Che quella breve vacanza sul lago Maggiore stesse prendendo
una strana piega me ne ero accorto fin dal nostro arrivo. Micia, in
stato di grazia per i primi tepori primaverili e carica di sensualità,
non aveva perso occasione per provocarmi nel primo bar in cui
mettemmo piede. Ci eravamo concessi una sosta durante la prima
passeggiata per sorseggiare una bibita e lei, mentre io bevevo, si
strusciava impunemente contro il mio fianco, incurante di
qualche avventore del luogo, lanciandomi sguardi inquivocabili.
Successivamente, ripresa la camminata attraverso il borgo, si
era appartata sotto un vecchio arco e nella penombra fresca del
mattino si era sfilata le mutandine da sotto la gonna.
- Sto più comoda. Arriva la bella stagione e voglio sentirmi più
leggera.- si limitò a dire sorridendo.
Le mutandine finirono nella borsetta per il resto della giornata e
io non potei fare a meno di camminare sempre due passi dietro a
lei con la malcelata speranza di cogliere un barlume della sua
pelle candida. Le rotondità delle natiche ammiccavano
continuamente, sostenute dalle gambe muscolose che si
slanciavano sugli alti tacchi degli stivaletti.
- Finirai per farmi perdere la testa e non mi godrò il lago - le
dissi.
Il nostro primo giro terminò in un piccolo ristorante
caratteristico, dove consumammo solo un primo e un dolce
accompagnati da acqua minerale. Nel locale c'era parecchia
gente, tra cui una coppia di colore seduta ad un tavolo proprio di
fronte al nostro. Tra le due portate ebbi la netta sensazione che
Micia, benchè parzialmente occultata dal lembo della tovaglia,
stesse tenendo le gambe dischiuse e la gonna un po' sollevata
nell'intento di mostrarsi a quei due giovani neri.
- L'aria del lago ti rende affascinante. Non so cos'hai in testa,
ma...-
- Ma?-
- Sei troppo in ombra perchè qualcuno possa prendersi una
vista del tuo monte di Venere.-
Lei rise compiaciuta e sfregò il ginocchio contro il mio.
Nel pomeriggio salimmo con l'auto su un poggio, visitammo un
piccolo borgo e ci godemmo il sole e la vista delle acque calme. La
concessione di qualche fugace effusione e l'emozione suscitata dal
paesaggio vennero più volte interrotte dalle energie sessuali che
prendevano il sopravvento. Ci scambiammo promesse d'amore e
di momenti erotici sopra ogni immaginazione, come se tutto lo
scopo di quella gita fosse la riconferma della passione che ci
univa.
Tuttavia fu soltanto lei a rimarcare concretamente i propositi,
lanciandomi delle esche a cui sapeva non potevo resistere.
Appena fuori dal borgo, prima di riprendere l'auto, Micia si
accovacciò vicino a un muro, neanche tanto nascosta, per fare
pipì. Lo fece con una tale naturalezza che il desiderio di iniziare
qualche gioco lì sul posto mi avvampò. Si era tirata su la gonna e
aveva cominciato a orinare come fosse un gesto automatico; ma
conoscendo il suo istinto primevo mi resi conto che c'era dietro
una volontà molto calcolata. Mentre la faceva mi guardava e io
non seppi dirle nulla, limitandomi a trattenermi dal tirare fuori
l'uccello e metterglielo tra le labbra.
Scendendo di nuovo al lago, il breve tragitto automobilistico le
offrì l'occasione di stuzzicarmi ulteriormente. A parte la gonna
tenuta piuttosto alta, al punto che potevo scorgere con la coda
dell'occhio quasi tutta la coscia, Micia cominciò a sistemarsi il
reggiseno, mettendo in evidenza con prepotenza le sporgenze
scultoree e scoprendo ripetutamente la spalla per regolare le
spalline.
La vista incerta del biancore della pelle, il pensiero di quei frutti
profumati e morbidi sotto la maglietta viola, mi ipnotizzarono
quasi, al punto che mi resi conto di guidare in mezzo alla strada.
- Prima di stasera dovrò saltarti addosso.-
- Basta così poco? Mi stavo solo aggiustando.-
Quel modo di fare deciso andava ben oltre i nostri abituali
schemi di seduzione. Da quando eravamo là Micia aveva
cominciato a spingere forte sulle leve delle mie passioni e
apprezzai il fatto, anche se non sospettavo fin dove volesse
arrivare e quale sconvolgente vortice di sensualità ci stesse per
cogliere come una droga.
Nel tardo pomeriggio ci fermammo ad Arona a guardare le
vetrine e furono le uniche ore di quiete. Verso l'imbrunire, scelto
il luogo ove cenare, lei mi offrì l'aperitivo e ci scaldammo lo
stomaco cazzeggiando con un forte cocktail. L'atmosfera era
carica di euforia e di strane sensazioni, che ci portarono a
mangiare con gusto una pizza bevendo vino e scambiandoci
commenti poco educati sugli altri clienti del ristorante. Ne
approfittai anche per frugare con la mano sinistra tra la gonna e
le carni burrose del suo polpaccio e della coscia, senza
raggiungere il folto del sesso, ma aspirando a renderlo umido e
arrendevole.
Lei mi guardava e i suoi occhi ridevano di gioia ammaliata.
Assaporò un trancio di panna cotta con il creme caramel e
sembrava lavorare con lingua e labbra gli anfratti ripiegati e
gocciolanti di una vulva. Era splendida e il suo splendore era reso
abbagliante da quella carica erotica che l'aveva colta
improvvisamente sulle rive del lago Maggiore.
Dopo cena completammo il giro della cittadina, molto animata e
luminosa. L'aria romantica del luogo era l'ideale per smaltire il
pasto e le fatiche del viaggio. Micia mi teneva a braccetto e si
stringeva a me al punto che potevo percepire il rigonfiamento del
seno. Qualche bacio salutò la notte e infine ci dirigemmo in
albergo.
Già il breve percorso che ci divideva dal secondo piano e dalla
stanza 202 offrì innumerevoli spunti di provocazione reciproca.
