Finalmente era
arrivato luglio. Come ogni anno prendevo la prima settimana del mese per
andare in montagna. Ci andavo rigorosamente da sola, per scelta. La prima
volta che andai i montagna era stato in compagnia. Per me vacanza era
uguale a "mare": non concepivo nessun altro modo di passare due o tre
settimane se non quello di arrostirmi tutto il giorno per poi la sera
spalmarmi litri di crema tentando di attenuare il bruciore causato dalle
scottature.
Ma quell'anno la maggioranza decise di fare una cosa diversa:
tutti in montagna! Non ne ero felicissima, anche perchè non avevo la
bussola, un San Bernardo salva-dispersi, i rampini per il ghiaccio, Messner
come guida... tutto inutile: gli amici obiettarono che si andava sulle
Dolomiti e non a scalare il K2 e l'unica spesa da affrontare sarebbe stata
quella di un buon paio di scarponi da trekking. Riuscii a farmi prestare
gli scarponi e la borraccia riuscendo così a tagliare un po' di spese e mi
accodai alla allegra banda di alpinisti-fai-da-te: destinazione Val
Gardena. Appena scesa dal pullman mi ricredetti sul fatto che stavo
spendendo un sacco di soldi (il panorama li valeva tutti) per un posto che
secondo me non li meritava e quando la sera ci sedemmo a tavola buttai alle
ortiche il mio granitico principio vacanza=mare.
Il giorno dopo partimmo
per la passeggiata alle 9 e tornammo alle 16: ero stanchissima, credevo che
non sarei più riuscita ad alzarmi dalla poltrona. Ma se fossi rimasta
seduta mi sarei addormentata e così decisi di andare a fare qualche vasca
in piscina. Mi cambiai velocemente e andai in giro a chiedere se qualcuno
voleva venire con me. Qualcuno non rispose (a cena seppi che si era
addormentato senza neanche togliersi gli scarponi), qualcuno era al bar a
rimpinzarsi di strudel (scusa ufficiale: "mi devo rifare delle calorie
perse..."), gli altri erano a prendere il sole sulla terrazza dell'hotel.
La piscina si trovava nel seminterrato: quando entrai mi colpì il silenzio,
il caldo umido e l'odore del cloro. A quanto pareva non c'era nessuno:
"ottimo" pensai "ho la vasca tutta per me". Andai a fare al doccia e
scoprii che non ero sola "Ola Valeria!" era Augusto, un ragazzo del gruppo
"Allora c'è un sopravvissuto!" Sempre allegro Augusto, era bello averlo in
compagnia anche se non ci frequentava spesso. Mi misi sotto la doccia e lo
osservai: era la prima volta che lo vedevo in costume, non era mai venuto
in vacanza con noi. Moro, occhi scuri, alto 180 cm, non aveva un fisico
statuario, ma non era niente male. "Forza pigrona!" Augusto senza tante
cerimonie chiuse la mia doccia e mi spinse verso la vasca. Come due
ragazzini prendemmo la rincorsa e ci buttammo in acqua, cercando di
sollevarne il più possibile. Feci due o tre vasche e poi decisi che il mio
dovere lo avevo fatto: mollemente mi appoggiai al bordo della piscina.
Augusto macinava una vasca dietro l'altra e io chiusi gli occhi.
"Valeria...dormi?" Augusto era di fronte a me, con un po' di fiatone, ma
non sembrava per nulla stanco.
"Valeria...che ne dici di un po' di sesso?"
"Scusa???" Lo guardai stupita...lo aveva detto con molta naturalezza e con
il sorriso negli occhi, ma si capiva che faceva sul serio.
"Ma si dai che
ci divertiamo! Hai delle gran belle poppe...mi piacerebbe vederle"
La
richiesta venne fatta così candidamente che senza neanche pensarci risposi
"Perchè no?"
Ci spostammo verso l'acqua bassa e ci mettemmo in ginocchio.
Indossavo un costume intero: incrociai le mani sul petto e cominciai ad
abbassare le spalline.
"Posso farlo io" chiese Augusto. Con gesti
lentissimi abbassò le spalline e me le sfilò dalle braccia. Sembrava
volesse godersi ogni secondo che lo avrebbe portato a scoprire l'oggetto
del desiderio.
"Wow Valeria...ma sono un mito!" in effetti ho la quarta di
seno, ma non credevo che le mie bocce potessero fare così felice
qualcuno...
