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Vacanze e sesso

Quando quell'anno partì per le vacanze estive, Lili aveva dimenticato del tutto, o quasi, quello che era successo nel bagno di casa sua. Era rimasto l'involucro di quell'evento, il puro e semplice atto, ma l'estasi e lo sperdimento della derviscia erano scomparsi dalla memoria.
Era stata aiutata, in questa operazione di rimozione sensoriale, da un libro femminista di sua madre - roba americana anni settanta - che commentava con estremo disprezzo l'orgasmo vaginale, segno di prona connivenza di alcune donnette dappoco con la cultura fallocrate, esaltando invece quello clitorideo.
Lei il suo clitoride l'aveva cercato, con l'abituale rigore scientifico, per una mezzoretta, analizzando con concentrazione e precisione anatomica millimetro dopo millimetro le grandi labbra, le piccole labbra, l' orifizio vaginale, il pube.
Il piccolo organo non si era manifestato - avendo la tendenza naturale a rispondere a carezze più voluttuose - e la faccenda s'era conclusa lì: non era al momento trovabile, e altri sistemi erano esplicitamente sconsigliati dal libro della moderna genitrice: ci teneva, Lili, a non chinare il capo alla fallocrazia.
Fu subito evidente, sulla calda piccola isola vulcanica scelta dai genitori come meta delle vacanze, che in quel luogo convivevano due mondi: il mondo del paese, con pochissimi indigeni - uno sparuto gruppo di vecchiette nerovestite che vendevano nelle piccole bottegucce ed empori, qualche pescatore di poche parole, e qualche ragazzotto in pantaloni lunghi e maglietta, e il mondo in riva al mare: pubblicitari di Milano, librai di Genova, docenti di Bologna, erboristi di Roma, nudi come vermi sulle crude rocce nerobollenti, sdraiati su coloratissimi parei indiani, africani, indonesiani (tirolesi mai).
Da quelle parti, sul microscopico perimetro costiero, vigeva l'obbligo morale al nudismo, pratica che era stata da subito accolta con con fermo e ideologico rigore anche dai suoi. Lili aveva un seno troppo grosso, che odiava dover mostrare, e il contatto delle sue ancor tenere chiappe con le rocce laviche - bollenti ed appuntite, era un prezzo troppo alto da pagare alla causa naturista. Ma siccome per nessun motivo era disposta a confessare la sua avversione a mostrasi in pubblico, aveva rinunciato a fare il bagno. I genitori se ne erano sulle prime risentiti, ma una volta appurato che le ore estive della ragazza si consumavano in una stanzuccia fresca a leggere la saga di Malaussene, avevano accettato di buon grado - vantolamentandosene con gli amici - la scelta del giovane frutto dei loro lombi, così maturo sotto il profilo intellettuale.
E passata la notte buia, e stellata, finita la colazione a muesli, iniziava per Lili il tempo di lettura nella penombra estiva. Mamma e papà mangiavano al mare un po' di frutta e a lei lasciavano i pomodori, i capperi, il pane integrale e la caciotta, unica concessione proteica (insieme a un uovo settimanale alla coque) alla dieta strettamente vegetariana cui l'avevano con gran cura allevata. Per la verità Lili tradiva, quando poteva e sempre di nascosto, la volontà animalista e salutista dei genitori, soprattutto in ragione di una sua segreta e voluttuosa passione per i salumi in genere e la mortadella in particolare; e un giorno per tutta la mattina aveva tentato inutilmente di farsi avvincere dalla Prosivendola, disturbata costantemente da fantasticherie alimentari. Mortadella - domani clara si sposa con clarence - Mortadella - niente più clara per separare therese e jeremy - Salame Ungherese - solo allora capii perchè avevo restituito i panni del capro alla regina zabo - Lonza - per coccolare julius il cane nel paese di epilessia - Mortadella.
Si era così ritrovata - raccontandosi che lo faceva per non distrarsi da Pennac - nel piccolo emporio alimentare del paese: tre salumi tre, e li aveva comprati tutti, un etto dell'uno e un etto dell'altro per un totale di tre etti, che tanto bramava la sua violenta fame adolescenziale.
"Non ce l'ho, gli spicci" erano state le scarne parole della vedovile Maria "il resto glielo do a mamma tua, quando viene a comprare la frutta".
"Veramente mi servirebbe subito, devo comperare il giornale da Giuseppe, che oggi lo portano con la barca" rispose Lili, pronta a tutto, come è ovvio, pur di occultare ai genitori il suo lubrico acquisto di maiale. Maria invece di rispondere era entrata nel retrobottega e ne era uscita con Toni (il figlio? il nipote? l'età della donna era indefinibile) un ragazzotto un po' brufoloso, con la fronte bassa, lo sguardo sfuggente e un aspetto, le labbra soprattutto, gonfio di ormoni e ardori sotto la cenere.
"Andiamo" le aveva detto lui, facendola rientrare in un lampo nel suo campo visivo, beninteso quello periferico.
"Andiamo dove?" confusa dal gap culturale che divideva il suo clan logorroico e didascalico da quest'altro muto e inespressivo.
"Intanto che vai da Giancarlo, io prendo il resto e te lo do".
Lili - pur riluttante all'idea di dover scendere inutilmente il paese per poi risalirlo sotto la canicola, e per dover rimandare l'ora della solinga orgia salumiera - si era adattata a seguire - in un non meglio precisato "posto" - il timido coetaneo.