Mentre chiedevamo la chiave in portineria, allungai la mano per
accarezzarle il sedere. In ascensore lei si voltò con fare sbarazzino
e mi mostrò le imponenti chiappe tirandosi su la gonna
velocemente. Arrivati al piano, indugiammo senza timore nella
cabina e ci scambiammo un intenso bacio sfiorandoci a vicenda il
turgore dei sessi: il mio duro come pietra sotto i pantaloni, il suo
succoso e proteso come un'orchidea tra i lembi di stoffa.
Giunti in camera non perdemmo tempo a prepararci per una
dormita ristoratrice e, invece, tolti i pochi abiti, ci ritrovammo
nudi nel bagno a gareggiare con copiosi zampilli di pipì.
- Prima io!- annunciò lei andandosi ad accomodare sul bidet.
- No, prima io - dissi di rimando senza neppure avere modo di
fermarmi ad ammirare la sua bellezza, così famigliare e nuova al
tempo stesso.
Mi inginocchiai di fronte a lei per poter porre il mio cazzo
all'altezza del suo pube e accarezzandole i fianchi abbondanti e
femminili cominciai a pisciare tra le grandi labbra. Il getto tiepido
invogliò il suo, che poco dopo irrorò con forza la cappella e lasciò
stille dorate a mescolarsi tra loro sui peli neri e ricci.
- Che liberazione - ansimò Micia con un sospiro.
- Il tuo elisir ha il potere di eccitarmi come una stregoneria.-
Sfregai ancora un poco l'uccello tra le labbra unte di orina e
umori e poi mi alzai per offrirglielo da succhiare. Lei non ebbe
esitazioni e accostò le labbra sensuali per baciarlo, annusarlo,
leccarlo dolcemente, fino a prenderne in bocca almeno metà per
gustare gli aromi intensi e giostrare la tonda durezza della
cappella tra lingua e guance, ad occhi chiusi, come assorbita da
un incanto irreale. Anche la sua mano gentile ebbe l'accortezza di
raggiungere i coglioni rigonfi per soppesarli e spremerli piano, in
considerazione della quantità di nettare che di lì a poco avrebbe
chiesto di riversarle nel ventre.
- E' buono?-
- Mmhh... - mugolò con la bocca piena.
Abbassai lo sguardo ed intravidi che l'altra mano era impegnata
a stuzzicare la clitoride lubrificata dai liquidi di entrambi.
- Adesso però tu mi lecchi la fica - saltò su improvvisamente.
Il mio cazzo restò a mezz'aria e lei si alzò imbronciata
sventolandomi le tette e i grandi capezzoli sotto il naso.
- Andiamo sul letto - annunciò trascinandomi quasi di peso.
Accomodatici sull'ampio materasso, nel chiarore di
un'abat-jour, ci posizionammo per quella stimolazione che a lei
piaceva da impazzire. Feci in modo di mantenere uccello e
coglioni a portata delle sue mani e mi tuffai col viso tra le sue
cosce tornite per addentare la pelle rigogliosa della sua fica. Fui
inebriato da profumi conosciuti, da sfumature umorali e
dall'agrodolce retrogusto della pipì, che io adoravo. Quel sesso
aperto e voglioso mi sembrò il frutto più buono che mai la terra
avesse donato al palato dell'uomo.
Micia era già notevolmente eccitata e non ci volle molto per
provocare nel suo corpo uno squassante orgasmo. Stimolando la
grossa clitoride con la punta della lingua e l'imboccatura della
vagina con un dito, riuscii a regalarle il doppio apice del piacere
interno ed esterno. Le sue cosce vigorose si strinsero attorno alla
mia faccia, il suo bacino ondeggiò e sussultò come un mare in
tempesta, le sue mani afferrarono con forza incontrollata le mie
caviglie, la sua bocca emise gemiti di sconvolgente goduria... per
lunghissimi istanti la mia donna si innalzò nel vuoto siderale
dell'orgasmo e mi restituì tutta la soddisfazione di ciò che avevo
fatto per lei.
Terminata la fase culminante, restammo cinque minuti sdraiati
e abbracciati. Le accarezzai leggermente tutto il corpo e la bacia
più volte per scaldarla.
Quando si fu sufficientemente ripresa, afferrai nei suoi occhi
una luce inappagata di ulteriori voglie e fantasie, comprendendo
che quello era stato solo l'incipit di un'energia covata lungo tutta
la giornata.
- Hai intenzione di scoparmi? - mi chiese con aria vaga.
- Tu cosa ne dici? -
- Io prima voglio succhiarti bene le palle. Se ti metti col culo per
aria vengo sotto e ti faccio il servizio.-
Sorpreso da quello spirito d'iniziativa così compassato, non mi
feci ripetere il consiglio e mi sistemai al meglio per farle
penzolare cazzo e palle sulla bocca. Lei venne sotto e cominciò a
lavorarsi con dedizione e passione il tutto, contribuendo ad
aumentare notevolmente il desiderio di sfogarmi a dovere.
Dopo qualche minuto, ottenuto di avere tra le labbra un
membro ai limiti massimi delle sue dimensioni, si dedicò al buco
del culo, che reagì con ulteriore godimento all'inaspettata
incursione della sua lingua serpentina e invadente. Aiutandosi con
le dita, ammorbidì e scaldò quell'area estremamente erogena,
senza tralasciare brevi carezze ai coglioni ancora bagnati. La
stimolazione anale terminò con un risucchio d'aria che mi riempì
la pancia e che trattenni momentaneamente, incerto se il suo
indugiare fosse un invito malizioso e perverso a fargliela in faccia.
- Lo voglio tutto dentro - disse sdraiandosi e spalancando la fica
con l'aiuto delle dita.
Il tono languido e stordito con cui me lo chiese fu tale da non
farmi attendere oltre. Entrai dentro di lei come un coltello nel
burro e toccai subito il fondo della sua vagina facendola
sussultare.
- Dai, dammi dei bei colpi - cominciò subito a smaniare.
