PAPI "Fammelo prendere in bocca, Papi" Questa icastica richiesta
potrebbe sia nascondere un'esigenza, da parte della Popi, di leccare il
cucchiaino di gelato che il Papi sta coscienziosamente sorbendo, sia
invece rappresentare un esplicito ed osceno invito sessuale.
Sospendiamo per un attimo questa visione e ricominciamo da capo. Dunque
il Papi, al secolo avvocato Enzo Chiavacci, è vedovo della compianta
madre della Popi, battezzata Francesca, ma Popi per tutti, da parecchi
anni, per la precisione sei. Dalla morte improvvisa, fulminante, della
poveretta, tutti dichiarano che l'avvocato sembra non essersi ancora
ripreso dallo choc, con quell'aria smarrita, e l'andatura un po'
dondolante che lo segnala da lontano, nei suoi peregrinare dallo studio
casa e da casa al tribunale. In effetti non si conoscono d'allora, sue
storie, etero o omo, che rassicurino amici e conoscenti. Per la verità
subito dopo il Tragico Evento molte vedove e separate avevano cercato di
consolarlo, ed in parte un due o tre signore c'erano apparentemente
riuscite, poi nulla. Solo da qualche mese Papi ha preso a frequentare
Noemi, una quarantenne malmaritata ma dal legame indissolubile, grazie
al cospicuo patrimonio del marito, noto gay, frequentatore di cinema
porno delle province contigue e di saune del capoluogo. Quando è
rimasto solo il Papi ha provveduto a cercare, come possibile, di
compensare la perdita della madre, occupandosi della Popi in prima
persona, anche alla luce delle raccomandazioni che le solerti femmine
della famiglia gli muovevano. E dunque,da subito, la Popi è stata
trasferita nella camera da letto, anzi direttamente nel letto
matrimoniale, improvvisamente tanto vuoto. La complicità fisica fra
Papi e Popi ha richiesto qualche mese ma non ha tardato a consolidarsi.
Prima il Papi si attardava di sabato a giocare con la bimba, allora
appena sei anni, e le sbruffate nel tenero collo, per sollecitare il
riso della piccola, ancora così triste, si alternavano ai baci un po'
qua ed un po' là, mirati a scatenare il solletico. Il Papi aveva
scoperto il candore della pelle della bimba, già allora molto magra e
tendenzialmente longilinea e di questo candore aveva poi preso atto nel
carezzarla nelle zone meno maliziose, sulla schiena e sulle braccia.
Avevano anche creato insieme, impossibile ricordarne l'origine, un gioco
tutto privato che chiamavano tra loro "saltabacio" che consisteva nel
baciare una zona del corpo e poi saltare in tutt'altra mentre la vittima
doveva restare seria. Ovviamente la Popi rideva a tutta gola e così era
il Papi a insistere nei suoi salti da zona a zona e solo raramente alla
bimba accadeva di poter prevalere, se non quando Papi decideva
deliberatamente di lasciarla vincere . Poi, un anno dopo, la Popi
scoprì che le labbra del padre sulla pelle nuda erano fonte di piacere
diretto e cominciò a chiedere il gioco, con più malizia e scostando il
pigiamino, con risultati seduttivi degni di una Messalina. L' Avvocato
Enzo Chiavacci infatti, aveva scoperto nel frattempo che questi giochi
innocenti per la verità tanto innocenti non erano; spesso si era
ritrovato in erezione, col sesso che premeva nei pantaloni del pigiama
ed un paio di volte era anche accaduto che da questi ne fosse
addirittura fuoriuscito! Il poveretto aveva un bel dirsi che avrebbe
dovuto troncare questi giochi da subito ma poi la sua innata debolezza
l'aveva portato a rimandare e procrastinare, sine die, eventuali,
drastiche decisioni. La confidenza e la quasi simbiosi che
caratterizzava questo speciale rapporto padre figlia, avevano portato
Papi a spiegare alla bimba con largo anticipo i fatti della vita, e Popi
sapeva già tutto su differenze anatomiche e funzionali dei due sessi,
nonché le stramberie dei sessi intermedi e poco inquadrabili o
definibili: l'avvocato aveva preso il sopravvento sul padre ed aveva
consigliato, grazie alla professionale conoscenza del diritto di
famiglia e di quanto dietro vi si nascondeva nella quotidianità delle
mura domestiche, una linea educativa, molto diretta e disincantata.
