmi ancora a guardarla, ma non resisto. La mia testa si insinua tra le tue gambe, le apri per accogliermi meglio ed ecco che finalmente posso assaggiarti. La mia lingua è impazzita, rotea in ogni direzione, raccogliendo ad ogni passaggio stille del tuo umore. Morbida e lenta attraversa la tua fessa dal basso in alto esplorandone ogni anfratto. Poi giunto in sommità, senza vederla, sento sotto le labbra la tua clitoride. Mi fermo a riprendere fiato ed insieme all'aria nelle mie nari penetra il tuo odore forte, di femmina eccitata. E' come una droga. Mi tuffo ancora sulla clitoride, la prendo fra le labbra, la succhio, la aspiro, sembra un piccolo pene eretto, ti sto facendo quello che tu fai a me quando prendi il cazzo fra le labbra e vorrei restituirti tutto il devastante piacere che mi dai in quei momenti. Ora cola nettare da te. Sono certo che è questa la mitologica ambrosia di cui si cibavano gli Dei. Bevo ogni goccia che la mia avidità riesce a raccogliere, ti bevo tutta. Ti sento sciogliere inesorabilmente. Le tue mani premono sul mio capo, spingendolo sempre più verso di te. Ora mi fermo un attimo e dal basso ti guardo. Tu lo sai quel che voglio, lo hai sempre saputo, non ho bisogno di chiederlo. Un lampo di lussuria nei tuoi occhi mi dice che stai per accontentarmi. Ti irrigidisci un po', chiudi gli occhi quasi come per concentrarti, un piccolissimo sforzo delle reni ed eccola lì. Una stilla di liquido dorato sgorga dalla tua fessa, bella come Venere che esce dalle acque. Un gioiello unico, irripetibile. Riprendo a leccarti come un invasato. E' un altro sapore che sento ora, più aspro, ma egualmente inebriante. Ormai fuori di me non c'è più spazio né tempo. Il mio passato ed il mio futuro sono tutti li, in questa fessa di Dea, in questo mio infinito presente. Ti sto ancora leccando e come in lontananza sento la tua voce, arrochita dal desiderio. "ti voglio" mormori, "ti desidero, voglio sentirti dentro di me, prendimi...scopami". Sollevo la testa dalle tue gambe, ti guardo negli occhi, sembrano liquidi ora. Mi avvicino a te. Un po' perfidamente, struscio il cazzo sulla pelle del tuo ventre, voglio fartelo desiderare ancora un po' Ma non ci riesco a lungo. Ti inarchi, la fessa spalancata protesa verso di me, e magneticamente vengo attirato nella tua rete. La punta del pene si appoggia alla tua vagina, una breve sosta, quasi un atto di devozione prima di entrare in un santuario. Poi, lentamente, inesorabilmente, scivolo dentro di te. Mi lascio cadere su di te quasi. Voglio averti così. Voglio sentire il tuo petto schiacciato dal mio, le punte dei capezzoli che mi spingono contro, voglio avere la tua bocca da baciare. Sento la tua fessa distendersi e poi aderire al mio scettro, avvolgerlo completamente, mi sento risucchiato dentro di te. I tuoi gemiti di piacere mi danno vigore, i miei colpi si fanno più forti e profondi, mormori parole sconnesse. " mi piace, ti sento, ecco, che cazzo stupendo, prendimi, ohooooooo, riempimi tutta, così, dai, si,si..". Ti prendo, quasi in apnea, mentre un gemito ti sale dal ventre. Spingo più forte, inseguendo il ritmo imposto dal desiderio. Il gemito diventa grido. La mia bocca sulla tua bocca, quasi a riprendere il piacere che ti sto dando. Il grido di piacere adesso è un gorgoglio disperato, una canzone alla Luna, una musica celestiale che mi fa perdere ogni controllo. Stai godendo, quasi con violenza, bellezza suprema fatta Donna, Donna di carne e Donna di sole. Non resisto, voglio esplodere anche io, devo farlo, farlo su di te. Mi ritraggo mentre hai l'ultimo lunghissimo sussulto, e il fiotto del mio piacere arriva su di te, sul tuo ventre, sul tuo seno. Con un ultimo, tenero e lussurioso gesto, la tua mano scende a cercare quel liquido, e tremula, la vedo spalmarlo sulla pelle, quasi come se volessi farlo penetrare in te, attraverso i pori. Mi sdraio sfinito accanto a te. Ti bacio. E in quel bacio c'è tutta la mia gratitudine di maschio, tornato ad essere uomo. Sei distesa sulla pancia ora. Il tempo è fermo. Tutto è fermo attorno a noi. Solo la mia mano lenta, ti accarezza. Ora sfiorando la nuca, ora scendendo lieve sull'arco della schiena. Le dita indugiano sulle vertebre ad una ad una, sembrano tasti di un pianoforte ed io sto suonando la sinfonia più bella del mondo. Mi ritrovo a pensare. La vita di tutti i giorni ed il mio passato, mi scorrono come in un film davanti agli occhi. Li vedo danzare in girotondo, tutti quanti, mia moglie,tuo marito , il cavaliere, i nostri figli. Mi chiedo se è giusto quello sto facendo, se è giusto ingannarli. Poi