Assestai penetrazioni precise facendo scorrere tutta l'asta
dall'apertura fin su al collo dell'utero e mi aggrappai a lei per
sostenere il ritmo. Micia mi veniva incontro sollevando il bacino e
invocava una subitanea razione di sperma nei recessi del ventre.
Non ci volle molto per accontentarla, perchè ero pronto da tempo
e quello stretto sfregamento nell'abbraccio della sua fica fradicia
fu il diapason che mi fece vibrare come la canna più bassa di un
organo.
- Eccola, eccola...-
- Sì, dai. Riempimi. Riempimi. Sborrami nella fica - si arrese lei
mentre io dilagavo.
Scivolai dentro più volte per esaurire la scarica abbondante e
quando sentii che lei si rilasciava sul letto esausta ripresi fiato.
- Ti ho comprato un regalo, sai? -
- Ah sì? - saltò su con inaspettato vigore.
- L'ho nascosto in valigia. A dire il vero sono più di uno.-
- Mmmh! Cosa aspetti a darmeli?-
- Ma non ti ho appena dato il regalo che volevi?-
- Ma questi sono una sorpresa - contrattò lei.
- Qual è l'unico regalo quotidiano a cui non rinunceresti mai?-
Micia sorrise e arrossì.
- Lo sai. Il tuo cazzo e la tua sborra.-
A quel punto mi alzai dal letto, lasciando che la suddetta sborra
scolasse fuori e che il cazzo smaltisse la fatica concentrata di
quella chiavata. Lei non si mosse e mi seguì con lo sguardo mentre
andavo a cercare il pacco tra i bagagli.
- Si tratta di cose apparentemente normali. Dipende dall'uso
che ne farai.-
Tirai fuori un sacchetto contenente una scatola e due pacchetti
più piccoli e glieli porsi. Lei, con entusiasmo adolescenziale, si
precipitò ad aprirli, offrendomi prospettive inedite della sua
nudità ancora pervasa dalle gioie dell'orgasmo. Il primo
conteneva un paio di collant scuri e fini, con un ricamo nero sulla
caviglia. Il secondo un reggiseno di pizzo nero. La scatola un paio
di scarpe décolleté nere col tacco a spillo altissimo.
- Belli. Tutto bellissimo. Ma... queste scarpe non sono nel mio
stile. Come faccio a stare i piedi su questi tacchi sottilissimi? -
- Te l'ho detto. Mica devi indossare tutta sta roba tutti i giorni.
Dipende dal contesto. Fai lavorare la fantasia. Magari ti viene in
mente qualcosa di perverso.-
Micia restò a rimirare e rigirare tra le mani il reggiseno e le
scarpe.
- Mi vanno bene come misura?-
- Provale.-
- Oddio...-
Fece una prova e benchè fosse malcerta nell'equilibrio indossò a
meraviglia quelle calzature sexy, che risaltavano ancor più sul suo
corpo completamente nudo e candido. Un vero schianto di
femminilità.
- Sto bene? -
- Sei divina. -
- Se me le metto con queste calze e col reggiseno dovrei essere
perfetta.-
- Proveremo tutte le combinazioni. Intanto fatti venire qualche
idea sconvolgente per inaugurarli prima che ripartiamo di qui.-
Micia ebbe un lampo di malizia nel sorriso e si sfilò le scarpe
appoggiandole con cura vicino al comodino. Finalmente potei
osservarla con serenità ed estasiato distacco per la prima volta da
quando ci trovavamo sul lago. Ogni curva del suo corpo, ogni
gioco di luce ed ombra, ogni punto più scuro (capelli, occhi, pube,
ascelle), ogni movimento mi rendevano tangibile il fascino della
femminilità. La passione che nutrivo per lei era l'unico fatto
inconfutabile del mondo, davanti allo spettacolo della sua persona
nuda.
Micia mi si avvicinò con fare gattesco e mi diede un bacio per
ringraziarmi. Non mancò di stropicciarsi tra le dita l'uccello in
fase di riposo, appiccicoso di sperma, e mi trasmise una nota di
prolungata voluttà.
- Hai una faccia che non promette niente di tranquillo. -
- Quelle scarpe... se proprio non le riesco a portare... potrei
usarle come cesso. Che ne dici? -
Non riuscii a risponderle nemmeno ammiccando, perchè quella
frase pronunciata con profonda malizia mi suonava troppo
inedita. L'immagine di Micia che riempiva la scarpa con le sue
evacuazioni semi-segrete svanì in un attimo.
- Vedi di metterle per uscire almeno una volta, prima di
rovinarle con qualche bizzarria.-
- Domani andiamo a mangiare di nuovo là? -
- Speri di incontrare ancora quei due neri? -
- Perchè no. Potrei mettermi le scarpe, se mi stanno così bene...
-
- Per lui o per lei? -
- Per tutti e due. Sono così belli. Lui è un pezzo d'uomo, molto
maschile, selvaggio. Lei è così carina... con quei fuseaux, quella
scollatura... ha un viso stupendo. -
- Invitali qui domani. Magari scopri che anche noi gli
piacciamo. -
Micia sospirò e glissò. Le piaceva fantasticare e poter confessare
la sua attrazione per certe razze scure. Nessuno di noi due
avrebbe disdegnato un'esperienza del genere; ma la realtà era
ancora distante dai sogni che spesso ci scambiavamo.
- Che ne diresti di andare a dormire? Domani dobbiamo fare
due escursioni, di cui una in barca. -
- Va bene. Ma prima fammelo ancora un po' succhiare. -
- Prego. Anzi... vado a pisciare così dopo posso addormentarmi
mentre tu te lo coccoli.-
Il mattino seguente ci alzammo di buon ora. Volevamo dedicare
la prima luce ad un giro largo dello specchio lacustre. Quindi,
dopo pranzo, avevamo intenzione di noleggiare una barca per
attraversare due volte la parte bassa tra Ispra ed Arona.
Dopo i consueti saluti intimi, cominciammo a prepararci.