Le prese fra le mani e si stupì del fatto che una sua mano non
riuscisse a contenere del tutto un mio seno. Le accarezzò, palpò,
massaggiò, le prese in bocca e le baciò, le leccò e morse piano i
capezzoli. Mi piaceva il suo tocco...ci sapeva fare.
"Val...mi sto
eccitando" la sua voce era più roca e gli occhi scintillavano. Mi prese una
mano e la portò sul suo sesso. Augusto indossava gli slip e il mio sguardo
cadde subito sul gonfiore. La mia mano si posò sull'uccello e lo strinse
delicatamente. Un piccolo rantolo di piacere uscì dalla bocca di Augusto.
Con entrambe le mani gli abbassai il costume: volevo vedere quanto era
grosso. Era in erezione...almeno 20 cm di carne che svettavano dal
cespuglio di peli scuri. Lo presi in mano: era caldo, scuro, solido e
circonciso...i miei preferiti.
"Voglio mettertelo fra le tette". L'acqua
era bassissima, mi stesi e lui mi venne sopra. Mi strinse fra le mani le
tette e ci mise in mezzo l'uccello. Augusto ansimava mentre quei 20 cm
andavano su e giù e mi venne voglia di prenderlo in bocca da quanto era
vicino.
"Val...togliti il costume e fammi vedere la fica...me lo hai fatto
venire così duro che te lo voglio fare assaggiare...ovunque". Il tono di
voce era cambiato, emanava una forte carica sessuale. Mi alzai e mi tolsi
il costume, ma prima che Augusto potesse fare qualcosa, mi abbassai e
glielo presi in bocca. Gli scappò un piccolo urlo di sorpresa e di piacere.
Era proprio un bel pezzo di carne e cominciai a lavorarlo con la lingua. Lo
leccai tutto, fino alle palle, gli leccai la punta e lo morsicai piano:
Augusto mi prese la testa e mi esortò a farlo godere.
Io lo facevo
apposta: volevo che impazzisse un po'. Quando mi accorsi che non ce la
faceva più, aprii la bocca e lo presi tutto. Ce l'aveva più grosso di prima
ed era anche più duro. Augusto mi teneva la testa, mentre con piccole
spinte pelviche lo faceva entrare ed uscire dalla mia bocca. Poco prima di
venire, Augusto me lo tolse dalla bocca e disse "Ho posti migliori dove
scaricarmi".
Sentimmo dei rumori e ci rivestimmo in tempo per salutare una
allegra famigliola tedesca. Eravamo eccitati e non potevamo andare nelle
nostre camere (avremmo dovuto far sloggiare i nostri compagni di stanza).
Ci rifugiammo nella toilette riservata ai clienti del ristorante...di
sicuro a quell'ora non sarebbe venuto nessuno. Augusto si tolse gli slip e
con un movimento rapido mi tolse il costume.
"Hai la fica rasata...mi
piace". Augusto si avvicinò e io aprii leggermente le gambe. Lui mi
accarezzò la passera e ci infilò due dita "Sei bagnata, ma non di acqua
dolce" disse con un sorrisino malizioso. Mentre una mano era dentro la
fica, l'altra stava accarezzando l'uccello che stava riprendendo
rapidamente vigore. Le sue dita sapevano dove andare: allargai di più le
gambe per fare spazio al piacere che stavo provando. Mi toccò il clito e mi
bagnai ancora di più. Tolse le dita e mi fece appoggiare alla parete: il
freddo della ceramica contro il mio corpo caldo mi fece sussultare. Augusto
mi fece sollevare una gamba e si inginocchiò davanti alla mia passera. Era
ben aperta, senza peli e bagnata. Augusto allargò le labbra con le dita e
mi penetrò con la lingua. Urlai di piacere. Me la stava leccando,
succhiando, tirando, mordendo e quasi non mi accorsi del dito che mi stava
infilando nel culetto. Allargai di più le gambe per sentire meglio quella
lingua che mi stava frugando ovunque e intanto sentivo il suo dito che si
faceva strada nel mio didietro. Quando venni fu una sensazione molto
intensa e diversa dalle altre volte. Augusto si sollevò, ma il suo dito era
ancora dentro. "Lo sto preparando a ricevere questo pezzo di carne che la
tua bocca ha apprezzato"
Mi avvicinai e lo baciai: non lo avevamo ancora
fatto. Baci lunghi e profondi. Sfregai la passera su quel lungo uccello per
eccitarlo e funzionò così bene che sentii l'asta tendersi e cercare di
entrarmi nella fica. Il dito nel culetto andava dentro e fuori e con un
movimento rapido feci in modo che la punta dell'uccello trovasse la fica.