Avevano camminato in silenzio, cercando di restare nella zona d'ombra delle case, finchè Antonio non si era infilato in un portoncino di una casupola azzurra. Lei - da brava marxista leninista femminista metropolitana, era del tutto priva della categoria "sconvenienza" e l'aveva seguito perchè voleva chiedergli un po' d'acqua dopo la camminata nel bollore estivo: "Credevo che restavi fuori" - aveva detto piano Toni, sempre guardandola di sguincio - "è casa mia".
"E' casa sua, ma me lo potrà dare un bicchier d'acqua?", aveva pensato tra se' e se', aggiungendo ad alta voce: "vorrei bere, se non disturbo troppo".
E in un tripudio di frizzi di trine e pagliaccetti di vetro e quadri di donnine tristi appesi a collana sul comò, tutto lindo e pinto e profumato, lui l'aveva accomodata sul divanetto. Poi s'era arrampicato su una sedia e aveva preso una rivista su un pensile, che le aveva passato con uno sguardo sbieco, ed era scappato via.
Lili aveva preso la rivista distrattamente, chiedendosì il perchè di quel gesto da sala d'aspetto del dentista, quando non doveva aspettare che un bicchier d'acqua e i soldi del resto. Senza nemmeno guardare la copertina aveva aperto una pagina a caso, e l'immagine di un uomo che teneva in mano - dalla base - un enorme pene eretto puntato come una freccia verso una donna a gambe larghe e gli occhi rovesciati l'aveva investita come un camion può schiacciare un albicocca sull'autostrada o un lampo può carbonizzare un abete. La marxista leninista femminista metropolitana in erba aveva letto "noi e il nostro corpo", ma in famiglia internet non c'era (neppure il computer, ne' la televisione) e la pornografia la conosceva solo per sentito dire. E ne aveva sentito dire male, e così il fuoco d'artificio che partiva dalla pancia, e si irradiava come in piccole scintille in tutte le parti del corpo, era stato sovrastato da un ombrello brulicante di pensieri e parole rubate in fretta da quelle pagine: roba da repressi quel coso è enorme spero che Toni non torni proprio adesso prendimelo in bocca troia povere ragazze sfruttate dal mercato dai che sei la regina delle pompe - e gira la pagina in fretta, che se arriva lui devo smettere - e la foto di lei che lo prende in bocca e che succhia - puppami la verga puttana ah lo voglio portare a casa e leggerlo là sì troia stantuffami così sì ma perchè proprio quella roba mi doveva dare? lo senti come è duro e allora è così che succede! Diventa duro! E qui vale la pena di fermare la cataratta di coscienza per aggiungere una piccola nota, con punteggiatura a modino.
Lili, femminista marxista leninista metropolitana in erba sapeva meno cose di quelle che ci si potrebbe aspettare da una fanciulla allevata a pane integrale e Simone De Beauvoir. A quattro anni aveva chiesto a sua madre perchè gli uomini hanno il pisello e le donne la patata, e sua madre aveva attaccato una spiegazione lunga e particolareggiata su quanto il sesso fosse importante e bello - altro che apine e fiorellini - che era approdata, dopo lunghi sproloqui sull'autodeterminazione della donna e sull'omosessualità nell'antica Grecia, ad una incomprensibile spiegazione su quanto fosse fondamentale nella vita non fidarsi mai - per nessun motivo - di un certo Ogino Knaus. Non aveva mai provato, Lilli, una noia così densa, e l'unica lezione che ne aveva tratto era di non chiedere mai più, per nessun motivo, spiegazioni su ciò che si cela sotto le mutande della gente. Da lì alle letture femministe, qualche nozione confusa tratta da conversazioni con coetanei non era stata sufficiente a colmare un'importante lacuna. Non capiva come facesse l'uomo, per inseminare la donna, ad infilare quella cosa molle (piselli in stato di quiete ne aveva visti a iosa, nei campi nudisti) nella morbida caverna e così quello di oggi era - in tutti i sensi - un importante salto culturale. Toni rientrò che aveva appena voltato pagina - primo piano del pene che schizza sperma in faccia alla biondona ti inondo di sborra maialona ma allora lui non recita (il pensiero che lui godesse davvero l'aveva, chissà perchè, rimessa brutalmente contatto con quel fuoco interno che ormai faceva male) e in tutto questo ancora davvero non capiva perchè lui avesse avesse avuto il cattivo gusto di darle quella roba da repressi. Lui - rientrato, a passi misurati l'aveva raggiunta e le si era seduto vicino vicino, e con gli occhi velati e la bocca gonfia, perle di sudore sui baffetti appena spuntati, con voce tremante e inebetita le aveva chiesto serio serio: "ti piace"? Lili, prima di rendersi conto che l'odore del ragazzo era inebriante, molto inebriante, tanto inebriante da far tremare le ginocchia, si alzò di scatto.
"No, non mi piace. Me l'hai portato questo resto?". Timidamente lui le passò le monete, senza guardarla, e non fece in tempo ad accompagnarla alla porta che già si era tuffata nella luce abbagliante della canicola estiva.
Guardò il mare tra le casette: aveva bisogno - pensò - di un tuffo rinfrescante.
Poi si rese conto che non aveva il costume, e così si inerpicò per le assolate scale del paesino per ritornare dal suo Pennac.

 

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