Avremmo consumato la colazione nel bar dell'hotel e cercammo
di non perdere tempo.
- Mi sa che sono piena di cacca. Ma ora non riesco a farla.
Semmai dopo che avrò fatto un po' di movimento...-
- Fa come credi. Basta che non te la fai addosso in barca.-
Ci vestimmo con abiti pratici e uscimmo a goderci il sole e la
splendida vista. Con l'auto raggiungemmo in varie brevi tappe
l'apice superiore del lago, fino a Luino, ma senza sconfinare verso
Locarno. Le sensazioni della sera precedente sembravano essersi
stemperate nella rilassatezza romantica del paesaggio e, a
mezzogiorno, nulla lasciava minimamente presagire l'esito delle
inspiegabili voglie che ancora ci univano così fortemente.
Il pranzo fu occasione per discutere l'opportunità di mettere
una maglietta elasticizzata senza niente sotto o una camicetta con
il nuovo reggiseno. Ma quello fu l'accenno più erotico di tutta la
giornata.
La gita in barca andò a meraviglia e ci consentì di osservare la
bella costa da un nuovo punto di vista. Micia fece remare sempre
me, che stanco e accaldato fui almeno ristorato d'acqua e di
sorrisi dolcissimi. Le luci arancioni del crepuscolo ci colsero come
per miracolo proprio quando approdavamo al piccolo molo del
noleggio e tutto sembrò magico come un suggello d'amore eterno
e di comuni passioni.
Per la cena, auspicata sostanziosa, tornammo nel locale del
primo pranzo. La coppia di colore non c'era, ma di personaggi
curiosi da bollare la sala era piena. Così gustammo verdure, primi
e dolci con appetito ed entusiasmo.
L'atmosfera si riscaldò inevitabilmente con la bottiglia di vino
rosso che ci eravamo regalati per festeggiare quella giornata
indimenticabile. Micia ridacchiava e faceva battute allusive al
fatto che aveva ancora addosso le mutandine. Dal canto mio non
mancai di ricordarle lo stato di grazia del mio pisellone e ogni
tanto lei allungava spudoratamente il braccio sotto la tavola per
saggiarne la consistenza.
Sotto sotto percepivo l'orgoglio reciproco. Lei era più sexy che
mai, con la minigonna cortissima, la maglietta attillata e una
giacca elegante, le caviglie sottili che accompagnavano la
scollatura delle scarpe nuove, gli occhi illuminati da una vitalità
ferina e marcati dalla matita nera. Florida e piena, non passava
inosservata ed io facevo tesoro della sua bellezza come un re.
Il vino sciolse i nostri istinti, una seconda bottiglia innaffiò la
meringata e il caffè, che chiusero la cena tra sparate di futuri
progetti e scommesse di prestazioni sessuali al di sopra della
norma.
- Ti farò venire due volte in mezz'ora - promise lei.
- Ti fotterò con la mano lubrificandoti di sperma - ribattei io.
E via a gareggiare in un'escalation di giochi audaci, facili a
proporsi con le parole, aiutati dal vino e dall'autentica voglia di
coronare quella vacanza con qualcosa di memorabile e
irripetibile.
Micia scattò come una molla alle dieci e mezzo. Pagammo il
conto e quasi mi trascinò in hotel, dove la stanza 202 ci aspettava,
teatro di nuovi piaceri e fantasie.
Prima di uscire dal ristorante, però, fece una scappata in bagno
per togliersi le mutande e riporle come al solito nella borsetta.
Con tutto che la lunghezza irrisoria della gonna metteva a
repentaglio la nudità del suo culo prominente, attraversò la sala
con passo sicuro reggendosi sui tacchi a spillo e oltrepassò la
soglia dicendo a mezza voce:
- Ah, che bell'arietta. Mi rinfresca la fica. -
Una volta in albergo, affrontammo con una certa calma i nostri
bollenti spiriti. Si capiva che nessuno dei due sarebbe riuscito a
trattenersi per più di cinque minuti, ma era tangibile un senso
pesante di sensualità che premoniva esperienze intense come non
mai.
Micia si toccò in mezzo alle gambe e mi diede da annusare le
dita intrise di afrori vaginali.
- Devo lavarla? -
- Per carità. Tu me lo laveresti? -
Lei non rispose e si inginocchiò per ritrovarsi con la bocca
all'altezza del cazzo. Si era lasciata addosso solo la maglietta; io
avevo ancora lo slip.
- Vorrei riassaggiare la tua cappella bagnata di pipì. Ieri era
così squisita.-
- Ma adesso non mi scappa. -
- Fa niente. E' ottimo lo stesso - e tirandomi giù lo slip si infilò il
pene tra le labbra cominciando a succhiare con foga, ingoiandone
ben più del solito.
Le accarezzai la testa e le suggerii il ritmo da tenere. Ma lei
badava ad ingurgitare quanto più cazzo poteva, al punto che la
sua voluttà mi fece temere un'eiaculazione anzitempo. Ogni tanto
alzava gli occhi e leggevo uno strano turbamento sul suo viso, che
mi colpiva perchè sembrava che fosse lei a dover condurre tutte le
vorticose danze di quella sera.
Quando si staccò dall'uccello si sfilò la maglia e finì di spogliare
anche me. Poi tirò giù le lenzuola dal letto e mi invitò a sdraiarmi.
Io obbedii e subito me la ritrovai inginocchiata a cavalcioni sul
torace, che mi dava la schiena e sostava col culo a pochi
millimetri dalla mia faccia. Si dedicò ancora al cazzo e ai coglioni
con le mani e la bocca e intanto scodinzolava protendendo
indietro il bacino, in modo da offrirmi l'apertura dischiusa del
sesso e il solco profondo delle natiche.
Fu un invito a leccare e succhiare a mia volta e incollai la bocca
a quella delizia preso da una smania assoluta di riempirmene le
papille gustative. Al punto che, quando lei lasciò andare un breve
schizzo di orina neanche me ne resi conto. Lo bevvi con la
naturalezza di sempre senza staccarmi dalla fica morbida e sentii i
miei genitali gonfiarsi ancora di più per l'eccitazione.