Popi aveva visto Papi nudo e se ne avesse rivelato l'erezione se ne
sarebbe senza dubbio domandata origine e fenomenologia; indubbiamente
imbarazzante. Così accadeva che il poveruomo, in presa a veri e propri
attacchi incontenibili di priapismo, se ne liberasse nella solitudine
del bagno, invero assai confortevole, immaginando situazioni
estremamente perverse di giochi con coetanee della figlia, da Codice
Penale se realizzati concretamente. Nei mesi successivi alla
scoperta di entrambi, ognuno per la sua parte, si era venuta a creare
una spiacevole situazione: la Popi sollecitava il Papi a riprendere i
vecchi giochi, momentaneamente sospesi ed il Papi cercava di resistere,
quasi mai con successo. Infatti ogni volta, in un modo o nell'altro, la
piccola riusciva nel proprio intento, sollevando un lembo del pigiama di
qua, arrivando seminuda dalla vasca da bagno di là e, benché l'avvocato
affermasse con la ragazzina che certe cose non stanno bene, il padre poi
cedeva, rimanendo invariabilmente eccitato e frustrato dall'esigenza di
nascondere i propri turgori. Una mattina la Popi, ormai quasi novenne,
era rientrata dal bagno ed aveva alzato, con movimento improvviso, la
camicia da notte, reclamando a gran voce il saltabacio cui il Papi,
preso in contropiede, non si sentì di sottrarsi. Quella mattina fu
trascorsa quasi interamente sulle lenzuola, con la Popi che si
strusciava alle labbra ed alla lingua del Papi, del tutto trasformato
nelle qualità e nell'ubicazione dei contatti; dai bacetti a pernacchia,
labbra quasi serrate e lingua rigorosamente irraggiungibile ed
inoperosa, a baci umidi e profondi. passeggiate su e giù lungo tutto il
dorso, alternando labbra e lingua fino a farle gonfiare e dolere. I
giochi terminarono ad ora di pranzo, con la scusa che si doveva uscire
perché altrimenti il ristorante avrebbe chiuso, lasciando il Papi con un
dolore lancinante ai testicoli. Dolore attenuato e poi eliminato in
serata, nel corso di una infinita doccia sotto la quale le mani
frenetiche, congiuntamente alla vivida memoria della mattina, operarono
il miracolo di due orgasmi contigui, il primo dolente e fisiologico, il
secondo più appagante e sensualmente rilevante. Da quella volta le
cose non furono più le stesse: da un lato la Popi diventò sempre più
intrigante e seduttiva, esigente ed autoritaria, dall'altro il Papi, pur
consapevole che i propri comportamenti andassero sempre più scivolando
nella china della rilevanza penale, portava avanti giochi sempre più
perversi. Fra questi, l'abitudine di approfittare, nelle ore avanzate
della notte, consapevole del sonno profondo della ragazzina, per
illuminarne le forme discinte con l'aiuto di una piccola torcia
elettrica portatile, e per masturbarsi in queste visioni rubate. Un
altro giochino che aveva cominciato ad integrare il primo consisteva
nell'accostare il proprio membro alle cosce od al culetto della figlia
e, strusciandosi con la massima leggerezza per non svegliarla,
raggiungere l'orgasmo. C'era poi quello della mano di lei, abbandonata
sul letto che lui prendeva nella propria, con mille cautele, e poi
passava sul proprio glande, già debitamente preparato e pronto a
dispensare piacere, dopo pochi leggeri contatti con la manina, in grado
di regalare sensazioni meravigliose. L'Avvocato, cosciente dei rischi
che stava correndo, decise un giorno di chiarire alla figlia che la
qualità dei rapporti fra loro era tutta speciale; che lei gli ricordava
la sua povera mamma e che le cose che facevano, i giochi fra loro, erano
solo loro e non dovevano essere raccontati a chicchessia e che, in
qualche modo, il loro rapporto, era un po' come quello fra moglie e
marito. Popi rimase silenziosa per un po' e poi, candidamente chiese
"Vuoi dire che non devo raccontare a nessuno dei nostri giochi del
sabato e della domenica". "No tesoro, meglio che tu ti ricordi che sono
faccende fra di noi e solo fra noi possiamo parlarne". "Ma allora anche
dei giochi notturni?" e così l'Avvocato apprese con sgomento quello che
aveva spesso subodorato ma che si era rifiutato di considerare: la Popi
non era affatto addormentata ma fingeva, per permettere al padre di fare
quello che voleva, con maggiore libertà di movimenti e morbosità. Per
l'ennesima volta ci si trovava ad una svolta: la Popi, cui il padre non
si era più accostato in quelle notti infrasettimanali, il sabato mattina
si denudò del tutto e con la semplicità che solo una totale assenza di
malizia o una torbida consapevolezza possono esprimere con analoghe
forme, si offrì ai baci del padre dicendogli "Adesso puoi anche
trattarmi da moglie". Mi piacerebbe potervi raccontare che questa
battuta sortì l'effetto di far rientrare in sé il padre, ma così non fu;
anzi l'uomo si sentì incoraggiato ed assolto nei suoi precedenti
comportamenti e passò a giochi ben più intimi. Il corpo di Popi,
precedentemente ed anche adesso, tanto esplorato ed inumidito, leccato e
carezzato, fu poi aperto per accogliere nelle pieghe più recondite le
dita e la lingua dell'uomo, abile nel trasferire alla ragazzina
sensazioni voluttuose, fino al suo inequivocabile stringere
contemporaneamente le cosce sulla mano del padre e serrare occhi e
labbra per trattenere la sensazione così nuova ed insopportabilmente
forte! Passarono giorni, mesi ed anni e la costante evoluzione
del rapporto portò i due ad esplorare tutte le vie della libidine più
raffinata ed innocente, primitiva e perversa. A dodici anni, oggi Popi
è alta un metro e 65, le tettine stanno facendo la loro timida comparsa
in un busto da futura modella, dalla struttura slanciata fino a
sembrare filiforme, i capelli lisci e lunghi che possono coprirla,
novella lady Godyva e che se non fosse bruna la farebbero assomigliare,
in bello, alla Barbie. L'avvocato ha sentito il bisogno di prendere un
po' le distanze dalla situazione, |