Guardai negli occhi Augusto e mi impalai sulla dura asta con un colpo solo.
Era sorpreso, ma prima che potesse fare altro mi scostai da lui. Dal suo
sguardo non capivo se era arrabbiato o divertito.
Mi misi di schiena e
abbassandomi appoggiai le mani alla parete. Allargai le gambe e le piegai
leggermente. Ero totalmente aperta e pronta a prenderlo. Augusto mi mise le
mani sui fianchi e mi strofinò l'uccello sulla passera e sul buchetto. Io
mi dimenavo per facilitargli l'ingresso. Sentii la sua carne bollente che
si faceva strada nella fica. Con movimenti rotatori me la stava allargando,
ma quando sentii quanto ero bagnata me lo mise dentro tutto, fino alla
radice. Augusto mi prese le tette e cominciò a spingere con forza: lo
sentivo enorme dentro di me. Entrava e usciva con foga. Gli dissi di
darmene ancora, che mi piaceva, di non smettere. E lui aumentò le spinte.
Lo faceva uscire fino alla punta e poi lo ricacciava dentro con colpi
secchi, che toglievano il fiato. Mise due dita sul clito e me lo menò fino
a quando venni e mentre stavo godendo sentii che anche lui veniva.
Ero
stordita e un po' dolorante, ma Augusto aveva ancora energia da vendere.
"Voglio vedere se sei vergine in questo buco...". L'uccello gli tirava
ancora, lo sentivo turgido. Mi allargò le chiappe con le mani e mi leccò il
buco. Lo bagnò e ci infilò un dito "Non sei ancora abbastanza larga". Ci
strofinò l'uccello bagnato dei miei umori. Io gemevo dalla voglia. Nessuno
me lo aveva ancora messo nel culetto e volevo che fosse la sua asta a
prenderlo. Lo sentii che cercava di entrare, l'apertura era piccola e
l'uccello troppo grosso. Mi penetrò spingendo con un po' di forza...urlai
dal dolore, ma dal suo gemito capii che gli piaceva farmi male. Visto che
il giochetto lo soddisfava, mi dimenai facendo finta di scappare, ma i miei
movimenti lo scaldavano e favorivano l'entrata.
"Te ne ho messo dentro la
metà...lo vuoi tutto?"
"Siiii..."
"Agitati pure...più ti agiti più mi
piace..."
Mi penetrò completamente...mi sentivo piena...come era
grosso...il dolore era scomparso...ora c'era solo la voglia di sentirlo
dentro.
"Ora si che te l'ho allargato bene...me lo voglio godere tutto"
"Ahhh...sono ancora bagnata...fammi godere ancora"
"Sicuro...sai cosa mi
piacerebbe?" mi disse mentre era dentro di me "che mentre il mio uccello è
nel tuo culo, un altro uccello ti entrasse nella fica...pensa...goduta da
due cazzi enormi..."
E mentre parlava, mi infilò due dita nella fica.
"Immagina che queste dita siano un bel cazzo...ti piace? Fammi sentire che
ti piace..."
"Ahh...siiii...godo...siii...dai...più
forte...ahh..mmmm...AHHHHH"
Augusto venne con sua enorme soddisfazione,
come capii dall'urlo di trionfo.
Ci staccammo uno dall'altra: eravamo
sudati e stanchi morti. Ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere.
"Valeria...tutto bene?" disse accarezzandomi i capelli. Il tono era di
nuovo scherzoso e gli occhi ridevano come prima.
"Si...tutto
bene...Hey...mi sono divertita un sacco!" risposi sorridendo.
"Anch'io
Val...è stato bello...ma che ora è?"
"Sono quasi le 7...è quasi ora di
cena!"
"Sbrighiamoci allora, altrimenti i lupi non ci lasceranno niente!"
Augusto mi prese per mano e salimmo di corsa le scale. Ci dividemmo e
ognuno andò nella sua stanza a prepararsi. Dopo mezz'ora eravamo tutti
seduti a tavola.
"Augusto, Valeria...ma che fine avevate fatto? Vi abbiamo
cercato per due ore buone!" ci chiese Mara
"Pensa Mara" le rispose Augusto
facendole l'occhiolino" Val ed io eravamo nella toilette delle donne e
abbiamo fatto sesso sfrenato per tre ore!"
"Si certo...come no...sogna,
sogna Augusto!" esclamarono ridendo i ragazzi. |