A quel primo sorso ne seguirono altri due, intensi e prepotenti,
forti di aromi femminili, un richiamo a piaceri ancestrali verso il
ventre. Lei, in quel momento, sapeva dove voleva portarmi e
sapeva che sarebbe venuta con me.
- Buona? -
- Grazie, amore. Una gradita sorpresa.-
Si voltò di fronte a me, sedendosi vicino e senza abbandonare il
cazzo.
- Me lo dici tu quando devo mettermi quei collant nuovi. -
- Ok. Dobbiamo inaugurarli degnamente. Mi verrà in mente
qualcosa. -
Micia continuava ad alternare sorrisi arrendevoli e movimenti
sinuosi e maliziosi. Aveva la fica in tiro, ma sembrava aspettare
un'ispirazione particolare.
- Lo vuoi in pancia? -
Lei si mise alla pecorina, riempiendo il mio campo visivo della
stupefacente immacolata solidità del suo culo e dei suoi fianchi. La
fessura scura e umida occhieggiava tra le cosce, invitandomi muta
a soddisfare i suoi pruriti. Mi sistemai in ginocchio dietro di lei e
feci saggiare alle grandi labbra la consistenza della cappella.
- Devo finire di pisciare. Allungami quel bicchiere che è sul
comodino - disse facendo segno con la mano.
Interruppi quella fase di avvicinamento con un certo
disappunto, ma intrigato da quell'idea estemporanea di sfruttare
l'attimo per restare lì e svuotarsi la vescica. Presi il bicchiere e lo
tenni proprio sotto la fica in attesa che il getto dorato sgorgasse,
badando che l'impeto non finisse per bagnare il letto.
- Ecco che arriva... - annunciò Micia con voce goduta e flebile.
- Piscio... piscio...-
Lo zampillo gorgogliò nel bicchiere e lo riempì quasi tutto in
pochi secondi, scaldando il vetro e i miei sensi. Non tanto lo
spettacolo sempre fascinoso della pisciata in sè, quanto le sue
poche parole pronunciate come in stato di ebbrezza suscitarono
un'emozione nuova, di perversa normalità, di innocenza fatta
erotismo, di totale partecipazione al piacere dello svuotamento in
quel contesto così sensuale.
Lasciai il bicchiere sul comodino e asciugai con una passata
della mano destra il sesso imperlato di gocce iridescenti. Pensai tra
me che condividevo pienamente quel modo di vivere una piccola,
ma intensa sensazione con trasporto simile ad un orgasmo. Non
più il semplice far pipì, ma qualcosa di più intimo, legato alla
postura del corpo, alla stanza, al recipiente riempito, alla mia
presenza coadiuvante.
- Stasera sei straordinaria. -
Così dicendo infilai deciso l'uccello enorme nel suo ventre,
iniziando subito a fotterla con trasporto. Mi assestai sul ritmo che
piaceva a lei e ricevetti il segnale che tutto andava divinamente. I
suoi fianchi poderosi offrivano un buon appiglio per scuotere
avanti e indietro il corpo nudo e riuscivo a toccarle il fondo
regalandole sbalorditivi apici di intensità.
- Mi sfondi... dai... fottimi così... - ansimava con voce strozzata
agitando la chioma corvina.
Continuai per un po' con quel ritmo; quindi diedi qualche
affondo lento e misurato raggiungendo con le mani le tette
penzolanti e calde.
- Va bene? - le chiesi senza ottenere risposta.
Micia, riavendosi, allungò il braccio tra le gambe per sfregarsi
la clitoride e salutare le grosse palle che sbattevano contro il
monte di Venere. Non capivo se voleva venire prima di me o se
cercava di prendere fiato prima del mio orgasmo.
- Prendimi le scarpe nuove - disse invece.
- Vuoi scopare con quelle ai piedi o cosa? -
Afferrai le calzature che si era tolte da poco e gliele porsi. Lei si
tirò su e ne prese solo una. Poi allargò le gambe restando in
ginocchio, sporse indietro il bacino e mise la scarpa proprio sotto
il suo culo. A quel punto mi tornò alla mente la sua vaga promessa
della sera prima e non feci a tempo a ricrearmi l'immagine di lei
che cagava in quel regalo che un pezzetto morbido di merda
spuntò dall'anfratto del suo ano e piombò giù nell'imboccatura
della scarpa.
- Allora non scherzavi ieri. Non ti facevo così audace e
fantasiosa. -
- Piano piano vedi bene che non c'è posto dove non possiamo
arrivare insieme.-
Guardai il suo culo fremente e la scarpa ancora ferma là sotto
col suo piccolo carico erotico.
- Ti offendi se ti dico che l'allieva ha superato il maestro? -
- Anzi!... Ne vado orgogliosa. -
Il suo sorriso maliardo anche in quella circostanza non aveva
perso il mirabile splendore della naturalezza e del romanticismo.
Micia era la miracolosa mediazione tra innocenza e malizia, tra
istinto primordiale e raffinata provocazione.
- Vuoi anche l'altra? - domandai allungandole la scarpa che
tenevo in mano.
- Sì. Ma prima mi devo mettere questa. -
Fui nuovamente colto di sorpresa e lei si sedette per infilarsi nel
piede perfetto la calzatura col tacco a spillo. Se la riguardò
ruotando la caviglia e poi si inginocchiò per la seconda fase.
- Che sensazione strana. Sembra di aver spiaccicato un
cioccolatino col piede. O di stare sulla sabbia dopo la mareggiata.-
Io non commentai la sua divertita descrizione e mi approntai ad
assistere alla ripetizione di quel gesto così perversamente
eccitante. Lei spinse fino a che un nuovo pezzo non slargò il buco
e centrò la scarpa, accompagnato da un'esclamazione goduta e
liberatoria. Ovviamente calzò anche quella e dopo, ormai
dimentica della scopata interrotta, si alzò per fare due passi e
testare quella strana condizione epidermica.