ti guardo. E nella tua bellezza ritrovo la risposta che cercavo. Non siamo noi gli ipocriti, loro lo sono. Loro, perché non riescono a comprendere la grandezza, divina e terrena, che ci unisce. Loro che non credono si possa amare al plurale. Loro che per restare nel tranquillo ma vile mondo "normale" diventano ciechi e non vedono, non vogliono vedere. So solo che da quando ti conosco sono migliore. E di questa mia nuova linfa, ne godono anche loro, mia figlia adolescente, il piccolo, e anche lei, mia moglie. Ingrati ! Ti alzi, nuda, senza sciocchi pudori. Vai verso il bagno. Sono un malandrino lo so, ma non resisto alla tentazione. Ti seguo dopo qualche istante. Sei lì, seduta. Mi piace guardarti mentre fai la pipì. Anche tu, sbarazzina, allarghi le gambe per permettermi di guardare meglio. Mi avvicino a te. Mi abbracci. Le tue braccia sono all'altezza dei miei glutei, li accarezzi. E' un attimo, e la tua bocca si dischiude. Le labbra afferrano il cazzo e lo risucchiano. Mi sento cadere in un vortice. La bocca accoglie il membro, la lingua danza leggiadra alla sua estremità, le labbra di tanto in tanto, si spostano a baciarlo in tutta la sua lunghezza. Sento fiotti di lava scendermi lungo la schiena, attraversarmi la spina dorsale. Ora sono nelle tue mani,completamente. E il tuo potere è smisurato. Il pene rinasce fra le tue labbra, riprende il vigore appena sopito. Vorrei sciogliermi così, fra le tue labbra. E invece ti sollevo di peso, sono forte. Con la bocca sempre attaccata a me, ti riporto sul letto. Ho di nuovo voglia di te. Ti adagio sulle lenzuola ormai stropicciate, la pancia all' ingiù. Ti voglio così ora. Tu comprendi, tu sai sempre ciò che desidero, il tuo sopraffino intuito di Donna non ha bisogno di parole. Ti alzi sulle ginocchia e ti offri a me. Le tue parole mi entrano dentro, come miele fuso. " Prendimi così, amore, voglio essere la tua puttana". E di nuovo il cazzo si lascia risucchiare dalla tua vagina. Ti sento bene così. Sento di arrivarti all'anima, di toccarla. Vorrei trasformarmi in un unico enorme membro, ed entrare in te, fondermi in te. Ti afferro i fianchi. Mi chino per sentirti ancora di più mia e le mani si spostano per abbrancare i seni, i capezzoli duri sotto le mie dita. Sei sudata. Piccoli rivoli ti scendono lungo la schiena. Ti dimeni, come una sciamana in un rito orgiastico. Sento che questa volta, il nostro piacere esploderà presto, senza freni, come un fiume in piena che travolge gli argini. Accelero i movimenti. Ogni colpo è un colpo di pugnale inferto alla stupidità del mondo. Ogni volta che entro in te uccido un parte della bruttezza del mondo. Resterà solo bellezza alla fine. La tua, la nostra. Forse siamo due animali selvaggi, o forse solo due anime candide, ma sento il piacere montarmi dentro, ritmato dai tuoi movimenti, esaltato dal piacere che esplode dentro di te. Ti sento fremere, poi quasi come colpita da una misteriosa scarica elettrica, ti muovi a scatti, la schiena inarcata e le mani che stringono convulsamente le lenzuola. Stai godendo di nuovo, Angelo mio. Gridi forte. Quasi piangi. Continui a godere. Non resisto. Hai un ultimo, interminabile scatto e poi con un gesto improvviso, quasi da gatta, ti giri verso di me. " Sporcami di te" sussurri, " inondami del tuo succo, lo voglio su di me, sul viso, sulla bocca, sugli occhi". Ed io vengo su di te, vengo sulla tua pelle d'avorio, sulle labbra vermiglie, sui limpidi occhi color dell'ambra. Sfiniti, ci ritroviamo uno accanto all'altra, la tua testa sulla mia spalla, la mia bocca che ti bacia i capelli. Maledetto orologio, maledetto tempo, maledetta vita che ritorna, inesorabile. Tra poco ritorna il cavaliere, ed anche io devo sbrigarmi, l' aereo che mi riporterà a Napoli parte fra poco. Ci rivestiamo, felici come due scolaretti, ed appagati come due adulti consapevoli della bellezza che li sfiora. Un ultimo bacio, tenero, lunghissimo, da spezzare il fiato. Scendo le scale di corsa, passo a prendere le mie poche cose, pago il conto e salto sul primo taxi che mi porta a Linate. Cazzo, non mi era mai sembrata così bella Milano. Sull'aereo, esausto, mi addormento non appena il muso del veicolo oltrepassa le nubi. Sono in cielo ora, ma il mio cielo è laggiù, accanto a te. Una hostess premurosa mi scuote leggermente in prossimità di Napoli. " Stiamo per atterrare a Capodichino, Signore" mi sento dire. Apro gli occhi, ma non la vedo. E' è il tuo viso caro tutto ciò che vedo, che voglio vedere. Ti amo Misha, ti desidero, a presto.

 

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