Il corpo nudo con le scarpe vertiginose mi procurò la
sensazione conosciuta dell'ammirazione appassionata, stavolta
moltiplicata dall'idea che lei, con estro creativo, aveva appena
cagato laddove aveva infilato i piedi.
- Te l'avevo detto che le avrei usate come cesso. Oggi quei due
neri al ristorante non c'erano. Non hanno potuto vedere le mie
scarpe nuove. -
- Io non capisco il tuo ragionamento. Ma stai facendo delle cose
che mi mandano in orbita. Io...-
Non mi lasciò finire e si avvicinò per stringermi a sè e lanciarmi
messaggi carezzevoli di complicità e dedizione.
- Hai un cazzo stupendo. Un culo stupendo. Anche tu mi fai
impazzire. Voglio venire in orbita con te. -
La baciai e la riportai al letto, facendola sostare un momento col
busto piegato in avanti e le cosce divaricate. Infilai la cappella
nella fica ancora umida e bollente con facilità - grazie ai tacchi
altissimi - e controllai un rapido getto di piscio che inondò la
vagina. Lei ebbe un fremito, afferrando timorosa e intrigata il
senso di ciò che avevo appena fatto. La pipì calda inondò
dolcemente l'interno del suo ventre, regalandole una sensazione
diversa da quella dell'eiaculazione.
- Bello? -
Micia annuì vigorosamente con il capo.
- Quando sarai pronta mi svuoterò tutto dentro. -
Lei annuì di nuovo.
Allora la feci sdraiare sul letto pancia sotto, mi misi
accovacciato sul suo culo e cominciai a sfregare i coglioni e le
chiappe sulle sue, masturbandomi con la destra e stuzzicandole il
solco con la sinistra. Avevo il cazzo teso allo spasimo, nodoso e
durissimo, quasi incapace di trattenersi dallo spruzzare il suo
sperma su quel fondoschiena scolpito simmetricamente da madre
natura.
- Come vanno le scarpe? -
- Bene. Non me ne accorgo quasi che c'è dentro la mia cacca.-
- Saresti disposta a cagarti anche dentro le coppe del reggiseno
nuovo? - le chiesi smettendo di impugnare l'uccello per la grande
eccitazione.
- Forse... -
- Non ti senti abbastanza cesso? Mi sembra che oggi ne hai di
voglie.-
- Hai ragione - disse con voce arrendevole e straniata - Sto
scoprendo la mia vocazione di cesso. Ma mi piace anche farla, hai
visto? -
- Ma non l'hai fatta tutta.-
- No. Ce n'è ancora dentro - confessò compiaciuta con un
tremore di piacere.
Sollevai un po' il culo in modo da non toccare il suo e cominciai
a spingere fuori lo stronzo che da un po' sentivo premere nel
retto.
- Stai cagando? - disse Micia percependo i miei movimenti.
- Perché? -
- Sì dai. Caga. Fammela sul culo, dai - mi incitò tranquilla con
reale convinzione.
Non dovetti faticare più di tanto per posarle tra il solco delle
natiche e le reni il lunghissimo e morbido cilindro scuro. Mi voltai
ad ammirare quel contrasto: la sua pelle candida, le curve
sensuali unite allo stronzo che il mio culo - che tanto adorava -
aveva fatto per lei. L'estro creativo che poco prima aveva
battezzato le scarpe con la sua prima esibizione sexy di quel
genere, si era di nuovo estrinsecato con piena soddisfazione di
ambedue.
- Adesso finisco di fotterti. Che ne dici?-
La feci tirare su carponi piano, badando che lo stronzo non
rotolasse giù dal suo culo, e ritrovai la fessura ancora pronta dove
infilarmi per sfogare finalmente l'orgasmo a lungo trattenuto. Con
la variante di quella maliziosa sensazione che lei stava
cominciando ad apprezzare legando il sottile fascino degli istinti
ai piaceri consueti e al ruolo di oggetto compiaciuto dei nostri
desideri.
Mi aggrappai ai suoi fianchi prosperosi dividendo tra le mani il
grosso stronzo e ricoprendoli a mano a mano che la fottevo,
mentre lei mi incitava e gemeva, dandomi carta bianca a patto che
le sborrassi nella pancia. Bastarono pochi affondi per estinguere la
sua sete e già Micia dimenava il sedere come un'assatanata in
calore, contribuendo ad ampliare l'area su cui le mie mani colme
si stavano avvinghiando. Tra gli ansimi di godimento reciproco
ritrovai il suo culo quasi completamente immerdato, ma lei
sembrava noncurante degli aspetti di solito sgradevoli della
situazione e si produceva nelle ultime contrazioni residue per
spremere il mio uccello e gustarsi fino in fondo quella riempita
copiosa.
- Stai meglio adesso? -
Assentì con un cenno e si voltò cercando di attraversare con lo
sguardo le ciocche scarmigliate e constatare le condizioni del suo
posteriore. Vedendo che il suo stato d'estasi non accennava a
spegnersi, ne approfittai per continuare a travolgerla in quello
scambio di passioni. A quel punto la complicità era assoluta e
neanche un velo di dubbio si frapponeva tra il nostro amore e la
realizzazione di conturbanti esperienze.
- Ora ti infili le calze nuove.-
- Ah sì?- biascicò lei come attonita.
- Ti togli le scarpe, ti infili le calze e poi ti rimetti le scarpe.-
- Ma stasera al ristorante non avevi promesso di fottermi in un
altro modo?-
- Come dovrei fotterti? -
Micia sogghignò selvaggia e fece il gesto del pugno chiuso che
ruotava.
- Con la mano? Adesso non possiamo. Dopo. Quando ci saremo
ripuliti.-
Mi alzai dal letto e con tutto che avevo le mani piene di cacca
sfasciai la confezione dei collant scuri con il ricamo. Lei si tirò in
posizione eretta a fatica e reggendosi in equilibrio con il mio
appoggio si sfilò la prima scarpa per riuscire a calzare il sottile
tubo di nylon. Il piede era mezzo spalmato dal suo stronzo e nel
tentativo di compiere la difficile operazione scontrò lo stinco
dell'altra gamba, sporcandola.
- Forse ce la faccio - mormorò.
Quando ambedue i piedi furono vestiti e nuovamente calzati
nelle scarpe la aiutai a tirare su del tutto i collant, che fasciarono
perfettamente le sue forme e si incollarono alla pelle laddove era
ricoperta dallo strato marrone.
- Sei divina.-
- Trovi? - si pavoneggiò piroettando sui tacchi altissimi e
mostrando tronfia il culo rivestito di nylon e le caviglie col
ricamino.
- Sono il cesso più sexy del lago Maggiore. -
Una macchia di sperma aveva presto intriso i collant sul davanti
e Micia si sfregò la sotto con aria provocante.
- Mi sta colando tutta giù. -
- Manca solo il reggiseno nuovo. Tirati su i capelli con la
pinza.-
Micia seguì il mio consiglio e raccolse la folta chioma in alto,
mettendo in risalto il viso splendido e la luce dei suoi occhi. Poi
prese il reggiseno di pizzo nero che le avevo regalato e lo esaminò
con cura.
- Spero di fare almeno altri due stronzi... uno per coppa... -
Pronunciò quelle parole con l'ovvietà delle cose dovute.
- Però tu me lo devi reggere, sennò non ce la faccio. -
Mi diede l'indumento intimo e poi mi suggerì di trasferirci in
bagno, per non inflazionare l'ambiente e avere la possibilità di
muoverci con più libertà. La piena luce del bagno, unitamente
all'atmosfera consona, la invogliarono a prodursi con maggiore
scioltezza e a prendere l'iniziativa con piglio prima sconosciuto.
Si accomodò sul bidet dandomi le spalle e lasciando spazio
sufficiente sotto il culo perchè io potessi tenerci il reggiseno. Mi
accorsi che si accingeva a cagare stimolandosi la clitoride e
contemporaneamente si lasciò andare in una lunga pisciata
scrosciante, che lei accolse con inusitato piacere. La pipì inumidì
parte del reggiseno e ne percepii la fragranza salata che per un
attimo coprì gli altri intensi odori.
- Ancora un attimo e la faccio. -
- La prossima volta devi ripetere la scena delle scarpe davanti
alla videocamera. Un'esibizione del genere va immortalata. -
- Hai ragione. Voglio rivedere con che classe l'ho fatto. -
Aveva il fiato corto per lo sforzo e le contrazioni dei suoi
muscoli tradivano un impegno costante per portare a termine
quell'ennesima prova di passione viscerale. La sua mano destra si
agitava frenetica tra le piccole labbra, strapazzando la clitoride
rorida di umori e liquido dorato. I collant tesi tra le cosce
sembravano cedere e le natiche, muovendosi sul bordo bianco di
ceramica, lasciavano tracce evidenti dello strato di merda che le
copriva.
- Stai godendo, Micia? -
- Oh, sì - ansimò rapita.
La mia mano sosteneva la coppa destra, pronta ad accogliere
quel nuovo frutto proibito. Attendevo il peso della caduta, ignaro
delle dimensioni e della consistenza.
- Ecco, amore. Sto cagando. Cago...- sospirò.
In un istante l'ano si dilatò per lasciar scivolare fuori lo stronzo
perfetto, che si adagiò nella coppa. Senza esitare spostai la mano e
piazzai l'altra coppa, perchè intuivo che non si sarebbe fermata.
Infatti Micia, con un ultimo sforzo liberatorio, spinse fuori un
secondo stronzo enorme, pizzicandosi la fica come impazzita,
gemendo dal piacere e coronando l'impresa di coniugare
sensazioni così diverse e così fisiche.
- Sei stata fantastica. -
- Dov'è il reggiseno? Dammelo. Aiutami a metterlo. -
Si alzò con fatica, si tirò su i collant e infilò le braccia nelle
spalline, mentre io continuavo a reggere le coppe col loro carico
perverso.
- Passale a me. Tu allaccia dietro.-
Eseguii l'operazione sopraffatto dalla sua decisione e in pochi
istanti il reggiseno era indossato, giusto di misura nonostante le
protuberanze dei due stronzi che si erano schiacciati tra il pizzo e
le tette provocanti. Micia mi guardò con risolutezza, parlandomi
senza aprire bocca, mostrandomi con grinta e slancio tutta la
carica erotica che ci dominava e che aveva scavato nel suo
inconscio i desideri mai sospettati.
- Adesso me la fai sentire la mano nella pancia? -
- Sì. Ma prima fatti guardare. Non sei più il cesso sexy? -
- Più sexy di così. Mi manca solo un baby-doll. So di merda
come una latrina e ho i tacchi a spillo e le calze nere e il regitette
di pizzo.-
Così dicendo, quasi divertita, si afferrò i seni a piene mani e si
aggiustò le coppe soppesandoli.
- Preferisci il bidet o la vasca? -
- Mmmhh... il bidet magari è più comodo per star seduta. Ma
nella vasca poi possiamo lavarci. Riesci a farlo nella vasca? -
- Tu accomodati, che io mi lavo bene la mano e il polso. -
Micia si sistemò così nella grande vasca ovale color avorio che
l'hotel ci offriva, lasciandosi scivolare sulle natiche fasciate dalle
calze e togliendosi poi le scarpe che più tardi avrebbero
necessitato di una ripulita. Mentre mi lavavo accuratamente le
mani scorgevo la sua immagine nello specchio della mensola e a
tratti mi beai immensamente della sua bellezza e del suo fascino
ambiguo. Lei era là che mi aspettava, appagata, curiosa di
spingersi ancora avanti, determinata a farsi violare ancora una
volta per godere di piaceri forti che dopo quella memorabile
vacanza, forse, non avrebbe mai più provato.
La vasca era abbastanza capiente per ospitare tutti e due senza
contorsionismi. Micia era praticamente sdraiata per porgermi il
bacino nella direzione giusta. Io di fronte a lei col braccio teso per
lavorarle la fica vogliosa. Le sfilai le calze strisciandola di merda
lungo le gambe e le gettai nel bidet. Restò nuda col reggiseno e mi
sorrise protendendo il pube verso l'alto.
- Sei sicura di volerla tutta? -
Micia annuì con quell'aria da gatta.
Allora cominciai a schiudere il suo sesso con cura, infilando a
turno le dita bagnate di saliva, divaricando l'apertura, sfregando
la parte superiore della vagina per stimolarla e renderla cedevole,
coinvolgendo i suoi muscoli in varie sensazioni che la aiutassero a
dilatarsi. Con la sinistra tenevo separate le grandi labbra e ogni
tanto insalivavo la mano per scivolare meglio dentro. Prima
l'indice assieme al medio, poi il medio e l'anulare, poi ancora
l'indice e il medio e l'anulare... in pochi minuti di crescente
eccitazione lei era riuscita ad accogliere metà della mia mano e
spingeva per fagocitare il resto, aggrappandosi ovunque e
smaniando come in preda a una droga.
- Persino questo odore mi sta dando alla testa. Ti prego, finisci
di infilarla. -
- La senti, Micia? Ti senti riempire? -
- Oh sì, se la sento. Mi stai sventrando. Non ho mai goduto così.
Mi stai fottendo con la mano. -
- Come sta il tuo culo? -
- Eh..? Il mio culo ha cagato tanto oggi... è tutto eccitato... -
- Ci sarebbe posto per un bel cazzone nero? -
- Ci sarebbe anche per la mano di lei. Il suo cazzone che mi
riempie il culo e la sua mano che mi fotte davanti... come stai
facendo tu, amore.-
Sentirla parlare così mi coinvolgeva moltissimo e alla fine
conquistai l'elasticità della sua vagina affondandoci fino al polso e
muovendomi dentro di lei con dolcezza e ritmicità.
- Oddio! Mi hai aperta! Oddio, che bello. -
- Lo vuoi sempre il cazzo in culo?-
- Sì, sì - si affrettò a dire come in trance - Voglio un cazzo in
culo. Ma tu fottimi. -
Senza un sussulto, quello scambio di battute e il ritmo
inesorabile la portarono all'orgasmo e la fecero ondeggiare per
oltre un minuto sguazzando col culo sul fondo della vasca.
- E' bellissimo - si limitò a commentare continuando ad
impalarsi come un'ossessa e riuscendo a sfilarsi persino il
reggiseno.
Le tette turgide balzarono fuori oltre il pizzo e con la mano
libera gliele accarezzai, spalmando ciò che restava dei suoi stronzi
sulle ascelle pelose e sul costato. Ora che si trovava quasi
completamente ricoperta, che il candore del suo corpo era stato
trasformato nella più lurida latrina, cominciai a provare il
desiderio di lavarla e profumarla, fino a renderla di nuovo il fiore
di donna amorevole e delicato dei momenti più romantici.
La lasciai riprendere dallo sconvolgimento orgasmico prima di
estrarre la mano e lei, con incontrollati movimenti, sgambettò
contro i miei polpacci e posò i piedi sul mio cazzo e sui coglioni,
regalandomi in chiusura di serata la giusta dose di cacca. Quando
tirai fuori la mano la fica si richiuse subito come una conchiglia e
lei indugiò ancora con i piedi a sfregare l'uccello nuovamente
duro, per poi tirarsi su e strusciare divertita le tette sulla mia
faccia e il culo marrone sulla mia pancia.
- Ecco la tua parte - disse ridendo.
- Adesso che mi hai fatto tornare il pisello duro intendi lasciarlo
così?-
- Hai la forza di sborrare ancora? -
La sua provocazione non cadde nel vuoto. Mi alzai in piedi
erigendomi sopra di lei, che restò inginocchiata. Le lasciai
penzolare l'uccello davanti al naso e poi, preso da una voglia
improvvisa, feci una lunga pisciata che le irrorò le spalle e il seno,
sciogliendo in parte lo strato di merda che andava asciugando.
Micia si prese quella doccia fuori programma sghignazzando e
mugolando ammirata e ben presto mi accorsi che anche la sua
gnocca mai stanca zampillava un fiotto trasparente tra le cosce.
- Sei troppo pulito per i mie gusti. Peccato che ho finito le scorte
- mi sfottè ridendo.
- Il cazzo e le palle però me li hai sporcati ben bene. -
- E allora non sborrano più? -
Afferrai l'uccello con la destra e cominciai a masturbarmi,
incurante della cacca che lo ricopriva e Micia, comprensiva, alzò
la mano verso i coglioni per strizzarli e invitarli a produrre
l'ultimo spruzzo di sperma.
- Dai su, che la prossima volta mi esibisco solo per loro e la
faccio tutta per loro.-
Per tutta risposta mi lasciai andare e annaffiai di grosse gocce il
suo viso e i suoi capelli, godendo come non mai e ringraziandola
in cuor mio di quella devozione e della sua impareggiabile
sensualità.
L'acqua calda della doccia fuoriuscì come pioggia ristoratrice e
ci ripulì di ogni traccia del nostro gioco. Ci dedicammo l'uno al
corpo dell'altro con cura maniacale, donandoci freschi balsami e
sciacquature di saponi aromatizzati. Tornammo lindi e freschi e ci
guardammo negli felici e soddisfatti, animati da uno spirito di
perfetta armonia che nulla ci proibiva, uniti da un profondo
legame di complicità che trascendeva ogni pregiudizio.
La vacanza volgeva al termine e il sonno ci colse tra i pensieri di
sempre, con in più la consapevolezza di aver vissuto
un'esperienza totale e indimenticabile. Meravigliosa per il
desiderio comune di averla realizzata insieme.
L'alba salutò il lago Maggiore tra splendidi colori e voli di anatre
solitarie. Dopo una passeggiata ad Arona, ci spostammo a Laveno
e appena pranzato facemmo rotta verso casa. |